Risorta

Come se pietra ti fosse questo lino

il bianco carapace dei sogni ora scostato.

Non sei figlia di Dio, ma femmina terrena

risorta come Lazzaro ai secoli, divina

nell’acqua e nelle messi degli inguini.

Loquace, come lo sono le foglie del ginepro.

Scomposta la mattina che un prato ora mi avviene

dove due scolaresche squittiscono per ore.

Se questa vita è calma lacustre, tu sei il tuono

la lama dell’estiva cicala nel canneto.

Ora risorta, attendi la tua prossima morte

me vicino, capace di umettarti le labbra

tale al putto, nel quadro della Vergine al muro.

Siamo grano, tu del colore acerbo

pur se non te ne avvedi. Io il fiore del papavero rosso

sì sottile, che puoi guardarmi dentro

quel che chiamiamo amore.

 

Massimo Botturi

Published in: on aprile 29, 2021 at 07:34  Lascia un commento  

Le ore della notte

hanno scandagliato

il fondo di un pensiero

rinvenuto tra reperti antichi,

una spia clandestina

pervenutami in sogno

ha svelato amore

nella lacrima muta

sussurrata

dagli occhi di un sorriso,

eravamo al punto

di tracciare

la grande rotta

al bivio della vita

presso i gradini

della cerimonia.

Ora che il tempo

ha chiuso gli spiragli 

posso soltanto

redarguire il cuore

che ha condannato

il fiume

a straripare

lasciando a sogni dolci

il gusto amaro.

 

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 29, 2021 at 07:33  Lascia un commento  

Carme LX

Num te te leaena montibus Libystinis
aut Scylla latrans infima inguinum parte
tam mente dura procreavit ac taetra,
ut supplicis vocem in novissimo casu
contemptam haberes, a nimis fero corde?

§

Mi chiedo se una leonessa dei monti di Libia,
oppure Scilla, che latrisce nella parte più bassa del suo inguine,
ti abbiano generato talmente ferrea e truce,
che la voce di chi ti prega, in clamorosa infelicità,
la snobbi, oh cuore crudele?

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on aprile 29, 2021 at 07:25  Lascia un commento