I colori

Quanti colori, sulla tavolozza!
L’azzurro…il verde…il rosso…il bianco…il nero…
E ognun vorrebbe l’altro al cimitero!…
E sempre ognuno contro l’altro cozza.

Nessuno, mai! un far dell’altro abbozza,
ché ognun si crede possessor del “vero”.
E non sopporta – il rosso – il nero, fiero
d’esser com’è – e il suo nome sempre zozza.

“Io sono il rosso!…- ognor gli fa sprezzante –
sono il color solare e illuminante,
e tu sei il nero ch’ha imbrattato il mondo…”…

“Tu rendi il mondo astioso e delirante!
Col baco in testa vuoi quadrarne il tondo,
e vuoi precipitarlo giù nel fondo!

E in quanto a chi è imbrattante,
se invero il nero tanto l’ha sporcato,
il rosso ancor di più, ma è … sopportato!”

Adesso, il giallo e il verde, mescolati,
son quei che – qui – dall’astio son mirati…

Armando Bettozzi

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Published in: on settembre 21, 2018 at 07:36  Lascia un commento  

Annuncio di fine estate

Tuonano tuoni, sguisciano saette,
per tutto il cielo grigio i due del trio
con l’acquazzon che canta,
e ognun dal suo riparo – anche forzato,
l’esibizione apprezza…O ingrugnato
la chioma d’una pianta
guarda gonfiarsi, e ne ascolta il vocio
frusciar col trio, e in pace il cuor si mette.

Così d’Estate avverte la chiusura
e da essa si congeda, la Natura:

“Fine Estate…est!…Andatevene in pace
per la via lasciata…e che or si riprende…
O pe’ altra via tutta rinnovata…
Che a rilasciar stupore sia adeguata,
cogliendone sol quel che non offende,
e a ben guidare il passo sia capace”.

Stagione va, stagione vien…la vita
tracciando, così, a cadenza infinita…

Armando Bettozzi

Published in: on settembre 7, 2018 at 06:57  Lascia un commento  

Ancora una menzione per Armando

E’ con grande piacere che comunichiamo alla platea del Cantiere la notizia di un nuovo successo di un nostro amico poeta: il caro Armando Bettozzi ha conseguito una menzione d’onore alla 9^ edizione del concorso nazionale  A.L.I. Penna d’Autore “Poesie d’amore” di Torino, per il suo brano “La risacca”, già pubblicato  in queste pagine, e che di seguito vi riproponiamo. Ad Armando vanno le nostre felicitazioni e l’augurio di rinnovare presto i suoi successi letterari.

La risacca

Intanto che al fine va il giorno
m’attardo a segnare la sabbia
che ancora fan chiasso i gabbiani,,,
Poi i richiami si van rarefando.
Che è quando la quiete incomincia.

E quieto ora ascolto
quell’andirivien di risacca,
di sera tra il sole e la luna
che più lassù penzola e più si colora
fino a spiccare sul blu, tinta unita
finché di puntini lucenti è increspato.

Con ritmo uguale e tranquillo
continua il discreto ninnare…
E come appoggiata, una barca
si dondola al suon di risacca.
Com’ anche il cuor mio, pensieroso…

Ché ancor sto in ascolto…
E ancora a guardar sto l’incanto
dei tanti colori sfumati
sul mare e nel cielo…l’azzurro e il rosato…
Ora che è ora che il sole s’immerga.
Che è l’or che si specchi sul mare la luna.

Ma più, perché è l’ora che a te m’avvicina,
che or stai lontana a guardare anche tu
la stella che più con la sera s’accende,
e par la leggera risacca portare
le tue spumeggianti parole d’amore…

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 17, 2018 at 16:28  Comments (3)  

Senza fine

A Lisa

Fino alla fine noi del nostro giorno
e in un final finir ch’è senza fine.
Pei vaghi cieli andar senza ritorno
liberi alfin e fuor d’ogni confine.

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 15, 2018 at 07:11  Lascia un commento  

Er comizziante

Votànno a mme voi fate un terno ar lotto,
ché come starò llì, in quattrequattrotto
io…m’arisòrvo tutto…ma ‘n ve pianto:
che…l’osso ve lo lascio, e anche ‘n po’ più!
È ora de parlàsse a tu-ppe-ttu:
èccome qua! Sò er mèjo e me ne vanto
e io! sò er solo a avéccelo, sto motto:
“Der bene der paese…me ne fotto!”

Ma nno…Scusat’er lapsus!…sto a sbajà…
Volevo dì: ” Votate, e…nu’ rompete!…”….
‘N ce sto a ‘zzeccàcce propio!…Nun ce còjo…
Ma che è che me fa dì quer che nun vòjo?!
Me stann’a ffà ‘r malocchio…Guà che imbròjo!
Ma io sò coccia dura e nu mme sciòjo!
Sò l’artri…Li sentite!…Li vedete!…
Perché sò er mèjo, e stann’a rosicà!

Votàteme!…Ma, mbeh?…Ma che ciavéte!
Sò l’artri! che ve fôtteno…Sapete!?
Che dite?…Er “fôtto” ve l’ho detto io?…
Ma è stato solo ‘n fiotto d’onestà…
Lo giuro: ve sto a ddì la verità!
Ma nno! der “fotto”… Dico…- santiddio!
me fate rimbrojàmme, ma…vedete,
si ‘n vinco io…er terno lo perdete!

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 3, 2018 at 07:19  Comments (1)  

La risacca

Intanto che al fine va il giorno
m’attardo a segnare la sabbia
che ancora fan chiasso i gabbiani,,,
Poi i richiami si van rarefando.
Che è quando la quiete incomincia.

E quieto ora ascolto
quell’andirivien di risacca,
di sera tra il sole e la luna
che più lassù penzola e più si colora
fino a spiccare sul blu, tinta unita
finché di puntini lucenti è increspato.

Con ritmo uguale e tranquillo
continua il discreto ninnare…
E come appoggiata, una barca
si dondola al suon di risacca.
Com’ anche il cuor mio, pensieroso…

Ché ancor sto in ascolto…
E ancora a guardar sto l’incanto
dei tanti colori sfumati
sul mare e nel cielo…l’azzurro e il rosato…
Ora che è ora che il sole s’immerga.
Che è l’or che si specchi sul mare la luna.

Ma più, perché è l’ora che a te m’avvicina,
che or stai lontana a guardare anche tu
la stella che più con la sera s’accende,
e par la leggera risacca portare
le tue spumeggianti parole d’amore…

Armando Bettozzi

Published in: on maggio 21, 2018 at 07:38  Lascia un commento  

Caldi fiocchi di neve

Ieri eravamo noi soltanto noi
unici al mondo.
Di noi l’aria d’argento era impregnata
e arie suonava solo a noi adatte.
E in te parte era della creta mia
e della tua in me:
noi, soltanto un tutt’uno solamente.
Eravamo caldi fiocchi di neve
su prati di smeraldine promesse…
Note di adagi dentro noi scolpite
a badare i cicloni e le tempeste….
Quel ieri ognor presente e che ora è oggi:
lo stesso ier di noi unici al mondo
con la magia del bello e del rimpianto
con noi ancor…caldi fiocchi di neve.

Armando Bettozzi

Published in: on maggio 3, 2018 at 07:21  Comments (1)  

Calvario di Resurrezione

Poche lacrime dagli occhi pe’ una morte d’innocente.
Ma cocente è quello strazio muto e asciutto d’una madre.
Per volere di suo padre che apparir può duro e ingiusto.

Né una marcia d’accompagno atta a sostentare i passi
tra la polvere ed i sassi, colle spine conficcate,
le frustate e gli sberleffi e i dolori lancinanti.

Le cadute sotto il peso, con la terra nella bocca,
no una brocca, un sorso d’acqua, col sudor che si fa sangue;
ancorato al legno, langue, che lo pigia…che lo schiaccia.

Lance, chiodi, mazze, fiele…Questo è quel che ha meritato
pe’ esser nato qual mortale, per salvare il mondo, perso,
con l’amor suo grande e terso…fino al tragico momento.

Non è affatto disperato, sta morendo, ma è sereno
ché la fede non vien meno, che s’avveri la scrittura
pur se dura e tanto atroce è la sofferenza in croce.

E – inchiodato – è lì che spira Gesù Cristo per far dono
d’una vita – la più santa – pel perdono dei peccati
e ai suoi piedi – costernati – stan Maria con Giovanni.

Piange pure la natura, il ciel si oscura…è il terremoto.
E s’avverte un grande vuoto mentre il corpo vien disteso
nella tomba, da cui illeso se n’è uscito il terzo giorno.

È passato dagli amici per mostrare la sua gloria,
la vittoria sulla morte, e Tommaso ha…messo il dito…
“Sì, son io risuscitato, come avevo già avvertito.”

“Ora andate a dire al mondo tutto quel che avete visto,
dite a tutti: Gesù Cristo figlio vero del Dio vero
per davvero è nato uomo, per davvero è morto…e è vivo!

E da vivo – mi vedete – sto tornando in paradiso.
Ma il mio viso ve lo lascio stampigliato in un sudario.
Il perdono, anche, ho lasciato dalla croce sul Calvario”.

Ma non tutti hanno creduto…Ma non tutti hanno capito.
Però…il dito non più è ammesso…e beato è ognun che crede.
Va cercato, o ritrovato, nel tesoro della Fede!

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 18, 2018 at 07:22  Lascia un commento  

L’ore rubate ai giorni incandescenti

L’ore rubate ai giorni incandescenti
di rivoli sanguigni, e di chimere
di nebbie prive e prive di ricchezze:
solo tesori da tenere stretti
fatti di nuvole, di rose e spine.
Fatti di sogni, sparsi come fiori
su prati erbosi sotto cielo e stelle,
su spiagge senza occhi e senza sole,
tra flutti ricamati e rilucenti,
dal flebil loro sciabordar ninnati.
A far sbocciare e crescere passioni
nel turbolento scorrer delle ore
senza badare all’alternar dei giorni,
profondi sguardi e corpi presto esperti
a divenir da due uno soltanto.
Come aquiloni capricciosi, in alto
sempre a salire, come i palloncini
festosi e colorati delle feste,
fuggir la terra a rifugiarsi in noi:
sola zavorra, il gran pienon d’amore.

Armando Bettozzi

Published in: on aprile 4, 2018 at 07:36  Lascia un commento  

Tu, mio fiore…Tu, mio talismano

T’ ho raccolta come si raccoglie
quando è primavera la violetta.
Ti sei fatta rosa, tra le mani,
attenta alle spine, come il micio
fa per non ferir chi l’accarezza.

Andavo fanatico a mostrarti
sia agli amici che agli sconosciuti,
come si porta un fiore all’occhiello
per figurar bello ad una festa,
e sentirsi ed essere, invidiato.

Mutano ancor colore i petali,
e son, bianchi…rossi…azzurri…gialli…
come a dire quel che sempre hai dentro.
Dai geli e dall’afa t’ho protetta;
come amuleto hai protetto me.

Ancor tra le mie mani ti stringo
mio bel fiore, profumata rosa.
D’azzurro il cielo ancor si colora,
calde, tiene il sole, le radici,
e la luna ancor ci tiene uniti.

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 22, 2018 at 07:33  Lascia un commento