Se amor non muore

Per tutte le stagioni della vita
si ripercorre sempre ugual sentiero.
Di qua, roseti a dire è primavera,
di là, azzurri a replicar l’estate.
Alla strettoia, a fine valle e corsa,
l’aria si snoda alle prime piogge
e dopo un po’ si accuccia essa stessa
per darti avviso dell’intenso freddo.
Se amor non muore, così come si spera,
avrai la voglia di inventarti un nome
che definisca il tuo mutar del tempo
nella stagione in cui nulla trapassa.

Poesia IV classificata al XV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio Città di Eboli” (2011)

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 27, 2021 at 07:26  Lascia un commento  

Senza dire nulla

Camminai di buona lena, fiero
e questa volta il mar non era meta
perché di fianco già mi respirava.
Era tramonto da zittire il tempo
ed affrettai la corsa per paura
che l’impaziente sera lo rubasse.

L’avevo vista avvolta nell’azzurro
in una festa della primavera
e fu amore, solamente amore,
a farsi mare, fuoco cielo e terra
nel mentre mi sentivo quasi un re.

Finito ch’ebbi il mio bel tragitto,
sostai un po’ davanti alla scogliera
e l’occhio si posò sulle caviglie
baciate dalla forsennata schiuma.
Un brivido viaggiò lungo il mio corpo,
io fui geloso di onde che amavo.

Mi avvicinai senza dire nulla
e senza dire nulla lei si accostò.
E fu amore, solamente amore
a farsi mare, fuoco cielo e terra
intanto ch’io mi sentivo un re.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 20, 2021 at 07:05  Lascia un commento  

E’ troppo tardi

Il cielo è annerito
sopra questo penoso ricordo di noi due
che abbiamo riempito moltissimi giorni
lungo il viale delle fiacche promesse.
Il tuo amore è solo marmo
e il bene e il male dentro di me
urlano ancora per salvare apparenze.
Mettiamo almeno coraggio in quest’addio!
Le nuvole portano grigie novelle
e sul tetto della mia testa
la morte s’aggrappa pesante
per ritardare l’arrivo.
Nella giusta bufera
che intorno si abbatte
è troppo tardi riavere
l’amore che ha diviso l’amore.
Guardando la pioggia che picchia
o la melma che accumula melma là presso il ciglio,
rimane in comune, oltre all’affanno,
girare di scatto le spalle
magari ammucchiando i nostri ricordi
ai sassi lavati dal fango,
alla nebbia che intanto scende,
alle foglie, ingiallite d’autunno.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 14, 2021 at 06:56  Lascia un commento  

E poi chissà se qualche cosa accade

Avanzi di felicità sorbiti
al tavolo d’un bar qui sotto casa
tra sguardi, voci e visi spaventati.
Ricordi belli a farmi compagnia
in un meriggio d’ansie governato
ed ho bisogno di toccar con mano
momenti d’una società più quieta.
Spaventa questa mia necessità
di dissetarmi con i colori antichi
ma intanto va, questo losco tempo,
e poi chissà se qualche cosa accade.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 5, 2021 at 07:35  Lascia un commento  

Anamnesi

Fu tempo breve, quello della giovinezza,
un faro acceso sul futuro atteso,
cadente stella da inseguire in fretta
per la paura di perderla di vista.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 31, 2021 at 07:47  Lascia un commento  

Senza dire nulla

Camminai di buona lena, fiero
e questa volta il mar non era meta
perché di fianco già mi respirava.
Era tramonto da zittire il tempo
ed affrettai la corsa per paura
che l’impaziente sera lo rubasse.

L’avevo vista avvolta nell’azzurro
in una festa della primavera
e fu amore, solamente amore,
a farsi mare, fuoco cielo e terra
nel mentre mi sentivo quasi un re.

Finito ch’ebbi il mio bel tragitto,
sostai un po’ davanti alla scogliera
e l’occhio si posò sulle caviglie
baciate dalla forsennata schiuma.
Un brivido viaggiò lungo il mio corpo,
io fui geloso di onde che amavo.

Mi avvicinai senza dire nulla
e senza dire nulla lei si accostò.
E fu amore, solamente amore
a farsi mare, fuoco cielo e terra
intanto ch’io mi sentivo un re.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 17, 2021 at 07:40  Lascia un commento  

Lungo il sentiero delle prime sabbie

Lungo il sentiero delle prime sabbie,
quello che muore appena vede il mare,
in una curva stretta più delle altre,
quasi ai piedi di un’erica perenne
da sempre esiste ciò che m’appartiene.
Lo si confonderebbe con le foglie
dov’è che si nasconde ormai da tempo,
invece è solo lastra multiforme
la cui tinta è il frutto dei miei anni
con l’uso dei colori improvvisati.
Come allo specchio, in essa mi rifletto
lungo il sentiero delle prime sabbie
quando mi reco al verde e blu dell’acqua
mentre io chiedo alle irrequiete onde
di pazientare prima del mio arrivo.
E mi vedo, sudato e stralunato
sulle piccole, medie e grandi barche,
tra i sorrisi d’una madre eterna,
col cuore in lotta verso il primo amore
e in mano il vessillo del futuro.
È solo un attimo che dura un’ora.
Ho sempre in mente quella mia meta
e quindi corro, corro forsennato
ad abbracciare il confidente mare
al quale della lastra riparlare…

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 21, 2021 at 07:45  Lascia un commento  

Pro-memoria

Fossi degno delle Tue attenzioni,
prima ancora di preservarmi amore,
ti chiederei di salvar nel tempo
la mia memoria, Dio!

Ti prego!
Fa’ che anch’essa possa respirare
nei nuovi giorni che mi aspettano
e nelle notti che la incalzerò.

Dalle un volto,
una voce, un sorriso
per i miei giochi a indovinare
in una gota e in un solo accento
o in un muovere di labbra lieve
ogni persona che mi ha amato.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 14, 2021 at 07:41  Lascia un commento  

La mutazione dei colori

Sarà colpa di questo nostro tempo
o di certe non previste suggestioni,
a volte mi accorgo di vette sfumate
e un ricordo quel bianco mi diventa.
Accade in chi ha sempre voluto,
cercato, spesso trovato, l’azzurro
nel cielo al governo d’estati perenni
e nel mare, venuto a sostegno.
Il viraggio dei colori, giù dal picco,
trascina la linea ai piedi dell’opaco,
cattura i nuovi affanni per scagliarli
nel guadagno delle gioie, trofei dormienti.
Non guardo il cielo, per fortuna,
e da un bel po’ non vedo il mare.
Il non rischiare è forse meglio
se – neutre – ora fossero le tinte…

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 3, 2021 at 07:07  Comments (1)  

Poi nulla più

Al primo cenno d’alba volli il mare.
Lo vidi, come me, in dormiveglia
con onde basse a far da mite coltre.
E lungo la battigia passeggiava
la brezza dai respiri così calmi
da non solleticar le sabbie stufe
di quella notte assai lunga e fredda.
M’avvicinai al nero scoglio mio
e poi da lì guardai l’orizzonte.
Il solito saluto al nuovo cielo,
i neri occhi di Peppe il pescatore
e quindi lesti in barca a ordinare
le lenze e l’esche per allietare i cuori.
Poi nulla più, soltanto vibrazioni
secrete da possenti emozioni.
Sul tavolo in cucina, caffè nero
versato nell’amaro denso cruccio
per quel sogno impiccato al patibolo del tempo.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 21, 2021 at 06:55  Lascia un commento