Nuovi successi

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In questo periodo di forzata inattività del Cantiere i nostri amici si sono fatti onore su tutti i “fronti” della tenzone letteraria: vi riassumo la nuova messe di successi, iniziando dal caro Armando Bettozzi, cui lo scorso 15 marzo a Roma è stato conferito il secondo premio assoluto nella sezione “Sillogi” nell’ambito della XII Edizione del Premio AlberoAndronico per la sua raccolta “Gocce di perla di Bettona “. Poi c’è la nostra Sandra Greggio, che si è classificata prima al Concorso Internazionale di poesia “Camellia Rubra” Città di Montebelluna (TV) con la sua poesia “Tu” (già pubblicata sul Cantiere) e riceverà l’ambito riconoscimento il prossimo 26 maggio. Sandra ha recentemente dato alle stampe il suo nuovo lavoro “Anelli di sabbia” per le Edizioni Etabeta, di cui potete leggere una bella recensione sulle pagine del sito Poetare (https://www.poetare.it/commenti19.html). Infine abbiamo il nostro Sandro Orlandi, che si è classificato secondo ex aequo con altri otto racconti alla I^ edizione del Concorso Nazionale «Narrativa d’Amore» organizzato dall’Associazione Letteraria Italiana Penna d’Autore di Torino, con il suo racconto “La lettera di Mario”. A tutti gli amici autori vanno il nostro plauso e il nostro augurio di rinnovare le lusinghiere performances che danno lustro alla loro carriera letteraria ed al nostro Cantiere!

Il Cantiere

Published in: on maggio 6, 2019 at 09:14  Comments (4)  

Scripta manent

Vita compiuta è la testimonianza
d’ossa che hanno resistito al tempo.
Ogni sorriso umano è la vacanza
d’un’ora o il diversivo d’un istante
nel macero di carne e sentimenti.
La nostra storia, biografia sognata
sui cambiamenti di colore e aspetto
dal mesocarpio acerbo al suo degrado.
E le passioni favole firmate
da un autore di cui solitamente,
senza sapere né il perché né il come,
s’è perso il nome.

Soltanto l’osso, spoglio e disadorno,
al corpo dei mortal sostegno attivo,
conserva i dati del tuo breve giorno?
Può dire al mondo che sei stato vivo?

Santi Cardella

Published in: on maggio 6, 2019 at 07:14  Lascia un commento  

Insieme

Non voglio più ascoltare inutili bugie

spengo ogni sensibile comando

lascio accese le antenne del cuore

la musica nell’aria riempirà la stanza

mi porterà a spaziare oltre l’ottusa barriera

creata ad arte per irretire stolti e deboli

incapaci di ragionare col sentimento.

Mi spaventa l’annichilimento

mi fa soffrire l’indifferenza

mi ripugna l’odio ratuito,

le invettive sistematiche,

la follia della quotidiana mattanza,

voglio tornare a cantare la parola

voglio sorridere se è ancora possibile

voglio credere che se l’uomo ha una sola possibilità

debba crescere lontano dalla guerra, dal rancore,

dal femminicidio, dalla paura del diverso.

Non occorre andare sulla luna

per annegare ignari nel mare della tranquillità

basta restare sulla terra vigili e aperti,

in semplice ascolto dell’altro

anche il diverso potrà darci ricchezza

anche l’altro è solo e in viaggio con noi.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 6, 2019 at 07:03  Comments (1)  

Amor mio non dire niente

MON AMOUR NE DIS RIEN

Mon amour ne dis rien laisse tomber ces deux mots-là dans le silence
Comme une pierre longtemps polie entre les paumes de mes mains
Une pierre prompte et pesante une pierre
Profonde par sa chute à travers notre vie
Ce long cheminement qu’elle fait à ne rien rencontrer que l’abîme
Cet interminable chemin sans bruit que la durée
Et de n’entendre aucune eau lointaine il naît une espèce d’effroi
Aucune surface frappée aucun rebondissement de parois
Rien l’univers n’est plus qu’attendre et j’ai pris ta main
Nul écho cela tombe et j’ai beau tendre l’oreille
Rien pas même un soupir une pâme de son
Plus elle tombe et plus elle traverse les ténèbres
Plus le vertige croît plus rapide est sa nuit
Rien que le poids précipité l’imperceptible
Chant perdu
La merveille échappée emportée et heurtée
Déjà peut-être Ou non Non pas encore amour
Rien que l’insupportable délai sans mesure
À l’écrasement sûr atrocement remis

Une pierre ou un cœur une chose parfaite
Une chose achevée et vivante pourtant
Et plus cela s’éloigne et moins c’est une pierre
Ô puits inverse où la proie après l’ombre pique vers l’oiseau
Une pierre pourtant comme toutes les pierres
Au bout du compte qui se lasse de tout et finit par n’être qu’un tombeau

Écoute écoute Il semble à la margelle
Remonter non le cri le heurt ou la brisure
Mais vague et tournoyante incertaine apeurée
Une lueur des fonds pâle et pure
Pareille aux apparitions dans les récits d’enfance
Une couleur de nous-mêmes peut-être pour la dernière fois

Et c’est comme si tout ce qui fut soudain tout ce qui peut encore être
Venait de trouver explication parce que quelqu’un
Qu’on n’avait pas vu entrer a relevé le rideau de la fenêtre

Et la pierre là-bas continue à profondeur d’étoile

Je sais maintenant pourquoi je suis né au monde
On racontera mon histoire un jour et ses mille péripéties
Mais tout cela n’est qu’agitation trompe-l’œil guirlandes pour un soir dans une maison de pauvres
Je sais maintenant pourquoi je suis né

Et la pierre descend parmi les nébuleuses
Où est le haut où est le bas dans ce ciel inférieur

Tout ce que j’ai dit tout ce que j’ai fait ce que j’ai paru être
Feuillage feuillage qui meurt et ne laisse à l’arbre que le geste nu de ses bras
Voilà devant moi la grande vérité de l’hiver
Tout homme a le destin de l’étincelle Tout homme n’est
Qu’une éphémère et que suis-je de plus que tout homme
Mon orgueil est d’avoir aimé

Rien d’autre

Et la pierre s’enfonce sans fin dans la poussière des planètes
Je ne suis qu’un peu de vin renversé mais le vin
Témoigne de l’ivresse au petit matin blême

Rien d’autre

J’étais né pour ces mots que j’ai dits

Mon amour

§

Amor mio non dire niente lascia cadere queste due
parole nel silenzio
Come una pietra a lungo lisciata fra i palmi delle mie
mani
Una pietra veloce e pesante una pietra
Che cada nel profondo della nostra vita
Questo lungo percorso che ha fatto per trovare
soltanto l’abisso
Questo interminabile tragitto senza altro rumore che
la durata
E dal non sentire nessun’acqua lontana nasce una
sorta di spavento
Nessuna superficie colpita nessun rimbalzo di pareti
Niente l’universo altro non è che attesa e ho preso la
tua mano
Nessuna eco essa cade e per quanto tenda l’orecchio
Niente nemmeno un sospiro una parvenza di suono
Più cade e più attraversa le tenebre
Più la vertigine cresce più ratta è la sua notte
Nient’altro che il peso precipite l’impercettibile
Canto perduto
La meraviglia fuggita via strappata e osteggiata
Forse già o no Non ancora amore
Soltanto l’intollerabile ritardo smisurato
Dal sicuro annientamento atrocemente rinviato

Una pietra o un cuore una cosa perfetta
Una cosa finita eppure viva ancora
Che più s’allontana e meno è pietra
Oh pozzo rovesciato dove la preda dall’ombra
sull’uccello s’avventa
Una pietra che pure è uguale a ogni altra
In fin dei conti che si stanca di tutto e finisce con
l’essere soltanto una tomba

Ascolta ascolta sembra che alla vera del pozzo
Risalga non il grido il cozzo o la rottura
Ma vago e vorticoso incerto spaurito
Un lucore di fondale pallido e puro

Simile ai fantasmi delle fole
Un sembiante di noi stessi forse per l’ultima volta

Ed è come se d’un tratto tutto ciò che fu e ancora
può essere
Avesse appena trovato spiegazione perché qualcuno
Che non s’era visto entrare ha sollevato la tenda alla
finestra

E la pietra laggiù continua a profondità di stella

Adesso so perché sono venuto al mondo
Racconteranno un giorno la mia storia e le sue mille
peripezie

Ma tutto è soltanto un vano agitarsi inganno ghirlande
di una sera in una casa di poveri
Adesso so per che cosa sono nato

E la pietra scende fra le nebulose
Dov’è l’alto dove il basso in questo cielo inferiore

Ciò che ho detto che ho fatto che sono sembrato
Fogliame fogliame che muore e lascia all’albero
soltanto il gesto nudo delle braccia
Ecco davanti a me la grande verità dell’inverno
Ogni uomo ha il destino della favilla Altro l’uomo
non è
Che un’efemera e cosa sono io più di ogni altro uomo
Il mio orgoglio è avere amato

Nient’altro

E la pietra all’infinito precipita nella polvere dei
pianeti
lo sono soltanto un po’ di vino rovesciato ma il vino
Testimonia l’ebbrezza nell’aria livida

Nient’altro

Ero nato per le parole che ho detto

Amor mio

LOUIS ARAGON

Published in: on maggio 6, 2019 at 07:02  Comments (1)  

Gioele assomiglia al padre

Gioele assomiglia al padre, dicono,

avrà forse domani barba e baffi,

occhi scuri quelli sì, lo sguardo

dei camini accesi e visioni verdi

di cime bianche e ripidi sentieri.

Avrà un talento naturale a dove mettere

le mani e il cuore, un riflesso azzurro

di cieli senza nuvole in affitto.

Lo guardo muoversi nel mondo

con le ali appena schiuse, versi

in boccio come fiori appena nati.

Una finestra aperta di sorrisi è

la sua bocca, gorgoglia il fiato

ed io rivedo nell’abbraccio il figlio.

Forse,

domani conterà le rughe sul mio viso

ed io mi lascerò cullare come una bambina

perché sai, un figlio è padre, e il padre

è sempre figlio mio, oltre il tempo.

 

astrofelia franca donà

Published in: on maggio 6, 2019 at 06:58  Comments (1)