Otto maggio

Ancora qui, ancora noi, ancora…
Voltarsi indietro una volta ancora,
come sempre ricordare i nostri passi
che hanno percorso i giorni, i mesi,
gli anni della nostra lotta insieme
contro destini avversi che ferite
ci hanno inferto ma mai sconfitto.
Abbiamo lottato anche contro noi stessi
e alla fine vinto con l’unica arma
che tra le mani avevamo…l’amore.
Quell’amore che ancora, a volte muto
a volte soprapensiero, ci accompagna
ora discreto e non più chiassoso.
Caratteri diversi, io e te, che non perirono
di monotonia, che ancora nell’età
che calmi ci vorrebbe pace non hanno.
Mi arrendo sempre alla tua forza di donna,
alla tua tenerezza fatta di gesti inattesi
cedo e depongo le armi.
Tu sorridi aspettando senza chiedere
quelle carezze che ti fanno chiudere
gli occhi e scivolare in dolce oblio.
Trentadue volte sì abbiamo ripetuto
ad ogni otto Maggio che donato ci fu
da questa vita affrontata senza paura,
ognuno dell’altro forza ed unica certezza,
insieme, da soli e lo saremo…ancora
fino a quando non ti stancherai di me,
fino a quando Dio non si stancherà di noi.

Claudio Pompi

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Published in: on settembre 1, 2014 at 07:05  Comments (4)  

Tutto in una foto

È tutto li, in quella foto proibita
che guardo quando sento che
mi manca l’aria, il cielo e il volo,
il rumore dei tuoi passi nell’anima
che ancora non capisce che è sola.
È tutto in quel gioco proibito
lucido, nitido e senza bordi…
sembra un poster di malinconia
per quanto immensa appari
nei ricordi che piangono di te.
Avrei bisogno di qualcuno che a me
insegnasse un corso di sopravvivenza
quando ti perdi in quel deserto che è
l’improvvisa solitudine che poi
tanto improvvisa non lo è mai.
Ero io che non sentivo quei segnali
che lasciavo cadere per paura.
È tutto in quella foto dove sorridi
mostrando il tuo seno nudo.
Su quel seno nudo più non poserò
Labbra e silenzi con tocco di mani,
non sentirò il battito del cuore
che confuso era tra amore e passione
nascente.
A quella foto di proibita innocenza
parlo in estasi di follia di un ritorno
che solo la mia anima vede e spera.

Claudio Pompi

Published in: on agosto 18, 2014 at 07:40  Comments (3)  

Chiuso in un angolo

Aspetto chiuso in questo angolo
che lame di luce taglino il buio
e accogliere così le bugie del giorno
per erigere su loro i fragili sogni
fingendo di essere e vivere nel vero.

Chiuso in un angolo dalla vita
in rassegnata monotona routine
accecante illusione di felicità,
lascio che questo mondo mi scorra
sopra con muta mia indifferenza
e che i miei pensieri pesanti cadano
non avendo più quelle ali di libertà.

Vivo guardando madri senza braccia
troppo sole per amare i propri figli,
troppo piccole per amori così grandi;
vivo tra le voci di uomini senza faccia
nascoste dietro a maschere uguali.

Io sono tra quelli delle morti bianche,
tra quelli che non lasceranno traccia,
sono tra le menti in un angolo chiuse
perché non salga al cielo la mia voce.

Io sono tra quelle donne stuprate
a mia volta stuprato da una giustizia
che mi toglie la fede e inietta rabbia
lasciandomi con il loro dolore atroce.

Aspetto che il buio ritorni e spoglio
delle mie colpe e delle subìte bugie
mi vesto di notte fresca e sincera,
esco nella vita che non ha sfondi
e sa di storie che nessuno ascolta.

Respiro la sua essenza anche volgare
che non ha la grazia dell’ipocrisia,
ma è lì la verità della vita vissuta.

In quel buio è libera la mia mente,
quella che alla monotona routine
per sua libertà più non s’arrende

Claudio Pompi

Published in: on giugno 25, 2014 at 07:28  Comments (5)  

Non aver paura

Riesci a leggere nella mia anima
quella stanchezza di giorni pesanti
attraversati in silenzi di malinconie.

Stringi la mia mano con la paura
di abbandono che sulle tue labbra
affiora con un fremito da baciare
perché perso sia in sorriso di cielo.

Non avremo mai giorni di libertà
da passare insieme tra i nostri baci
agli occhi del mondo su noi aperti
e mai sapremo di che colore sarà
l’alba insieme attesa dopo l’amore.

Offenderanno questo nostro sentimento
col veleno e la cieca rabbia dell’insulto,
incomprensibile è questo nostro amarsi
per chi, cieco, l’amore non ha vissuto mai.

Paghiamo con i nostri timori il prezzo
di un amore nato quando era il tempo
dei frutti da raccogliere ormai maturi
e non delle speranze da seminare.

Ma non mi arrendo al gioco degli Dei
che per noi costruirono strade diverse,
più forte sarò del loro osceno irridere,
per te ho creato ciò che loro anelano,
amore che al tempo sopravviva eterno
e di immutabile splendore resti dopo
che di noi polvere resterà nelle loro mani.

Claudio Pompi

Published in: on maggio 31, 2014 at 07:23  Comments (2)  

E se fossi tu?

E se fossi tu quella che
non ho incontrato mai
che non ho cercato più.
Quella che ti entra in casa
quando ancora ti chiedi
che ora è e senti il freddo
degli anni senza sole.
Quelli passati ad aspettare
giorni migliori che non sono
venuti mai.
E se fossi tu quella che
apre il cassetto dove c’è
tutto l’amore scritto
di un passato senza storia
ricordi ormai fuori di memoria?
E se fossi tu quella che
di incontrare non avrei pensato mai
che mi parla di amore
che non sentivo più
abituato al gocciare del tempo
di un rubinetto vecchio
che goccia a goccia
batte sulla pietra del cuore
che l’amore ti fa scordare?
E se fossi tu quella che
ti prende per mano un mattino
ti riporta nel letto disfatto
troppo grande e vuoto
ti copre di sé in silenzio
e nuovo profumo di lei
nuovi respiri i suoi, capelli che
accarezzano la tua pelle?
Come di un cieco mani sulle spalle
che vuole sapere, capire
se è nuovamente amore.
Quello che avevi riposto
ma che non hai scordato mai.
E se fossi tu l’amore che torna?

Claudio Pompi

Published in: on maggio 15, 2014 at 07:37  Comments (4)  

Dicevano di lei

Dicevano di lei che era una cagna
in calore
solo perché faceva bene l’amore
Di luna aveva la pelle, occhi di stella
come lei non c’era nessuna
in paese nessuna era  più bella.
Dicevano di lei che era senza pudore
era solo una cagna sempre in calore
solo perché faceva bene l’amore
La gelosia e l’invidia allattate al seno
di donne di paese che hanno il veleno.
Cantava ridendo canzoni inventate
amava le carezze del sole d’estate
le feste di paese e le notti stellate
il suo letto un prato o la riva del mare
di fiori le lenzuola e di onde le serenate
Le bastava solo il sorriso di un uomo
la carezza rubata dalla sua mano
amando tornava ad un amore lontano
che mai sarebbe tornato, per sempre rapito
da quel mare che l’aveva tradito.
Dicevano di lei che era una cagna in calore.
solo perché nelle notti faceva bene l’amore.
Dicevano di lei che era fuori di mente
la gente è cattiva, la gente fa male
e non gliene frega un bel niente.
La gente ti uccide se vuole…
nudo il suo corpo in un campo di viole
pelle di luna macchiata di sangue
freddo il suo corpo baciato dal sole
occhi di stella che più non risplende
sorriso di voce che più non risponde
e poco lontano un mare che piange.
Tace il paese delle anime sante
nessuno più parla nessuno più offende.

Claudio Pompi

Published in: on maggio 2, 2014 at 07:24  Comments (9)  

Inconsapevolmente

Complici, le penombre accolgono
parole sussurrate e pensieri distanti
del nostro amore che non s’arrende
chiusi entrambi nel nostro abbraccio

Ridevo al pensare che d’amor si muore
che senza amore non si vive il giorno
e la tristezza a coprire le notti di chi ama
mentre io sotto un cielo di niente cantavo
triste senza avvedermene ero io che morivo
e del mio male non conoscevo il nome

Poi tu, infinitamente tu, alito di vita
luce improvvisa che folgora e fa cadere
chi del suo passo è sicuro e non cede
tu a denudare la mia anima inaccessibile

A te lasciai le mie parole e i pensieri
per farne aforismi dolci e immortali
ed io a leggere ciò che di me non sapevo
-Ecco l’amore da sempre nascosto-
dicesti con le labbra dischiuse dal bacio
che inconsapevolmente su loro posai.

Ora più non cerco orizzonti di illusione
inconsapevolmente spinto da un vento
su di un oceano che porta il tuo nome
affonderò e riemergerò dalle tue tempeste
dormirò sulla tua calma onda che culla

Claudio Pompi

Published in: on aprile 11, 2014 at 07:01  Comments (5)  

Il fuoco

Incanto dal quale non mi distolgo
quello del fuoco che dinanzi a me
danza mentre i pensieri raccolgo
cercando come uomo antico risposte
ai miei perché nei giochi di fiamma
e negli improvvisi bagliori il futuro
che illuminato sia da questo prodigio...
In lui getto quel che l’anima danna
rendendo le mie lunghe notti insonni.
Tra tanta gente ed amici la mia solitudine
spicca e solo lui il mio silenzio capisce.
Spezzate dal freddo cadono le foglie
di una vita che si conclude e bruciano.
Bruciano ricordi che appassiti nella mente
per un istante vivi appaiono, piegati
dalla fiamma fino a sparire in triste sorriso
mentre gli occhi fissi su loro brillano
aspettando che si cancellino.
Mi guardo intorno per un istante di luce
che breve illumina i miei domani.
La risposta cercata l’ho avuta.
Sarò solo nel nuovo ed ultimo cammino
lasciando gli altri a rider da me distanti
anche vicini sarebbero muti compagni.
Torno all’atavico destino dell’uomo
che come animale dal branco si stacca
per andare a morire lontano.

Claudio Pompi

Published in: on marzo 10, 2014 at 07:05  Comments (3)  

Maestro Sandro

Trombone

Fior de trombone
Nun ce pensa’ amico mio
quello c’ha solo la presunzione
la panza c’ha piena d’arroganza
de fantasia è vuota la credenza.
Lascialo lì a mollo nella saccenza
ogni tanto come ‘na pera
spara ‘na sentenza
er tempo nun je difetta
così come disse er massimo poeta
del cul fece trombetta.
La poesia come tu la canti
ha momenti divertenti
c’è il gioco e la fantasia
si quello nun l’ha capita
la colpa non è nè tua nè mia.

Claudio Pompi

Questa poesia Claudio la dedicò una volta a Sandro Sermenghi su Poetare per consolarlo di una critica malevola da parte di un “vecchio trombone”. Chissà ora che spettacolo staranno facendo lassù quei due…!

Published in: on febbraio 21, 2014 at 07:46  Comments (3)  

Le piccole cose inutili

È nelle piccole cose inutili che trovo
il respiro leggero nell’affannosa vita
quelle che le menti elette e sofferenti
si negano nel ricercare felicità dentro.
È nelle piccole cose inutili che di me
trovo l’essenza del mio esistere sopra
i drammi veri o presunti delle genti.
Negarmele non ha più senso e luogo
così come quel perdermi in tristezze
altrui che nel tempo bevvero l’anima
in egoistico dolore da ricucire in fretta
lasciando in me stanchezza e pianto.
Sono egoista io? In un negare mentirei
ma qualcuno pensò mai al mio soffrire?
Allora curo le mie ferite ancor fresche
con le piccole cose inutili che trovo
lungo il cammino che ancora ho da fare
le incarto in te come foglio di giornale
che sgualcito riporta vecchie notizie
ormai senza ragione per leggerle ancora.
Che vuoi che mi importi di un amore
che aveva preso il volo e poi precipitò
nel mare dell’indifferente sguardo.
Ormai non fa più notizia sbiadita com’è.
Ci incarto quelle piccole cose inutili
che per te mi negai ma che profumano
ancora di libertà e alla mente salgono
in sorriso di rimembranza e sollievo
che la stessa allontana.

Claudio Pompi

Published in: on febbraio 4, 2014 at 07:04  Comments (6)