Due note di merito per Sandra

Nell’ambito delle ormai quotidiane segnalazioni di riconoscimenti al merito poetico dei nostri amici del Cantiere vi segnaliamo oggi due note che riguardano la nostra Sandra Greggio, che ha ricevuto il diploma di merito al XV Concorso di Poesia Aronte – APA Carrara (MS) per la sua poesia “Ore pigre”, e la segnalazione di merito al Premio di Poesia Don Carlo Borghi – Calco (LC) per il brano “Pioggia di baci”.  Ecco le due poesie premiate, ed i nostri complimenti per l’amica Sandra, lanciata verso sempre più alti traguardi poetici!

Ore pigre

Cosa faccio
nelle ore pigre?
Lascio vagare lo sguardo
a raccogliere ragnatele
di malinconie.
Poi le ricamo
facendone poesia.

§

Pioggia di baci

Mi piace pensare
Che le foglie che cadono
Siano una pioggia di baci
Che gli alberi si scambiano.

Sandra Greggio

Published in: on gennaio 8, 2020 at 13:19  Comments (3)  

Cromatiche visioni

Sole che muore tra colline e forre
su un mare variopinto a sera corre,
sull’onda si distende e pavoneggia
forti colori come in una reggia.

Bruna la notte piano piano accorre
mentre l’azzurro lentamente scorre
qualche barcone al molo stride e ondeggia
l’ultimo raggio coccola e vezzeggia.

S’inebria anche la mente in questo specchio
dove sbuffa e s’affanna vita e morte
a un canto d’usignol tende l’orecchio

che s’accompagna al suon d’un pianoforte
che armonie diffonde anche se vecchio
e al sentimento ancor apre le porte.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 8, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

Addio Italia!

Questo è l’unico vero successo
d’un paese rimasto in regresso
e che crede che fare un congresso
porti il popolo a avere un…amplesso.

L’ <invasione> ne stan sobillando:
“Dai, venite! Vi stiamo aspettando!”
Nel frattempo noi stiamo sfasciando
il paese, che sta…spopolando.

Qui si vive – o si muor – (quel che sia),
di cancrenosa-burocrazia,
che nessun, mai, cacciar vuole via:
è un manicomio!…è una follia…!…

Ti stan facendo con noi ostile
-tu ch’hai insegnato al mondo lo stile! –
Pecore…spinge via dall’ovile
la tua vergogna, Italia servile!

Che maledetta sia l’opinione
di chi ti vuole…giù a pecorone.
Maledicon! Le notre persone
spinte al lavoro in altra nazione.

Piace, per dir: “Vedete, anche noi
migranti eravamo, e ora, e poi…!
Bella Italia…ai dimenticatoi…
Vecchi…sol, buoni…pei crematoi.

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 8, 2020 at 07:27  Lascia un commento  

Il violinista pazzo

THE MAD FIDDLER

 

Not from the northern road,

Not from the southern way,

First his wild music flowed

Into the village that day.

He suddenly was in the lane,

The people came out to hear,

He suddenly went, and in vain

Their hopes wished him to appear.

His music strange did fret

Each heart to wish ‘twas free.

It was not a melody, yet

It was not no melody.

Somewhere far away,

Somewhere far outside

Being forced to live, they

Felt this tune replied.

Replied to that longing

All have in their breasts,

To lost sense belonging

To forgotten quests.

The happy wife now knew

That she had married ill,

The glad fond lover grew

Weary of loving still,

The maid and the boy felt glad

That they had dreaming only,

The lone hearts that were sad

Felt somewhere less lonely.

In each soul woke the flower

Whose touch leaves earthless dust,

The soul’s husband’s first hour,

The thing completing us,

The shadow that comes to bless

From kissed depths unexpressed,

The luminous restlessness

That is better than rest.

As he came, he went.

They felt him but half‑be.

Then he was quietly blent

With silence and memory.

Sleep left again their laughter,

Their tranced hope ceased to last,

And but a small time after

They knew not he had passed.

Yet when the sorrow of living,

Because life is not willed,

Comes back in dreams’ hours, giving

A sense of life being chilled,

Suddenly each remembers –

It glows like a coming moon

On where their dream‑life embers ­-

The mad fiddler’s tune.

 

§

Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all’improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all’improvviso se ne andò,
e invano sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d’essere malmaritata,
l’appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d’aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell’anima gemella,
quella parte che ci completa,
l’ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell’ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda
-risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere –
la melodia del violinista pazzo.

FERNANDO PESSOA

Published in: on gennaio 8, 2020 at 07:16  Comments (1)