Ancora una segnalazione per Armando

Ci giunge ancora una segnalazione relativa ad un ulteriore successo del nostro amico Armando Bettozzi, che nel settembre scorso si è aggiudicato il secondo premio nella sezione poesia in lingua a tema libero nell’ambito della decima edizione del Premio Letterario Castrum Cisternae tenutasi a Castello di Cisterna (NA). Congratulazioni ad Armando ed auguri per un anno pieno di soddisfazioni!

Il Cantiere

Published in: on gennaio 27, 2021 at 13:13  Comments (1)  

Italia dei diritti e…dei voleri

Repubblica fondata sul…decoro
che spesso e volentieri è…indecoroso
dacché sol coi diritti e coi …voleri
(nell’oggi che vuol essere…amoroso)
per certi di noi qui, e pei forestieri
e in accanito modo più per loro,
ci s’incorona come fosse alloro.

Dimentica di quale vero alloro
sempre s’è cinta bilanciando al giusto
i diritti e i doveri in sintonia,
pria d’inoltrarsi in tale passo angusto
(padre e madre di social malattia),
e non di quel…pseudo capolavoro
che invade camere, governo e foro.

Giustizia vola via da mille e un foro
per tutto uno sbagliato intendimento
che fa strafar le leggi in gestazione
e poi le applicazioni a piacimento,
secondo un’accertata negazione
del “prima sia il dovere”…e del disdoro,
di cui chi vuol delinquer fa tesoro.

Sono i doveri asperità passata,
senza un futuro, e presto cancellata
sarà dai dizionari e dalla scuola.
Di tutta questa storica parola
ne lasceranno un po’ per i più…micchi,
senza distinguer tra poveri e ricchi,
basta che sian bravi ed obbedienti
a leggi e istituzioni, e sian credenti.

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 27, 2021 at 07:24  Comments (2)  

Roma

Roma dei vecchi palazzi,
dei grandi portoni, dei cortili immensi.
Roma dei vecchi rioni,
dei grandi ponti tesi sul suo fiume.
Roma di Villa Borghese,
della famiglie che fan le scampagnate.
Roma scanzonata, dai mille colori,
di Trinità dei Monti e dei suoi barboni.
Roma delle invasioni, delle devastazioni.
Roma della corruzione, delle bustarelle,
del campagnolo in cerca d’una occupazione,
dell’operaio con le sue preoccupazioni.
Roma del Campidoglio,
delle sfilate dei cavalleggeri.
Roma della confusione, del suo traffico intenso,
del suono dei clacson impazziti.
Roma multirazziale,
un mondo davanti alla stazione.
Roma del Papa buono, del Presidente onesto.
Roma dei nuvoloni, degli acquazzoni,
Roma…

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 27, 2021 at 07:18  Lascia un commento  

Il grande Oceano

EL GRAN OCÉANO

Si de tus dones y de tus destrucciones, Océano
a mis manos
pudiera destinar una medida, una fruta, un fermento,
escogería tu reposo distante, las líneas de tu acero,
tu extensión vigilada por el aire y la noche,
y la energía de tu idioma blanco
que destroza y derriba sus columnas
en su propia pureza demolida.

No es la última ola con su salado peso
la que tritura costas y produce
la paz de arena que rodea el mundo:
es el central volumen de la fuerza,
la potencia extendida de las aguas,
la inmóvil soledad llena de vidas.
Tiempo, tal vez, o copa acumulada
de todo movimiento, unidad pura
que no selló la muerte, verde víscera
de la totalidad abrasadora.

Del brazo sumergido que levanta una gota
no queda sino un beso de la sal. De los
cuerpos
del hombre en tus orillas una húmeda
fragancia
de flor mojada permanece. Tu energía
parece resbalar sin ser gastada,
parece regresar a su reposo.

La ola que desprendes,
arco de identidad, pluma estrellada,
cuando se despeñó fue sólo espuma,
y regresó a nacer sin consumirse.

Toda tu fuerza vuelve a ser origen.
Sólo entregas despojos triturados,
cáscaras que apartó tu cargamento,
lo que expulsó la acción de tu abundancia,
todo lo que dejó de ser racimo.

Tu estatua está extendida más allá de las olas.

Viviente y ordenada como el pecho y el manto
de un solo ser y sus respiraciones,
en la materia de la luz izadas,
llanuras levantadas por las olas,
forman la piel desnuda del planeta.
Llenas tu propio ser con tu substancia.

Colmas la curvatura del silencio.

Con tu sal y tu miel tiembla la copa,
la cavidad universal del agua,
y nada falta en ti como en el cráter
desollado, en el vaso cerril:
cumbres vacías, cicatrices, señales
que vigilan el aire mutilado.

Tus pétalos palpitan contra el mundo,
tiemblan tus cereales submarinos,
las suaves ovas cuelgan su amenaza,
navegan y pululan las escuelas,
y sólo sube al hilo de las redes
el relámpago muerto de la escama,
un milímetro herido en la distancia
de tus totalidades cristalinas.

§

Se dei tuoi doni e delle tue distruzioni, Oceano, alle mie mani
potessi io destinare una misura, un frutto, un fermento,
sceglierei il tuo riposo distante, le linee del tuo acciaio,
la tua distesa sorvegliata dal vento e dalla notte,
e l’energia del tuo linguaggio bianco
che sgretola e disfà le sue colonne
nella purezza della sua rovina.
Non è l’ultima onda col suo peso salino
quella che frange le coste e genera
la pace di arenile che contorna il mondo:
è il centrale volume della forza,
la potenza distesa delle acque,
l’immota solitudine affollata di vite.
Tempo, forse, o calice colmo
di ogni movimento, unità pura
non sigillata dalla morte, verde viscere
della totalità bruciante.
Del braccio immerso che solleva una goccia
non resta che un bacio del sale. Dei corpi
dell’uomo sulle tue rive un’umida fragranza
di fiore bagnato permane. La tua energia
sembra scivolare non esausta,
sembra ritornare al suo riposo.
L’onda che sferri,
arco d’identità, piuma stellata,
appena si sprofonda è solo schiuma
ma poi rinasce senza consumarsi.
Ogni tua forza ridiventa origine.
Solo abbandoni spoglie stritolate,
gusci che il tuo gran carico ha scartato,
ciò che l’eccesso del tuo avere esclude,
tutto ciò che ha cessato di esser grappolo.
Oltre le onde è protesa la tua statua.
Vive e ordinata come il petto e il manto
di una sola creatura, i cui respiri,
nella materia della luce issati,
pianure sollevate dalle onde,
sono la nuda pelle del pianeta.
E’ tua la sostanza che ti colma.
Piena di te è la curva del silenzio.
Di sale e di miele tuoi ribolle il calice,
l’universale cavità dell’acqua,
e non ti manca quanto possa avere
un cratere spellato o un vaso rozzo:
cime vuote, cicatrici, segnali
che vegliano sull’aria mutilata.
La tua corolla contro il mondo palpita,
tremano i tuoi sommersi cereali,
le soavi alghe appendono minacce,
navigano pullulanti i pescherecci
e sale al filo delle reti
solo il morto baleno della squama,
millimetro ferito nell’ampiezza
delle tue totalità cristalline.

PABLO NERUDA

Published in: on gennaio 27, 2021 at 07:00  Lascia un commento