Nella città di sabbia

Sui marciapiedi frantumati
prossimi al precipizio
le donne han messo in fila le stagioni
i giorni neri delle assenze
le briciole di voci nei cassetti
gli abiti che non è mai domenica
il passaporto per il letto
il tappetino con su scritto “salve”

gli uomini custodiscono l’entrata
che in effetti è l’uscita
chiedendo il passaporto per la vita
ai reduci di tutte le battaglie

i figli fanno un nido per le madri
che invecchiano e diventano più fragili
smettono di lustrare suppellettili
dimenticano pentole sul fuoco
vedono male da vicino
benissimo lontano
oltre le nuvole

Cristina Bove

Published in: on marzo 5, 2021 at 07:03  Lascia un commento  

Venti

Prima di alzarti in volo, impara a conoscere i venti del tuo cuore

Simone Magli

Published in: on marzo 5, 2021 at 07:00  Lascia un commento  

A Emma

TO EMMA

O come, dearest Emma! the rose is full blown,
And the riches of Flora are lavishly strown;
The air is all softness, and chrystal the streams,
And the west is resplendently cloathed in beams.

We will hasten, my fair, to the opening glades,
The quaintly carv’d seats, and the freshening shades;
Where the fairies are chaunting their evening hymns,
And in the last sun-beam the sylph lightly swims.

And when thou art weary, I’ll find thee a bed,
Of mosses, and flowers, to pillow thy head;
There, beauteous Emma, I’ll sit at thy feet,
While my story of love I enraptur’d repeat.

So fondly I’ll breathe, and so softly I’ll sigh,
Thou wilt think that some amorous zephyr is nigh;
Ah! no–as I breathe it, I press thy fair knee,
And then, thou wilt know that the sigh comes from me.

Then why, lovely girl, should we lose all these blisses?
That mortal’s a fool who such happiness misses;
So smile acquiescence, and give me thy hand,
With love-looking eyes, and with voice sweetly bland.

§


Su, vieni, Emma, fiorita del tutto è la rosa
E prodiga è sparsa la ricchezza di Flora;
Tutta dolce è l’aria, l’acqua di cristallo,
Risplende la sera vestita d’un raggio.

Vieni, mia bella, corriamo alle radure schiuse,
Alle ombre fresche, ai seggi intarsiati
Dove cantano le fate gl’inni della sera,
E la silfide all’ultimo raggio nuota leggera.

Stanca, ti troverò un letto di fiori,
Di muschio, ove la testa poggiare;
In festa, seduto ai tuoi piedi,
Ripeterò la mia storia d’amore.

Dolce sospiro e dolce pianto udrai,
Amoroso credendolo uno zefiro vicino:
Ma sul tuo ginocchio ti dirà
La mia mano che son io che sospiro.

E allora, amore, perché dobbiamo
Come lo sciocco perdere ciò che abbiamo?
Su, ridi, la mano sia tesa,
Gli occhi pieni d’amore, la voce dolce di resa.

JOHN KEATS

Published in: on marzo 5, 2021 at 06:57  Lascia un commento