Defluito

Defluito dalle vene

come per una delle tante emorragie,

i pomeriggi a scrivere

che è pur sempre vivere,

e le notti a mischiare sudore

 chiamarlo pomposamente amore.

Come un qualunque spurgo del corpo

odori e sapori che non riconosco,

punti e virgole e sospensione

di un discorso che ho fatto come in immersione,

A cosa pensi in questo secondo,

non hai pensato, non sei veloce come un lampo,

sei il mio scontento, quello meno motivato.

 

Maria Attanasio

Published in: on aprile 7, 2021 at 07:30  Lascia un commento  

Ragnatela

L’anima mia, già immagine dei boschi,
mentre seguiva il sole andato altrove
è rimasta impigliata in una rete
di sogno e di paura; surreale
messaggio che non riesco a decifrare
da quando manchi e gli occhi son velati;
sta nascosta nell’orlo cenerino
delle ombre che seguono i tuoi passi
senza sfiorarti;
è nel fruscio sonoro delle vesti
che, in quest’amaro esilio senza senso,
tu porti addosso;
copre il silenzio della conca vuota
d’un nido posto tra due polverose
persiane chiuse.

E nell’afa opprimente e desolata
di questa lunga estate senza fine,
vive ostinata come una cicala
che canta…, canta finché scoppia il cuore.
 

Santi Cardella

Published in: on aprile 7, 2021 at 07:27  Lascia un commento  

Filadelfo

MOCK ORANGE

 

It is not the moon, I tell you.

It is these flowers

lighting the yard.

I hate them.

I hate them as I hate sex,

the man’s mouth

sealing my mouth, the man’s

paralyzing body—

and the cry that always escapes,

the low, humiliating

premise of union—

In my mind tonight

I hear the question and pursuing answer

fused in one sound

that mounts and mounts and then

is split into the old selves,

the tired antagonisms. Do you see?

We were made fools of.

And the scent of mock orange

drifts through the window.

How can I rest?

How can I be content

when there is still

that odor in the world?

§

No, fammelo dire, non è la luna.

Son questi fiori

che illuminano il giardino.

Li odio.

Li odio come odio il sesso,

la bocca dell’uomo

che salda la mia bocca, il corpo suo

che paralizza il mio –

e il grido che sfugge sempre,

infima, umiliante

premessa dell’unione –

Stanotte, tra me e me

ascolto la domanda e inseguo la risposta

fusa in un suono

che sale e sale e poi

si divide nei vecchi sé,

gli stanchi antagonismi. Vedi?

Ci hanno preso in giro.

E il profumo del filadelfo

fluttua alla finestra.

Come posso riposare?

Come posso esser contenta

se nel mondo

c’è ancora quell’odore?

 

LOUISE GLÜCK

Published in: on aprile 7, 2021 at 07:21  Lascia un commento