O carnale Diotima

Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato,
tutti addensati nel tuo corpo.
O, tu carnale Diotima nel gran simposio dei Greci.
Se ne sono andate le flautiste,
se ne sono andati filosofi e poeti.
I begli efebi dormono già
lontano, nei dormitori della luna.
Tu sei sola nella mia preghiera innalzata.
Un sandalo bianco dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia.
Sei l’oblio assoluto: sei il ricordo assoluto.
Sei la non incrinata fragilità.
Fa giorno.
Fichi d’ India carnosi scagliati dalle rocce.
Un sole rosa immobile sul mare di Monemvasià.
La nostra duplice ombra
si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino.
O, carnale Diotima,
tu che mi hai partorito e che ho partorito,
è ora che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo.
Davvero, non scordare quando vai al mercato
di comprare mele in abbondanza,
non quelle d’oro delle Esperidi,
ma quelle grosse e rosse
che quando affondi nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
come l’eternità sui libri, pieno di vita, il tuo sorriso.

YIANNIS RITSOS

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Published in: on settembre 15, 2019 at 07:23  Lascia un commento  

Ed è questa una storia da raccontare ai bambini

Le cose che se ne vanno non tornano più…
Viveva come sulle foglie più tenere dei rami
un teschio in fiore impreciso ed amaro
in un tramonto d’alfabeti:
-ho visto le stelle- sussurrava -sento tanti occhi
che mi guardano attraverso il crepuscolo-
alle 11.30 di venerdì 15 marzo giunse sulla linea
dove ha termine la nostalgia,
il poeta del SERT, timido e aguzzo
come un suicidio…
coperto di neve e di garofani sembrava strano,
lo portarono in Portogallo due rondinelle innamorate
ed è li, dicono, che inciampò su un ombra
con due gocce di caffè, per occhi…
salutò tutti i suoi versi con una lingua nuova
rimise ogni stella al proprio posto
e non lasciò alcuna briciola di pane alle sue spalle
perché l’amore, inatteso, si staccò dalle tele
con le sembianze di un fiore o forse di un gioco
di una distrazione…
ed è questa una storia da raccontare ai bambini
quando chiudono gli occhi, e si odora l’ulivo.

Massimo Pastore

Published in: on settembre 15, 2019 at 06:54  Lascia un commento  

Le arance di Valencia

Qui le arance dormono sugli alberi

e fiori viola cadono sulle vie roventi

mentre il cielo avvolge di colore

vecchie case dai muri screpolati

il traffico è da qualche parte

non qui non ora in questa calura

gli occhi chiusi, le persiane serrate

c’è un silenzio che racconta il tempo

un fruscio di sete e dita sui ventagli

voci che cantano di amori travagliati

di sangue e drappi rossi sulla terra ocra

c’è un silenzio di candele profumate

di cera sciolta lenta sull’altare

e sciabole di sole trapassano il rosone

sui capi chini nella sacra offerta

sale profonda la preghiera che non so

e mi congiunge al ventre antico della madre.

 

astrofelia franca donà

Published in: on settembre 15, 2019 at 06:51  Lascia un commento