Ah se fossi qui

Ah se fossi qui,
ti chiederei un bacio forte sulla guancia.
Un bacio premuto a lungo,
come accadeva nei tempi
del mio noviziato da nonno
e del tuo da scolaretta…
quando sentivo come un’ingiusta frattura
quella lontananza di poche ore.
Ah se fossi qui,
vorrei l’esclusiva dei tuoi sogni, sapendo
che mai me li confesseresti;
eppure mi basterà chiedertelo, solo
per vederti arrossire, un poco, con discrezione.
Ah se fossi qui,
ti inviterei a parlare d’un qualunque
argomento, ‘che mi basterà osservarti
nei dettagli del viso con insistenza,
protratta oltre il limite dello sguardo
ammonitore della nonna,
per scoprire in superficie e dentro te
qualcosa che mi resti oltre il presente.
Ah se fossi qui,
sarebbe come il regalo d’una finestra
che s’apra s’una sorprendente prospettiva
rigenerante e vivifica, che fermi il tempo
della mia clessidra troppe volte costretta
a contare stanchi granelli di sabbia.
Ma se tu fossi qui,
come potrei cullarmi su questa malinconia
che mi stringe il petto e poi lo distende
che sento acquietante ed energetica insieme,
sapendoti felice, lì dove sei,
a realizzare il tuo futuro.

Nonno Carlo

 

Carlo Baldi

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Published in: on maggio 21, 2019 at 07:11  Comments (6)  

Viaggio di nozze insolito

(con splendido finale)

 

Chi può negare che il desiderio

avrebbe trovato un tempo,

per diventare concreto atto?

Chi può supporre che non dovesse

esserci un luogo insolito e sognato

per accoglierli dopo lungo viaggio?

Chi potrebbe togliere suggestione

al tossir ripetuto e fiacco

del loro ronzinante destriero

di lamiere e propulsore termico su ruote ?

Chi, ancora, potrebbe contestare

che il senso di sorpresa e contrarietà

sarebbe servito loro, per scambiarsi

un tenero ripetuto abbraccio e

riderne poi di gusto della ventura?

Chi potrebbe disconoscere agli amici,

convenuti prima, allo scambio dell’eterno

formale impegno d’ amore e di sostegno,

il diritto appunto, di riderne al pensiero

dell’improbabile evento che li cogliesse ?

Chi, ancora, avrebbe potuto immaginarli

a spingere l’involontario complice e muto ronzinante

fino all’opportuno precario parcheggio ?

Chi potrebbe infine negare loro il piacere

di trovarsi non lontani da un anonimo

ma accogliente hotel di Romagna ?

Chi potrebbe per ultimo, non tu, figlia

desiderata e inventata in quel tempo,

togliere il miracolo di cogliere la più

alta probabilità d’interpretare il

ciclo vitale?

Che tu sia benedetta, figlia del nostro amore!

 

Carlo Baldi

Published in: on febbraio 22, 2019 at 06:51  Lascia un commento  

L’uomo senza qualità

(titolo mutuato dal romanzo di Robert Musil)

 

Non ho drammi da dichiarare

né affanni d’amore

che mi stringano il petto.

Cerco di liberarmene quando capitano

con chiavistelli inoppugnabili:

la concretezza e l’utilità.

Non ho passioni

che mi turbino il sonno

né nodi da districare per trovare

la logica inattaccabile dal senso comune

che, in quanto comune, è ampiamente verificata.

Non ho sentimenti, definiti alti, da coltivare,

perché mi accontento del poco

che sia sicuro e raggiungibile senz’assillo.

L’ansia non mi appartiene:

compio piccoli passi e dopo ognuno

di questi ne verifico gli effetti.

Non ho consiglieri di cui fidarmi,

ovvero qualcheduno c’è che si proponga,

allora l’ascolto ma distinguo

il giusto dall’errato, secondo i miei canoni,

che canoni non sono:

meglio sarebbe dire

la mia esperienza consolidata.

Mi guardo intorno, certo, per cogliere qua e là

qualcosa che sostenga la mia immaginazione:

parole da un discorso, gesti casuali, sguardi,

però ad ognuno di questi faccio la tara…

per sicurezza.

Ci tengo alla mia dignità di uomo.

E quando la domenica mi metto in gruppo

per entrare in chiesa, mi distinguo traendo

i cinquanta centesimi da consegnare

… all’accattone che tende la mano.

 

Carlo Baldi

Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:15  Lascia un commento  

Simon e Marina

… e noi siamo qui,

affacciati ad una finestra che dà

su un orizzonte inaspettato sempre.

Ed è pura bellezza, calma armonia,

che ci cattura il guardo e insieme il cuore.

Abbiamo messo da parte i pezzi del nostro

“Meccano” che andranno insieme

a fatica e l’anima sarà speranza inevasa.

 

Invece lì, la perfezione c’è, della reciproca

creazione: sì che Simon ha dato seconda

vita alla sua mamma,

e Marina, nutrita di attesa e sacrificio

passione e competenza ha messo

in un insieme ordinato,

cellule e spirito, carne ed anima.

 

Chiudiamo piano la finestra, senza

rumore, che il silenzio nostro

è un dovere.

 

Carlo Baldi

Published in: on gennaio 22, 2019 at 07:14  Comments (3)  

Epopea medica

In sala d’attesa al Day Surgery

per la cataratta.

Ventiquattr’occhi

con lo sguardo opaco

in attesa di chiarore.

Verrà sera.

Sguardi opachi

da cataratte incipienti

o mature.

Tutti in attesa di una schiarita.

Sarà stanco il medico

quando verrà il mio turno?

Intanto gli occhi

sono più di 30

e meno di 40.

Non ci vedo chiaro.

In un tavolo nell’angolo

ci sono beni di conforto

che non confortano

…l’attesa.

Molti anziani

molti vecchi

pochi giovani.

Ed io?

Insolita nebbia

al di là dai vetri

a Merano.

Solita nebbia

al di qua.

In Oculistica

ci sono anziani con ipoacusia:

è necessario

alzare la voce

per farsi intendere.

Nel reparto Otorino,

proprio qui accanto,

ci sono anziani

con cateratta

che hanno sbagliato

sala d’attesa.

Leggiamo giornali

in sala d’attesa di Oculistica

da un’ora e mezza.

Abbiamo tutti

disturbi alla cervicale.

ci trasferiamo in Ortopedia.

Una infermiera krumira

ci avverte che è iniziato

uno sciopero infermieristico.

Va riprogrammato l’appuntamento.

All’ambulatorio oculistico

l’infermiera prima di iniziare

lo sciopero

fissa l’appuntamento.

La vedo brutta

per le mie vacanze estive.

Sta piovendo

ma abito qui vicino.

Mia moglie sarà contenta

che l’accompagno a sauna

con l’auto.

Dio c’è!

…per qualcuno.

 

Carlo Baldi

Published in: on aprile 22, 2018 at 07:26  Comments (2)  

A Dalila

Occhi limpidi e puri sfiorano appena

l’altrui Anima, quando d’assonanze

sentono l’intimo vibrare d’amorosi

sentimenti: che in quegl’istanti il cuore

si dispone a donar all’altro totale

fiducia e incondizionata, che non

a indagar se ne sia di cotanta stima

degno l’oggetto e dell’amore in divenire.

Di spessa scorza era la sua

rivestita, e la tua mano così leggera,

da non poterne avvertire l’intima essenza:

oppure guidata malvagiamente laddove

l’intelletto cede al bisogno d’amore.

Rimarrà la bellezza di una cicatrice.

Non altro.

 

Carlo Baldi  (nonno Carlo)

Published in: on aprile 13, 2018 at 07:07  Lascia un commento  

Aforismi in cardiologia

Puoi far fluire le parole

oppure esondarle:

in quello sei un buon medico

in questo, un medico che si specchia.

 

Un camice aperto davanti

ed uno aperto dietro,

indicano la tua strada

per il prossimo futuro

in un letto d’ospedale.

 

Ci sono infermiere

che ti curano, altre,

che si prendono cura di te.

 

Alcuni medici vivono la professione

per procurarsi il rispetto dei malati,

altri rispettano i malati

e vivono come Uomini.

 

Una buona infermiera

amalgama le regole scritte

con quelle del cuore.

 

Un sorriso abbassa la sistolica

di 5 mm di Hg:

purtroppo il vantaggio non è cumulabile.

 

Un medico iniziato

alla condizione del malato

sarà un buon medico con ottima probabilità.

 

Per qualche giorno hai contezza

che il cuore è solo un muscolo

poi, se riesci a farci un aforisma,

devi riconsiderare il fatto.

 

Se dalle finestra d’ospedale

vedi un supermercato…

pensa un po’,

ti verrebbe voglia di andarci!

 

Carlo Baldi

Published in: on marzo 22, 2018 at 07:05  Comments (5)  

Il sole ci consegna…

Il Sole ci consegna un nuovo giorno e mi

entra in casa da Est, da là, dov’è

piantato il campanile della Chiesa d’Avelengo.

… e stamane ricomincio da te. E da

chi altri, rifletto, dovrei e potrei se non da te?

Così mi dico mentre bevo quest’infuso che ha

il color dell’ambra, -sedimento millenario

di resina, forgiata dal tempo -.

Ricomincio da te, originario

Sedimento d’Amore

nel mio aspro cuore quindicenne.

… e guardo questa piccola tavola

allestita con modeste consolatorie cose

che disegnano una geometria

definitasi volontariamente giorno

dopo giorno, perché risponda

al nostro comune senso estetico.

E noto piccole disarmonie: la mancanza

del coltello per tagliare il mio pane,

il tuo vasetto della marmellata d’arance

ormai vuotato ma ancora disponibile

a fornirmi con fatica, mezzo cucchiaino

d’amara ma preziosissima gelatina.

E allora il mio cuore si fa tenero perché

ci sei tu in questi segni e annotarli senza

rancore mi gratifica e m’aiuta a

riconoscerti e riconoscermi ogni giorno.

Da poco m’hai lasciato, che hai da

apparecchiare il nostro giorno, e la solitudine

m’è grimaldello per l’affiorar d’altri pensieri

e pur’anche del calore di tua mano che pocanzi,

nell’intimità delle coltri, ho presa

e portata alla fronte e poi negli occhi,

per forzarne la chiusura e cancellar

miei ordinari tormenti.

… e io credo che tutto ricominci e finisca con te,

mio quotidiano amore

mio consolatorio amore

mio amore ancor da schiudere definitivamente.

 

Carlo Baldi

Published in: on dicembre 23, 2017 at 07:15  Comments (8)  

Per il ventunesimo di Dalila

So bene, che non s’ha da fare

quel che faccio: anticipar d’un dì

la ricorrenza dei tuoi ventuno, ma

urgenze, due, alle costole mi stanno:

arrivar prima d’altri all’appuntamento,

_ di questo venia ai molti chiedo _

e alla Musa divina dar soddisfazione.

Non serve aspettar codesti

eventi per celebrare il sentimento

ch’ a te mi lega e che tu ricambi

allor che leggo nei begl’occhi neri

d’affinità elettive sicuro segno.

E se indietro vado a cercarne traccia

una delle prime trovo, s’impegno

la memoria ‘che mi sostenga a dire

strappati versi da la mia _Vita Nuova_:

…Passa per l’odore di te
che catturo in punta di naso
e mi sazio cercando
di capire fra Mustela e limpida
orina il prevalente…

… e nel mentre il naso sfregavo sul

tuo ventre morbido … accadeva

com’è ora, per questo quattro di luglio,

del duemiladiciassette che m’intenerisca:

…d’un misto di felicità e precarietà._

 

Nonno Carlo

 

Carlo Baldi

Published in: on luglio 4, 2017 at 07:18  Comments (9)  

Ho un amico…

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

è un collega di lavoro, d’una decade

più giovane del sottoscritto,

anche lui approdato fra le grandi

braccia dell’istituzione INPS.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato i rudimenti

del disegno industriale un secolo fa,

su fogli di carta da spolvero e poi

su carta lucida con penne Rotring.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché parlavo più di lui, dovendogli

insegnare questo e quello e fors’anche

fra –questo e quello-, qual’era meglio

scegliere “nello specifico” caso.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché lo “specifico caso” non sempre

era specifico, ma senza il sostegno

delle Norme bisognava scegliere e

sceglievo io che avevo l’Esperienza.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non sempre facevo valere

l’esperienza, ma sapevo cogliere

il valore della novità e dell’intuizione

e avevo sguardi franchi e sereni.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non abbiamo mai litigato

sulla scelta se aprire o meno una finestra,

per garantire il “giro d’aria” all’ufficio

nel quale vivevamo gran parte di vita.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato a non spendere

parole inutili per fare scelte alle quali

attribuivano valore vitale, anche se

valore vitale non avevano quasi mai.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché eravamo persone di spirito

e lo sapevamo dosare naturalmente

con grande cura, annusando nell’aria

gli altrui feromoni della tensione emotiva.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché a volte mi chiamava maestro

anche quando maestro non ero –nello

specifico caso- e finalmente ci si capiva

oltre il significato letterale delle parole.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché sempre più spesso abbiamo

demolito i ruoli, ed era bello per entrambi

trovarsi dall’altra parte del fossato

perché c’erano orizzonti nuovi da scoprire.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

e sapete qual è uno degli orizzonti nuovi

che abbiamo scoperto con questo

gioco di ruolo replicato ogni volta?

E’ che ci sentiamo ancora giovani come nel ’75.

 

Carlo Baldi

Published in: on maggio 24, 2017 at 07:16  Comments (7)