Oboe sommerso

Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;

in me si fa sera;
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.

Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,

e i giorni una maceria.

SALVATORE QUASIMODO

Published in: on giugno 23, 2019 at 06:58  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. Grazie Massimo per S.Q.

    Buona domenica

    ggc

  2. Una delle più belle e significative poesie di Quasimodo. Grazie Massimo per averla editata, con la speranza che serva a fare capire che l’ermetismo, come purtroppo oggi accade, non è fatto di parole in libertà, spesso senza senso. Piero

  3. Mi associo in tutto al commento di Piero.
    Sandro


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