Cattedrale

Sembrava una montagna d’oro
l’organo della chiesa
in piazza San Domenico Maggiore
canne torri
monache inginocchiate in prima fila
la bambina nuotava nell’incenso
come un pesce
che nulla sa di sante trafitture
occhi portati in mano
ferite sanguinanti nelle costole

ma la musica
quella sonorità l’avviluppava
la sollevava sopra i finestroni
luce che salmodiava
con voce di soprano

la bambina apprendeva a sorvolare
reliquie imbalsamate
teche di teschi e ossa degli altari
_facevano paura!_
a spaziare nell’aria colorata
tra gli archi e le navate
la musica leniva l’abbandono
era carezza acuta
attraversava il petto
prendeva il posto della solitudine

Cristina Bove

Published in: on giugno 6, 2019 at 06:55  Lascia un commento  

Nel biancore del buio

stiamo
in questo silenzio soffice
tu che hai perduto la personaforma
io che mi alleno a perderla
in un abbraccio d’aria
_quando l’aria si tocca_
e mi sconfino lentamente
entrando nella dimensione che
ci rende vivi
e muti
avendo la parola perso il suono
ed ogni turbamento

qualcuno scrive noi
di notte in notte
e noi leggiamo stelle

Cristina Bove

Published in: on maggio 23, 2019 at 07:13  Lascia un commento  

La serra di Penelope

tesse il filo spinato
brava donna che lavora ai ferri_corti
fa maglie di grovigli ai mendicanti
reti di rovi per giardini
esposti al maestrale

nottetempo
sferruzza rimasugli di ricordi
_ne ha le mani ferite, il cuore un po’ di più_
per restare nel campo delle spine
legge manidifatalità
apprende l’arte del confezionare
paradossi metallici
urticanti vestaglie di lamé

Cristina Bove

Published in: on maggio 11, 2019 at 07:34  Comments (2)  

Coriandoli e misteri

vedo bambini ovunque
sono nascosti bene
sotto vestiti adulti, tuttavia
si affacciano dagli occhi
_càpita soprattutto ai vecchi_
ad osservarli affiorano nei gesti
come se rughe e macchie delle mani
dicessero bugie
come se mai li avessero lasciati
i giochi nei cortili
le bambole di pezza
le pistole di latta
i trenini che a forza di viaggiare
creavano paesi

i bambini che vedo
si vivono da soli
portano a spasso corpi estranei
_santi o assassini_
e sono condannati a non sapersi

talvolta diventano poeti

Cristina Bove

Published in: on marzo 15, 2019 at 07:32  Lascia un commento  

Sembra così lontana la parola

così priva di senso
per chi non trova appigli
_si sta che tutto ruota intorno_
dire nel giro che inginocchia il cuore
anima taciturna nel ciclone
il centro è un falso punto di salvezza

nel riportare cose che si sanno
che si vorrebbero distanti
quando maligna il tempo
ed incessante
l’onda ripete il mare, il mare accoglie
e ci si trova a viversi clessidre
in discorsi di sabbia

Cristina Bove

Published in: on marzo 7, 2019 at 07:41  Comments (1)  

Vado a comprare le sigarette

disse
lasciandosi da sola sulla porta
esco e ritorno subito
però
abbandonò le cose trattenute
le misure superflue
i versi obesi
e se ne andò giuliva
oca presunta in volo, ma
toccare il suolo col didietro
è conseguenza logica
quando non è possibile toccare
il cielo con un dito

all’angolo
di via San Biagio dei Librai
con San Gregorio Armeno
c’è ancora una tabaccheria
quella dei suoi fantasmi
e dei presepi
dove sua nonna rivendeva sale
quaderni e caramelle
e suo padre fumava le Camèl

Cristina Bove

Published in: on febbraio 20, 2019 at 07:09  Comments (2)  

Alla periferia di noi

siamo i bambini usciti per giocare
e non tornati più da quel cortile
bambole e costruzioni
il frammento di muro usato come gesso
si disegnava la campana
e i numeri
erano come gli occhi della vita
tenuta stretta per non precipitare

a chi ci consegnava quel dolore
che ci faceva tristi in scarpe piccole?

Diventavamo isole
per non essere il mare che le affonda
e siamo giunti dove ogni bambino
si specchia e non si riconosce

ci si distoglie dal riflesso
scrivendo il proprio nome nella sabbia

Cristina Bove

Published in: on febbraio 12, 2019 at 07:44  Comments (1)  

Variabili di stormo

Dunque   _qualcuno parlava dalla crepa _
è un muro molle ma pur sempre muro
il sacco materiale che ti avvolge
e l’ombra che s’adatta alle pareti
quasi una moltitudine di storni

dunque   _la voce è appena un mormorio_
il corpo è d’incostanza sostanziale
sta in terra ma nel cielo vola a V
tra questo e quello e quanto ancora sia

pulsare sibillino tra le costole

dunque   _un frullare d’ali dalla crepa _
è una funzione tattica
una sorta di beffa in algoritmo:
si sciama tutti simultaneamente
intanto che nell’aria
nugoli d’universo vanno e vengono

Cristina Bove

Published in: on gennaio 30, 2019 at 07:39  Lascia un commento  

Il Tempo non ha numeri

Il Tempo non ha numeri
soltanto punti seminati a vanvera
su fogli siderali
effimere di nove in cieli oscuri
e noi, che attraversiamo le stagioni
i campi coltivati a pane e sogni
siamo senza una vera consistenza
elaboriamo date e calendari
scriviamo d’esistenza e altre quisquilie
sperando che gli dei
non siano tutti analfabeti e apatici

Cristina Bove

Published in: on gennaio 18, 2019 at 06:59  Comments (1)  

Finchè si accade, anche si vede il mondo

poi ci si può fermare
smettere il filo e a capo
nella stasi
abituarsi al bianco dell’assenza
e quindi stare
nell’invisibilità dei punti omessi
nell’abbagliare della sparizione

dismessa al movimento
essere il foglio
senza nessuna traccia di scrittura
senza

Cristina Bove

Published in: on gennaio 9, 2019 at 07:02  Lascia un commento