Testa di fauno

TÊTE DE FAUNE

Dans la feuillée, écrin vert taché d’or,
Dans la feuillée incertaine et fleurie
De fleurs splendides où le baiser dort,
Vif et crevant l’exquise broderie,

Un faune effaré montre ses deux yeux
Et mord les fleurs rouges de ses dents blanches
Brunie et sanglante ainsi qu’un vin vieux
Sa lèvre éclate en rires sous les branches.

Et quand il a fui- tel qu’un écureuil-
Son rire tremble encore à chaque feuille
Et l’on voit épeuré par un bouvreuil
Le Baiser d’or du bois, qui se recueille.

§

Nel fogliame, scrigno verde macchiato d’oro,
nel fogliame incerto e fiorente
di fiori splendidi dove il bacio dorme,
vivace e squarciando lo squisito ricamo,
un fauno spaventato mostra i suoi due occhi
e morde i fiori rossi con i suoi denti bianchi.

Bruno e sanguinante come un vino vecchio,
il suo labbro scoppia in risa sotto i rami.
E quando è fuggito come uno scoiattolo
il suo riso trema ancora in ogni foglia,
e si vede impaurito da un ciuffolotto
il Bacio d’oro del Bosco, che si raccoglie.

ARTHUR RIMBAUD

Published in: on marzo 23, 2020 at 07:08  Lascia un commento  

L’idra

Una festuca

mossa dal vento

ripeteva il verso della fratta

seminata di spine,

la foia annoverata

nelle vicende scurrili del campo

dove scorrazza il cerbero,

infusa dal lapillo

prese piede

e rifiorì la siepe

d’alberi vecchi, e fiori

della prorompente primavera …

nel voluttuoso ingorgo

un megafono scrolla

gli aridi silenzi,

condanna l’idra

al taglio

delle sue 9 teste,

ma essa non si arrende,

corrompe le azioni

geminando  una testa

ad ogni intoppo …

perciò rimane immune

dalla legge

almeno fino a quando

Ercole non rinnovi la fatica.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 23, 2020 at 07:01  Comments (2)  

Preziosa

Per ricordarmi degli alberi africani
ti toccherò le mani sul dorso, fino ai polsi
e lungo il braccio udrò sciami e pascoli;
la terra, e il ferro che la nutre e sorregge.
Fino al petto, andrò cercando oceano e calura
il primo verso, dell’animale in preda alla luce.
Con ferocia, ti succhia la mammella il pericolo del tempo
e tu lo lasci fare, con mezza bocca storta
per dare a ognuno un poco del riso che ti abbonda.
E stolti sono gli altri, coloro che non sanno
la fiera negritudine in te, mia donna bianca
e verde degli ulivi pietrosi, e rossa in canto
celeste dei mattini domenica, e di ocra, la cera delle tue malattie.
Mille colori
ti fanno vagabonda e ora libera, più ossuta
di cento guglie di cattedrale. Mille odori
l’afrore di quest’erba snudata. Tu, preziosa.

Massimo Botturi

Published in: on marzo 23, 2020 at 06:59  Comments (1)