Cantava diverso il pettirosso

Dapprima un canto acuto melodioso
e dal nespolo nasceva quel dolce trillo
che nell’aria del mattino si spandeva
lì nascosto tra le larghe foglie sen
stava dal gorgheggio suo io ben capivo
un amico piccino un pettirosso poi il canto
più struggente e melanconico d’un tratto
si faceva e muovendo come triste il suo
capino su una brocca ora a me davanti
dirmi pareva con questo nuovo canto che
tra poco dovrò per altri lidi migrare
oh amico caro mio così ti volevo salutare

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on maggio 16, 2019 at 07:28  Comments (4)  

Prima dell’uomo

Io, come un sasso di porfido, un ruscello
svanito in un catino salmastro, un lago informe.
Avevo forse dodici anni, poco importa
ricordo che di acerbo sapevo se mordevi;
se solo avessi avuto accortezza di toccarmi
là dove il seme ancora non figlia. Una promessa
come lo sono gli acini verdi, i rondinini.
Ficcato come il sole che perde esuberanza
nell’acqua dei canneti che mostra la sua fine
il verde delle foglie imbevute, il suono sordo
del corpo che amoreggia il creato.
Schiena arresa, più delicato di un truciolo
o una brisa, finita lì per caso gettata da qualcuno.
Le braccia come Cristo alla croce, il riso largo
dell’innocenza e il canto d’amore.
Poi il richiamo
passato come un treno rimasto inascoltato.
Non esserci per niente e nessuno, anche per poco.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 16, 2019 at 07:24  Comments (1)  

Inno all’amore

All’amore che smuove le fronde

e ti spinge verso infinite sponde

offro la voce

che siano parole limpide

soffiate dal vento fino al cielo

che siano dardi infuocati

a risvegliare coscienze sopite

che siano carezze sincere e gioiose

a sciogliere cuori adombrati

che siano semi fertili e candidi

a fecondare aride zolle

sulla terra dsumanamente martoriata.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 16, 2019 at 07:19  Comments (6)  

Amico, mi circonda il vasto mare

Amico, mi circonda il vasto mare
con mille luci – io guardo all’orizzonte
dove il cielo ed il mare
lor vita fondon infinitamente.
Ma altrove la natura aneddotizza
la terra spiega le sue lunghe dita
ed il sole racconta a forti tratti
le coste cui il mare rode ai piedi
ed i verdi vigneti su coronano.
E giù: alle coste in seno accende il sole
bianchi paesi intorno ai campanili
e giù nel mare bianche vele erranti
alla ventura.
A me d’accanto, sullo stesso scoglio
sta la fanciulla e vibra come un’alga,
siccome un’alga all’onda varia e infida
philobatheía.
S’avviva al sole il bronzo dei capelli
ed i suoi occhi di colomba tremuli
guardano il mare e guardano la costa
illuminata.
Ma sotto il velo dell’aria serena
sente il mistero eterno d’ogni cosa
costretta a divenire senza posa
nell’infinito.
Sente nel sol la voce dolorosa
dell’universo, – e l’abisso l’attira
l’agita con un brivido d’orrore
siccome l’onda suol l’alga marina
che le tenaci aggrappa
radici nell’abisso e ride al sole.
Amico io guardo ancora all’orizzonte
dove il cielo ed il mare
la vita fondon infinitamente.
Guardo e chiedo la vita
la vita della mia forza selvaggia
perch’io plasmi il mio mondo e perché il sole
di me possa narrar l’ombra e le luci
la vita che mia dia pace sicura
nella pienezza dell’essere.
E gli occhi tremuli della colomba
vedranno nella gioia e nella pace
l’abisso della mia forza selvaggia
e le onde varie della mia esistenza
l’agiteranno or lievi or tempestose
come l’onda del mar l’alga marina
che le tenaci aggrappa
radici nell’abisso e ride al sole

CARLO RAIMONDO MICHELSTAEDTER

Published in: on maggio 16, 2019 at 07:11  Lascia un commento