Vacri

Vacri
falco
artigliata alla fertile collina
con sfida inaudita
proterva minacci
la placida madre
dei tuoi fiumi.

Nino Silenzi

Published in: on maggio 23, 2021 at 07:20  Lascia un commento  

Un sogno andato in fumo

Lontani anni settanta

pieni di vita inquieta,

di ideali di pace,

di fumo blu di un sogno

nato fra le chitarre

e fiori nei cannoni;

fiori che invece arsero

fra onde di napalm

in mari, di fuoco.

In quella terra,

madre di un sogno straziato,

solo. fumo coprì l’orrore,

che poi in cielo salì

senza chieder perdono.

Bruciò in quei campi

la speranza  di pace,

che divenne ferita

raggrinzita, mai chiusa,

che ancor gronda di sangue

negli asettici tuoni

di bombe pensanti,

Come allora colonne di fumo

Colme  di.cupi presagi

immemori e subdole

salgono verso il cielo,

ancor’oggi nessuna pietà …

distoglie lo sguardo anche Dio.

 

Alberto Baroni

Published in: on maggio 23, 2021 at 07:19  Lascia un commento  

La puttana contadina

La muraglia di fronte che accieca il cortile
ha sovente un riflesso di sole bambino
che ricorda la stalla. E la camera sfatta
e deserta al mattino quando il corpo si sveglia,
sa l’odore del primo profumo inesperto.
Fino il corpo, intrecciato al lenzuolo, è lo stesso
dei primi anni, che il cuore balzava scoprendo.

Ci si sveglia deserte al richiamo inoltrato
del mattino e riemerge nella greve penombra
l’abbandono di un altro risveglio: la talla
dell’infanzia e la greve stanchezza del sole
caloroso sugli usci indolenti. Un profumo
impregnava leggero il sudore consueto
dei capelli, e le bestie annusavano. Il corpo
si godeva furtivo la carezza del sole
insinuante e pacata come fosse un contatto.

L’abbandono del letto attutisce le membra
stese giovani e tozze, come ancora bambine.
La bambina inesperta annusava il sentore
del tabacco e del fieno e tremava al contatto
fuggitivo dell’uomo: le piaceva giocare.
Qualche volta giocava distesa con l’uomo
dentro il fieno, ma l’uomo non fiutava i capelli:
le cercava nel fieno le membra contratte,
le fiaccava, schiacciandole come fosse suo padre.
Il profumo eran fiori pestati sui sassi.

Molte volte ritorna nel lento risveglio
quel disfatto sapore di fiori lontani
e di stalla e di sole. Non c’è uomo che sappia
la sottile carezza di quell’acre ricordo.
Non c’è uomo che veda oltre il corpo disteso
quell’infanzia trascorsa nell’ansia inesperta.

CESARE PAVESE

Published in: on maggio 23, 2021 at 07:12  Lascia un commento