La luce nuova

Presto smetterò
d’essere solo figlio
e forse potrai pensare
che sia più facile dalla mia parte
che io debba già sapere tutto
mentre dovrò ancora imparare
come te
le parole ogni giorno
che facciano sempre
da ponte tra noi.
Fa paura anche a me
questo mondo impazzito
che tanto spesso
ci insegna col dolore
e non ti mentirò mai
dicendoti che sempre sarà facile
ma ce ne saranno altri
che proveranno a illuderti
parlandoti di chiarori fasulli
da inseguire
e di risposte semplici
pronte senza fatica
mentre invece è il buio
al fondo di ogni cosa
è il vuoto tra le stelle
a colmare lo spazio

ma non dovrai avere paura
dei giorni difficili
delle cose che non hai scelto
potrai sempre trasformarle
accettandole
e spesso nasconderanno
le ricompense più grandi.
Dipenderà solo da te
scegliere di diventare luce
di non farti spegnere
di conservare la fiamma;
nascondila al sicuro
ma crescila con tenerezza
con tenacia,
che un giorno la dovrai mostrare.
Io proverò
tutti i giorni
a farti vedere la mia
e a dartene una parte
che ti aiuti a splendere
tutte le volte che vorrai
e anche, perdonami fin d’ora,
quando crederai di non volerlo
tendendo le mani
contro i venti avversi
che verranno a soffiare
perché anche se è vero
che è il buio

a predominare nell’universo,
tu potrai imparare a essere una luce
per te e per gli altri
e io
con tutta la mia anima
sarò sempre la tua.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 27, 2020 at 07:41  Lascia un commento  

Dicotomia

Se guardo lassù ove fulgido è il sole

laddove il vento, nell’incavo azzurro,

aduna ed accresce piccole nubi;

al continuo mutar di sembianze,

fissato lo sguardo in quella purezza,

stupite lacrime solcano il viso.

Nello splendore accessibile è il tempo

dove seminare sogni, speranze,

desidèri di fiorire ed amare

Ma se guardo quaggiù, nella polvere

trasportata da deserti senz’oasi,

si spegne il sole, l’azzurro vien nero;

l’ore sanguinano immensi dolori

fra radici sbrecciate dagli inganni

e depressi avanzi di fiori appassiti.

Lacrime di strazio solcano il viso

per la bellezza negata e tradita

nell’orrore di una notte perenne.

 

Alberto Baroni

Published in: on ottobre 27, 2020 at 07:32  Lascia un commento  

I nomi delle strade

I NOM DAL STRÈDI

Al strèdi a gli è
tòti ad Mazzini, ad Garibaldi
a gli è di pèpa
ad quei chi scréiv,
chi dà di cmand, chi fa la guèra.
E mai ch’u t’capita d’avdéi
Vea d’éun  che fèva i brétt
Vea d’éun che stèva sòta un zris
Vea d’éun ch’u n’ à fatt gnént
parchè l’andeva a spass
s’una cavala.
E pansè che e’ mònd
l’è fatt ad zénta cume mè
ch’l’a magna i radécc
ma la finestra
cunténta ad stè l’instèda
Si pii néud.

§

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

NINO PEDRETTI

Published in: on ottobre 27, 2020 at 07:28  Lascia un commento