Così lontani così vicini

Mi sono capitati gli anni addosso
non che me ne abbia a male
ma ci sarebbe da considerare
quanto gravano ai miei più grandi amori
_figli, se voi sapeste i miei pensieri!_
dalla rupe Tarpea precipitare
non averne il coraggio è incomprensibile
a me che la sfidai nei tempi acerbi
ora basterebbe una spinta e
sarebbe ancora amore

mi vivo un po’ alla chetichella
attenta a non tradirmi
mandandomi affanculo quando occorre
_occorre di frequente_
in un vagabondare altalenante
tra gesti ed abitudini
che fanno di una vita
poco più di una virgola

“ma tu, quant’ann vuo’ campa’?”
la voce di mio nonno
cadeva sulle spalle di mia nonna
lei con mezzo sorriso
“chell ch’abbasta pe’ te suppurtà’”

Cristina Bove

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Lo scudo di Achille

THE SHIELD OF ACHILLES

She looked over his shoulder
For vines and olive trees,
Marble well-governed cities
And ships upon untamed seas,
But there on the shining metal
His hands had put instead
An artificial wilderness
And a sky like lead.

A plain without a feature, bare and brown,
No blade of grass, no sign of neighborhood,
Nothing to eat and nowhere to sit down,
Yet, congregated on its blankness, stood
An unintelligible multitude,
A million eyes, a million boots in line,
Without expression, waiting for a sign.

Out of the air a voice without a face
Proved by statistics that some cause was just
In tones as dry and level as the place:
No one was cheered and nothing was discussed;
Column by column in a cloud of dust
They marched away enduring a belief
Whose logic brought them, somewhere else, to grief.

She looked over his shoulder
For ritual pieties,
White flower-garlanded heifers,
Libation and sacrifice,
But there on the shining metal
Where the altar should have been,
She saw by his flickering forge-light
Quite another scene.

Barbed wire enclosed an arbitrary spot
Where bored officials lounged (one cracked a joke)
And sentries sweated for the day was hot:

A crowd of ordinary decent folk
Watched from without and neither moved nor spoke
As three pale figures were led forth and bound
To three posts driven upright in the ground.

The mass and majesty of this world, all
That carries weight and always weighs the same
Lay in the hands of others; they were small
And could not hope for help and no help came:
What their foes like to do was done, their shame
Was all the worst could wish; they lost their pride
And died as men before their bodies died.

She looked over his shoulder
For athletes at their games,
Men and women in a dance
Moving their sweet limbs
Quick, quick, to music,
But there on the shining shield
His hands had set no dancing-floor
But a weed-choked field.

A ragged urchin, aimless and alone,
Loitered about that vacancy; a bird
Flew up to safety from his well-aimed stone:
That girls are raped, that two boys knife a third,
Were axioms to him, who’d never heard
Of any world where promises were kept,
Or one could weep because another wept.

The thin-lipped armorer,
Hephaestos, hobbled away,
Thetis of the shining breasts
Cried out in dismay
At what the god had wrought
To please her son, the strong
Iron-hearted man-slaying Achilles
Who would not live long.

 

§

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

i vigneti e gli alberi di ulivo,

città di marmo bene amministrate,

e navi sopra il mai domato mare.

Ma lì, sopra il metallo scintillante,

le mani avevano sistemato una

distesa desolata, innaturale,

e il cielo aveva il colore del piombo.‎

Una spianata anonima, spoglia e scura, senza

un filo d’erba, e nulla lì vicino, non c’era

da mangiare, né un posto dove stare seduti.

Ma radunata già nel suo vacuo aspetto

stava una moltitudine difficile a distinguersi,

un milione di occhi e di stivali in fila

senza espressione in faccia, in attesa di un segno.

Una voce al megafono dimostrò – senza volto,

statistiche alla mano, con toni secchi e piatti

come il luogo – che alcune cause erano giuste.

Non ci furono applausi, nulla venne discusso;

colonna su colonna marciaron nella polvere

portando stretta in cuore la loro convinzione

la cui logica, altrove, li portò alla rovina.

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

le devozioni rituali, i fiori

bianchi delle giovenche inghirlandate,

le offerte e i sacrifici per gli dei.

Ma lì, sopra il metallo scintillante,

dove doveva esserci un altare

vide nel luccicar della fucina

una scena del tutto differente.

Una zona era chiusa con del filo spinato;

lì ufficiali poltrivano annoiati (qualcuno

raccontava storielle) e le guardie sudavano

nel giorno caldo. In massa, gente umile e comune,

stava fuori a guardare, immobile e muta.

E tre figure pallide, erano spinte intanto,

legate, verso pali piantati nel terreno.

Tutto quanto al mondo ha misura o qualità,

ciò che sopporta un peso, e pesa sempre uguale

stava in mano altrui; e loro, miseri, non potevano

sperare aiuto, né aiuto venne. I nemici fecero

quel che vollero, e quanto di peggio poteva esserci

fu: la vergogna; persero l’orgoglio e morirono,

nel loro essere uomini, prima dei loro corpi.

Lei cercò, dietro le spalle di lui,

gli atleti intenti ai loro giochi, danze

aggraziate dove uomini e donne muovono

le membra a tempo, veloci, veloci…

Ma lì, sopra lo scudo scintillante,

non c’era posto per piste da ballo

le sue due mani avevano disposto

un campo soffocato dalle erbacce.

Un porcospino irsuto bighellonava in quel

niente, inutile e solo; un uccello si alzò

in volo, sfuggendo alla sua pietra preferita:

ragazze violentate, due ragazzi che ne

accoltellano un terzo; roba di tutti i giorni

per lui, che mai conobbe un mondo di promesse

mantenute, o di lacrime piante sul pianto altrui.

L’armaiolo dalle labbra sottili,

Efesto, zoppicò via, e la sua angoscia

gridò Teti dal petto scintillante

di fronte a ciò che il dio aveva forgiato

per Achille, suo figlio, l’uccisore

di uomini, il forte dal cuore d’acciaio

che non avrebbe avuto vita lunga.‎

.

WYSTAN HUGH AUDEN

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:44  Lascia un commento  

Un viso

Ho visto un volto
centinaia espressioni
trasmetteva
mentre come chiuso
in una forma
ho visto un’altro volto
con un’unica espressione.
Era un volto antico
pieno di sentieri
profondi
E’ il volto di chi
nulla vuole offrire
al mondo.
Ma è un volto che
trasmette amore
per la vita
e vede ciò che è reale
nella sua solitaria
esistenza

Marcello Plavier

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:40  Lascia un commento  

Prima del giorno dopo

Prima del giorno dopo
tutto si poteva…
Così, modestamente la speranza
diceva
o l’insensato sogno
o il furbo inganno.

E il nuovo giorno, poi, con sé portava
d’ogni sentire…un nuovo rinnovarsi.

Soltanto a volte
portava un po’ di…fatto…
Ma mai portava un…fatto tutto intero…
e che ben fatto, soprattutto, fosse.

Prima del giorno prima
il sole, illuminava….
Poi, prima del giorno dopo s’oscurava…

E adesso,
ch’è un po’ prima dopo…e un po’ dopo prima
c’è solamente un pizzico di rima.

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 26, 2019 at 07:28  Lascia un commento