“E” come Europa

Stanno ora ridiscutendo anche me stesso,
esisto, non esisto eppure vivo,
e ci ho creduto con molta convinzione,
credetemi credenti, io ci ho creduto.
Per lei mi son battuto,
ero allora ancora un ragazzino,
con la mia “E” verde ad un occhiello,
con la mia “E“ verde sul borsello.

L’ho trasportata dallo Stretto al centro,
Firenze allora non la conosceva,
nella conca d’Aosta sventolai
quella bandiera bianca un po’ consunta
con quella “E” verde al centro colorata
con quella tinta che dava speranza.
Al vento l’agitai da menestrello
verde era come il colore d’un baccello.

E vidi insieme a me vecchi canuti,
si, Altiero, col suo barbone bianco,
unico testimone a me vicino
a Tor Vergata col suo Manifesto.
Era rimasto solo ormai ma ci credeva
quella bandiera anch’io la strinsi al petto
quella “E” dipinsi ancora col pennello
sul cuore la incisi con punta e martello.

Poi furon marce tra freddo e calura
non mi stancavo mai e andavo avanti
erano i puri in testa a quei cortei
gli impuri stavano ai margini distanti.
Poi s’arrivò con la prima elezione
si capì che s’era ormai persa la partita.
Gli impuri teso avevano il tranello
noi si restò con in mano un tamburello.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on Mag 31, 2019 at 07:02  Lascia un commento  

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