Congedo

Qui giace Fabio poeta gentile
senza più frecce al suo arco d’amore:
non fu il suo fato ad essere ostile
ma la menzogna ad opprimergli il cuore.
Conobbe il fuoco, il gelo e l’assenzio
ma il miele limpido gli fu negato;
preferì un dubbio di amaro silenzio
alla certezza di avere sbagliato.
Nella sua vita che è stata fugace
ha fatto il massimo, stàtene certi,
ora che in cenere muta la brace
Massimo torna con gli occhi più aperti.
Le sue bazzecole più non vedrete,
dei canti antichi si perderà il suono:
d’inganni e spasimi diffusi in rete
anche agli amici lui chiede perdono.

Fabio Sangiorgio

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Published in: on settembre 5, 2019 at 07:32  Comments (2)  

Libera

Tu sai volare, lo so.
So quello in cui credi,
e ci credi davvero,
perchè non hai condannato a morte
nemmeno la mia illusione
– e dire che era colpevole! –
ma l’hai lasciata vivere libera,
e adesso è fuggita lontano.
Ma anche tu sei libera,
libera come un canto alla sera,
libera come l’acqua che sa dove andare,
libera come il primo pensiero del mattino,
che arriva senza annunciarsi
e ti sorride dentro.
E allora vola, anima libera
al di là di ogni tua stanchezza,
al di là di ogni tuo dolore,
al di là di ogni oscura minaccia!
Vola nello spazio infinito,
perché c’è tanto cielo
tra un può darsi e un non so,
ed è puro l’azzurro sopra le nubi,
puro come il tuo cuore viaggiatore
che ho intravisto appena
nella più nascosta delle tue cento stanze.
Porta in quel cielo il tuo prezioso fardello
e il tuo consapevole sguardo di donna.
Nutri l’aquila, segui il sentiero,
e spingi i tuoi sogni lontano:
i tuoi sono tanti,
io ne ho per una notte sola.

Fabio Sangiorgio

Published in: on Mag 31, 2019 at 07:06  Comments (2)  

Lo spergiuro

L’avessi fatto per trenta denari
sarei solo, maledetto e ricco;
se l’estasi di un’ora soltanto
fosse stato il prezzo del mio spergiuro,
ricco sarei d’amore, e maledetto.
Non mi uccide il rimorso
ma la pietà di un tenue sorriso:
se questo ho in cambio per il mio tradire,
da questo folle viaggio
io ritorno maledetto e solo.

Fabio Sangiorgio

Published in: on Mag 13, 2019 at 07:40  Comments (1)  

Giovinezza

Nei tuoi occhi di perla
vedo danzare il mattino
al canto di una nuova stagione.
Senza fretta di attese
si muove leggero con ali intatte
sulla via sconosciuta dei sogni.
Giovinezza, come vorrei tornare
a perdermi nel tuo abbraccio,
e a passo lieve di danza
seguirla azzurra anch’io
quell’alba senza mai fine!

Fabio Sangiorgio

Published in: on marzo 18, 2019 at 07:31  Comments (1)  

La lacrima

Riempie il tempo
il liquido scorrere delle sue ore,
un lento e perenne colmarsi
di calici vuoti ed uguali.
Nello stanco ripetersi
di tanta perfetta misura,
come goccia eccessiva
uscita da un orlo incapiente
versata da ignoto e sbadato coppiere,
talvolta una lacrima scende
inattesa, bruciante di sale.

Fabio Sangiorgio

Published in: on gennaio 30, 2019 at 06:52  Comments (1)  

Inganno

Sorriso di stella,
ingannami ancora
in questa sera che muore,
prima che di te mi rimangano
un pugno di secche parole
e pochi schizzi di desiderio
su di una parete vuota.

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 18, 2018 at 07:08  Comments (3)  

Il banchetto

Voi che dentro alla vostra faretra
tenevate le frecce migliori
che il destino mi aveva negato,
e con tracotante fortuna
la sua anima avete colpito;
voi che un poco l’avete rubata,
consunta, tradita, mangiata,
voi che il nettare avete provato
e le dolci sue tenere notti,
voi che avete unito il respiro
al suo gemito lieve d’amore:
non lasciate il ricordo nel vento,
non buttate la brace ancor viva
di quel fuoco che ardeva nel cuore;
non gettate il torsolo magro
da avidi denti segnato
di quel turgido frutto che un tempo
promesse fragranti stillava.
Disperato viandante mi aggiro
tra i rifiuti del vostro banchetto:
di quell’osso spolpato di ieri
non sapete che farvene adesso.
Io che invece il mio canto ho già spento,
io nel vento delle sue parole
sto cercando il profumo perduto,
e darei dei miei giorni la luce
per un soffio soltanto d’amore.

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 15, 2018 at 07:18  Comments (3)  

Il cassetto

E’ un po’ come quando ti fermi,
dài aria alle stanze e ai pensieri,
spolveri, sposti, rassetti,
rimuovi gli inutili oggetti
che riempiono il ventre del tempo.
Fai ordine, butti, raccogli,
pulisci scaffali e scansie,
liberi spazi, sgombri la mente,
e scegli con calma i ricordi
che ancora vuoi conservare.
Poi trovi quel vecchio cassetto,
lo apri e rovisti curioso,
aspiri l’odore degli anni
dolciastro di muffe stantìe.
C’è un mucchio di sogni di carta,
sorrisi, lacrime, abbracci,
i pegni e gli ingenui regali
lasciati dai giorni felici
di un mese o di un secolo fa.
Tu presti amorevole cura
a pagine sparse e ingiallite,
ma appena le tocchi e le smuovi
si alza un pulviscolo strano,
sospinto da un flebile vento
che senti arrivare improvviso.
Son grani di sabbia leggera
le vane parole di donna
che piano tu vedi staccarsi
dai fogli di questa tua vita:
volteggiano fragili e lievi
alzandosi dolci e sottili
in turbine etereo di polvere
che lento impalpabile sale.
Invano tu cerchi di stringerle,
sfuggenti le senti partire;
poi sempre più rade si fanno,
nel nulla dei giorni scompaiono
lasciando le pagine vuote
e vuote due inutili mani.

Fabio Sangiorgio

Published in: on ottobre 17, 2018 at 06:54  Comments (3)  

Era facile

Era facile amarla
quando fresca corolla
di gioventù superba rideva
e di azzurra insolenza
richiamo di miele e luce
per cento voli di cuore
e labbra spavalde
assetate di primavera
ma quella notte
quella notte di primo inverno
quando al calare delle sue ombre
scomparse falene e voci
e braccia di languidi abbandoni
un grigio fantasma
venne a reclamare il suo pasto
quella notte
quando oppressa dal fiato di un drago
stillava lacrime di buio
la sua anima smarrita
io ero lì
la mente in disparte
ma carne e cuore in ascolto
ed improvviso
incerto e fioco come un pallido sogno
bastò il suo ultimo chiarore
ad illuminarmi la vita.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 29, 2018 at 07:16  Lascia un commento  

Il giardino

Dove scorre ora l’acqua
del mio giardino?
Ho curato l’albero nuovo,
quello giovane e solo:
aveva fiori che ridono
ai fitti esili rami,
ma nessuna estate da cogliere
di morsi dolci e succosi.
Ho lasciato l’albero vecchio
largo di frutti e promesse,
rigoglio dei giorni di sole
e consòlo di vuota dispensa
al tempo impostore
che ci cammina davanti.
Ora non c’è che un rigagnolo
di tanta sprecata corrente:
sono case di serpi e ramarri
le dure assetate radici,
e schiaccia le bacche avvizzite
il peso dei miei passi brevi.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 7, 2018 at 06:59  Comments (2)