Oggi mi parlano i gerani

Spendono al sole nel giardino
in sette vasi i rosa bianco e rosso
fiori dei gerani li guardo
li vado ad accarezzare ed
ecco nel bisbiglio del vento
mi sembrano parlare: ricordi
quei di un tempo che di tua
mamma ornavano il balcone
quei nostri rosso rosa e bianco
a noi fratelli? Ricordo
e mi commuovo ed ancor mi
par di rivedere una cara
a me figura che curva su di loro
su quel balcone antico familiare
con cura amica accarezzare:
la bella figura della cara mamma mia!

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 25, 2021 at 07:07  Comments (2)  

A spasso con l’ombrello

Anche andarsene a spasso con l’ombrello
pur se ha di brutto, ha anche assai di bello…

Non certo quando cade giù arrabbiata,
ma quando è pioggerella moderata.

Guarda il bagnato sull’asfalto nero
quanto riluce! splende, per davvero!

E sembra che ci sia più intimità
che per le stradeè più che rarità.

Eè musica l’andar, col ticchettio,
‘l frusciar, e, nelle pozze, lo sciacquio…

Va per il naso quell’odor di fresco!
Eè proprio per assaporarlo, che esco.

E muta, il cielo: quando un po’ rischiara,
e quando s’ingrigisce e di più…spara.

L’ombrello or pende qui…or pende là…
pel verso che alla pioggia il vento dà.

E quando troppo soffia, occor frenarlo
con piccole manovre: ognun, sa farlo!

Ci son gli schizzi delle ruote in corsa…
Allora,è nell’ombrello, altra risorsa:

lo abbassi giù a fare il paraschizzi
e se non va…a casa, i panni, strizzi…

Ma prima, mandi un …bell’augurio al tizio
e pure questo, può essere uno…sfizio!

Ma sì! Che belloè andare con l’ombrello
pregando che ritorni il tempo bello!

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 25, 2021 at 07:03  Lascia un commento  

La doppia immagine

THE DOUBLE IMAGE

I am thirty this November.
You are still small, in your fourth year.
We stand watching the yellow leaves go queer,
flapping in the winter rain,
falling flat and washed. And I remember
mostly the three autumns you did not live here.
They said I’d never get you back again.
I tell you what you’ll never really know:
all the medical hypothesis
that explained my brain will never be as true as these
struck leaves letting go.

I, who chose two times
to kill myself, had said your nickname
the mewling months when you first came;
until a fever rattled
in your throat and I moved like a pantomime
above your head. Ugly angels spoke to me. The blame,
I heard them say, was mine. They tattled
like green witches in my head, letting doom
leak like a broken faucet;
as if doom had flooded my belly and filled your bassinet,
an old debt I must assume.

Death was simpler than I’d thought.
The day life made you well and whole
I let the witches take away my guilty soul.
I pretended I was dead
until the white men pumped the poison out,
putting me armless and washed through the rigamarole
of talking boxes and the electric bed.
I laughed to see the private iron in that hotel.
Today the yellow leaves
go queer. You ask me where they go. I say today believed
in itself, or else it fell.

Today, my small child, Joyce,
love your self’s self where it lives.
There is no special God to refer to; or if there is,
why did I let you grow
in another place. You did not know my voice
when I came back to call. All the superlatives
of tomorrow’s white tree and mistletoe
will not help you know the holidays you had to miss.
The time I did not love
myself, I visited your shoveled walks; you held my glove.
There was new snow after this.

§

A novembre compio trent’anni.
Sei ancora piccola, hai solo tre anni.
Guardiamo le foglie gialle, sono stremate,
turbinano nella pioggia d’inverno,
cadono e s’acquattano. Ed io ricordo
i tre autunni che non hai passato qui.
Hanno detto che mai ti avrei riavuto.
Ti dico quel che mai saprai davvero:
le congetture mediche
che spiegano il cervello non saranno mai reali
quanto queste foglie abbattute.

Io, che ho tentato due volte d’ammazzarmi,
ti avevo dato un nomignolo
appena arrivata, nei mesi del piagnucolare;
poi una febbre t’è rantolata in gola
ed io mi muovevo come una pantomima
attorno al tuo capino.
Angeli brutti mi hanno parlato. La colpa,
dicevano, era mia. Facevano gli spioni
come streghe verdi versando nella testa la rovina
come un rubinetto rotto;
come se la rovina avesse allagato la pancia e sommerso la culla,
un vecchio debito che dovevo accollarmi.

La morte era più semplice di quanto credessi.
Il giorno che la vita t’ha restituito sana e salva
Ho lasciato le streghe rapire la mia anima in colpa.
Ho finto d’esser morta
finché uomini bianchi m’hanno spompato il veleno,
m’hanno messo senza braccia e slavata
nella manfrina di scatole parlanti e letti elettrici.
Ridevo a vedermi messa ai ferri in quell’hotel.
Oggi le foglie gialle
sono stremate. Mi chiedi dove vanno.
Ti dico che l’oggi ha creduto in se stesso, altrimenti cedeva.

Oggi, piccina mia, Gioia,
ama il tuo essere dove adesso vive.
Non esiste un Dio speciale cui rivolgersi; o se c’è,
allora perché t’ho fatto crescere altrove.
Tu non riconoscevi la mia voce
quando tornavo a casa a trovarti.
Tutti i superlativi
di alberi di Natale e vischi del futuro
non ti aiuteranno a sapere le feste che hai perduto.
Nel tempo che non amai me stessa
venni in visita a te su marciapiedi spalati,
mi tenevi per un guanto.
Dopo questo fu di nuovo neve.

ANNE SEXTON

Published in: on aprile 25, 2021 at 06:57  Lascia un commento