Variabili di stormo

Dunque   _qualcuno parlava dalla crepa _
è un muro molle ma pur sempre muro
il sacco materiale che ti avvolge
e l’ombra che s’adatta alle pareti
quasi una moltitudine di storni

dunque   _la voce è appena un mormorio_
il corpo è d’incostanza sostanziale
sta in terra ma nel cielo vola a V
tra questo e quello e quanto ancora sia

pulsare sibillino tra le costole

dunque   _un frullare d’ali dalla crepa _
è una funzione tattica
una sorta di beffa in algoritmo:
si sciama tutti simultaneamente
intanto che nell’aria
nugoli d’universo vanno e vengono

Cristina Bove

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Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:39  Lascia un commento  

Il Tempo non ha numeri

Il Tempo non ha numeri
soltanto punti seminati a vanvera
su fogli siderali
effimere di nove in cieli oscuri
e noi, che attraversiamo le stagioni
i campi coltivati a pane e sogni
siamo senza una vera consistenza
elaboriamo date e calendari
scriviamo d’esistenza e altre quisquilie
sperando che gli dei
non siano tutti analfabeti e apatici

Cristina Bove

Published in: on gennaio 18, 2019 at 06:59  Comments (1)  

Finchè si accade, anche si vede il mondo

poi ci si può fermare
smettere il filo e a capo
nella stasi
abituarsi al bianco dell’assenza
e quindi stare
nell’invisibilità dei punti omessi
nell’abbagliare della sparizione

dismessa al movimento
essere il foglio
senza nessuna traccia di scrittura
senza

Cristina Bove

Published in: on gennaio 9, 2019 at 07:02  Lascia un commento  

Esseri umani

esseri umani
vissuti come meglio si poteva
in spazi angusti
__il corpo stringe fino a fare male__
nel panorama di quattro pareti
anime chiuse intorno al proprio cielo
un punto di cobalto
e un dio di carta che nasconde Dio
__si va per convenienze e convenzioni__
il tempo disfa ciò che si tramanda
voci e fiumi
se la vita è un ciclone
l’eternità è un silenzio senza fine

Cristina Bove

Published in: on dicembre 29, 2018 at 07:03  Comments (1)  

Dormire

il sonno ci conduce sul confine
quasi una morte in prova
_ poi si torna_

ma quando resteremo addormentati
in un mattino che non ci vedrà
che non vedremo
avremo perso il giorno
e non sapremo della nostra assenza
_né che non si ritorna_

Cristina Bove

Published in: on dicembre 18, 2018 at 07:15  Comments (4)  

Dis_soluzioni

sul viso-lago sembra agonizzare
ogni livello, ma
chi sta morendo veramente è il tempo
si cancellano date e appuntamenti
si sta fuori da calendari e santincielo
in fondo
la vita è come un fiore di ciliegio
muore per dare vita a un frutto rosso
un nòcciolo nel centro
il cuore a spasso

ore tatuate sulla pelle
fingono il senso della rotazione
spariscono alle feste obbligatorie
finiscono in un pianto di parole
mentre un tergicristallo
passando e ripassando sui dolori
elimina ogni traccia dal quadrante

Cristina Bove

Published in: on dicembre 5, 2018 at 06:53  Lascia un commento  

Tentare è l’infinito d’un verbotranello

Sotto i portici della città bianca
guizzavano pesci venuti dal mare
_ avevano appreso a volare da soli_
non sapevano che
l’insidia può essere un concavo azzurro
dipinto da un folle pittore
un’esca nell’arco
nel varco dei suoni

un coro di uccelli
diretti a paesi lontani
diceva di vita oltre muri e bastioni
oltre fumi d’incenso e colonne di chiese
mezzelune di sangue
_di pinne o di ali si va controsole_
si cade, si sale, si muore

i pesci non hanno mai sete
non sanno il sapore dell’aria
e annegano in volo

Cristina Bove

Published in: on novembre 22, 2018 at 07:16  Lascia un commento  

Scritture all’acqua pazza

quel numero assassino
contato alla rovescia
ti ridisegna a ghirigori ciano
_una bellezza strana, disarmante_
e una follia d’inverno
ti ricompatta per non farti andare
prima dell’ora ics

comunque andrà
la mietitrice cieca avrà i tuoi occhi
punterà il dito in un registro d’ombre
_in una scelta a caso, o forse no_
ti falcerà di netto

poi scriverà il tuo nome sulla sabbia
verrà l’alta marea
e sparirai nell’onda di risacca

Cristina Bove

Published in: on novembre 9, 2018 at 07:13  Comments (2)  

La beffa dell’arca

Avremmo visto il luogo
in cui si nasce dalla propria morte
e si continua a vivere in esilio
_quando inventammo il cielo_
ciascuno immerso nelle proprie nuvole
con la testa al di là delle montagne
un santo scalatore
o un imbecille

ma non si può guardare oltre le stelle
per noi soltanto punti luccicanti
noi che sfidiamo il danno e l’impostura
percorrendoci a tratti di matita
in un quaderno squinternato
i fogli allo sbaraglio

a leggerli saranno angeli imbelli
caduti dalle sfere e tratti in salvo
da noi mortali indottrinati a morte
_ geni o decerebrati_
figli di qualche nume intestardito
illusi da un Noè
che ci fa stare in piedi sulla tolda
per poi buttarci tutti quanti giù

Cristina Bove

Published in: on ottobre 29, 2018 at 07:20  Lascia un commento  

Alla casa dei sogni

si va a piedi
ci si arriva con borse della spesa
_ catene da fantasmi perbene_
e sandali con zeppa tacco tre
tredici a me farebbero da trampoli
ma rasoterra si cammina adagio
qualche volta s’inciampa alle radici
dei pini che sollevano la strada
perché guardare lontananze e cielo
diverge le causali

_sembra d’essere uscita tempo fa_
nel mondo attuale è una fatica immane
essere andata e ritornata
bussare alla mia porta
ed aspettare che cristina m’apra

Cristina Bove

Published in: on ottobre 14, 2018 at 07:23  Comments (1)