Luce

Misura lo spessore dell’ombra
là, sull’erba.
Se puoi tocca la mente degli alberi, la forza
che spinge il fiore dentro la pietra.
E dopo dimmi:
qual è l’acqua migliore bevuta, quella allegra
dei sodalizi adolescenziali?
O la più calma
adesso che davanti a un buon libro ti commuovi?
Potessi fare leva sul modo, darei carne
e ossa come pegno ai tuoi mali.
Ma è la sabbia
a cui più somigliamo nell’universo intero.
Generazioni e vento ci toccano. Voliamo
non conoscendo quota e destino
dolcemente, color degli aquiloni qualcuno
o solo luce.

Massimo Botturi

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Published in: on settembre 4, 2019 at 07:28  Lascia un commento  

Metropolitano

MÉTROPOLITAIN

Du détroit d’Indigo aux mers d’Ossian, sur le sable rose
et orange qu’a lavé le ciel vineux, viennent de monter et de se
croiser des boulevards de cristal habités incontinent par de
jeunes familles pauvres qui s’alimentent chez les fruitiers.
Rien de riche. — La ville.

Du désert de bitume fuient droit, en déroute avec les
nappes de brumes échelonnées en bandes affreuses au ciel
qui se recourbe, se recule et descend formé de la plus sinistre
fumée noire que puisse faire l’Océan en deuil, les casques, les
roues, les barques, les croupes. — La bataille !

Lève la tête : ce pont de bois, arqué ; ces derniers potagers;
ces masques enluminés sous la lanterne fouettée par la
nuit froide ; l’ombre niaise à la robe bruyante, au bas de la
rivière ; ces crânes lumineux dans les plants de pois, — et les
autres fantasmagories. — La campagne.

Ces routes bordées de grilles et de murs, contenant à
peine leurs bosquets, et les atroces fleurs qu’on appellerait
coeurs et soeurs, damas damnant de langueur, — possession
de féeriques aristocraties ultra-rhénanes, Japonaises, Guaranies,

propres encore à recevoir la musique des anciens — et il
y a des auberges qui, pour toujours, n’ouvrent déjà plus ; — il
y a des princesses, et si tu n’es pas trop accablé, l’étude des
astres. — Le ciel.

Le matin où, avec Elle, vous vous débattîtes parmi ces
éclats de neige, ces lèvres vertes, ces glaces, ces drapeaux
noirs et ces rayons bleus, et ces parfums pourpres du soleil
des pôles. — Ta force.

§

Dallo stretto d’indaco ai mari di Ossian, sulla sabbia rosa

e arancio lavata dal cielo vinoso, ecco che salgono

intersecano viali di cristallo abitati immantinente

giovani famiglie povere che si alimentano dai fruttidoli.

Nulla di ricco. – La città!

Dal deserto di bitume scappano via in disordine assieme

ai banchi di brume scaglionati in strisce orribili nel cielo

che s’incurva, indietreggia e scende, formato più sinistro

fumo nero che possa fare l’Oceano a lutto gli elmi,

le ruote, le barche, le groppe. – La battaglia!

Alza la testa: quel ponte di legno, ad arco; gli ultimi orti di Samaria;

quelle maschere miniate sotto la lanterna sferzata

dalla notte fredda; l’ondina sempliciotta la veste frusciante,

più giù, lungo il fiume; quei crani luminosi nei coltivi di piselli

– e le altre fantasmagorie – la campagna.

Strade fiancheggiate da cancellate e da muri, che a malapena

contengono i loro boschetti, e i fiori atroci che quasi chiameremmo

cuori e suore, damasco dannante di languore, possedimenti

di fantasmagoriche aristocrazie ultrarenane, giapponesi, guarani,

ancora atte ad accogliere la musica degli antichi

-e vi sono locande che per sempre non si aprono ormai più –

vi sono principesse, e, se non sei troppo prostrato,

lo studio degli astri -il cielo.

La mattina in cui assieme a Lei, vi dibatteste

tra i fulgori della neve, quelle labbra verdi, i ghiacci, le bandiere nere

e i raggi azzurri, e i profumi purpurei del sole

dei poli, – la tua forza.

 

ARTHUR RIMBAUD

Published in: on settembre 4, 2019 at 07:09  Lascia un commento  

Filastrocca indovinello

Ho cercato di evitarla
di fare una vita più normale
ma lei mi segue è una tarla
non mi lascia mai stare.
Che cos’è…lo puoi indovinare?

azzurrabianca

Published in: on settembre 4, 2019 at 06:56  Comments (1)