Prigioniero delle mie paure

Nuvole nere tenute in sospeso
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.

Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand’ero piccolo.
 

Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.

Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.

Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.

Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.

Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.

Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.

Aurelio Zucchi

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Published in: on dicembre 7, 2017 at 07:20  Comments (1)  

Dalle parti della quercia spezzata

Non passare dalle parti della quercia spezzata,
potresti incorrere in qualche disavventura!

Se devi spingerti fino alla radura della quiete,
se proprio è quello il luogo che tu hai prescelto,
vedi di trovare altre strade che siano più agevoli.

Non esistono?
Allora passa dalle parti della quercia spezzata.
E’ sempre così…
 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 28, 2017 at 07:28  Comments (2)  

Emerge

Intanto che il sole va a dormire,
d’amaranto il cielo lui colora
togliendo al mar la prima scena.

Vibrazione è il silenzio dentro
or che fissa l’acqua, il pescatore.
E le parla, oggi, al fine di distrarla.

Nessun fragore, ferma la reclama,
muta come la voce della sera
mentre il volto dell’amore emerge.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 17, 2017 at 07:13  Comments (2)  

Di là dal mare

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Di là dal mare,

nell’oltre martoriato dalle fantasie,

nella regione dell’ultima ragione che rimane,

di là dal mare il cielo si abbassa.

Si china, prostrato e consenziente,

a dare in prestito un po’ di blu che abbonda

per riversarlo appena sotto l’orizzonte.

 

Noi poeti siamo piccoli,

noi che in un verso reclamiamo verità,

siamo una goccia della nostra riva.

Le prime luci che accendono la baia

spengono di già il nostro ardire

e rimaniamo qua, a raccontarci i fatti della terra.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 8, 2017 at 07:47  Comments (3)  

I ricordi non più emergenti

Di notte, quando il sonno non mi vince,
mi immergo nel tempo agognato,
mi ritrovo su strade che conosco.

Cammino verso angoli di mare
su sassi però molto deformati.
Ai bordi i cespugli sono macchie,
le vecchie case ruderi sgraziati
e gli alberi imperfetti, imprecisi.

Arrivo nella baia preferita
ed ingannevole m’appar la vista.
Non azzurra è l’acqua, insensata.
M’inerpico su per la scogliera
e scivolo negli abissi dei silenzi.

Trenini rotti, rami denudati,
malinconiche giostre senza luci,
risacche dissonanti, lune spente
sono i ricordi non più emergenti.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 24, 2017 at 07:34  Comments (2)  

Buone nuove da Aurelio

Tra i numerosi attestati e riconoscimenti ottenuti dai nostri poeti quest’estate abbiamo il piacere di ricordare il  13° posto (su ben 835 partecipanti) nella sezione in lingua al XXI Concorso Internazionale di poesia “Il Saggio – Città di Eboli” – Premio Alda Merini, ottenuto lo scorso 30/7 a Eboli (SA) dal nostro caro Aurelio Zucchi, con il suo brano “Scavai nel cielo”, già pubblicato sul Cantiere il 18/9/2013, che vi riproponiamo qui di seguito. Siamo orgogliosi dell’amicizia del nostro Aurelio, che da lunga data onora il nostro Cantiere, e gli auguriamo di proseguire con una lunga catena di successi la sua carriera di autore sensibile ed ispirato.

 

Scavai nel cielo

Inginocchiato ai sogni da bambino

scavai nel cielo senza darmi tregua,

sicuro prima o dopo di scovare

l’inizio di quel raggio che non vedo.

.

Mi piacque demolir fosche figure

formate dalle nuvole in cammino,

figure a guisa dei dannati ghigni

che già all’avvio spezzano il sospiro.

.

Fu poi la volta della pioggia nera,

di quella che di netto disunisce

il vezzo di guardar lassù, in alto,

con la speranza di vedere il sole.

.

Toccai la ruggine degli uomini

che mai la diluiscono giù in terra

e, al contrario, l’affidano al futuro

per conservarla nell’aria maledetta.

.

Scavai nel cielo anche da grande,

armato più di quando ero fanciullo,

ma a malavoglia presi buona nota

che nulla nell’aria era cambiato.

.

Ero mutato io, l’uomo dei sogni,

che del bambino non ho più la stoffa,

pietrificato nella certezza stolta

di alterare il mio assegnato fato.

.

Aurelio Zucchi

 
 
Published in: on ottobre 13, 2017 at 18:17  Comments (7)  

E preme intanto la notte maligna

Il cerchio troppo chiaro della luna

disordine mi arreca questa sera.

Vorrei proprio non essere distratto.

Raccolgo in un logoro canestro

avanzi di sogni per me troppo grandi.

Sarei placato se ci riuscissi.

Scompongo azzurri da disintegrare,

colori surclassati dal tempo ferrigno.

Darei la vita per nascere di nuovo.

Si stava bene nella vecchia barca,

sull’altalena dell’incredulità.

Avrei dovuto crederci di più.

E preme intanto la notte maligna.

Si vanta, la folle, d’avermi recluso.

Ma guardo su, per mia fortuna,

e rivaluto cocciuti bagliori.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 12, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Mi basta il sereno

I cieli si scoloran come gote
d’un bimbo preda della febbre alta.
La luce del mattino non s’accende,
la notte avrà inibito l’alba.
Non sento il respiro delle onde,
il mare non sbadiglia né si sveglia.

Che strana primavera sto vivendo?

È colpa dei silenzi, qui dentro me,
di quel non far rumor per non distrarsi
nell’arduo ricercare il varco
di là dal qual planare sul sicuro
o, almen, sul meno incerto.

D’una Medusa della felicità,
se fosse, non guarderei il volto
per non restar da lei pietrificato.

Mi basta il sereno ma…
riproverò a ispezionare l’antro.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 3, 2017 at 07:26  Comments (2)  

Dammi un attimo di respiro

La mia pelle che diventa tua,
la tua pelle che diventa mia,
quattro mani abbandonate,
il paradiso è già arrivato qui.

Nascosto tra le nostre pieghe,
non chiude più i suoi battenti.

Dammi un attimo di respiro.
Fammi aprire questi occhi

per controllare i tuoi colori,
per misurare i tuoi sudori,
per fermare i tuoi respiri
e i tuoi rossori, se rossori hai.

Questi occhi già perduti
tra le curve del tuo petto
e dei tuoi umidi rifugi,
fammeli aprire, te ne prego,

per guardare in ogni dove
la bella fretta di non morire,
la stessa che ora freme
nella fretta di vibrare.

Dammi un attimo di respiro
per pensare a quando tu
sarai lontana, rossa nuvola
mescolata nei ricordi bollenti.

Di queste nostre ore
io farò brodo fumante
in cui bagnare i miei sigilli
e il pane raffermo dell’oblio.

Aurelio Zucchi

Published in: on settembre 20, 2017 at 07:37  Comments (4)  

Alba antica

Sul mare del passato di un poeta

tuttor si pavoneggia l’alba antica

che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l’oggi

e la sostanza appena ne scalfisce

com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio

residui d’erba bruca al suo passaggio

lasciando eretta la falesia, esposta

al sole, al vento e del cielo all’acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi

nel mentre monta ingenua onnipotenza

per quel serbar, del catenaccio in atto, 

la chiave ch’apra la sala dei miraggi

rivolta a Sud con la finestra al sole

e giù, al mar, salsedine impazzita.

L’ancor dormiente e provocante specchio

al Nostro va, protetto dalla sorte

nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora

e calmo il miracolo s’avvera

al primo raggio sopra l’orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce

sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,

azzurro pria che il cielo se n’avveda.

Schiarito appar metà dell’universo

a mo’ di quando dopo il lungo inverno

i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov’era solo brina

con il silenzio a fare da interregno

nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,

solitudo, che scoglio or abbandona,

sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo

dacché le orme su quel ner lui vuole

calcare ancora come pria ha fatto.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on settembre 5, 2017 at 07:07  Comments (2)