Il tempo delle stelle cadenti

Sarebbe stato bello
averti come amico
tenere le mie mani
tra le tue per scaldarle
offrirti le braccia
quando il pianto ti angoscia
stare sdraiati raccontandosi
vecchie filastrocche
ma sempre nuove e gradite.
Sarebbe stato bello
vederti correre verso di me
con un mazzo di papaveri e spighe
a dirmi che è il tempo
delle stelle cadenti
che è finalmente arrivato

E invece le vedrò da sola
anche quest’anno come gli altri
e il mio desiderio non si esaudirà
perché in amore l’amicizia
non può esistere.
Mai.

Sandra Greggio

Published in: on ottobre 31, 2019 at 07:41  Comments (5)  

Libera compagna

M’è naturale l’amarti, sei una mela
e come la delizia centellina la luce
così io ti avvicino alla bocca
con sorpresa, con gesti di saluto sul petto.
Dolce sera
che pigoli al cavagno di giunco delle braccia
mia libera compagna, bagliore della donna.
Vedo passare i cervi giù in valle quando preghi
quando ti mordi il labbro e non è piacere amico.
Quando ti alzi poi in volo e ti fai terra
cercando l’acqua delle stenelle
in questo azzurro, che immaginiamo mare lombardo.
Amica e sposa, io non governo bestie né eserciti
lavoro, col mio decoro d’uomo e le scarpe d’ordinanza;
ma so attirare il fulmine e il miele
farmi pesce, nelle tue mani d’isola spoglia, mani d’aria
di ossa che si spaccano mute al solo sguardo.
Da te ho imparato origine e vanto d’innocenza
quella sensualità ch’è coraggio e morsi netti
al frutto della vita che può cadere, ora.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 31, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Anelito di morte

SEHNSUCHT NACH DEM TODE

Hinunter in der Erde Schooß,
Weg aus des Lichtes Reichen,
Der Schmerzen Wuth und wilder Stoß
Ist froher Abfahrt Zeichen.
Wir kommen in dem engen Kahn
Geschwind am Himmelsufer an.

Gelobt sey uns die ewge Nacht,
Gelobt der ewge Schlummer.
Wohl hat der Tag uns warm gemacht,
Und welk der lange Kummer.
Die Lust der Fremde ging uns aus,
Zum Vater wollen wir nach Haus.

Was sollen wir auf dieser Welt
Mit unsrer Lieb’ und Treue.
Das Alte wird hintangestellt,
Was soll uns dann das Neue.
O! einsam steht und tiefbetrübt,
Wer heiß und fromm die Vorzeit liebt.

Die Vorzeit wo die Sinne licht
In hohen Flammen brannten,
Des Vaters Hand und Angesicht
Die Menschen noch erkannten.
Und hohen Sinns, einfältiglich
Noch mancher seinem Urbild glich.

Die Vorzeit, wo noch blüthenreich
Uralte Stämme prangten,
Und Kinder für das Himmelreich
nach Quaal und Tod verlangten.
Und wenn auch Lust und Leben sprach,
Doch manches Herz für Liebe brach.

Die Vorzeit, wo in Jugendglut
Gott selbst sich kundgegeben
Und frühem Tod in Liebesmuth
Geweiht sein süßes Leben.
Und Angst und Schmerz nicht von sich trieb,
Damit er uns nur theuer blieb.

Mit banger Sehnsucht sehn wir sie
In dunkle Nacht gehüllet,
In dieser Zeitlichkeit wird nie
Der heiße Durst gestillet.
Wir müssen nach der Heymath gehn,
Um diese heilge Zeit zu sehn.

Was hält noch unsre Rückkehr auf,
Die Liebsten ruhn schon lange.
Ihr Grab schließt unsern Lebenslauf,
Nun wird uns weh und bange.
Zu suchen haben wir nichts mehr –
Das Herz ist satt – die Welt ist leer.

Unendlich und geheimnißvoll
Durchströmt uns süßer Schauer –
Mir däucht, aus tiefen Fernen scholl
Ein Echo unsrer Trauer.
Die Lieben sehnen sich wohl auch
Und sandten uns der Sehnsucht Hauch.

Hinunter zu der süßen Braut,
Zu Jesus, dem Geliebten –
Getrost, die Abenddämmrung graut
Den Liebenden, Betrübten.
Ein Traum bricht unsre Banden los
Und senkt uns in des Vaters Schooß.

§

Laggiù nel suo grembo, lontano
dai regni della luce, ci accolga
la terra! Furia di dolori e spinta
selvaggia è segno di lieta partenza.
Dentro l’angusta barca è veloce
l’approdo alla riva del cielo.

Sia lodata da noi l’eterna notte,
sia lodato il sonno eterno.
Ci ha riscaldati il torrido giorno,
ci ha fatti avvizzire il lungo affanno.
Non ci attraggono più terre straniere,
vogliamo tornare alla casa del Padre.

Qui nel mondo che fare se la nostra
fedeltà più non conta, né l’amore?
L’antico è già da tutti abbandonato
e noi del nuovo siamo incuranti.
Sta solitario, in preda allo sconforto,
chi ardente e devoto ama il passato.

Il tempo in cui gli spiriti ardevano
luminosi in altissime fiamme,
e gli uomini conoscevano ancora
la mano e il volto del Padre.
Qualche nobile spirito incorrotto
alla sua prima immagine era eguale.

Il tempo, in cui fiorivano ancora
smaglianti i ceppi antichissimi,
e per il regno del cielo i fanciulli
si votavano al martirio, alla morte.
E se anche parlavano vita e piacere,
più di un cuore si spezzò per amore.

Il tempo, in cui Dio stesso agli uomini
si è rivelato in giovane ardore,
e ha consacrato la sua dolce vita
per forza d’amore a morte immatura.
E angoscia e dolore non ha respinto
da sé, soltanto per esserci caro.

Con ansia struggente vediamo il passato
avvolto in notte profonda,
non sarà mai placata l’ardente
sete nel nostro tempo caduco.
E noi dovremo tornare in patria
per vedere questo sacro tempo.

Che cosa indugia il nostro ritorno?
Già riposano in pace i più cari.
Conclude il corso della nostra vita
la loro tomba: siamo ansiosi e tristi.
Più nulla abbiamo qui da cercare –
il cuore è sazio – il mondo è vuoto.

Per ogni vena ci trascorre un dolce
brivido, misterioso e infinito –
mi sembra di udire, da lontananze
profonde, un’eco del nostro lutto.
Per noi sospirano anche gli amati,
ci mandano il soffio del loro anelito.

Laggiù ci accolga la sposa
soave, e Gesù prediletto –
Consolato spunta il crepuscolo
per gli amanti, i cuori afflitti.
Un sogno spezza i nostri legami
e ci immerge nel grembo del Padre.

NOVALIS

Published in: on ottobre 31, 2019 at 07:00  Comments (1)  

L’ànema e la roba

Disea me nono
disea me pupà:
l’ànema a Dio
la roba a ci la va!
Ma a i giorni nostri
mi conosso tanti
-e posso sicurarve
i è i più siori-
che i se comporta
en de sto modo qua:
la roba i se la tegne
tuta lori
e l’ànema i la vende
a bon mercà.

§

L’anima e la roba

Diceva mio nonno
diceva mio padre
l’anima a Dio
la roba a chi spetta!
Ma al giorno d’oggi
io conosco molti
-e posso assicurarvi
che sono i più ricchi-
che si comportano
in questo modo:
la roba se la tengono
tutta per loro
e l’anima la vendono
a buon mercato.

Bruno Castelletti

Published in: on ottobre 30, 2019 at 07:31  Comments (1)  

Gelsomini

attesi germogli nascosti dalle foglie
ora rubano all’eterno
l’invadente vestito del mattino
a perdifiato s’allungano
in giardino, volano
riflessi opalini su capitelli assolati
gesti dolci dell’odore
scultore vigoroso nel risveglio delle api
balsamo
a pronunciare, preveggenza di terra…

Aurelia Tieghi

Published in: on ottobre 30, 2019 at 07:28  Comments (1)  

Sonetto 47

Betwixt mine eye and heart a league is took,
And each doth good turns now unto the other:
When that mine eye is famish’d for a look,
Or heart in love with sighs himself doth smother,
With my love’s picture then my eye doth feast,
And to the painted banquet bids my heart;
Another time mine eye is my heart’s guest,
And in his thoughts of love doth share a part:
So, either by thy picture or my love,
Thy self away, art present still with me;
For thou not farther than my thoughts canst move,
And I am still with them, and they with thee;
Or, if they sleep, thy picture in my sight
Awakes my heart, to heart’s and eyes’ delight.

§

I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all’altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,

gli occhi allor festeggian l’effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un’altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d’amore.

Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri

e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

WILLIAM SHAKESPEARE

Published in: on ottobre 30, 2019 at 06:54  Comments (2)  

…ma anche l’autunno di Armando

Non abbiamo fatto in tempo a complimentarci con l’amico Armando Bettozzi per i suoi successi estivi, che ci sono già giunte notizie di nuovi allori, ad inaugurare una feconda stagione autunnale! Queste in breve le nuove tappe della carriera poetica di Armando:

– 4° Premio ex-aequo al Premio Internazionale di Poesia in Lingua Italiana Città di Siderno (RC), 26 ottobre 2019;

– Diploma d’Onore – Sezione Poesia Italiana Umoristica e Satirica – al Premio Città del Giglio Firenze  – 13 ottobre 2019

– Premio Speciale della Giuria – Sezione Silloge (40 poesie) – al Premio Città di Empoli  (FI) XIX Edizione 2019-2020.

All’artista ed amico vanno nuovamente i nostri complimenti e gli auspici di nuove fortune letterarie!

 

Il Cantiere

Published in: on ottobre 29, 2019 at 18:54  Comments (2)  

Mezzo secolo e più (quasi spaventa)

Erano tra le ombre
e adesso vanno sconfinando il tempo
vivono di parole _resta il fiato_
i volti hanno subito mutamenti
cere colate lungo candelabri
scoscesi fino al piano dei ricordi
_sembravano dissolti_
ci si dispone alla malinconia dei vivi
s’aprono falle in corpi arrugginiti
ormeggiati sui soliti stoini

c’era una volta il mare, e il bastimento
poteva essere un vicolo e una casa
ma le cartografie
segnavano le porte anziché i porti
e ci si ritrovò nella tempesta
allontanati a vita
da tutte le possibili varianti

dall’oblò
si affaccia il timoniere
senza più desideri di attraccare

Cristina Bove

Published in: on ottobre 29, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Unione

Queste oscure pupille, oh
Questi miei semplici Sufi eremiti
Nel rapimento della danza rituale degli occhi di lui
Erano in estasi
Vidi ondeggiare
Su di me interamente
Come la vampa rossastra del fuoco
Come il riflesso dell’acqua
Come una nube convulsa di pioggia
Come un cielo accaldato dal respiro dell’estive stagioni.
Fino all’illimitato
Fino al di là della vita
Era disteso lui
Vidi nel soffiare delle sue mani
La corporeità del mio essere
Dissolversi.
Vidi il suo cuore
Con quella incantevole risonanza vagante
Rimbombare pieno nel mio cuore
L’ora volò via
La tenda se ne andò col vento
L’avevo stretto a me
Nell’aureola focosa
Avrei voluto dire qualcosa
Però, oh meraviglia!
Il folto delle sue ciglia ombreggianti
Come le frange della tenda di seta
Fluirono dal fondo della tenebra
Lungo l’esteso inguine del desiderio
E quella convulsione
Quella convulsione contaminata di morte
Fino alla mia profondità perduta
Mi vidi liberare
Mi vidi liberare
Vidi la mia pelle spaccarsi pel dilatare dell’amore
Vidi il mio volume ardente
Liquefarsi
E versarsi, versarsi, versarsi
Nella luna, la luna adagiata nel concavo, l’opaca luna perturbata
Avevamo pianto l’uno nell’altro
L’uno nell’altro tutto l’attimo ineffabile dell’unione
Follemente avevamo vissuto

FOROUGH FARROKHZAD

Published in: on ottobre 29, 2019 at 07:24  Lascia un commento  

Pensieri spazzati dal vento

La tristezza della giornata si spense,

e mentre l’oscurità illuminava le stelle,

accesi una sigaretta, e buttai fuori

i miei strampalati pensieri

con la nuvola azzurrognola di fumo

che mi aleggiava intorno svanendo.

E ogni parte di me m’attraversò la vita,

nella quale scavavo cunicoli per non morire

pensando che la luce più vivida

spesso appare in fondo alle tenebre.

Fino a che non nacque Leon,

che divenne la mia molletta da bucato

per appendere il cielo, come fosse

un lenzuolo color cobalto

a sventolare allegro nel vento.

La tristezza della giornata si riaccese

immersa nella lettura dei giornali

che piantavano menzogne nello stupido intento

di far germogliare una nuova falsa Storia.

Ci sono verità che ne sostituiscono altre

e spingono il tempo ad avvolgersi

su se stesso per poi venire spazzato

via, molto lontano, da un vento smemorato.

Vivo così in questo mio mondo interiore

che sfugge al tempo e alla morte.

In questi giorni d’oscurità

chiudo le palpebre pesanti come piombo

e mi avvolgo in un bozzolo

come fosse una trapunta invernale.

Leggo le verità più profonde

dell’animo umano, oppure scopro ipocrisie.

So che domani mi sveglierò

portando con me lo spavento

dei miei frequenti incubi notturni

ma il sole sorgerà nuovamente

gettando ombre che staccherò

dai marciapiedi, per farne abiti nuovi.

E arrederò la mente, come una vuota stanza,

coi miei ricordi un po’ nostalgici.

Mahmud Darwish scrisse un pensiero

che mi risuona dentro:

“Ho camminato abbastanza a lungo

per sapere dove comincia l’autunno”.

Credo di aver percorso anch’io

tutto quel camminare senza soste

nei sentieri a volte impervi

della mia lunga esistenza.

Vita e morte si appartengono

E non devono spaventarci,

entrambe fanno parte dell’eternità

che rassomiglia un poco

al fondersi del colore tra cielo e mare.

Accendo un’altra sigaretta

e riprendo con pazienza a districare

quei fili ingarbugliati nella mente.

Possibile che gli esseri umani

Siano solo un gomitolo di menzogne?

Ma ne trovo uno, che primeggia sugli altri

lo afferro e porta inciso un nome:

Speranza.

 

Danila Oppio

Published in: on ottobre 29, 2019 at 07:22  Comments (2)