Perso nel fluire del tempo

Puntuale ma stufo
di questo inceder lesto della sera,
il sole annega dietro l’orizzonte.
Confini informi son quelli del cielo
e tutto tace, tutto si scolora.
Ed io sulla spiaggia
mi sento solo, perso nel fluire
d’un tempo che governa le cadenze
schivando le impellenze del cuore,
tiranno allorquando l’ora arriva.
So già che è tutto vano
ma posso, devo almeno domandargli:
potresti a volte romper gli ingranaggi,
fermarti il giusto per riprender passo
intanto ch’ogni uomo i sogni affina?
Quest’oggi, per esempio,
avrei voluto cogliere più a lungo
i toni dell’azzurro nel meriggio
per custodirli con estrema cura
nell’album d’una magica mania.
il mare mi conosce.
Sa di questa frenesia fasciante
d’andare sempre a caccia di bellezza
e lui mi invita a rimaner la notte
per sbaraccare draghi dalla mente.
So di non esser pronto.
Ancora non ho vinto insicurezze,
lasciatemi l’introspezione, tutta,
tra una moka ed il provar scrittura
accomodato nella mia cucina.
Sicuro, lui non mente.
Di notte anche esistono colori
nei vicoli narranti l’abbandono,
nella facciata d’una chiesa antica,
in onde e onde a guadagnar la riva.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 21, 2020 at 07:03  Lascia un commento  

L’ago

Cerco l’ago in un pagliaio
e fili strappo, fili e fili
da porre in braccio al vento.
Non sono affatto sufficienti
ore, giorni, mesi ed anni
scuciti al paltò del tempo.
Lo stesso vale per la vita
in un continuo divenire
per non trovarne poi il senso.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 4, 2020 at 06:51  Lascia un commento  

Guarderò il futuro

C’è ancora da aspettare un po’,
che il tempo sedimenti il tempo,
che il mestolo nemmanco magico
completi a modo suo l’ultimo giro
ed impasti a tipo grande chef
gli odori persistenti del presente
e i sapori controllati del passato
per poi unirli in una sola età.
Solo allora, vispo mi sdraierò
nel metro quadro dell’antico orto
per mutarmi in girasole monco,
i petali da rifiorire tutti.
In questa lunga posa benedetta
guarderò senza paura il sole,
farò le giravolte che lui detterà
e mi offrirò al rebus del futuro.
E tutti i giorni rifarò la spesa
scegliendo gli ingredienti basilari
per conservarli sempre freschi
nell’attesa dell’attesa del rito.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 17, 2020 at 07:09  Comments (2)  

Nebbie

Fragile come amore incompreso,
guardai in alto per scovare
le tracce di un sole inviperito.
Il cielo vomitava nebbia
e tutto era niente
e niente era tutto, senza contorni.
Rallentai il passo per farmi colpire
dalle incoraggianti luci di una vetrina
ma vidi manichini anch’essi disorientati.
Allungai il passo nella direzione del cuore
e lungo il sentiero staccai rami di solitudine
da bruciare nel primo falò che speravo d’incontrare.
Doveva essere meriggio inoltrato
quando a malapena scorsi casa mia.
Fino a notte fonda rilessi il meglio di Proust.
In quella recherche m’addormentai sereno,
sicuro di condividere col primo sole dell’alba
il mio e suo disagio d’un giorno no.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 3, 2020 at 07:03  Comments (1)  

Forse i fiori sbocciano ancora

 

Vedo sogni appesi come panni
sotto un sole del tutto impotente
che pare quasi balbettare
davanti a questa terra muta.
Forse i fiori sbocciano ancora
anche senza occhi che li possano guardare.
Forse il mare fa più rumore,
grida per farsi sentire da chi lo ama.
La primavera ha quasi vergogna di esistere.
In un tempo di silenzi prolungati
si raccoglie quanta più vita possibile
per conservarla nello scrigno del’anima
mentre vorremmo che le ore fossero giorni
per dare inizio a una quiete assordante.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 14, 2020 at 07:07  Lascia un commento  

Dentro noi stessi

Schivando l’ultima immagine,
scivoliamo inerti dentro noi stessi
e sul ciglio del baratro abissale
ci diamo l’inutile specchiata.
Laggiù, nelle nerissime distese,
s’intravede un’imprecisa luce
e non sappiamo se è proprio a noi
che quel segnale è indirizzato.
Sarà speranza forse ingannatrice,
capace di un doppio olè sconnesso,
di un solito ripristino del tempo
da cui in qualche modo ripartire.
Vorremmo noi precipitare, adesso,
mutare l’ora in un secondo uno
ed incagliarci a fine tuffo astruso
su fondi d’anima scartavetrati…
Maledetto quell’anonimo sorriso
che ignaro piomba nel bel mezzo,
nell’attimo in cui scadiamo a turno
nella viltà d’umana misericordia!

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 7, 2020 at 07:06  Lascia un commento  

In gabbia o fuori

In gabbia o fuori,
implora tu la vita, ovunque sia,
di regalarti ad ogni giro inanellato
una carezza da cucirti addosso.
Di qua
un silenzio,
una preghiera a far felice
di ieri l’uomo che si specchia
in un abbraccio fatto del domani.
Di là
un fragore,
un urlo all’amor di sempre
che fa sorrider l’uomo d’oggi
in un abbraccio fatto d’eternità.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 29, 2020 at 07:45  Lascia un commento  

I cinque sensi

Me ne starei per un’eternità,
accovacciato tra le dolci pieghe
di questa sabbia ancora tiepida,
con gli occhi consegnati a donna luna.
Si sente odor di sale che mi avvolge
e mare ascolto, mai così vicino.

Mi chiedo se, almen per l’occasione,
là, dietro le quinte, l’alba impaziente,
voglia tardar non poco la sua l’uscita
per guadagnare il suo cambio scena
giacché gustar la notte io vorrei,
tutta e di più!

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 22, 2020 at 06:55  Lascia un commento  

L’universo dentro me

L’universo è dentro me
quando la notte denudo
e so di non essere solo.
Sento sorridere gli occhi
ubriachi della tua presenza,
di quel vedere che ci sei.
Non voglio lune incredibili
né stelle piegate ai capricci
o astri dai colori impossibili.
Mi basti come acqua alla sete,
colma dimensione del fresco
in attesa di riaccostar le labbra.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 4, 2020 at 07:18  Lascia un commento  

I miei occhi

Adagiati sopra ogni mare,
ubriachi d’ombre di luna e stelle,
uguali a quelli del bambino
nell’attesa dello svestir del seno,
sono i miei occhi.
Versati in universo amico,
mettono a ferro mille sue sconcezze
e a fuoco i suoi sbalordimenti.
In abbandono persistente,
sono i miei occhi.
Occhi che vorrebbero fruire
di tutte l’ore dal sonno castigate,
anche del poco o nulla che il busso,
dalle palpebre scandito, oscura,
sono i miei occhi.
Che li veda escludendo specchi!
Che una volta possa copiarli ad arte,
che riesca a lucidarli a fondo
senza ricorrere all’amica stilla,
i miei occhi!

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 28, 2020 at 07:19  Lascia un commento