Siete certi?

Nei paesi tanto ricchi di tecnica
che puoi bere latte e ruttare petrolio
tra scienziati così bravi a disintegrare,

nei paesi tanto ricchi di democrazia
che seppelliscono in lager chi sa distinguere
violenza da amore,

se chiedo a ognuno di voi
amici capelloni semplici
o a voi, capelloni di lusso,
gli sprechi più assurdi nel vostro paese,
siete certi di sapere rispondere
esattamente?

se chiedo a ognuno di voi
che sogna di cambiare la terra,
come il mostro parassita si forma
lì, proprio lì, ove esistete,
siete certi di sapervi rispondere
esattamente?

DANILO DOLCI

Published in: on aprile 5, 2020 at 07:26  Comments (1)  

Residuo amore

Ho passato lunghi attimi di pace
a contemplare il cielo,
entusiasmo di luce e di colore,
illimitato spazio e dissolvenza
d’un’ignota presenza.

Ho navigato per oceani inquieti,
ora avvolto in silenzi sterminati,
ora sgomento per le mille voci
sorte dalle vertigini del mare.
Navate ove sublima solitaria
la coscienza vestita di memoria.

E adesso che un frastuono di campane
d’altro pianeta – d’entità lontane –
m’avverte forse del finale giro,
mi volgo indietro e indago il mio passato,
bosco silente popolato d’ombre.
E gli amici scomparsi,
ed i luoghi che accolsero passioni,
e luci e suoni di stagioni scorse,
tormentano il cuor mio che non s’accorse
di quanto amore non aveva dato.

Santi Cardella

Published in: on aprile 5, 2020 at 06:59  Comments (1)  

Quei giorni

Di quei giorni ricordo il profondo silenzio
lo smarrimento del risveglio
la paura di uscire
il canto degli uccellini
mia figlia così lontana
e le mani da disinfettare.
I bus che correvano vuoti
i tanti pranzetti consolatori
il senso d’angoscia che dominava tutto
e il tg della sera che vomitava numeri di morte.
Di quei giorni ricordo il Papa
impaurito e sconfitto come tutti noi
che camminava solo e sofferente
nella grande piazza vuota e deserta
sotto una pioggia scrosciante.
I vip contagiati
con le mascherina e i guanti
a far finta di niente
beati e sorridenti.
Di quei giorni ricordo
La forzata serenità
le giornate da reclusi
le scuole chiuse
le tante telefonate
i video infiniti
di altri come noi
spaventati e disorientati
in mille cose inutili impegnati.
Di quei giorni ricordo
lo stupore del momento
come tutto fosse ormai desueto

l’evidente fallimento
delle nostre speranze di una vita
lo sbigottimento nel constatare
che un essere così piccolo
potesse davvero tanto uccidere e annientare.
Di quei giorni ricordo
la morte dei vecchi soli
con la rassegnazione negli occhi
il bisogno di condivisione
gli abbracci mancati
il terrore del contatto
i baci rimandati
i sogni cancellati
e la speranza di una nuova vita
senza la paura appena vissuta.

Sandro Orlandi

Published in: on aprile 5, 2020 at 06:50  Comments (7)