Come una jacaranda a Lisbona

Se io fossi una jacaranda a Lisbona
O un volo di colomba ad Alfama
Direi ai tetti tutto il fremito dei vicoli
I miei passi che portano con loro la tua voce
Nel timbro della luce
Questo muro che mi riporta ad un paese mio
Io non so se si ricorda dei panni stesi alle finestre
O del tuo sorriso tra le fontane

E se disperde l’eco del mio violino che si spegne
Può trattenere gli anni che passano

Se io fossi una palma sulla riva del fiume
La sua ombra imperlata come di sudore
E’ il tuo sale crosta sulle mie rughe
Che io raccoglierei dentro i raggi
Non è una nuvola che spunta
All’orizzonte dove serpeggia un aquilone
Ma un’oscillante aria di fisarmonica

Tanto imbrunire sopra la tua spalla
Scoperta è sufficiente a consolare l’oceano?

Se io fossi una porta aperta sul mare
Direi al Tago
Ripàrati dalla frescura inarrestabile del vento
Quanti mari di tenebre
Devo cullare con le mie frasche
Per placare queste chitarre
Che non possono ritrovare il faro
Le loro corde frondose sotto il ponte

E come uno sciabecco che si capovolge
Il giorno dopo la festa
I miei bicchieri rotti a gara
Io mi drappeggio nelle tue ghirlande
Sopra gli aranci amari
Erano necessari tutti questi lampadari per illuminare
Le vesti confuse nella notte
I canti di fado che sfidano l’infinito

Lontano da te terra
Amico di Pessoa
Io non so chi sono

TAHAR BEKRI

Published in: on ottobre 16, 2020 at 07:46  Lascia un commento  

Un sogno

Notte di san Lorenzo
una panchina del parco
lì riposa sotto la luna
un mendico e guarda
le stelle e una caduta
dal cielo attende una
e solo un desiderio
da inviare in alto uno
invano che solo nel sogno
sorridendo quella sperata
stella vi vede e nel sogno
presto appagato quel desiderio
d’amore sì un bacio d’amore
sul sognante cade una foglia
e dolcemente lo sfiora sul viso
è rotto cosi il sogno svanisce
quel bacio suo sperato d’amore

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on ottobre 16, 2020 at 07:38  Comments (1)  

Campagne abbandonate

Ascolteremo echi
di campane a festa
e spezzoni di silenzio
attraversare campagne
e tetti rossi di aie abbandonate.
È il giorno del Signore,
della mucca e dell’asinello
ansimanti sul presepe
come mucche in mangiatoia,
come fumi rappresi d’esistenza.
Tante storie da raccontare,
eterni discorsi
spalmati sulla montagna,
inutili cantilene
d’appestati di fede,
silenti navate senza nessuno.

Lorenzo Poggi

Published in: on ottobre 16, 2020 at 07:38  Lascia un commento