Uno diventa il respiro d’ognuno

Tra le mie braccia sorride, l’amore.
I mali castiga di questo andare
verso l’indecifrabile futuro
lungo le strade senza più aiuole.

Uno diventa il respiro d’ognuno.
Salda è la voglia di stringere tutto,
anche i colori che non incantano
per poi indurli a virare in un blu.

La vita si denuda di zavorre
pur di adagiarsi sull’ala del volo.
E s’apre del tutto, il sipario,
sulla scena della non commedia.

Aurelio Zucchi
 

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Published in: on settembre 13, 2018 at 06:55  Comments (2)  

Il mare racconta

Se non sei me, non puoi immaginare
l’assenza di paure in piena notte,
sia essa ghiaccio figlio dell’inverno
o soffocante in opprimente agosto.

Ho visto stelle correre al riparo
al sopraggiunger di maligne nubi
ed altre, a mo’ d’affascinanti donne,
spogliarsi d’ogni ultimo brillante.

Per tre giorni ed anche per tre notti
a Santiago ho fatto compagnia
mentre adescando il fiero nostro marlin
pescava invero l’estremo suo coraggio.

Bonacce è vero che ne ho mandate
ma il mio vecchio mai ha più saputo
di quanto ancora sono amareggiato
per le tempeste che non gli ho evitato.

Se mai qualcuno ti dovesse dire
che solo d’acqua sarei fatto io,
non annuire e sii anzi tentato
di venire a vedere la mia anima.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 18, 2018 at 07:20  Comments (1)  

Una difficile primavera

Al sorger d’ albe pressoché uguali

a notti che di sonno non ho riempito,

cedo molecole del non abbandono

e sento il vero sapore immeritato.

Vanno avanti, le indifendibili ore,

e sembra che io non abbia il tempo

di volgere un solo sguardo d’affetto

verso il sole di questa primavera.

Cerco gli incavi della tenerezza,

ascolto a convenienza ogni ragione

ma è solo spavento il destreggiarmi

nel tic tac d’eccessiva sofferenza.

 

Aurelio Zucchi

Poesia premiata con Menzione Speciale alla 1 Edizione Premio Internazionale di Arti Letterarie “Thesaurus”  Albarella (RO) sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)

Published in: on giugno 10, 2018 at 06:55  Comments (1)  

Lascia cantare la mia speranza

I fiori che ti porgo
con premura sciocca,
non sono per omaggio alla bellezza
né per mostrarti sintomi d’amore.

Lo sguardo che ti porgo
con qualche ansia in più,
trascini ai tuoi piedi le antiche pene
e al tuo perché le mie nuove paure.

Se ora ascolti queste grida,
non aprire il tuo sorriso amaro
in un’amorfa smorfia nera
e lascia cantare la mia speranza.

Accogli le rose che ho sottratto
alle narici d’una donna ignara.
Annusa il retrogusto della vita
e, per un istante, scopriti inutile.

Poi, rimani ancora più lontana
e non seguire presto le mie orme.
Assaporo tardi le gioie della vita
ed oggi io ti rifiuto, o morte…

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 29, 2018 at 06:58  Lascia un commento  

Stasera, per fare un esempio

Se per voler sequestrare ricordi,
bisogna in ogni modo vivere,
chiedo stasera se vale l’inverso
e cioè se per liberare vita
– per fare un esempio, la mia –
necessita ricordare, comunque.

Davvero è importante, il passato?
Mah!
Forse sarà perché già è passato
questo presente che corre e trascorre
– per fare un esempio, il mio –
che assorbe futuro e scivola via
come onda sovrastata dall’onda.

Fosse così, da tremar ci sarebbe
al pensiero di vedersi negati
tutti i volteggi proposti dai sogni,
– per fare un esempio, i miei sogni –
malinconici clown senza circo,
increduli erranti nel non essere.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 17, 2018 at 07:34  Comments (2)  

Quando domani…

Quando domani assolderò il tuo cuore

per sentire il vento del mio caldo Sud,

riaccenderò la fiamma di pallide speranze

nel tuo sorriso rubato a caro prezzo.

 

Spalancherò il mio salotto colorato,

disteso lungo il cavo della mano,

novello e azzurro paradiso

per ospitare il tuo amore strano.

 

Quando domani ti stringerò al petto,

inghiottirò le mie gocciole di cielo,

un briciolo di luna vagabonda

e, solo guizzi d’una stella pellegrina.

 

E se ti sgriderò affetto,

vorrei avere il mondo intero testimone

oppure nessuno ad ascoltare

le mie salate confessioni.

 

Quando domani mi vedrai partire,

non so cosa potrà accadere.

Ora, sono distratto dal fumo di questa sigaretta

che mi invita a non pensare…

 

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 2, 2018 at 07:01  Lascia un commento  

L’amore lo nascosi

Aveva il profumo delle rose
e lo colsi soltanto per un’ora.
L’amore lo nascosi nei meandri
d’un egoismo che facile mi vinse.
Ed anche quel sorriso spalancato
lo vidi solo come correità.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 23, 2018 at 07:30  Lascia un commento  

A giocare con gli azzurri del cielo

E onda dopo onda,
quando leggerai questo messaggio
forse sarò ancora in preda ai sogni
e ti vedrò sdraiata su una nuvola
a giocare con gli azzurri del cielo.

Mi basterà questo per cogliere a volo
almeno la coda di quella serenità
che inseguivamo tra la casa e il mare
per fare un giro attorno alla vita,
madre mia!

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 9, 2018 at 07:29  Comments (3)  

Il tempo che rimane

L’ortolano,

il salumiere,

la fòrmica della mia cucina,

la terrazza,

il porto sotto,

il cortile,

vetri rotti ed io che gioco.

 

Le canzoni sempre uguali,

la fisarmonica di Gianni,

le note che ho imparato,

un re minore ed io che canto.

 

Il primo pesce all’amo,

l’Alighieri sul divano ocra,

il piede rotto sulla spiaggia,

un nuovo amico ed io che parlo.

 

Il mare in mano,

la cabina 23,

un metro per volare,

il fiato trattenuto,

lei zitta ed io che amo.

 

Capelli neri,

un abbaino,

i fantasmi inventati,

la pelle sua sulle mie gambe

uno scalino ed io che sogno.

 

La casa si svuota,

mia madre vacilla,

il treno parte in fretta,

Roma aspetta ed io che penso.

 

Il tempo che rimane

cattura le curve di ieri.

Le stringe in un anello

dentro il quale io vivo.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 29, 2018 at 06:59  Comments (2)  

Solo?

Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio dei più bei ricordi,
saprei pur sempre dedicar me stesso
e quanto ancor di me rimane, al mare.
Quante stelle chiamerei a raccolta…
per prime, quelle in cui spesso m’imbatto
al primo mio voltarmi in alto
quando quaggiù stanco è lo sguardo.

Solo, invischiato nelle lunghe ombre
delle colline inginocchiate a riva,
nulla avrei di che dividere con altri
se non, poi, il raccontar l’evento.
Solo, anche se a farmi compagnia
di onde e onde ci fosse il bacio,
di linea d’orizzonte la presenza
e di sirene ridestate il suono.

Quante cose potrei dire, solo…
a un lombrico in lotta con la sabbia,
a una barca che a salpar m’invita,
a un amore celato chissà dove.
Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio di certi nuovi sogni,
saprei pur sempre dedicar me stesso,
e quanto ancor di me rimane, al mare.

Solo?

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 17, 2018 at 07:18  Lascia un commento