Dove il sole non sorge

E’ in stampa il nuovo romanzo del nostro Sandro Orlandi, edito da Antipodes. Si tratta di un avvincente giallo di investigazione, intitolato “Dove il sole non sorge” . Vi proponiamo qui una breve presentazione rimandandovi al link  http://www.antipodes.it/prodotti/scheda-prodotto.asp?id=197 dove potrete trovare tutte le informazioni sul volume ed eventualmente prenotarlo. Ci complimentiamo con Sandro per la sua vena letteraria, e gli auguriamo di continuare a dare lustro con le sue opere al nostro Cantiere!

Dalla quarta di copertina:
Simonetta, una ragazza di sedici anni, scompare improvvisamente da casa, lasciando la madre vedova sconvolta e disperata. Questa si rivolge all’investigatore privato Vincenzo Tuttobene, ex-maresciallo dell’esercito, ormai noto alle cronache per aver risolto brillantemente diversi casi difficili in passato. Anche stavolta le indagini verranno condotte affiancando i carabinieri della caserma Pastrengo, con cui il maresciallo ha già avuto modo di lavorare, e che sono ormai diventati suoi amici. Ma il caso è ostico e più complicato del previsto. Non ci sono tracce certe della ragazza e Vincenzo dovrà esplorare diversi mondi sommersi prima di arrivare a trovare qualche indizio.
Verrà così a conoscenza di ambienti fino ad allora a lui sconosciuti, e si troverà a fare i conti con realtà sconvolgenti con cui non aveva mai avuto modo di misurarsi prima. Il tempo stringe per ritrovare la ragazza, ma le problematiche esistenziali scatenate dall’indagine lo coinvolgeranno emotivamente, destabilizzando così il suo fragile equilibrio interiore.

Il Cantiere

Published in: on maggio 29, 2019 at 19:05  Comments (4)  

Mettete i piedi in terra e feritevi

E’ la memoria dei baci che ci salva
delle carezze a bocca di latte, i fatti giusti.
Sono le lettere scritte con coraggio
il fiore del perdono che emana il suo profumo.
Un piccolo regalo lasciato nottetempo
per dirmi che le ore al lavoro sono niente
confronto a quel sorriso di quando torni a sera.
E’ la memoria dei gesti, delle danze
di un corpo che necessita un altro, delle Muse
chiamate Primavera o brinata sopra i campi.
E’ quella voce acuta dei ragazzini fuori
il loro rianimarsi quando è già alto il sole;
è questa lingua lunga del cane sulla mano
la coccinella muta e improvvisa
il verso e il fischio
per fare che gli uccelli rispondano.
E’ nei vecchi, nei legni che ne reggono il peso
il loro andare, là dove il miele ha origine e chiama.
Ricordate, mettete i piedi in terra e feritevi
è la vita.

Massimo Botturi

Published in: on maggio 29, 2019 at 07:48  Comments (5)  

Incomunicabilità

Essere

guardarsi alllo specchio

senza conoscersi

parlare lingue diverse

senza comprendersi

erigere barriere

senza averne vantaggio

se non impoverirsi di ogni bene.

Vivere in pace

ossimoro di bramata utopia

sopravvivere

per non lasciarsi seppellire

dal ghigno beffardo

di nera risata.

 

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 29, 2019 at 07:43  Comments (6)  

Tracce d’amore

Voglio lasciare
tracce d’amore
mentre cammino
la vita e guardo
gli altri.
Non importa neppure
che abbiano il mio nome,
basta il profumo,
l’essenza che qualcuno
potrà annusare e
si chiederà come mai
in quel momento
è così pieno di bene e
senza sapere perché
abbraccerà chi gli è accanto.
Voglio lasciare tracce
chiare che si vedano bene
per tramandare l’amore sempre.

Piera Grosso

Published in: on maggio 29, 2019 at 07:35  Comments (5)  

La domenica della pioggerella

Chinar la testa che vale?
e che vai nova fermezza?
io sento in me la stanchezza
del giorno domenicale;

del giorno un po’ lacrimoso
che dà i pensieri più tetri
e fa cercare oltre i vetri
ignote vie di riposo.

Dall’alto della sua gruccia
il pappagallo mi guarda,
e la sua voce beffarda
m’entra nel cuore e mi cruccia;

da una cornice, spavalda,
Carmen si strugge per me
ed io, tremante José,
sogno la carne sua calda;

ma, presso a Carmen, continua
un oriolo il suo metro
e l’ammonimento tetro
fino nel cuor mi s’insinua!

E intanto, intanto di fuori
continua a piangere il cielo,
continua a stendere un velo
grigio sugli ultimi fiori,

e una remota campana
continua i lenti rintocchi
solo perchè dai nostri occhi
scenda una lacrima vana.

Città che amai, che nell’ore
più sante della mia vita
deste una brama infinita
al mio trepidante cuore,

città divine ove fu
più forte il desìo d’amare,
mi pare, adesso, mi pare
che non dobbiate esser più,

che questo grigio v’asconda
per sempre agli occhi mortali
o vi faccia tutte uguali
questa tristezza profonda!

MARINO MORETTI

Published in: on maggio 29, 2019 at 07:23  Lascia un commento