Menti dementi

Ho girato la testa
per non vedere la bestia
indossare una veste
nera di raso.

Broccati d’idee
vestono menti avariate
senza il seme del dubbio.

Nervature di granito
trascinano pazzie
nell’infinito d’un labirinto.

I giorni sono morti
sul sagrato della chiesa.

Rivoli di sangue
tra gli interstizi dei sampietrini
s’accendono a ritmi di rap.

Povere menti s’adeguano al nulla.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 31, 2019 at 07:47  Comments (1)  

Partigia

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.

Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c’è congedo.

Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.

Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno è nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non è mai finita.

PRIMO LEVI

Published in: on maggio 31, 2019 at 07:40  Comments (2)  

Libera

Tu sai volare, lo so.
So quello in cui credi,
e ci credi davvero,
perchè non hai condannato a morte
nemmeno la mia illusione
– e dire che era colpevole! –
ma l’hai lasciata vivere libera,
e adesso è fuggita lontano.
Ma anche tu sei libera,
libera come un canto alla sera,
libera come l’acqua che sa dove andare,
libera come il primo pensiero del mattino,
che arriva senza annunciarsi
e ti sorride dentro.
E allora vola, anima libera
al di là di ogni tua stanchezza,
al di là di ogni tuo dolore,
al di là di ogni oscura minaccia!
Vola nello spazio infinito,
perché c’è tanto cielo
tra un può darsi e un non so,
ed è puro l’azzurro sopra le nubi,
puro come il tuo cuore viaggiatore
che ho intravisto appena
nella più nascosta delle tue cento stanze.
Porta in quel cielo il tuo prezioso fardello
e il tuo consapevole sguardo di donna.
Nutri l’aquila, segui il sentiero,
e spingi i tuoi sogni lontano:
i tuoi sono tanti,
io ne ho per una notte sola.

Fabio Sangiorgio

Published in: on maggio 31, 2019 at 07:06  Comments (2)  

“E” come Europa

Stanno ora ridiscutendo anche me stesso,
esisto, non esisto eppure vivo,
e ci ho creduto con molta convinzione,
credetemi credenti, io ci ho creduto.
Per lei mi son battuto,
ero allora ancora un ragazzino,
con la mia “E” verde ad un occhiello,
con la mia “E“ verde sul borsello.

L’ho trasportata dallo Stretto al centro,
Firenze allora non la conosceva,
nella conca d’Aosta sventolai
quella bandiera bianca un po’ consunta
con quella “E” verde al centro colorata
con quella tinta che dava speranza.
Al vento l’agitai da menestrello
verde era come il colore d’un baccello.

E vidi insieme a me vecchi canuti,
si, Altiero, col suo barbone bianco,
unico testimone a me vicino
a Tor Vergata col suo Manifesto.
Era rimasto solo ormai ma ci credeva
quella bandiera anch’io la strinsi al petto
quella “E” dipinsi ancora col pennello
sul cuore la incisi con punta e martello.

Poi furon marce tra freddo e calura
non mi stancavo mai e andavo avanti
erano i puri in testa a quei cortei
gli impuri stavano ai margini distanti.
Poi s’arrivò con la prima elezione
si capì che s’era ormai persa la partita.
Gli impuri teso avevano il tranello
noi si restò con in mano un tamburello.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on maggio 31, 2019 at 07:02  Lascia un commento