Al tocco delle prime luci

Albeggia di quel tanto che mi basta
per mettere alle spalle la mia notte
e cerco la tutela dei ricordi
che stentan tuttavia a farsi volti.
Di là dal davanzale l’aria cheta
felpata mi raggiunge, mi accarezza,
sminuzza grumi gonfi d’incertezza,
rimescola il tempo dell’attesa.
Non più mi giro e mi rigiro a letto,
ho smesso di grattarmi a sangue il viso.
Lo sguardo or s’adagia sulla tela
ov’è un mare stufo d’aspettarmi.
Avverto in lontananza il respiro
del fico mai sazio del suo sole,
del tiglio al tocco delle prime luci
e tutto ciò mi veste e mi colora.
Mi accosto al vetro per cercar conferme
ed ogni cosa fuori e dentro vive.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 6, 2020 at 07:30  Comments (1)  

I grandi amori

L’amore nasce grande
crescendo diventa piccolo,
richiede sempre cure
e compromessi,
grandi amori
esistono immortali
sulla strada interrotta
dove il tempo
non dona assaporare
il fondo amaro,
come fiori appassiti
nella stanza,
oppure sono mere illusioni
soltanto
dentro il cuore del pensiero.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 6, 2020 at 07:22  Lascia un commento  

La musa venale

LA MUSE VÉNALE

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Ô muse de mon coeur, amante des palais,
Auras-tu, quand Janvier lâchera ses Borées,
Durant les noirs ennuis des neigeuses soirées,
Un tison pour chauffer tes deux pieds violets?
Ranimeras-tu donc tes épaules marbrées
Aux nocturnes rayons qui percent les volets?
Sentant ta bourse à sec autant que ton palais
Récolteras-tu l’or des voûtes azurées?
II te faut, pour gagner ton pain de chaque soir,
Comme un enfant de choeur, jouer de l’encensoir,
Chanter des Te Deum auxquels tu ne crois guère,
Ou, saltimbanque à jeun, étaler tes appas
Et ton rire trempé de pleurs qu’on ne voit pas,
Pour faire épanouir la rate du vulgaire?
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§
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O musa del mio cuore, amante dei palazzi, avrai tu,
quando Gennaio libererà i suoi venti, nella nera noia
delle sere nevose, un tizzone che scaldi i tuoi piedi
violacei?
Rianimerai dunque le tue spalle marmoree ai raggi
notturni che filtrano attraverso le imposte?
Al sentire borsa e palazzo a secco, raccoglierai l’oro
delle volte azzurrine?
Bisogna che tu, per guadagnarti il pane d’ogni sera,
dondoli, come il chierichetto, l’incensiere, cantando
 un Te Deum cui non credi?
Oppure, come un saltimbanco a digiuno, mostrerai
le tue grazie e il tuo riso molle d’un pianto che non
si vede per far sì che il volgo si sganasci dalle
risate?
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CHARLES BAUDELAIRE
Published in: on gennaio 6, 2020 at 06:59  Lascia un commento