Elogio dei piedi

Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

ERRI DE LUCA

Published in: on settembre 3, 2020 at 07:23  Lascia un commento  

Sali

Sali amore sulla mia bocca

fai presto!
Il tuo universo è un tempio di sole.
Profumo d’esistenza
sfoglia il mio gusto tutto
con il sorriso addosso
si spoglia di spine
la mia rosa canina
neppure al fuoco del tramonto
spegnerà la sua luce.

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 3, 2020 at 06:56  Lascia un commento  

Un passante

Un passante del fiume della vita,

le onde impensierivano la sponda,

rinvenne un tratto

che sembrava buono

ma fiori che raccolse erano finti

e prese il guado contro la corrente,

sfidando le ipoteche del cammino

raggiunse l’altra sponda

dove incontrò la compagnia

di un cane,

i due randagi

ripararono  smagli coi ricorsi

ai cassonetti della spazzatura,

oltre le notti rannicchiati  al freddo

nel silenzio dell’alba sui sedili

dove sogni

trovano asilo tra le nude stelle.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on settembre 3, 2020 at 06:52  Lascia un commento