Buone vacanze!

Come ogni estate il Cantiere si prende una pausa per ritemprare anima e corpo dopo le fatiche di un anno. Un anno che, mai come quello che stiamo vivendo, è risultato pieno di eventi dolorosi e destabilizzanti, ed è tuttora pieno di incognite. Quale migliore occasione per cercare di dimenticare per un po’ le difficoltà quotidiane e rituffarsi in un’atmosfera spensierata e positiva? In questi due mesi di canicola cercheremo di riportarvi agli anni sessanta sul filo del ricordo e della musica, per ricreare la magia di un mondo che forse non esiste più, ma che nessuno ci può più togliere, come la nostra gioventù. Un mondo fatto di speranze, buoni propositi, atteggiamenti magari ingenui, ma tanta voglia di vivere. E…senza gli incubi del Covid! Buone vacanze a tutti, ci rivediamo a settembre

Il Cantiere

Published in: on giugno 30, 2020 at 08:00  Comments (11)  

Attesa

WAITING

Left off the highway and
down the hill. At the
bottom, hang another left.
Keep bearing left. The road
will make a Y. Left again.
There’s a creek on the left.
Keep going. Just before
the road ends, there’ll be
another road. Take it
and no other. Otherwise,
your life will be ruined
forever. There’s a log house
with a shake roof, on the left.
It’s not that house. It’s
the next house, just over
a rise. The house
where trees are laden with
fruit. Where phlox, forsythia,
and marigold grow. It’s
the house where the woman
stands in the doorway
wearing the sun in her hair. The one
who’s been waiting
all this time.
The woman who loves you.
The one who can say,
“What’s kept you?”

§

Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada. Prendi quella
e nessun’altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. É quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. É quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

RAYMOND CARVER

Published in: on giugno 30, 2020 at 07:43  Lascia un commento  

Silenzio

Al centro del silenzio,

proprio lì ci sono le parole non dette,

forse le uniche buone da dire,

calde, necessarie, prima di andare.

 

Maria Attanasio

Published in: on giugno 30, 2020 at 07:34  Comments (2)  

L’attesa del cane

“Se questo è un uomo”
indosso i panni del cane,
ti porgo la zampa
e scodinzolo di gioia all’infinito,
non so cos’è l’odio
mi nutro d’amore
e nella solitudine della mia stanza
attendo fiducioso il tuo umano ritorno
senza alcuna pretesa
se non la tua resa
ad ogni scellerata guerra.

Roberta Bagnoli

Published in: on giugno 30, 2020 at 06:50  Comments (2)  

Diarietto invecchiando

Tu, poesia, come serpe in letargo
tardi a destarti, quando siamo vecchi,
e non si sa se son sogni le gemme
che invece ributtano dal cuore secco,
e non si sa se anche questo non sia
già come l’ombra di un ramo fiorito:
o tu che fai compagnia all’età
che s’attarda e s’arrotola
freddolosa e incredula,
e che in desiderio e spavento
sei sempre più sola, poesia e patimento.

CARLO BETOCCHI

Published in: on giugno 29, 2020 at 07:47  Lascia un commento  

Letargo

Fatico a sfilarmi di dosso
il pigiama dei sogni;
prigioniere di un bozzolo
le mie ali non riescono a tendersi
le palpebre a schiudersi.
Aggrappata ad un mondo virtuale
mi rifiuto di emergere
e affogare
nel grigiore del giorno invernale.

Viviana Santandrea

Published in: on giugno 29, 2020 at 07:43  Comments (1)  

L’aria tra punti e onde

attraversando fenditure
asterischi di luce
o fluttuazioni
sorprendono chi guarda e s’avventura
a prendere lanterne in questi mari
d’eternità soffusa in una stanza

respira opale
ha gli occhi di salsedine
il pescatore di riflessi in acqua
vede tutte le stelle farsi scie
e linee vacillare in sospensione

lui ch’è anche lei
disvelano illusorie consistenze
sono tratteggi in via di sparizione
nella marea che avanza

Cristina Bove

Published in: on giugno 29, 2020 at 07:30  Lascia un commento  

Sono di un prezioso rosa

Sono di un prezioso rosa,
più piccoli, forse, di semi di papavero.
Quando cadono a terra
i grandi fiori si aprono,
come se esplodessero dei fuochi d’artificio.
Che bello, che bello sarebbe,
se si versassero risate,
come si versano lacrime.

MISUZU KANEKO

Published in: on giugno 28, 2020 at 07:36  Comments (1)  

Il canto della luna

Mare, mare, dolce mare argentato
che i tenui raggi miei culli sull’onda
che mi addormenti a notte
quando il mio viso nell’acqua blu sprofonda
e ancheggia
quando la prima brezza spira,
quando quel venticello estivo
lo specchio tuo lucente increspa
e ammolla.

Tra i riflessi che imbianca la marina
il ciel dipingo e il mare a tratti ricoloro,
dentro le grotte timida m’infilo,
spargo tenue un chiarore
il mio pallor resiste
come una dama antica del seicento
che nei dipinti insiste
e sfida il tempo.

Oh, manti erbosi, che timidi vibrate
quando il mio chiarore imbianca il piano
e sembra che assonnati vi agitate
cangianti m’apparite nei colori,
quel verde scuro imperla
sugli ulivi distende il suo biancore,
il vento lo disegna
ed un argento opaco poi regala.

Oh, montagne maestose
che un mantello sui colli proiettate,
che al passaggio di nuvole biancastre
alternate i colori in bianco e nero
e l’alba disegnate
col primo sole che ne allegra il volto,
dentro quelle vallate
un po’ mi nascondete e mi sfiorate,
un po’ mi seppellite.

Poi il mio chiarore bigio e cinerino
par voglia dondolarsi dentro il porto
a fianco d’un velier che lento ondeggia
al tremolio dell’onda in mezzo al mare,
lieve si culla svigorito, rassomiglia
ad un gorgheggio di sirena stanca,
quasi un lagno di mamma
che una nenia languida canticchia,
un dolce motivetto disperato,
al suo bambino per farlo addormentare.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on giugno 28, 2020 at 07:25  Lascia un commento  

Distinto … d’istinto

In modo distinto mi vo’ comportare
nel porgermi ad ogni incontrar chicchessia
per quel che è da sempre abitudine mia
in una maniera civile di fare.

Perciò, io, d’istinto, chi vuol stralunare
il modo distinto co’ innata albagia
mi vien da trattarlo … come un che allergia
diffonde e ti vuol di contagio infettare.

Son quei gl’indistinti ripien sol d’istinto
pe’ esser – senza esser… chi conta di più,
a imporre lor voglie, e a tacciar – chi è distinto,

di essere “questo”, e “quest’altro” … a piacere …
Però, se d’istinto a lor t’ergi più in su,
al mo’ più indistinto fan … gratta-sedere…

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 28, 2020 at 07:22  Lascia un commento