Quest’anno gli innamorati non van per viole

Quest’anno è il duemila e venti

e si offre all’animo e alla vista

una strane e ben diversa primavera:

regna nel paese nostro in Italia

un morbo che semina morte e che invita

a star tra di noi lontani e serrati

in casa, così anche ne risenton

i fiori da noi amati e la natura:

si son sole le viole lungo la riva

lì del fossato quel loro profumo

sì dolce ancor nell’aria olezza

ma fiori son che invan oggi degli

amanti attendon le carezze care:

quella man che coglie, il delicato

gesto, quel bel mazzolin in dono!

Lontan svanito è l’amorevol tra

di lor abbraccio come quando lor

nel tempo a primavera andavano

tra il fresco verde a cercare quei

bei al sol nascenti e profumati fiori:

oggi il crudel quel maledetto virus

l’un tien tanto  lontan dall’altra:

e così povere viole siete rimaste sole!

 

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 28, 2020 at 07:32  Lascia un commento  

Primo ricordo

PRIMER RECUERDO

Paseaba con un dejo de azucena que piensa,
casi de pájaro que sabe ha de nacer.
Mirándose sin verse a una luna que le hacía espejo el sueño
y a un silencio de nieve que le elevaba los pies.
A un silencio asomada.
Era anterior al arpa, a la lluvia y a las palabras.
No sabía.
Blanca alumna del aire,
temblaba con las estrellas, con la flor y los árboles.
Su tallo, su verde talle.
Con las estrellas mías
que, ignorantes de todo,
por cavar dos lagunas en sus ojos
la ahogaron en dos mares.
Y recuerdo…
Nada más: muerta, alejarse.

§

“Passeggiava con l’abbandono di giglio che mediti,

o quasi d’uccello che sappia di dover nascere.

Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da

specchio,

in un silenzio di neve che innalzava i passi.

Affacciata a un silenzio.

Era anteriore all’arpa, alle parole, alla pioggia.

Non sapeva.

Bianca alunna dell’aria,

tremava con le stelle, con il fiore e con gli alberi.

Il suo stelo, la verde sua cintura.

Con le mie stelle

che, di tutto ignoranti,

per scavar nei suoi occhi due lagune

lei in due mari annegarono.

E ricordo…

niente più: morta, sparire. ”

 
RAFAEL ALBERTI
Published in: on aprile 28, 2020 at 07:23  Lascia un commento  

Finisce il bel tempo

Han cominciato già ad impiastricciare
aeree vastità ch’erano azzurre,
coi grigi chiari…e intensi…fino al nero…
in modo frettoloso…senza cura
che si trasforma a gradi in massa scura.
E tutto questo ben si sa è foriero
di quel che immantinente va a produrre
il cielo…che s’appressa a rovesciare…

E scroscia…! dopo l’esitar di prassi,
dopo il rumoroso rotear ruttante
d’avvertimenti di trovar riparo…
Scroscia potente su città e campagna
quasi danzando al suon che l’accompagna.
Pe un po’ si placa, e poi ci sta il rincaro.
“Però ristora l’aria e è rinfrescante…”…
Così pensando, svelti vanno i passi….

Va fumando sulle strade il bitume
sotto il primo strizzar dei nuvoloni,
e torrentelli presto improvvisati
alla rinfusa scorron presciolosi
con la pretesa di sembrar …marosi…
E a volte, non essendo risucchiati,
divengon piccole o grandi alluvioni
coll’aiuto d’un esondante fiume.

Che tutto copre e tutto porta via…
Dove nemmeno s’era sospettato…
Dove la pioggia al massimo inzuppava
pensieri cespugliosi ed accaniti
o troppo blandi e al nascer rammolliti.
E fino a quel che può la pioggia lava
se il troppo sporco non sia già incrostato.
Comunque senza mai una garanzia.

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 28, 2020 at 07:00  Lascia un commento