Un giorno o l’altro mi tornarò

Un giorno o l’altro mi tornarò,
no’ vùi tra zénte strània morir,
un giorno o l’altro mi tornarò
nel me paese.
Dentro le pière che i gà inalzà
su le rovine, mi cercarò,
dèntro le pière che i gà inalzà,
le vecie case.
Sarò pai zoveni un forestier,
che varda dove che i altri passa,
sarò pai zoveni un forestier,
no’ lori a mi.
Carghi dei sogni dei me vint’ani,
vedarò i burci partir ancora,
carghi dei sogni dei me vint’ani,
dal Piave al mar.
Cussì che in ultimo mi no’ starò,
coi altri vèci intorno al fògo,
cussì che in ultimo mi no’ starò
a dir «Noialtri…».
E a un dei tosi che andarà via,
voltando i òci de nòvo al porto,
e a un dei tosi che andarà via,
ghe darò el cuor.
da Versi e poesie

§

Un giorno o l’altro io tornerò,

non voglio morire tra gente straniera,

un giorno o l’altro io tornerò nel mio paese.

Dentro le pietre che hanno innalzato sulle rovine, io cercherò,

dentro le pietre che hanno innalzato, le vecchie case.

Sarò per i giovani un forestiero,

che guarda dove gli altri passano,

sarò per i giovani un forestiero, non loro per me.

Carichi dei sogni dei miei vent’anni,

vedrò i burchi partire ancora,

carichi dei sogni dei miei vent’anni,

dal Piave verso il mare.

Così che alla fine io non starò,

con gli altri vecchi intorno al fuoco,

così che alla fine io non starò a dire «Noialtri…».

E a uno dei ragazzi che andrà via,

volgendo gli occhi di nuovo al porto,

e a uno dei ragazzi che andrà via, darò il cuore.

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GIACOMO NOVENTA

Published in: on ottobre 11, 2020 at 07:45  Lascia un commento  

Primavera

Davero… sì! era tutta ‘n’antra cosa
la Primavera infin’a poco fa…
Era er ritorno in vita de ‘na rosa,
côr prato che tornava a verdeggià…

Le vòrte c’era un’aria nuvolosa
ma- però – senza mai esaggerà.
Vieniva l’ape a svolazzà curiosa,
e le regàzze, in tante, a sospirà…

Mo’, è tutto fòri tempo, come quanno
l’orchestra nun va appress’a la bacchetta,
e a chi ciabbàda je pò dà l’affanno!

Co Primavera è ita tale e quale,
ch’er tempo suo, mo’, nu lo rispetta,
e s’è ammischiata ar periodo invernale.

Er ventuno, ‘nfatti, s’è presentato
tutto ingriggìto, e puro ‘n po’ ingrugnato…
Forze sapeva già…de l’attentato…

Armando Bettozzi

Published in: on ottobre 11, 2020 at 07:05  Lascia un commento  

A caccia della fantasia perduta

In spalla un fardello d’amarezza,
il pur incerto passo rompe il silenzio
di vicoli inodori, orfani d’aria di casa,
tra vetrine ubriache di led per lettere cubitali
in perenne attesa di occhi che le guardino.
I panni stesi sui fili tra i balconi
non concedono rossi, bianchi, gialli, verdi o azzurri
e seccano al sole il grigiore delle loro stoffe.
Non stridono, come avrei fortemente voluto,
con l’abbandono servito da un progresso mal pensato.
Giù in fondo, dopo il bar “Caffè su Marte”,
lo slargo s’apre, grande. Qui lo chiamano la “nostra piazza”,
soprattutto certi giovani fruitori di birre ed altro.
Oggi non mi va di andarci, stanco di vedere
lattine e bottiglie vuote sui bordi della fontana rinascimentale.
Tornerò a casa per salvare la mia fragile pelle di poeta
senza smarrire la mia gravosa ingenuità, qui,
da qualche parte di queste becere solitudini.
Calcherò ancora questi sentieri, forse domani o domani l’altro,
non per autolesionismo ma per trovare almeno orme.
Orme, fossero anche deboli, di quella fantasia
che una volta vedevo volare leggera nell’aria
per poi, come prima pioggia di primavera,
bagnare le menti e i cuori più teneramente bisognosi
di costruire senza sconti vita, amori e sogni.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 11, 2020 at 06:54  Lascia un commento