L’amore ha le sue cose

Ho conosciuto due porte del tuo corpo
la 3^
ahimè
l’avrai già data a qualcun altro.
Timidi operatori agricoli
macchinisti
braccianti
giovani inciuffettati
al caffè filosofia
o
teneri migranti
imbevuti
di calce.
La spuma dei giorni
mi ha inaridito
come un deserto schivato dai baci
e ti penso nuda
come un divano in pelle di giaguaro
mentre l’amore
ha le sue cose
e mi macchia la vita.

Massimo Pastore

Published in: on gennaio 26, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

Mi svuota quell’aria fitta di bianco manto

che non so afferrare
respirata a pieni polmoni, nudi
senza difesa alcuna
spazi aperti all’infinito, terra che nessuno replica
quasi cedendo al Fato, destino che dir si voglia
come se le adiacenze che ti sono carne
fossero solo cornice
di un Sentire
che malapena il tuo corpo incontra
e a malapena ti guarda allo specchio.
Gli accessori
possono forse aver più importanza?!
Egli ha lo sguardo di un aquila
Possono forse i tuoi occhi competere?
Sentire!
Oltre l’immaginabile razionale
varcare quei limiti paradossali
e in un batter d’occhio giungere
alle vette dei mondi.
L’uomo le sue ali le ha nella mente.
Nessuna prigione mai
può chiuderlo cosi in profondo
da privarlo d’essere libero
ed abbracciare un raggio fiacco
entrato dalle sbarre
far sbocciar un fiore sulle labbra di qualcuno
che non conosci,
tener stretto a te un amore lontano.

Mi svuota per riempirmi
la libertà dei poeti.

Anileda Xeka

Published in: on gennaio 26, 2020 at 07:17  Comments (1)  

Prova a cantare il mondo mutilato

Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino rosé.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.

Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce e ritorna.

ADAM ZAGAJEWSKI

Published in: on gennaio 26, 2020 at 07:11  Lascia un commento