Così il pensiero

Un grigiore immobile
permea cielo e terra.
Anche il vento s’è fermato
sotto gli alberi intirizziti.
Ascolta il respiro delle cose viventi
e spia guardingo
che dall’alto qualcosa si muova.
Qui sulla nuda terra
che scricchiola rugosa
anche lui ha freddo
e s’avvolge sibilando attorno a se stesso.
Così il pensiero, quando la mente
empie le aride crepe di dubbi
nella grigia attesa dell’inspiegabile.

Nino Silenzi

Published in: on aprile 8, 2021 at 07:49  Lascia un commento  

Giovane boss

Una vita cresciuta nel degrado

nel vano tentativo d’esser uomo

e non saperlo fare, suo malgrado,

fra scherno teso solo a farlo gnomo.

Dall’amore materno disdegnato

ogni affetto fu tolto dal suo dare,

sol come rifiuto venne addentato

dalla strada, che gli insegnò a rubare.

Si trasformò così miseria in ori

quattro soldi forzarono gli eventi

per quattro soldi giunsero gli errori

per primeggiar fra cricche adolescenti.

Colpe dimenticate in tutta fretta,

mentire diventò poi quasi un culto

una maschera infantile ma abietta

imitazione assurda di un adulto.

Incapace di chiedere perdono

un’opera incompiuta la coscienza,

una lurida stanza in abbandono

dove il male fu trasformato in scienza.

Ora in quella stanza le sue ingiurie

irridono la falsa deità

lo avvolgono nel buio le paure

e d’esser uomo l’incapacità

 

Alberto Baroni

Published in: on aprile 8, 2021 at 07:35  Lascia un commento  

Il frutteto

Anche né malinconico né lieto
(forse la consuetudine assecondo
cara d’un tempo al bel fanciullo biondo)
oggi varco la soglia del frutteto.

Ah! Vedo, vedo! Come lo ravviso!
È bene questo il luogo; in questa calma
conchiusa, certo l’intangibil salma
giacque per sempre dell’amor ucciso,

del vero antico Amore ch’io cercai
malinconicamente per l’inquieta
mia giovinezza, la raggiante mèta
sì perseguìta e non raggiunta mai.

Or mi soffermo con pupille intente:
le cose mi ritornano lontano
nel Tempo – irrevocabile richiamo!
mi rivedo fanciullo, adolescente.

O belle, belle come i belli nomi,
Simona e Gasparina, le gemelle!
Pur vi rivedo in vesta d’angelelle
dolce-ridenti in mezzo a questi pomi.

Ed anche qui le statue e le siepi
ed il busso ribelle alle cesoie.
(Natali dell’infanzia, o buone gioie,
quando n’ornavo i colli dei presepi!)

Ma sull’erme, sui cori, sopra il busso
simmetrico, sui lauri, sugli spessi
carpini, sulle rose, sui cipressi,
sulle vestigia dell’antico lusso

da cento anni un folto si compose
di pomi e peri; il regno statuario
ricoperse; nel florido sudario
sfiorirono le siepi delle rose;

nell’ombre il musco ricoperse i cori
curvi di marmo intatto (l’Antenata
non vede lo sfacelo, contristata?)
e nell’ombre languirono gli allori.

Son l’ombre di una gran pace tranquille:
il sole, trasparendo dall’intrico,
segna la ghiaia del giardino antico
di monete, di lunule, d’armille.

M’avanzo pel sentiero ormai distrutto
dalla gramigna e dal navone folto;
ascolto il gran silenzio, intento, ascolto
il tonfo malinconico d’un frutto.

Ma quanti frutti! Cadono in gran copia
in terra, sui busseti, sui rosai:
sire Autunno, quest’anno come mai,
munifico vuotò la cornucopia.

O gioco strano! Pur nella faretra
di Diana cadde una perfetta pera,
così perfetta che non sembra vera
ma sculturata nell’istessa pietra.

Il frutto altorecato assai mi tenta:
balzo sul plinto, il dono della Terra
tolgo alli acuti simboli di Guerra,
avvincendomi all’erma sonnolenta.

S’adonta ella, forse, ch’io la tocchi,
l’erma dal guardo gelido e sinistro?
(il tempo edace lineò di bistro
le palpebre lapidee delli occhi).

Ma un sorriso ermetico, ha la faccia
attirante, soffuso di promesse,
O miti elleni! – s’ella mi stringesse
d’improvviso, così, tra le sue braccia!

E tolgo e mordo il frutto avventurato
e mi pare di suggere dal frutto
un’infinita pace, un bene, tutto
tutto l’oblio del tedio e del passato.

Ma guardo in torno. Vedo teoria
d’erme ridenti in loro bianche clamidi,
ridendi tra le squallide piramidi
del busso. – Torna la malinconia:

Ridevano così quando mio Padre
esalò la grande anima e pur tali
(udranno allor le mie grida mortali?)
sorrideranno e morirà mia madre.

Ridevano così che nella culla
dormivo inconsapevole d’affanno:
implacabili ancor sorrideranno
quando di me non resterà più nulla.

GUIDO GOZZANO

Published in: on aprile 8, 2021 at 07:08  Lascia un commento