Al fiero Abruzzo

Mentre a ’l bel sole de ’l novello aprile
ridono e terra e mare,
e fra’ capelli un zefiro gentile
mi sento folleggiare,
da questa balza che s’eleva ardita
ti guardo, o Sannio mio,
e in cor mi sento rifiorir la vita
con ardente disìo.
Via per l’azzurro tuo ciel radiante
volano i miei pensieri
sì come una fugace e gorgheggiante
torma d’augelli neri;
e le vigili strofe intorno intorno
mi guidano una danza,
le strofe ch’io con tanto amore adorno,
che son la mia speranza.
Ah sì, le calme de ’l tuo ciel divine
mi fecero poeta,
i sorrisi d’un mar senza confine
là tra la mia pineta:
tra la pineta mia dov’ho passati
i momenti più belli,
dove ho goduti i miei sogni dorati
e i canti de gli uccelli;
dov’io disteso su l’erbetta molle
mille volte piangendo
ho rimirato il sol che dietro a ’l colle
si nascondea fulgendo,
o un nuvolo leggero e luminoso
natante via pe ’l cielo
ne l’ampio plenilunio silenzioso
come un argenteo velo;
dove ho provate voluttà sì strane
i murmuri ascoltando
de’ vecchi pini, a cui da lunge un cane
rispondeva latrando,
o la solenne musica de l’onde
che increspandosi appena
venian soavi a le ricurve sponde
a ribaciar l’arena…
E con serene ebrezze la speranza
ne ’l core mi fioria,
mentre i sogni superbi con baldanza
puërile inseguia…
I miei sogni di gloria e libertate
per l’azzurro fuggenti
come una schiera di fanciulle alate
o di meteore ardenti!…
Or co’ giovini mandorli fioriti
a ’l sol rïapron l’ale
gli entusïasmi splendidi sopiti
ne l’inverno glaciale,
e ti mando un saluto, o Sannio fiero,
senza nube d’affanni
con tutto il foco prepotente e altero
de’ miei diciassett’anni!…
Veggo di qui le tue selvagge vette
radïanti di neve,
da cui si slancian simili a saette
l’aquile a l’aer lieve,
e la verde pianura co’ giardini
cui sorridono i fiori
che ne’ vesperi rossi e ne’ mattini
intrecciano gli amori.
Veggo i lavacri de ’l mio bel Pescara,
immane angue d’argento,
co’ i salci e i pioppi giù ne l’acqua chiara
inchinantisi a ’l vento,
con le crete de gli argini fiammanti
d’una follìa di gialli
che dànno a l’acqua tripudî abbaglianti,
splendori di metalli;
e là giù in fondo i colli di Spoltore
sorrisi da gli olivi,
dove le donne cantando d’amore
vanno a stormi giulivi…
Con quale ebrezza su’ tuoi lieti piani
sorvolo galoppando
a un’incognita mèta, i più lontani
orizzonti agognando,
sì come ne gli orrori de ’l deserto
il fiero beduino
tutto di bianco caffettan coperto
galoppa a ’l suo destino!…
Prendi! da l’imo de ’l mio giovin cuore
questo canto t’invio
o patria bella, o mio divino amore,
o vecchio Sannio mio!

GABRIELE D’ANNUNZIO

Published in: on ottobre 7, 2020 at 07:28  Comments (3)  

Dissenso

Ho voglia d’imbrattarmi d’erba
tornare a far capriole
lungo i pendii dell’incosciente infanzia
ho voglia d’ubriacarmi di vento e di ciliegie
ho voglia di dolce etereo rapimento
fingermi garrula rondine
spiccare ardito volo
e via oltre l’orizzonte angusto
da troppo tempo grigio
e fare sberleffo, astuto dispetto
alle regole sagge
ai buoni propositi
ai soliti consigli
dell’andrà tutto bene, ce la faremo;
oggi voglio dissentire
oggi voglio vivere
oggi voglio volare libera
da questo mare di mediocrità.

Roberta Bagnoli

Published in: on ottobre 7, 2020 at 07:24  Comments (5)  

Panama paradise

Presto andremo al funerale
della Lega che sta male.
Magistrati birichini
le discopron gli altarini.

Da lontano vien cultura:
appropriarsi era premura
di quei soldi dello stato …
e diamanti han pur comprato.

Laurea lesta diè Tirana
e bastò ‘na settimana
di vacanza in quel bel sito
…tanto poi pagò Belsito.

Con i fondi dello Stato
pur le multe hanno pagato,
fondi che, per distrazione,
ebbero a disposizione.

Ma altri tempi erano quelli
e del giglio quei cervelli
inventaron cose oscene,
per poi uscire dalle scene.

Tutto cambia con Matteo!
Ma davvero?… Marameo!
Or svaniscono milioni,
e coi russi…tentazioni.

Capannoni stan comprando
ad un prezzo molto blando,
quindi inventan differenza
con contabile esperienza.

Dei ricavi che ne fanno?
Per scansar del fisco il danno
c’è in Helvetia un paradiso
…e va a Panama un sorriso.

Ne vedremo delle belle:
cantan come rondinelle
tre contabili coinvolti,
auspicando essere assolti.

Ma Matteo sa proprio niente,
non conosce quella gente.
Come sempre a sua insaputa
dal ciel sorte gli è caduta.

Piero Colonna Romano

Published in: on ottobre 7, 2020 at 07:15  Comments (10)