Aspetto il bacio

Mio padre non ascolta i saluti delle volte
continua a raccontare di un mondo dove
solo, coltiva fino all’ultima zolla la sua terra.
E io lo lascio fare, come un bel disco vecchio
perché sono il grammofono in forze
e lui i miei solchi, la musica degli alberi a Brescia
o lì vicino.
Il suono cupo e antico del lago che vien nero.
Mio padre crede tutti lontani quando chiama
e alza la sua voce come ci fosse un campo
tra lui e quanti ascoltano altrove, non un filo
un fascio di elettroni fantastico. Io rido
perché fa tenerezza, e l’ascolto come un figlio
che adesso è la sua mano potente, il passo breve
un piccolo gelato comprato il dì di festa
con pochi spicci messi da parte.
Aspetto il bacio.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 15, 2020 at 07:40  Lascia un commento  

E non vorrei più avere tracce di te

.
Quando la sera sprofonda in tregua
e poi dilata nel rimpianto
ho il cuore in saldo
che vende coraggio che non ho
.
e certe parole che diventano silenzi
.
come se avessi cancellato tutto ciò
che mi separa dalla magia
di un strada
di una notte
.
che quando diventa troppo buio
ha solo i ginocchi un po’ sbucciati
.
ma tu raccontami una fiaba
che forse chiudo gl’occhi
per sognare ancora
.
Pierluigi Ciolini
Published in: on aprile 15, 2020 at 07:37  Lascia un commento  

A Melisso vincitore con la quadriga

Se alcuno già felice diventato
Per glorïosi ludi od ôr possente,
Non da fortuna prospera accecato
Il grave orgoglio frenar sappia in mente
Della città ben merta egli le lodi.
O Giove, le virtù grandi tu dài
Compagne all’uom. Chi serva accorti modi
Più a lungo, o Giove, fortunato fai.
Ma non così la prospera ventura
Fida compagna è all’uom d’alma maligna.
Il forte gl’inni al suo valor procura,
Ma merta il vate ancor grazia benigna.

Di due vittorie ha già Melisso il merto
Ai ludi conseguite, onde ha diletto.
Nell’istmie valli ottenne il primo serto,
L’altra dove il Leone erse il suo petto
Nella selvosa valle, ov’ei vincendo
Co’ destrieri alla corsa ebbe la lode
Dal banditor, che lo venia dicendo
Gloria di Tebe e sovra gli altri prodi.
Degli avi suoi l’ingenito valore
Non avvien dunque che costui smentisca.
Tebani, è noto qual dai carri onore
Cleonimo mertò nell’età prisca.
Dai labdacidi quelli avean l’onore
Di scendere per madre : a lor prodezza
Fu il guidare quadrighe, e il lor sudore
Premer fe’ lor la via della ricchezza.
Ma il Tempo nel recar dei dì vicenda
Gli eventi umani ha instabile mutati:
Ma nulla mai dei Numi i figli offende,
Essi si stanno ognora invulnerati.

PINDARO

Published in: on aprile 15, 2020 at 07:12  Comments (1)