Liberi come mai

Non sei qui,
Qui nel mondo,
Non con me,
Non mi sentirei così,
Ma credo, spero
Tu sia nella luce
Amore, perché
Quaggiù da noi c’è
Un grande buio
Che sta cercando
Di invadere tutto.
Non sei qui tu,
Sapessi che accade,
C’è una nuova peste,
Siamo tutti isolati
Nelle case,
L’intero pianeta.
I potenti giocano
A risiko in mezzo ai morti,
E ai malati,
Sparano scemenze,
Sparano arroganza.
Tramano le loro tele
Terribili e spesso invisibili,
Indifferenti e
La gente è più povera,
È impaurita,
Ma tu no, non ci sei,
Tu sei nella luce.
Per questo Amore bello,
Amore grande, ora
Che sei Angelo,
Io ti chiedo, ti imploro
Proteggimi e aiutami,
Proteggi e aiuta
Questo mondo oscurato,
Insieme a tutti
Gli Angeli del Cielo.
Accendete di nuovo
La Speranza, affinché
Una mattina ci possiamo
Svegliare liberi come mai.

Piera Grosso

Published in: on maggio 3, 2020 at 07:40  Comments (4)  

La sera affollata

La sera affollata dalle abitudini di sempre.
la cioccolata calda, la sigaretta accesa.
la cartella degli appunti sul letto. Il romanzo
da leggere sino allo stremo.
e semmai s’arrenda l’insonnia, la presa allenti
dalle palpebre incollate al pensier tuo di quel tempo
in cui mi addormentavo serenamente
senza temere il buio. I tristi pensieri di non trovarti
accanto al mio risveglio.

Guardandoti negli occhi ancora sognanti
mi rivelava la tua luce il cuore nascosto dell’alba.

Anileda Xeka

Published in: on maggio 3, 2020 at 07:38  Comments (1)  

Ironica e pallida

Ironica e pallida
da un cielo bianco d’inverno
la luna mi guarda,
è quasi sera,
io sono tanto stanca
e povera come la più povera…
Mendicare ancora, perchè?
Son sola e senza più giovinezza;
s’irride ai miei canti
e pallida e di pietra,
come da un cielo d’inverno,
la vita mi guarda;
è quasi sera…

SIBILLA ALERAMO

Published in: on maggio 3, 2020 at 07:23  Lascia un commento  

Nebbie

Fragile come amore incompreso,
guardai in alto per scovare
le tracce di un sole inviperito.
Il cielo vomitava nebbia
e tutto era niente
e niente era tutto, senza contorni.
Rallentai il passo per farmi colpire
dalle incoraggianti luci di una vetrina
ma vidi manichini anch’essi disorientati.
Allungai il passo nella direzione del cuore
e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
da bruciare nel primo falò che speravo d’incontrare.
Doveva essere meriggio inoltrato
quando a malapena scorsi casa mia.
Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.
In quella recherche m’addormentai sereno,
sicuro di condividere col primo sole dell’alba
il mio e suo disagio d’un giorno no.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 3, 2020 at 07:03  Comments (1)