Buone nuove da Aurelio

Tra i numerosi attestati e riconoscimenti ottenuti dai nostri poeti quest’estate abbiamo il piacere di ricordare il  13° posto (su ben 835 partecipanti) nella sezione in lingua al XXI Concorso Internazionale di poesia “Il Saggio – Città di Eboli” – Premio Alda Merini, ottenuto lo scorso 30/7 a Eboli (SA) dal nostro caro Aurelio Zucchi, con il suo brano “Scavai nel cielo”, già pubblicato sul Cantiere il 18/9/2013, che vi riproponiamo qui di seguito. Siamo orgogliosi dell’amicizia del nostro Aurelio, che da lunga data onora il nostro Cantiere, e gli auguriamo di proseguire con una lunga catena di successi la sua carriera di autore sensibile ed ispirato.

 

Scavai nel cielo

Inginocchiato ai sogni da bambino

scavai nel cielo senza darmi tregua,

sicuro prima o dopo di scovare

l’inizio di quel raggio che non vedo.

.

Mi piacque demolir fosche figure

formate dalle nuvole in cammino,

figure a guisa dei dannati ghigni

che già all’avvio spezzano il sospiro.

.

Fu poi la volta della pioggia nera,

di quella che di netto disunisce

il vezzo di guardar lassù, in alto,

con la speranza di vedere il sole.

.

Toccai la ruggine degli uomini

che mai la diluiscono giù in terra

e, al contrario, l’affidano al futuro

per conservarla nell’aria maledetta.

.

Scavai nel cielo anche da grande,

armato più di quando ero fanciullo,

ma a malavoglia presi buona nota

che nulla nell’aria era cambiato.

.

Ero mutato io, l’uomo dei sogni,

che del bambino non ho più la stoffa,

pietrificato nella certezza stolta

di alterare il mio assegnato fato.

.

Aurelio Zucchi

 
 
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Published in: on ottobre 13, 2017 at 18:17  Comments (7)  

E preme intanto la notte maligna

Il cerchio troppo chiaro della luna

disordine mi arreca questa sera.

Vorrei proprio non essere distratto.

Raccolgo in un logoro canestro

avanzi di sogni per me troppo grandi.

Sarei placato se ci riuscissi.

Scompongo azzurri da disintegrare,

colori surclassati dal tempo ferrigno.

Darei la vita per nascere di nuovo.

Si stava bene nella vecchia barca,

sull’altalena dell’incredulità.

Avrei dovuto crederci di più.

E preme intanto la notte maligna.

Si vanta, la folle, d’avermi recluso.

Ma guardo su, per mia fortuna,

e rivaluto cocciuti bagliori.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 12, 2017 at 07:16  Comments (2)  

Mi basta il sereno

I cieli si scoloran come gote
d’un bimbo preda della febbre alta.
La luce del mattino non s’accende,
la notte avrà inibito l’alba.
Non sento il respiro delle onde,
il mare non sbadiglia né si sveglia.

Che strana primavera sto vivendo?

È colpa dei silenzi, qui dentro me,
di quel non far rumor per non distrarsi
nell’arduo ricercare il varco
di là dal qual planare sul sicuro
o, almen, sul meno incerto.

D’una Medusa della felicità,
se fosse, non guarderei il volto
per non restar da lei pietrificato.

Mi basta il sereno ma…
riproverò a ispezionare l’antro.

Aurelio Zucchi

Published in: on ottobre 3, 2017 at 07:26  Comments (2)  

Dammi un attimo di respiro

La mia pelle che diventa tua,
la tua pelle che diventa mia,
quattro mani abbandonate,
il paradiso è già arrivato qui.

Nascosto tra le nostre pieghe,
non chiude più i suoi battenti.

Dammi un attimo di respiro.
Fammi aprire questi occhi

per controllare i tuoi colori,
per misurare i tuoi sudori,
per fermare i tuoi respiri
e i tuoi rossori, se rossori hai.

Questi occhi già perduti
tra le curve del tuo petto
e dei tuoi umidi rifugi,
fammeli aprire, te ne prego,

per guardare in ogni dove
la bella fretta di non morire,
la stessa che ora freme
nella fretta di vibrare.

Dammi un attimo di respiro
per pensare a quando tu
sarai lontana, rossa nuvola
mescolata nei ricordi bollenti.

Di queste nostre ore
io farò brodo fumante
in cui bagnare i miei sigilli
e il pane raffermo dell’oblio.

Aurelio Zucchi

Published in: on settembre 20, 2017 at 07:37  Comments (4)  

Alba antica

Sul mare del passato di un poeta

tuttor si pavoneggia l’alba antica

che lui non vede eppur morta non crede.

Il bel ricordo avanza verso l’oggi

e la sostanza appena ne scalfisce

com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio

residui d’erba bruca al suo passaggio

lasciando eretta la falesia, esposta

al sole, al vento e del cielo all’acqua.

Mirabil vista viene offerta agli occhi

nel mentre monta ingenua onnipotenza

per quel serbar, del catenaccio in atto, 

la chiave ch’apra la sala dei miraggi

rivolta a Sud con la finestra al sole

e giù, al mar, salsedine impazzita.

L’ancor dormiente e provocante specchio

al Nostro va, protetto dalla sorte

nella porzion di tempo ad intervallo

tra il cobalto e la nascente aurora

e calmo il miracolo s’avvera

al primo raggio sopra l’orizzonte.

E nastri e nastri incidono la luce

sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,

azzurro pria che il cielo se n’avveda.

Schiarito appar metà dell’universo

a mo’ di quando dopo il lungo inverno

i primi verdi muovono la zolla

prendendo posto ov’era solo brina

con il silenzio a fare da interregno

nel freddo assolo regalato al vento.

Fantasma destinato negli abissi,

solitudo, che scoglio or abbandona,

sfibrata defluisce verso il largo

e lascia spazio a piedi di fanciullo

dacché le orme su quel ner lui vuole

calcare ancora come pria ha fatto.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on settembre 5, 2017 at 07:07  Comments (2)  

I versi più belli

Uscito indenne dall’oscuro lago
nel quale quella volta entrai,
quell’unica volta
che alla vita io non ho creduto,

su lastra di cielo
inciderei all’istante
un po’ di mio sereno ritrovato.

Ma i versi più belli, i migliori,
i soli di cui mi sento capace,
sono sempre quelli scolpiti nel cuore.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 29, 2017 at 07:39  Comments (3)  

Ci sono anch’io

Niente amore questa notte.

Lenzuola intatte, non si suda.

 

Lei dorme e forse sogna il cielo

mentre io, vinto alla grande il sonno,

guardo un lento muoversi di curva,

raggio di luna entrato nella stanza

a separare chiari e scuri alla parete.

 

Mi accorgo che ci sono anch’io

tra i riflessi del pacifico silenzio.

 

Il giorno andato mi rilascia vita

da accatastare ai ricordi miei.

L’alba forse ritarderà l’arrivo,

regala più tempo per le verifiche.

 

Le dita esplorano la dura pelle

cogliendo qua e là scaglie di credito.

Sto pensando che mi voglio bene,

ci sono anch’io mentre lei dorme.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 20, 2017 at 07:15  Comments (2)  

Cercava occhi inclini al sogno

E temo la vendetta della luna
che prima o poi d’incuria sarà stanca.

Apparire da umile vedetta
non era certo veste immaginata.
Cercava occhi inclini al sogno
e voci pronte da ascoltare.

Per altre vie transita distratto
dell’anima il celere conforto.
Svolazzano malinconie sopite

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 10, 2017 at 07:41  Comments (3)  

Rimani al mio fianco

Sei qui finalmente, sei proprio vera.
Il viso ti tocco, gli occhi e le mani.
Il velo sollevo dai tuoi colori
immaginati tra mille sospiri.

Adesso non devi aver fretta.
Che cielo quaggiù sta per arrivare!
Le tenebre presto divengono ombre
ed ombre i perimetri cedono al sole.

Dammi aiuto a raccogliere gioia,
tutta la gioia negli anni inseguita.
Fammi un sorriso scolpito nel cuore
e giravolte affinché mi diverta.

E se anche di te io fossi stracolmo,
non provar mai a girarmi le spalle.
Non devi aprire le maglie del tempo
e rimani al mio fianco, felicità!

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 24, 2017 at 06:57  Comments (4)  

Credimi

Tu,

occhi di luna infastidita,
riprenderai la buona lena
e verserai nei bruschi anni
il lago della giovinezza.
Ti giuro,
tornerai sulle marine
a raccogliere conchiglie,
anche le più orrende

ma… conchiglie.
Fidati,
i sorrisi che nascondi
verranno fuori come bimbi
scoperti quali bruchi nelle tane.
Ascoltami,
abbandona il treno
spedito verso il futuro
e la stazione della morte che verrà.
Credimi,
nulla è mai capace

d’ammalarti dentro.
Qualunque stella

non cadrà del tutto…

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 7, 2017 at 07:27  Comments (6)