Peccati

E’ stata mia l’ignavia
e l’adagiarmi pigro in compiaciuti voli
così come l’ira
che senza giustizia e ragione
ho riversato su chi più mi amava
E’ stata mia l’ingordigia
per placare ogni giorno
una fame che non era del corpo
ed il negarmi agli altri
io di me stesso avaro
chiuso negli angusti spazi di un errore
Sì è stata mia la brama
e l’impetuoso fiume di passione
che esplorava gli abissi
di ogni inconfessata fantasia
ed anche l’invidia gelosa
di ogni fantasma passato
che mi feriva le viscere a sangue vivo
Mia è stata l’idea superba
di salvare un’anima ferita
dall’antro di quel male oscuro
e ancora la vanagloria ingenua
di fingermi finanche un poeta
La colpa la vergogna il peccato
è mio tutto ciò di diritto
come radice profonda
che alla sua pianta appartiene
Ma tu che ancora sorridi
con l’innocenza dei tuoi occhi
non dire nulla ti prego
lo so che non sarai mai mia

Fabio Sangiorgio

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Published in: on novembre 11, 2017 at 07:32  Comments (3)  

Lo specchio

Ti ricordi quel volto sereno
e quei lampi celesti
a sorriderti dallo specchio
cercatori impudenti di vita?
Ora li insegui invano
in quei cento frammenti che stringi
spezzati di sangue e dolore
nell’incavo delle tue mani
Anch’io ne conosco il taglio vivo
di quando mi fermai
lungo la tortuosa strada
a raccogliere schegge di pena e pianto
per ricomporre in silenzio
l’armonia spenta della tua ombra.
Da allora cerco uno specchio
come dono estremo di vita
che rifletta tutto il tuo sole
e luce renda a quell’anima
che torni unita a se stessa
Ma per trovarlo ora è tardi
non ho più tempo e moneta
e non ho che questi occhi
bagnati del triste mio ottobre
Saranno allora i miei occhi
saranno loro lo specchio
da offrire sincero al tuo sguardo
e quando ti cercherai smarrita
nel buio intrico dei giorni
potrai trovarti ancora
pura splendente immagine
riflessa nel mio cuore

Fabio Sangiorgio

Published in: on ottobre 11, 2017 at 07:40  Comments (6)  

Il diciassettesimo pensiero

Io ti vedo tornare dal tuo viaggio
e posare il tuo bagaglio d’estate
In quest’ora d’agosto io mi chiedo
chissà quali saranno i tuoi pensieri
quali abiti rimetti nell’armadio
e quali prepari a nuova stagione

Lo so che sei vicina
il tempo breve di un’ora
o di un giorno o di una telefonata
In fondo mi separano da te
soltanto pochi metri infiniti
Sono i tuoi pensieri
a volare lontano
nell’inafferrabile silenzio

Chissà quali saranno i tuoi pensieri
quelli di sempre
quelli di ogni giorno
quelli che non ho mai saputo

Ma nel mio cuore mi accontenterei
nel mio cuore prigioniero

dopo le gioie e i dolori
dopo i ricordi e gli umori
dopo i programmi e i fervori
dopo i sorrisi e gli amori
dopo le passioni e i rancori
dopo le lotte e i dissapori
dopo i notai e i dottori
dopo le speranze e i timori

nel mio cuore mi accontenterei
nel mio cuore prigioniero
di essere almeno
il tuo diciassettesimo pensiero

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 20, 2017 at 07:38  Comments (5)  

Voci

Ancora inseguo il suono vero
di quella rara e inafferrabile voce
che sfugge anche al ricordo
e torna di tanto in tanto
a farmi leggero il cuore
Eppure cento volte i miei sogni
avvolsi in quella morbida coltre
cercando il mio ristoro
abbandonato e assorto
nel suo generoso abbraccio
e intanto altre voci ascoltavo
penetrarmi diverse e vive
Una era spessa coperta
di tenero e caldo riparo
al gelo dei tuoi profondi misteri
Un’altra era azzurro cristallo
di risa e di tersi mattini
ma a volte turbato la vidi
diventare tela troppo sottile
imperlata di lacrime vere
a coprire di fragili trame
le nudità del tuo cuore
Ed ancora scorsi un trasparente velo
farsi alcova dei miei desideri
ed ero a un passo da poterlo scostare
ma riconobbi anche il timbro
di un antico e metallico rancore
farsi martello e battere
le ore della tua notte più buia
e sentii quel rauco accento di molte vite
troppo in fretta aspirate e subito spente
Tutte queste voci io le amo ancora
ma soprattutto il silenzio
tuo fidato compagno
Vorrei che fosse mio complice
e sicuro accostarmi alla tua bocca
tacendo anch’io
per respirarti l’anima

Fabio Sangiorgio

Published in: on luglio 19, 2017 at 07:24  Comments (2)  

Noia

Il replicare stanco degli eventi
cadenza la discesa della vita
come un’anafora abusata e frusta
che fa mediocre il verso a una poesia

Io vorrei che mi restassi accanto
dolce ricordo dal sapor del miele
come quell’orso mio di pezza bianco
che fu dei giochi antichi un buon compagno

Consolazione mia sarebbe allora
poterti accarezzare nella notte
quando là fuori infuria la tempesta
e un’altra dentro s’agita più forte

Perché non c’è migliore amica al mondo
della memoria di un felice istante
che vicino l’amor ti fa sembrare
e la noia e la morte più lontane

Fabio Sangiorgio

Published in: on giugno 8, 2017 at 07:08  Comments (5)  

Il talento

Il talento è un freddo compagno
e si nutre dei gusci spezzati
che affiora la stanca marea
Consuma le notti
di sterili amplessi
e ti porge il suo serto
di rose posticce e bugie
Quell’unico attimo
era meglio ballare
al sole più nudo e sincero
piuttosto che stare
rinchiuso un inutile secolo
in torri di buio e d’avorio
Dall’alto di questo balcone
io scrivo di un regno lontano
ma non so il profumo dell’alba
e il canto dell’usignolo non sento

Fabio Sangiorgio

Published in: on marzo 31, 2017 at 07:29  Comments (8)  

Pronto soccorso

Oggi mi hai raccontato
di come hai salvato una vita.
Non ricordo più molto bene:
mi dicevi di introvabili farmaci
e di gesti febbrili d’aiuto;
non rammento più l’emergenza
e quel tuo concitato parlare
di rabbia impotenza e paura.
Ma la sera sì, la ricordo,
la sera me la ricordo bene:
quando ti sei addormentata
cercandomi quieta al tuo fianco
con la tua grande piccola mano.

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 21, 2016 at 07:22  Comments (3)  

Canto di Saturnia

Piange in silenzio l’aprile,
mentre il vento sgretola
i tufi sbrecciati dal tempo.
La terra ribolle
instancabile e antica,
come antico è il dolore di chi ama.
Nel cielo nessuna risposta,
c’è solo il volo
di un incerto domani
che lento spiega le sue ali grigie.

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 27, 2016 at 06:59  Comments (3)  

Potrei

Potrei chiuderla io
questa pagina lisa
sospenderlo qui
questo monco paragrafo
senza verbi al futuro
Scivolano le mie parole
come acqua di ruscello
accarezzano lisce le pietre
nessuna che lasci un segno
nessuna che smuova il suo letto
So di doverla fermare
quella dolce sorgente
scaturigine vana di roccia
che invade i miei fertili campi
Ora prendo un macigno
la sigillo e la chiudo per sempre
ma è ancora un inutile sforzo
è troppo pesante quel masso
e immensa voragine il cuore
Non resta che alzare una diga
che sia cicatrice di pietra
per chiudermi ogni ferita
Non la vedi quell’ombra di uomo
che lenta si accosta alla riva?
Sono io quell’illuso viandante
che si sporge di notte sull’argine
e quei sassi che getta nell’acqua
sono tanti piccoli addii

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 20, 2016 at 07:29  Comments (2)  

Eppure

Eppure ricordo di averla vissuta
la lontananza di quel solo istante
Tra le mie incredule braccia
stringevo uno scricciolo cuore
e con le dita sfiorando fragili e vive
le dune bianche della sua schiena
contavo gli anni del mio deserto
Rammento l’attimo che mi accostai
alla sua profumata conchiglia
mi bastò il sussurro di un respiro
per dirle delle carezze mai date
e di quelle storie mai vissute
Ricordo poi crudele il distacco
e quel lampo che vale una vita
quando incrociai in un solo sorriso
i cento volti di donna che non conobbi mai
Scorre costante il fiume dei miei giorni
scavando un letto inesorabile d’oblìo
eppure quell’istante infinito
io me lo ricordo ancora
E tu?

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 11, 2016 at 06:56  Comments (1)