L’ora di grazia

Tetraggine lenta, sfinita
di un cortile umidiccio
in maschera di giardino;
ostentata verdezza
di un fico sterile
che non sa né il vento né il sole;
malinconia di una piccola finestra a ogiva,
di un ballatoio ingombro di foglie morte,
di un povero tralcio nero inchiodato al muro
che sopra al ballatoio si sfa
in quattro pampini vizzi.
Qui l’ora di grazia non può essere
se non l’ora delle campane:
quando la sera, cantando,
si getta dalle torri incombenti
e come acqua ricolma
ogni fossa terrena;
quando su ogni stento terreno
che duole in maschera di ricchezza
la sera, come acqua, riflette,
dal cielo al fondo, qualche raggio di stella.

ANTONIA POZZI

Published in: on marzo 28, 2020 at 07:38  Comments (1)  

C’è voluta l’apocalisse

ravamo tutti
Sotto lo stesso cielo,
Ma non riuscivamo più
A vederlo, il colore,
La forma delle nuvole, le stelle,
La pioggia, gli uccelli.
Non vedevamo neppure
Gli alberi, la loro bellezza,
Le foreste immense,
Non vedevamo i fiumi
Che scorrono calmi
O i laghi stabili o
I mari così sconfinati.
E neppure il sole
Vedevamo più .
Non vedevamo noi stessi,
Ne’ gli altri.
Nelle nostre folli folli vite,
In corse senza tregua,
Senza senso,
Come farfalle catturate
Che si dibattono
Nelle loro scatole
Imprigionate crudelmente.
C’è voluta l’apocalisse
Per fermarci da soli ognuno,
Per ricominciare a pensare
In mezzo al dolore,
Alla paura, così sono nati
Eroi nuovi come Angeli
Che salvano la vita e
Rischiano la loro.
C’è voluta la tragedia
Che allontana i corpi
E fa stringere le anime
Per sentire di nuovo
La vita il suo valore profondo,
I doni che ogni giorno
Abbiamo, camminando
Nelle nostre città o paesi
Liberamente, il sorriso
Del nostro amico caro,
L’abbraccio di chi
Non vedevamo da un po’,
La bellezza dello spostarci
Da un luogo a un altro,
Le passeggiate, il caffè seduti
A un tavolino con chi amiamo.
C’è voluto tutto questo spavento
Per ricordarci che siamo
Tutti uguali, che siamo passanti,
Che possiamo aiutarci,
Che prima di ogni altra cosa
Ci sono gli esseri umani,
Che facciamo tutti
Lo stesso cammino,
Che guardiamo tutti
Lo stesso cielo e che
Guardarlo insieme
È più bello e allontana
La paura e ci fa vincere.

Piera Grosso

Published in: on marzo 28, 2020 at 07:24  Comments (5)  

Coronavirus

Confini avidi di paura
Opprimono la mente e spengono i pensieri
Rubando giorni ai deboli
Ombre di vuoto urlano domande
Nel silenzio di verdi parole frantumate
Atte a portare i profumi e i colori della speranza
Vitale per la luce e
Idonea per accecare il male
Rumoroso della pandemia
Uniamoci contro lo sconosciuto
Senza paura

Giovanni De Simone

Published in: on marzo 28, 2020 at 07:07  Comments (7)