Per il ventunesimo di Dalila

So bene, che non s’ha da fare

quel che faccio: anticipar d’un dì

la ricorrenza dei tuoi ventuno, ma

urgenze, due, alle costole mi stanno:

arrivar prima d’altri all’appuntamento,

_ di questo venia ai molti chiedo _

e alla Musa divina dar soddisfazione.

Non serve aspettar codesti

eventi per celebrare il sentimento

ch’ a te mi lega e che tu ricambi

allor che leggo nei begl’occhi neri

d’affinità elettive sicuro segno.

E se indietro vado a cercarne traccia

una delle prime trovo, s’impegno

la memoria ‘che mi sostenga a dire

strappati versi da la mia _Vita Nuova_:

…Passa per l’odore di te
che catturo in punta di naso
e mi sazio cercando
di capire fra Mustela e limpida
orina il prevalente…

… e nel mentre il naso sfregavo sul

tuo ventre morbido … accadeva

com’è ora, per questo quattro di luglio,

del duemiladiciassette che m’intenerisca:

…d’un misto di felicità e precarietà._

 

Nonno Carlo

 

Carlo Baldi

Annunci
Published in: on luglio 4, 2017 at 07:18  Comments (9)  

Ho un amico…

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

è un collega di lavoro, d’una decade

più giovane del sottoscritto,

anche lui approdato fra le grandi

braccia dell’istituzione INPS.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato i rudimenti

del disegno industriale un secolo fa,

su fogli di carta da spolvero e poi

su carta lucida con penne Rotring.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché parlavo più di lui, dovendogli

insegnare questo e quello e fors’anche

fra –questo e quello-, qual’era meglio

scegliere “nello specifico” caso.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché lo “specifico caso” non sempre

era specifico, ma senza il sostegno

delle Norme bisognava scegliere e

sceglievo io che avevo l’Esperienza.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non sempre facevo valere

l’esperienza, ma sapevo cogliere

il valore della novità e dell’intuizione

e avevo sguardi franchi e sereni.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché non abbiamo mai litigato

sulla scelta se aprire o meno una finestra,

per garantire il “giro d’aria” all’ufficio

nel quale vivevamo gran parte di vita.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché gli ho insegnato a non spendere

parole inutili per fare scelte alle quali

attribuivano valore vitale, anche se

valore vitale non avevano quasi mai.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché eravamo persone di spirito

e lo sapevamo dosare naturalmente

con grande cura, annusando nell’aria

gli altrui feromoni della tensione emotiva.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché a volte mi chiamava maestro

anche quando maestro non ero –nello

specifico caso- e finalmente ci si capiva

oltre il significato letterale delle parole.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

perché sempre più spesso abbiamo

demolito i ruoli, ed era bello per entrambi

trovarsi dall’altra parte del fossato

perché c’erano orizzonti nuovi da scoprire.

 

Ho un amico che mi chiama Maestro:

e sapete qual è uno degli orizzonti nuovi

che abbiamo scoperto con questo

gioco di ruolo replicato ogni volta?

E’ che ci sentiamo ancora giovani come nel ’75.

 

Carlo Baldi

Published in: on maggio 24, 2017 at 07:16  Comments (7)  

Tenero giustiziere

D’incolpevoli quadrupedi, raro non è

trovare, di varia forma,

ritorni da “uscite di servizio”…

di ceneri più o meno digerite.

Ardua raccolta dati

mi si prospetterebbe s’io volessi,

a voi incolpevoli lettori, fornire

di valutazione, criteri obiettivi:

siano essi di consistenza e forma

e nuances cromatiche… le più varie,

oltre che aromatiche e granulometriche…

Oh! Mi perderei .

Preferisco una chicane appena un po’

rischiosa, coi versi che riverso, e dico

un’ovvietà: vieppiù perigliosa è la pratica

deambulatoria, se non sia…

pronta e opportunamente calcolata!

C’è invece chi, nel bel paese ov’io vivo,

chicane non ne fa di suo proposito preciso:

tira dritto… fermandosi un po’ prima!

Cava di tasca un’etichetta, a mo’ di cuore,

sceglie la giusta lingua: teutonica o italica,

in base a criteri che ad indagar m’è duro,

giustapponendola all’oggetto

d’ un trenta gradi angolari indietro,

perché se ne legga il motto:

  • GEFAHR! Aufräumen (oppure)
  • SCORRETTO! Rimuovere

Che meraviglia! Ignoto, sensibile,

bilingue, ecologista benemerito, moderno

tenero Giustiziere!

 

Carlo Baldi

Published in: on aprile 8, 2017 at 07:42  Comments (8)  

La mia donna…

La mia donna s’è tolta i pantaloni e la maglietta

e indossa un cappellino con visiera:

incontra il sole delle quindici-e-trenta

per uno scambio gratuito di cortesie.

Il body di raso nero, fascia seni e fianchi

rispettando le morbide forme

ancor piene di matura bellezza.

Un’involontaria zoommata a cent’ottanta

ai condomìnii intorno, immobili, com’è giusto

che sia, da trent’ anni ed oltre.

 

… e rinnovo il pensiero

d’essere un fortunato, impenitente conformista.

 

Carlo Baldi

Published in: on marzo 21, 2017 at 07:35  Comments (13)  

Il testamento

Sì!

Oggi che le celebrazioni

e i canti che mordono il silenzio,

hanno spento l’ansia dei vivi,

sentirai irrisolto il desiderio

d’una carezza non data.

Mi cercherai più dentro di quanto

non conceda l’affanno del ricordo e

muti saranno i dolori, perché, penserai:

niente di quello ch’è stato mi servirà!

Porrai l’occhio alle mie orme

per misurarne profondità e direzione

e capirai che io a volte ero là dove

non avrei dovuto essere, lontano,

con il capo volto all’indietro.

Ma tu cercami ancora più dentro

di quanto non accordi

Il credito di riconoscenza.

Non sarò io a dirti quanta passione

ho messo nell’indicarti la strada

né quant’ esperienza di padre

ho costruito sbagliando

sulle tue deboli membra.

Ma il bene e il male saranno serviti.

A volte copierai le mie impronte

ed altre le eviterai per farti

edificatore della tua esistenza.

 

Carlo Baldi

Published in: on marzo 12, 2017 at 07:41  Comments (10)  

Dio mio non l’amo più

(Dio mio non l’amo più!

Eppur l’amavo

l’ho sempre amata,

la mia vita è segnata dell’amor per lei

Che sia l’età?

Si sa, prima o poi doveva capitare

ovvero è capitato… ma non così.

Non son più giovane…

e anche lei… la giovinezza ha perso?)

-Hai troppi pensieri in testa!

…Questo e quel lavoro!-

Ma son cose che mi piacciono

che mi riempiono la vita,

anch’esse son la vita.

-Sei distratto o, più ancora,

non sei qui, sei altrove!-

Ma tu…tu non mi aiuti…

sei sempre in attesa…

-Quando prendo l’iniziativa

ti spaventi… lo sai!-

Spaventato… io?!

Sì…diciamo… intimorito!

( Ci deve esser dell’altro…

La mia donna con i “…settanta da adolescente…”

è ancora giusta… lì e là… è giusta.

Cazzo!

…allora son io…

Son io!

Possibile?)

-Buona notte!-

Dammi un bacino almeno!

-Mmh… notte!-

(La notte è lunga, lunga a ragionar

su quel ch’è stato

quel che doveva essere

sulle battaglie vinte

che avrei dovuto ammettere d’aver perso.

Le discussioni inutili che lascian segni

a me… a lei.

Mi ha ben detto lei che

il “bugiardino” recitava:

“…da 1 a 10 casi su 1000…l’amlodipina

può diminuire la libido…” .

A me… me su 1000 con un dosaggio di 5 mg!

5 mg d’un “ generico” che ti distruggono un amore!

…no! Domani mando affanculo il “generico”

e tengo l’altro “generico”

con il quale convivo da 7 anni da buoni amici.

…salirà la pressione

…solo la sistolica, credo, di 15 mm di Hg…

La tengo controllata!)

(Finalmente una lama di luce…

Saranno le 6:30…)

Una nuova notte è arrivata, che tu lo tema o lo brami… arriva! Basterà che sian passate solo 15

ore dalla mancata “assunzione” del “generico” maledetto? Steso a letto, vado su FOCUS a guardarmi la ricerca di nuovi mondi possibili alla vita, mentre lei, che tutto sa… si mette la bendina, fa finta di dormire prima, e poi lo fa davvero.

FOCUS rimanda alla prossima puntata la soluzione del mistero

…ed anche io!

Inconsapevole, o guidato dal sogno, allungo una mano…Nessuna lama di luce, sono le 5:30, il corriere scarica i giornali qui sotto.

 

…Morbide colline e intime valli

accarezzo

e temo il temibile segno d’assenza

di qualunque vita che sia.

(-Quali sono i sensi che segnalano

che qualcosa si muove?-)

-Che vuoi amore? Son le 5-

Le 5:30. E’ quasi l’alba.

Non credo sarà bellissima

ma pur sempre una promettente alba.

Dammi un bacio!

-Scemo!-

 

Carlo Baldi

Published in: on febbraio 14, 2017 at 07:44  Comments (6)  

Nudità

Nudità.
(Disegno dell’autore)
 .
A quello dell’artista, puro sguardo,
aveva offerto del corpo e dell’anima
la sua nudità. Perché raccontasse
le dolorose anche e le dolenti sue pupille
nel vuoto dei sentimenti perse.
E mentre il disegno prendeva forma,
nel cuore nodi di dolore si scioglievano
e come in un involontario rito di purificazione
piano, lentamente, si sarebbe sentita
liberata e nuova…
 .
Carlo Baldi
Published in: on ottobre 26, 2015 at 05:56  Comments (9)  

Ballo da sola

Son qui che ti guardo

altro non posso fare ovvero

altro fare non so

 

Scrivere di te per te mi provo

mentre –Il bandolero- di Vecchioni

ti chiama alla danza e muovi

ritmicamente i fianchi dei tuoi

settanta da adolescente e sei

bella e padrona delle braccia

disancorate da simmetrie

armoniosamente in accordo con

la flessuosa linea della figura

 

Ah le mature natiche

le mani roteate ai polsi intorno

a immaginarie figure di

sapore orientale

Occhi chiusi senza sforzo che lieve

fessura dia nebulosa visione

aleatoria della realtà di questa

stanza aperta al sogno e chiusa a noi

 

…e scelgo per te –Luci a S. Siro-

e le braccia si stringono in un

abbraccio di molti lustri antico

 

Dovrei essere lì fra quelle braccia

mentre Vecchioni ci lascia e mi

pare che giusto crescendo sia

“Libertango” di Piazzolla…

 

Balla da sola amore mentre son qui

che bevo la tua figura e la racconto.

 

Carlo Baldi

Published in: on aprile 1, 2015 at 07:06  Comments (15)  

Tempo a capo

Dentro di me ho una clessidra

che bizzarramente volgo e azzero

ogni volta a mio piacere.

Così il tempo consumo

in ritardi e accelerazioni.

 

Tempo a capo ritorno

allorquando

il serico kalicantus marchia

di feromoni il primordiale

mio senso dell’olfatto

mentre il gelo dell’inverno

ancora il fiore del mandorlo

e del gelsomino serra

nelle gemme vitree di brina.

 

Tempo a capo ritorno

allorquando

il merlo conquistato l’apice

del cedro sparso ha all’intorno

l’accorato canto suo d’amore

ed io tal quale a lui della Natura

figlio sento rinnovar della passione

il dono verso la donna mia.

 

Tempo a capo ritorno

allorquando

della tela l’angoscioso pallore

più non frena l’ansia mia di porre

segni e colori che dell’animo

siano interpreti fedeli e

il sacro fuoco accendano d’incanto.

 

Tempo a capo ritorno

allorquando

malinconicamente al tramonto mi pongo

e con le mani il capo reggo

e cosi come il sole colma

lento l’orizzonte del suo

colore sent’io colmarmi il cuore

di piccoli dolori e gioie tenere

per tanta vita ch’ intorno a me si muove.

 

Tempo a capo ritorno

allorquando

metto un punto all’ultimo

d’una confessione in versi

e della pace colgo l’incanto

e insieme ad essa la sfida attendo

ancora per prossime tappe d’esistenza.

Carlo Baldi

Published in: on marzo 9, 2015 at 06:50  Comments (10)  

Un umano e un pettirosso si confrontano

-Hei… mi aspettavi?!- suppongo.

Sei lì a due metri da me, gonfie le piume,

fermo, prepotente, o potente… solamente.

A scatti muovi il capino, aguzzo il becco,

la tua arma di difesa o di offesa

-che nel tuo mondo hanno identico valore -.

M’ appoggio ad un albero in comoda

posa, guadagnando poco dello spazio

che ci separa. Piano… piano… che non voglio

si perda il contatto… fra la tua potenza

e la mia fragilità.

… Su di te hanno costruito storie gli umani

di spine e sangue che t’ha bagnato il petto,

e tu hai lasciato dire, che altra

è la verità di Natura.

Lunghi minuti di silenzio, due forse…

E mi chiedo se tu, “territoriale”, mi senta

come una minaccia o uno stupido

intruso inoffensivo…

Umani sentimenti m’accarezzano il cuore:

tenerezza, simpatia… desiderio di contatto…

paura forse di subire il tuo abbandono…

-Non andartene… devo purgare la mia mente,

scardinare la sovra-struttura dei sentimenti!-

Chiedermi perché questo desiderio di possesso,

questo sentire il dolore dell’abbandono

piuttosto che il liberatorio eppur crudele

abbandonare per vigliacca scelta…

Gli accelerati movimenti del capo preannunciano

l’imminente volo.

La neve s’è sciolta al tiepido sole e ovunque

spiazzi di terreno fecondo d’insetti attendono

alla tua voracità.

Voli via… non sono né una minaccia né una

necessità affettiva.

Così è Natura.

Non legami di sentimento, di religione, di etnia,

di storia, di pensiero…

Solo bisogni, giusti bisogni da difendere per

la propria nicchia vitale nell’Armonia Universale.

Un frullo d’ali e un cinguettio a due note!

… E son solo, disarmonico e squilibrato

con questa vistosa giacca rossa, stonata

nel melange di verdi, ocra e marroni,

sotto un cielo d’intenso blu…

E capisco che tutto questo non ha alcun

rapporto con me, con i miei sentimenti…

coi dolori e le gioie che posso provare

o non provare…

 

Avrei qualche diritto solo se mi elevassi

alla grandezza di un pettirosso.

 

Carlo Baldi

Published in: on febbraio 11, 2015 at 07:19  Comments (14)