A mio padre

A quest’ora rantolavi in un letto
la paura ti faceva tremare
il dolore ti pugnalava il petto
ti mancava il respiro e sapevi
che era tardi per le cose non fatte
e la vita fuggiva in un attimo
La tua mano protesa a chiamarmi
in silenzio con occhi di pianto
forse un gesto per accarezzarmi
una tardiva carezza soltanto
come a chiedermi perdono
per dovermi abbandonare
Il tuo braccio rimase sospeso
mi tendesti aperta la mano
forse un ultimo tenero abbraccio
poi di colpo si abbassò di peso
e volasti per sempre lontano.

Sandro Orlandi

Published in: on febbraio 8, 2021 at 07:34  Comments (4)  

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4 commentiLascia un commento

  1. Struggente racconto di un abbandono, detto con versi densi d’amore e di nostalgia. In ritardo sentite condoglianze. Un caro saluto.

    • l’altro ieri mi ci sono svegliato: cinquant’anni erano passati. Perciò caro Piero grazie davvero, ma di tempo ne é passato… anche se non sembra.

  2. Versi che toccano il cuore e fanno vivere l’impotenza di fronte all’ineluttabile scomparsa di un genitore. Grazie Sandro per la commovente condivisione. Un caro abbraccio. Roberta

  3. Grazie Robertina, che ci vuoi fare, dopo tanto tempo quella mano ancora me la vedo lì, a chiamarmi…


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