Il cielo resiste

Son vetri rotti i sogni decaduti

e adesso devi fare pulizia.

E cosa fanno le speranze tue?

Stanno raccolte dietro un angolo.

Le vedi, timide, che tremano tutte.

Peccato! Nei momenti come questi

in cui vorresti solo che piangere,

sono incerte se fare capolino.

Hanno l’aria di certi bambini

quando, pronti a ricevere un premio

e in attesa del tuo bel cenno,

sono lì, buoni, ad aspettare il proprio turno.

Intanto guardi le bianche pareti

piene di quadri con i colori a mille

che non distingui, non c’è verso,

eppur v’è barca e v’è mare dentro.

Così, fissi il soffitto pieno d’ombre,

immagini però troppo precise:

la proiezione di una cristalliera

o lo stelo di un odioso candelabro.

Tutte forme che non ricordano le nuvole,

le nuvole che se le guardi

ti offrono scintille,

carri stracolmi di zucchero filato,

dolci sirene dai capelli lunghi

o nivei vasi che traboccano di rose.

Poi, finalmente, piano piano ti decidi.

Apri la porta del tuo terrazzo vuoto.

Prendi un po’ di respiro, alzi la testa

e vedi chiaro il cielo che resiste.

 

Aurelio Zucchi

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Published in: on febbraio 9, 2018 at 06:59  Comments (1)  

Accenderò la notte

Cos’ha il mare questa sera?

Neanche un segno di saluto,

intimidito come mai l’ho visto,

imbambolato nell’enorme vasca.

 

Sarà perché intorno è buio,

sarà la pioggia che lo seda

o forse è questo nostro amore

che stenta, stenta a decollare.

 

Di luna, poi, neanche l’ombra

quasi anche lei giocasse contro.

E poi, le stelle mie si sono estinte?

Maledizione, quanta iella!

 

Dovrei adesso essere mago,

provare a sistemare tutto

mentre frattanto un lungo bacio

mi aiuta a guadagnare tempo.

 

Accenderò la notte

con i sorrisi che saprò rubarti,

lanciando in aria i riflessi

dei tuoi meravigliosi occhi.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 30, 2018 at 07:37  Comments (5)  

Il mondo di Aur

Parrebbe cosa d’altri tempi,

un’aria invero profumata,

un fiore alieno emozionante,

il mondo di Aur.

 

Col passo lento dell’intruso,

la curiosità che mi assillava,

l’ho visitato di soppiatto,

il mondo di Aur.

 

Finestre blu e senza vetri

mi aprivano nuance e sogni

al pari di carezze di una madre

che inondano d’amore il figlio.

 

Scovai più tardi nel salotto

pile di libri ed antiche fiabe,

figure di prìncipi al galoppo

ad inseguire glorie e dame.

 

Sul vecchio tavolo di fòrmica,

ancora aperto il grande Black

e una foto in bianco e nero

del primo pesce catturato.

 

Sui muri, a destra e a manca,

guardai quadrati d’acqua e sale

e barche e reti e lenze sgangherate

distese al sole ad asciugare.

 

Davanti al fuoco scoppiettante,

su sedia a dondolo di raso,

pelle di seta a prima vista,

l’ultima fata mi parlò.

 

Appresi di un foulard bianco,

del banco di una quinta B,

di poesie dei sedici anni

che l’uomo suo le raccontò.

 

Che tempo sarà stato

il tempo che ora non c’è più?

Quali speranze nascondeva

il mondo di Aur?

 

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 21, 2018 at 07:02  Comments (5)  

Alba antica

Sul mare del passato di un poeta
tuttor si pavoneggia l’alba antica
che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l’oggi
e la sostanza appena ne scalfisce
com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio

residui d’erba bruca al suo passaggio
lasciando eretta la falesia, esposta
al sole, al vento e del cielo all’acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi
nel mentre monta ingenua onnipotenza
per quel serbar, del catenaccio in atto,

la chiave ch’apra la sala dei miraggi
rivolta a Sud con la finestra al sole
e giù, al mar, salsedine impazzita.

L’ancor dormiente e provocante specchio
al Nostro va, protetto dalla sorte
nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora
e calmo il miracolo s’avvera
al primo raggio sopra l’orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce
sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
azzurro pria che il cielo se n’avveda.

Schiarito appar metà dell’universo
a mo’ di quando dopo il lungo inverno
i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov’era solo brina
con il silenzio a fare da interregno
nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,
solitudo, che scoglio or abbandona,
sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo
dacché le orme su quel ner lui vuole
calcare ancora come pria ha fatto.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 12, 2018 at 07:19  Comments (3)  

CARO ANNO NUOVO

Caro Anno Nuovo,

dammi un solo motivo in più

per continuare a credere alla mia vita!

In fondo, hai dodici mesi di tempo…

 

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 1, 2018 at 07:04  Comments (5)  

Potevo io essere re

La volta ch’aspettavo il vento

in alba d’insistente pioggia,
successe un vero finimondo

e stavo diventando quasi re.

Gli alberi si scansarono

a passi indietro d’elefante.
Le nuvole, irriconoscibili,

non più in libera caduta.

Il fango s’asciugò veloce

e fece di sé piastrelle in luce.
Il mare, incredibile il mio mare,

sempre azzurro dietro i vetri.

Da solo nella nuova terra,

i flosculi di cardo a sentinella,
equilibrista improvvisato

attesi quindi ch’arrivasse il vento.

Al primo alito da Nord,

fronte al cielo, offrii la gola
per rompere di netto le sue corde,

noiose fabbriche di parole belle.

Al gelido schiaffo successivo,

protèsi, da condannato a morte,
gli occhi tutti spalancati

per farli rasoiare a sangue.

Così – pensavo – finalmente

quegli occhi avrebbero perduto
la vista amara dei malanni,

perfino quella dei potenti.

All’ultima raffica tagliente

avevo già buttato la camicia
per fare in modo che nudo nudo

il cuore mio fosse colpito.

Col cuore,

l’infinita rabbia per il buon mondo che non c’è…
Nel cuore,

l’ingenua tenerezza per il mondo che sta qui…

Ma ritornò l’odiata calma.

Il sole, adesso, sgomitava forte
tra plumbee macchie ancora

bruciando l’ultimo mio sogno.

Le onde formarono plotoni

attenti all’assoluta pace attorno.
I boschi, ai bordi di collina nuova,

scrollarono la brina dalle chiome.

Non so se quella volta

fu l’unica occasione della vita,
quel treno puntualmente perso

all’ultima stazione del destino.

L’aria, l’acqua e la terra

mi corteggiarono incalzanti
per dare il loro benvenuto

al fuoco che tenevo dentro.

Governatore improvvisato,

potevo io essere re
ma senza scettro né corona

il cuore tutto mi ripresi.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 29, 2017 at 07:30  Comments (1)  

Ed io rinacqui

Ho visto, in un’alba su misura,
un mare dai colori inusuali
proteggermi dal crescere dei dubbi
nel mentre, fiero, il sole s’accendeva.
Il ner di quella notte si scansò
ed io, non più sua preda, rinacqui.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 20, 2017 at 07:34  Comments (4)  

Prigioniero delle mie paure

Nuvole nere tenute in sospeso
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.

Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand’ero piccolo.
 

Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.

Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.

Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.

Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.

Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.

Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:20  Comments (1)  

Dalle parti della quercia spezzata

Non passare dalle parti della quercia spezzata,
potresti incorrere in qualche disavventura!

Se devi spingerti fino alla radura della quiete,
se proprio è quello il luogo che tu hai prescelto,
vedi di trovare altre strade che siano più agevoli.

Non esistono?
Allora passa dalle parti della quercia spezzata.
E’ sempre così…
 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:28  Comments (2)  

Emerge

Intanto che il sole va a dormire,
d’amaranto il cielo lui colora
togliendo al mar la prima scena.

Vibrazione è il silenzio dentro
or che fissa l’acqua, il pescatore.
E le parla, oggi, al fine di distrarla.

Nessun fragore, ferma la reclama,
muta come la voce della sera
mentre il volto dell’amore emerge.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 17, 2017 at 07:13  Comments (2)