La buona canzone

 

LA BONNE CHANSON

Je suis celui qui va nu-pieds
Sur les rudes cailloux des chemins bétonnés,
La houe sur l’épaule et le coutelas sonnant :
Je suis le grand travailleur nègre.
Je suis celui qu’on voit penché
Aux plantations de cannes à sucre ;
Celui qu’on voit luisant de sueur
Au soleil cru, le dos courbé et les bras nus,
Les reins cassés ;
Et les mains crispées sur la houe !
Je suis le grand travailleur noir.
Dans la plaine et sur la montagne,
Sous la chaleur et sous la pluie
Je vais partout usant la force de mes muscles
En fredonnant nos chansons noires
Qui seules remplissent ma solitude,
Et l’excès de mon labeur,
Je ne crains pas la fatigue lourde,
Je suis le vieux travailleur nègre !
Et c’est pourquoi sous le soleil,
Je vais pieds-nus sur la grand-route,
La houe sur l’épaule et le coutelas sonnant,
Chantant mes peines, chantant mes joies…
– J’ai dans ma poche ma pipe en terre,
Ma boite d’allumettes et mon tabac
Et j’ai cinq sous pour boire mon rhum !
“Je suis le bon travailleur noir.”

§

Io sono colui che va a piedi nudi
sui ruvidi ciottoli delle strade di cemento,
la zappa sulle spalle e il coltellaccio tintinnante:
sono il grande lavoratore nero.
Sono colui che si vede chino
nelle piantagioni di canna da zucchero;
colui che si vede lucido di sudore
nel sole cocente, la schiena curva e le braccia nude,
le reni spezzate;
e le mani che stringono la zappa!
Io sono il grande lavoratore nero.
In pianura e in montagna,
con il caldo e con la pioggia
arrivo ovunque usando la forza dei miei muscoli
canticchiando le nostre canzoni nere
le sole che riempiono la mia solitudine
e il peso del mio lavoro,
io non tempo la dura fatica,
io sono il lavoratore nero!
È per questo che cado sotto il sole,
con i piedi nudi sulla strada maestra,,
la zappa sulla spalla e il coltellaccio tintinnante
cantando i miei dolori, cantando le mie gioie…
– Ho in tasca una pipa d’argilla,
la mia scatola di fiammiferi e il mio tabacco
E cinque centesimi per bere il mio rum!
”Io sono il buon lavoratore nero”.

GEORGES DESPORTE

Published in: on febbraio 3, 2021 at 07:46  Lascia un commento  

Gratitudine

Da sempre armonica presenza,
trasfusa da un arcano eterno,
la musica mi scorre nelle vene
e nelle sette chiavi è madre
dei miei parossismi d’emozioni.
Compagna del mio io tenore,
coi suoi spartiti sempre aperti
ha riempito d’intense melodie
la vita mia e tutte le sue vie.
Sì che con lei ognora a fianco
nelle mie profondità son sceso
e asceso a l’ardue mie verticità.
Con lei ho amato e pianto,
ho colorato ogni fantasia
scolpito d’armonie i sogni,
cullato l’allegrie e l’afflizioni,
aperte l’angosciate mie prigioni.
Così per renderle grazie,
ho plagiato quello scorrer di note;
e le sue dolci consonanze
tradotte in eufoniche parole
l’ho raccolte in versi di poesie

e gliene ho fatto dono.

Alberto Baroni

Published in: on febbraio 3, 2021 at 07:09  Comments (1)  

La mutazione dei colori

Sarà colpa di questo nostro tempo
o di certe non previste suggestioni,
a volte mi accorgo di vette sfumate
e un ricordo quel bianco mi diventa.
Accade in chi ha sempre voluto,
cercato, spesso trovato, l’azzurro
nel cielo al governo d’estati perenni
e nel mare, venuto a sostegno.
Il viraggio dei colori, giù dal picco,
trascina la linea ai piedi dell’opaco,
cattura i nuovi affanni per scagliarli
nel guadagno delle gioie, trofei dormienti.
Non guardo il cielo, per fortuna,
e da un bel po’ non vedo il mare.
Il non rischiare è forse meglio
se – neutre – ora fossero le tinte…

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 3, 2021 at 07:07  Comments (1)