Il pane della bontà

I tetti fumigavano
dalle scandule brune, tra il nevisco,
e tre donne sfornavano e infornavano
al lume del lentisco.
Venne uno stormo di fanciulli. – O zia,
un pane. – Va in malora!
O zia, zietta mia,
un pane. – Va in malora!
O zia, mammina mia,
un pane … – Va in malora!
Ah che dopo l’avaro
diniego, ingrato e amaro
si fece il pane! … E allora
passò Gesù bambino;
Gesù bambino venne
al borgo di Barbagia:
Donne, un pane!  Per te, vieni, piccino.
E una donna distese
un po’ di pasta d’orzo sulla bragia:
ed ecco che quel poco
divenne molto, e sì divenne grande
quel pane che a sfornarlo
ci vollero tre pale.
Ché sempre cresce e crescerà più sempre
il pan della Bontà.

SEBASTIANO SATTA

Published in: on maggio 14, 2019 at 07:18  Lascia un commento  

Il bianco delle cose

Torno spesso al bianco delle cose

la neve dei greppi, il muschio gelato

il fiato nell’aria e i fiori del pruno

nel vento che sfuma di rosa il ricordo

del lino sfrangiato e il latte col pane.

La curva del giorno nella bava di nebbia

il bianco del mio dente perduto, il primo,

e il sapore del sangue, la curva del viso

appoggiato alle mani e il primo quaderno.

L’abito bianco dei miei sette anni

con fili di seta e due dita d’amore,

nel profumo incantato dei gigli

e la cera di candele appassite all’altare.

Ho guardato fino a straziare gli occhi

il riverbero immutato della neve,

cercando nelle orme la logica dei voli,

il perché del tempo e delle sillabe lasciate

e non ho trovato nulla, solo bianco.

 

astrofelia franca donà

Published in: on maggio 14, 2019 at 06:59  Comments (3)  

Tu non sai tutto questo

“Sono così tristi le tue poesie
che ci si potrebbe vendere whisky
agli amanti dei cavalcavia.”

Hai ragione amore, ma tu non sai tutto questo:

la mia lucciola preferita è una poesia
un litigio tra automobilisti è una poesia
una panchina divelta è una poesia
un cantiere che sbuffa attrezzi e sudore è una poesia
mia madre è una poesia
la frusta spezzata è una poesia
il pendolo dei gatti in calore è una poesia
le otto e trenta le dieci e un quarto le due di notte
sono una poesia…

ed io triste come credi tu,
ma infrattato d’infanzia e stupore
tra i seni di un capoverso
non voglio cambiare il mondo
ma soltanto abbellirlo…
per me per gli dei e per i tuoi occhi da muto.
Addio al prossimo arrivederci…

Massimo Pastore

Published in: on maggio 14, 2019 at 06:55  Comments (1)  

Per Giusi

Mia cara a te
Anima errante,
che a tratti
respiri la gioia
vagando ancora
nell’amore immaginario

tu ancorata a pregiudizi
offesa nella fedeltà
sei ancora
invaghita della vita

vivi in lei
ed in lei trascini il tuo
amaro cuore
nel quale nascondi
sogni bellissimi
ormai lontani

nuovi impulsi
nuove emozioni
ti hanno scoperta
evidenziando così
il tuo vibrare il tuo desiderare

non puoi gettare via
utilizzando antichi rancori
ciò che il fato
ti ha portato nel cuore

forse è giunta l’ora
che tu accetti
ciò che vorresti

Marcello Plavier

Published in: on maggio 14, 2019 at 06:50  Lascia un commento