Il tarassaco di gennaio

accolgo un fiore giallo di gennaio
un profumo calicantus lì vicino alla ramata
d un giardino senza terra con sopra fili d’erba
un tarassaco splendente che cerca il sole dell’inverno…
e poi rimembro ancora un tempo tanto lontano
ma già appresso me
bambino e tu che eri gentilezza di bambina
mi tenevi questa che oggi è ruvida mano
so che avrei pianto con tanta gioia raccogliendo
il fiore giallo di tarassaco e le sue spore
ma non l’ho fatto
ero bambino

Enrico Tartagni

Published in: on gennaio 21, 2020 at 07:22  Comments (1)  

Anni sessanta

Partivano 

di buon mattino 

le ragazze 

di campagna

quando già

i buoi avanzavano

nei campi 

e il sole

visitava le mura

dei casolari.

Salivano

sulla corriera azzurra

sagomata 

tra passeggeri 

intorpiditi

e il tic tac

del controllore

ai biglietti.

Scorrevano 

dai finestrini

paesi e campanili

e nella calca

vampate di sudore

e sogni.

Poi le corse 

verso le fabbriche

con il pranzo

oscillante

nella borsa

mentre dai bar

sciamava

aroma di caffè.

 

Graziella Cappelli

Published in: on gennaio 21, 2020 at 07:09  Comments (6)  

Sera d’agosto

Sorge dal plumbeo mar, come sanguigno
Scudo nel vaporoso aer la luna;
E qui fra gialle sabbie, ove le aguzze
Foglie l’aloe scontorce, apresi il golfo
Silenzioso, là fra picee lave
Da’ rosseggianti vertici le irsute
Macchie il tenace fico d’India assiepa.
Non rumor d’opre alla pescosa rada,
Non suon di giochi fanciulleschi o voce
Di remator: solo da lungi il sordo
Rombo della città, stesa, qual mostro
Da’ mille occhi, nell’ombre; a me da presso
Il sonnolento murmure dell’onde;
E su tutte le cose un vapor greve,
Un torpore affannoso, un tedio immenso.
Di questo eguale avvicendar di giorni,
Di sembianze, di vita ancor non sei
Stanca, o Natura? Ancor gran tempo immote
Dureranno le leggi, onde si avviva
Quest’universo? Eppur di novi objetti
Vaga sempre s’affanna e si consuma
La smaniosa umana stirpe, e quasi
Tutti avesse i terrestri uberi emunti,
Di miglior cibo e d’altre sfere in traccia,
Te pigra ancella o rea matrigna accusa.
Misera, e dove nell’ambiguo volo
Alcun raggio del vero, un sol barlume
Dell’eterna sua luce a te sorrida,
Il suo tempo mortale ecco e l’oscuro
Fato e il dolor che le asserpenta il petto
Cader si lascia dalla mente, e in sogno
Beata alle ragioni ultime aspira.
Tal, fanciulletto fuggitivo piange
Per l’ombre, e più non sa d’onde qui venne,
O qual sentiero al tetto amico il guidi;
Smarrito vaga, ma se gli occhi a la sorte
In te sollevi, o sorridente luna,
Dal lacrimato suo dolor l’incerta
Anima toglie un qualche istante, e l’ora
Fosca e la madre derelitta oblia.

MARIO RAPISARDI

Published in: on gennaio 21, 2020 at 06:55  Comments (1)