Buone vacanze a tutti!

Anche quest’anno siamo arrivati alle vacanze, e il Cantiere si riposa come tutti, nella speranza che l’incubo di questa pandemia sia ormai alle spalle. E’ questo l’augurio che vi faccio, insieme a quello di trascorrere un periodo veramente pieno di sole, emozioni, felicità, e perchè no, poesia. Questa volta però non sono così sicuro di potervi dare l’appuntamento a settembre. Il proseguimento del nostro sito dipende da parecchie cose, dalla soluzione di alcuni problemi, ed in questo momento rimane in forse. Diciamo che se il Cantiere tornerà lo scopriremo solo vivendo! Non crediate che cambi qualcosa: il mio affetto e la mia amicizia per voi che sostenete questo sito sono e rimangono quelli di sempre. A voi va il mio ringraziamento per la fedeltà e l’attaccamento dimostrato in questi anni. Vi lascio in compagnia di belle foto di luoghi che hanno lasciato una traccia nel mio cuore, e che affido anche al vostro!

Il Cantiere

Published in: on giugno 30, 2021 at 08:01  Comments (9)  

Quel sole che s’è dimenticato di nascere

Ho staccato figurine sacre dal soffitto
lasciando ombre in odore di santità.
Dalle pareti no,
imbiancate da poco
poco hanno da raccontare.
L’ho fatto per diradare archetipi
lì fissi da molto e spalmarli su carta,
lasciando aperta la finestra
se volessero spiccare il volo.
Si tratta di vecchie idee
col sole che, sul più bello,
s’è dimenticato di nascere
per lucidare falci e martelli.
Nel frattempo le falci
sono ad arrugginire in cantina
e i martelli sono solo pneumatici
per far scassi per cavi spioni.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2021 at 07:43  Lascia un commento  

Albore

Amo quell’ora in cui il brillio delle stelle è fioco
e respiro infantile a spegnerle è adatto
e il mondo si fa chiaro, a poco a poco
pur se con ciò, non insavisca affatto.

Io più del mattino amo l’albore, quando,
moscerino d’oro confondendo
gli alberi, dai raggi trapassati,
si alzano sulla punta dei piedi.

Amo quell’ora in cui, durante la sgambata,
al vociare di uccelli semidesti, tra i pini,
sul cappello di funghi gridellini
tremola lungo il bordo la rugiada.

Essere un po’ a disagio felice senza gente.
Scaltra usanza il celare la propria felicità, ma
fate che si soffermino i felici nell’albore, pure se
dal mattino avrà inizio ogni calamità.

Sono felice che la vita mia come irreale sia
pur tuttavia allegra, coraggiosa realtà,
che invidia non mi diede Dio, né animosità,
che di fango coperto non sono, né di biasimo.

Sono felice che un giorno sarò antenato
di nipoti non più in gabbia. D’essere stato
tradito e calunniato sono felice,
meglio non è quando di te si tace.

Sono felice dell’amore di donne e di compagni,
le loro immagini sono le mie icone.
Che sia ragazza russa la mia sposa sono felice,
di chiudere i miei occhi è degna, ne avrò pace.

Amare la Russia è felicità plurinfelice.
Cucito a lei sono con le mie proprie fibre.
Amo la Russia e il suo potere tutto vorrei amare,
ma ne ho la nausea, vogliatemi scusare.

Amo questo mio mondo verde-azzurro
con le guance imbrattate di sangue.
Irrequieto io stesso. Morirò non per odio,
ma per amore insostenibile dal cuore.

Non ho saputo vivere in modo irreprensibile, da saggio,
ma voi con debito di colpa rammentatevi
il ragazzino con albore di libertà negli occhi,
luminosa più che vivido raggio.

Essere imperfettissimo io sono,
ma, scelta la mia ora preferita – il primo albore,
Dio creerà di nuovo innanzi giorno
gli alberi dai raggi trapassati,
me stesso trapassato dall’amore.

EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSHENKO 

Published in: on giugno 30, 2021 at 07:13  Lascia un commento  

La nostra musica

E ancora una volta
Mi faccio del male
Ascoltando tante volte
Quante sono le stelle quella melodia
Che ci univa nello stesso respiro.
Ed ecco che sulla scia di quelle
Note mi appari con quel sorriso
Riservato solo a me e che mi faceva
Volare alta nel cielo limpido.
Già perché con te non esisteva
Mai un cielo scuro di pioggia
Perché ogni goccia di trasformava
In tanti piccoli baci come piaceva a me.
Oggi riascolto quella musica
Dopo tanto tempo ma le emozioni
Che provo sono sempre
Della stessa intensità.
E sempre lo saranno.
Finché avrò vita.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 30, 2021 at 06:53  Comments (1)  

Appartenenze

Pullula di anafore
il discorso
dell’orizzonte
come una manovra:
bacia la moglie
parte la mattina
compra il giornale
guarda i titoli grandi
prende il treno
sempre lo stesso
stessi passeggeri,
il posto riservato
dall’amico
compagno di lavoro,
una ragazza
seduta all’altro lato
Incontra gli occhi
gli regala un sorriso,
ma il cuore di pensieri
riluttante
rinnega competenze,
batte nel petto
delle appartenenze
non segue i sensi
e spesso si ritrova
nei labirinti oscuri
come Ulisse
che si lasciò legare
quando raggiunse
l’isola proibita.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on giugno 29, 2021 at 07:38  Lascia un commento  

Bando

Avanti! Si accendano i lumi
nelle sale della mia reggia!
Signori! Ha principio la vendita
delle mie idee.
Avanti! Chi le vuole?
Idee originali
a prezzi normali.
lo vendo perché voglio
raggomitolarmi al sole
come un gatto a dormire
fino alla consumazione
de’ secoli! Avanti! L’occasione
è favorevole. Signori,
non ve ne andate, non ve ne andate;
vendo a così I poco prezzo!
Diventerete celebri
con pochi denari.
Pensate: !’occasione è favorevole!
Non si ripeterà.
Oh! non abbiate timore di offendermi
con un’offerta irrisoria!
Che m’importa della gloria!
E non badate, Dio mio, non badate
troppo alla mia voce
piangevole!

SERGIO CORAZZINI

Published in: on giugno 29, 2021 at 07:09  Lascia un commento  

Dislocamenti limbici

procedere a tentoni
il buio in spalla
serve la massima cautela
a traslocare crani e casse
etichette scollate _il contenuto
una pozione per cervelli affetti
da pensieri incurabili_

in solitaria
a investigare dedali e utopie
l’artefice retorico
smarrisce il suo pronome
sguscia tra cappe e spade
diserta le perizie cattedratiche
rimane in sospensione
tra l’essere e non essere nessuno

Cristina Bove

Published in: on giugno 29, 2021 at 06:53  Lascia un commento  

Repubblica

Ho sognato
Ho sognato di un paese lontano
dove il tempo all’improvviso si era fermato
La vita ferveva nelle strade
e tutti si arrangiavano lieti
Il mago della borsa leggeva nei fondi di caffè
preannunciando ottimi affari
Il lavavetri mi proponeva di investire in derivati
ma era un broker in incognito
Peccato, mi serviva una pulitina al parabrezza
Più in là il baro ed il commercialista
giocavano alle tre carte
ma vinceva sempre il commercialista
Da uno schermo a cento pollici
Il conduttore famoso ammiccava ai suoi scherani
mentre il cronista indipendente
abbaiava a comando sul sofà del padrone di casa
Il caporale sul furgone e lo chef televisivo
si trovavano d’accordo: non c’erano più i negri di una volta
Intanto un pizzicagnolo fuggiva piangendo in contanti
pizzicato sulla via della Svizzera
come un Mussolini qualsiasi
Il governatore saliva sulla barca del monsignore
e il monsignore saliva sull’elicottero del corruttore
e allora il trafficante d’armi pensava
che non tutto il Mali viene per nuocere
Il ministro prendeva il sole a sua insaputa
sul superattico condonato a Vigna Clara
Il candidato comprava bouquets di voti
con sorrisi e tratte a 90 giorni
L’onorevole si faceva il lifting
per risultare più credibile di schiena
Il manager impegnato si faceva quattro conti
poi si faceva la segretaria
poi si faceva e basta
Le cocottes di regime passavano alla cassa
sotto gli occhiali impassibili del ragioniere
Il mafioso trattava con lo stato
e il sindacalista con la sua coscienza
ma entrambi erano latitanti
Il sarto e l’avvocato prendevano le misure
perché quell’anno il processo si portava lungo
Il perito vendeva consulenze al migliore offerente
mentre l’imputato veniva condannato dalla Doxa
L’algoritmo licenziava a raffica i dipendenti superflui
ma con SMS molto educati
I ponti crollavano, le funivie cadevano,
le fabbriche avvelenavano,
e i giornali invocavano per i responsabili
durissime ed esemplari prescrizioni
Il notaio chiamato ad accertare il decesso del Paese
chiedeva in anticipo il suo onorario
Un assessore in manette gridava “Populisti!”
e il Palazzo di Giustizia affondava allegramente
sui suoi pilastri di sabbia
C’era chi gridava al fuoco
Chi diceva la nave affonda, si salvi chi può
Ma no, si salvi chi si è sempre salvato,
disse un tale che vendeva i posti sulle scialuppe
Poi il sogno finì in un gorgo nero

Ho sognato
Ho sognato di un paese lontano
ma l’incubo doveva ancora cominciare
Aprii gli occhi imperlato di sudore
trattenendo un conato
Ma non era la digestione:
mi ero svegliato in Italia

Il Temporeggiatore

Published in: on giugno 28, 2021 at 07:31  Lascia un commento  

A mio figlio quasi uomo

Tesoro mio,
Luce mia,
Mai e poi mai
Vorrei rattristarti
Solo allegria
Vorrei offrirti
Perché è ciò che meriti,
Ma sai, ora sei grande davvero
Quasi uomo fatto e voglio
Che tu sappia che anche io
Posso vacillare o piangere o
Aver paura perché sono umana.
Anche io posso trovarmi
Al buio, eppure di una cosa
Certamente non puoi dubitare,
Del mio amore eterno e assoluto
Per te sogno della mia vita
Ora qui che cammini la tua.
Tesoro mio, luce mia
Per sempre, sempre sarò forte
Per te.

Piera Grosso

Published in: on giugno 28, 2021 at 07:26  Lascia un commento  

Ad una finestra

AT A WINDOW

Give me hunger,
O you gods that sit and give
The world its orders.
Give me hunger, pain and want,
Shut me out with shame and failure
From your doors of gold and fame,
Give me your shabbiest, weariest hunger!

But leave me a little love,
A voice to speak to me in the day end,
A hand to touch me in the dark room
Breaking the long loneliness.
In the dusk of day-shapes
Blurring the sunset,
One little wandering, western star
Thrust out from the changing shores of shadow.
Let me go to the window,
Watch there the day-shapes of dusk
And wait and know the coming
Of a little love.

§

Datemi fame,
o voi déi che sedete e date
ordini al mondo.
Datemi fame, dolore e mancanza,
chiudetemi fuori dalle vostre porte
d’oro e fama
con vergogna e fallimento,
datemi la vostra più meschina, sfinita fame!
Ma lasciatemi un pò d’amore,
una voce che mi parli sul finire del giorno,
una mano che mi tocchi nella stanza buia
a spezzare la lunga solitudine.
Nel crepuscolo dello spettro del giorno
che offusca il tramonto,
una piccola errante stella d’occidente
che mi spinga fuori dalle mutanti rive dell’ombra.
Lasciatemi andare alla finestra,
e là guardare le figure del giorno all’imbrunire,
e aspettare, sapendo dell’arrivo di un pò d’amore.

CARL SANDBURG

Published in: on giugno 28, 2021 at 06:58  Lascia un commento