Falcone

THE WNDHOVER

I caught this morning morning’s minion, king-
dom of daylight’s dauphin, dapple-dawn-drawn Falcon, in his riding
Of the rolling level underneath him steady air, and striding
High there, how he rung upon the rein of a wimpling wing
In his ecstasy! then off, off forth on swing,
As a skate’s heel sweeps smooth on a bow-bend: the hurl and gliding
Rebuffed the big wind. My heart in hiding
Stirred for a bird, – the achieve of, the mastery of the thing.

Brute beauty and valour and act, oh, air, pride, plume, here
Buckle! And the fire that breaks from thee then, a billion
Times told lovelier, more dangerous, O my chevalier!

No wonder of it: shéer plód makes plough down sillion
Shine, and blue-bleak embers, ah my dear,
Fall, gall themselves, and gash gold-vermilion.

§

Questa mattina io còlsi il prediletto del mattino,
il delfino del regno, della luce, il falcone dal colore cangiante nell’alba,
nella sua cavalcata per il piano sotto di lui rotolante di densa aria,
e nel suo anelare verso l’alto, come si moveva in cerchio sotto il freno di un’ala,
che l’avvolgeva nella sua estasi!
Poi via, via ancora d’un balzo, come il tallone d’un pattino scivola dolce su di una curva:
il lancio e lo scivolio respingevano il gran vento.
Il mio cuore di nascosto batteva per un uccello,
per la sua perfezione, per la sua maestria!
Bruta bellezza e valore e atto, oh! aria, orgoglio, penna, qui stringete il vostro nodo!
E il fuoco che rompe da te poi, un bilione di volte più amabile,
più pericoloso, o mio cavaliere!
Non maraviglia di ciò: duro lavoro fa splendere l’aratro giù nel solco,
e pallido-azzurre ceneri, ah!, mio caro, cadono,
si eccitano, e fanno brillare l’oro vermiglio.

GERARD MANLEY HOPKINS

Published in: on ottobre 23, 2019 at 07:42  Lascia un commento  

Tu mio gioiello

Quando tu giaci mansueta
nelle tue belle membra
osservo lampi di pelle
come tremula seta

La tua chioma aduna acri profumi
sei oceano odoroso fragrante
raduni in te tutti i flutti
azzurri e variegati , come veliero
che si apre al vento antelucano.

Spingi il mio spirito verso
cieli lontani dove i tuoi occhi,
onde dolci come due gemme
onice e topazio,
che si mescolano insieme.

Poi il tuo corpo reclama
come lieve piroga sull’onda,
dondola s’inarca
mollemente si culla
spargi intorno scintille

Il tuo aspro sapore
si rivela come liquido
del firmamento che dissemina
stelle sopra il mio cuore

Marcello Plavier

Published in: on ottobre 23, 2019 at 07:40  Lascia un commento  

Nei silenzi di un pensiero fragile

Ancora non so
se qualcosa mi manca,
quel tenero fremito
donato da quella voce,
quei piccolissimi spazi
nei quali fluiva
il nostro narrarci la vita.
Ancora non so
se rincorro le attese
per un giardino non del tutto esplorato.
Domani, mi dico,
sarà di nuovo buio
ma, puntuale, l’eco rifiata
nei silenzi di un pensiero fragile
capace però di destarmi.
Chissà dove sei, cosa fai…

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 23, 2019 at 07:07  Lascia un commento