Il talento

Il talento è un freddo compagno
e si nutre dei gusci spezzati
che affiora la stanca marea
Consuma le notti
di sterili amplessi
e ti porge il suo serto
di rose posticce e bugie
Quell’unico attimo
era meglio ballare
al sole più nudo e sincero
piuttosto che stare
rinchiuso un inutile secolo
in torri di buio e d’avorio
Dall’alto di questo balcone
io scrivo di un regno lontano
ma non so il profumo dell’alba
e il canto dell’usignolo non sento

Fabio Sangiorgio

Published in: on marzo 31, 2017 at 07:29  Comments (8)  

Pronto soccorso

Oggi mi hai raccontato
di come hai salvato una vita.
Non ricordo più molto bene:
mi dicevi di introvabili farmaci
e di gesti febbrili d’aiuto;
non rammento più l’emergenza
e quel tuo concitato parlare
di rabbia impotenza e paura.
Ma la sera sì, la ricordo,
la sera me la ricordo bene:
quando ti sei addormentata
cercandomi quieta al tuo fianco
con la tua grande piccola mano.

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 21, 2016 at 07:22  Comments (3)  

Canto di Saturnia

Piange in silenzio l’aprile,
mentre il vento sgretola
i tufi sbrecciati dal tempo.
La terra ribolle
instancabile e antica,
come antico è il dolore di chi ama.
Nel cielo nessuna risposta,
c’è solo il volo
di un incerto domani
che lento spiega le sue ali grigie.

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 27, 2016 at 06:59  Comments (3)  

Potrei

Potrei chiuderla io
questa pagina lisa
sospenderlo qui
questo monco paragrafo
senza verbi al futuro
Scivolano le mie parole
come acqua di ruscello
accarezzano lisce le pietre
nessuna che lasci un segno
nessuna che smuova il suo letto
So di doverla fermare
quella dolce sorgente
scaturigine vana di roccia
che invade i miei fertili campi
Ora prendo un macigno
la sigillo e la chiudo per sempre
ma è ancora un inutile sforzo
è troppo pesante quel masso
e immensa voragine il cuore
Non resta che alzare una diga
che sia cicatrice di pietra
per chiudermi ogni ferita
Non la vedi quell’ombra di uomo
che lenta si accosta alla riva?
Sono io quell’illuso viandante
che si sporge di notte sull’argine
e quei sassi che getta nell’acqua
sono tanti piccoli addii

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 20, 2016 at 07:29  Comments (2)  

Eppure

Eppure ricordo di averla vissuta
la lontananza di quel solo istante
Tra le mie incredule braccia
stringevo uno scricciolo cuore
e con le dita sfiorando fragili e vive
le dune bianche della sua schiena
contavo gli anni del mio deserto
Rammento l’attimo che mi accostai
alla sua profumata conchiglia
mi bastò il sussurro di un respiro
per dirle delle carezze mai date
e di quelle storie mai vissute
Ricordo poi crudele il distacco
e quel lampo che vale una vita
quando incrociai in un solo sorriso
i cento volti di donna che non conobbi mai
Scorre costante il fiume dei miei giorni
scavando un letto inesorabile d’oblìo
eppure quell’istante infinito
io me lo ricordo ancora
E tu?

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 11, 2016 at 06:56  Comments (1)  

Palloncini

Leggeri salgono
in balìa di un vento bugiardo,
come palloncini da mano di bimbo
sfuggiti, tutti i miei anni:
di roseo colore o in tinta sbiadita
nell’aria si librano alti
dal soffio del ricordo sospinti:
lassù quel giorno di neve gioiosa,
più sopra un vociar di cortile,
là i vent’anni miei cari
con il canto delle anime amiche.
Tutti i volti, i pensieri e gli errori
si innalzano ondeggiando nel cielo
facendosi sempre più radi,
in culla di nubi adagiati.
Allora mi pare di esser lì,
ad un passo da poterli toccare,
attaccarmi a quegli esili fili
e da loro farmi portare
ai confini del mondo e del tempo,
nell’azzurro rarefatto mistero
dove ai sensi è proibito arrivare,
e né il dopo né il prima hanno quartiere;
fermarmi nel punto più estremo
a guardare leggera la vita,
proprio là, dove vola poesia.

Fabio Sangiorgio

Published in: on ottobre 20, 2016 at 06:52  Comments (3)  

Il ricordo

Io so che verrà
quel vento di promesse mancate
a bussare al mio spesso portone,
porterà il richiamo del gufo
e un agitare di fitta foresta,
battendo forte sui vetri
il suo crudele martello d’autunno.
Sarà una notte di echi e sospiri,
di cigolìi e latrati lontani
che raggiungerà improvvisa
il mio secco giaciglio,
posandomi fredda la mano
su questi increduli occhi.
E nel silenzio di questa stanza oscura
giungerà dolce come una luce,
lento a trafiggermi il cuore
quel ricordo di un’altra vita,
così bella da sembrare vera.

Fabio Sangiorgio

Published in: on ottobre 2, 2016 at 07:12  Comments (2)  

L’abisso

Ecco, possiamo salire,
io ti ho preso la mano
e ti ho dato un aiuto.
Il tuo sorriso entrava
nel cesto sospeso sul mondo.
Brama di viaggio
e passione di fuoco muoveva
l’incerta mia mongolfiera
sospesa sull’alto orizzonte
ad un passo dal cielo d’amore.
Lontano, più oltre
ci spinge il destino,
gettiamo il ricordo che pesa,
gettiamo le vane paure.
Così possiamo salire,
più in alto possiamo volare:
tu mi hai preso la mano
e mi hai dato un aiuto.
Fu tardi quando mi accorsi
nel vuoto dell’ultimo abisso
tra il grido beffardo del vento
che la tua zavorra ero io.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 29, 2016 at 07:28  Lascia un commento  

Cometa

Oggi mi scopro a parlare col tempo
come fa un amico tradito,
mentre osservo impotente
del tuo corso la scia.
Sei passata di nuovo nel momento
previsto dalla scienza degli astri,
non dal mio cuore avvizzito:
trent’anni di vita, fuochi e sorrisi,
rumore di festa che poco a poco si spegne.
Dal perduto deserto ti ho vista, lontana,
scendere piano sull’orizzonte
a mostrarmi un diverso sentiero.
C’è chi ha scorto un nefasto presagio,
chi lo scherzo di un giocoso destino;
io ho visto soltanto quel volto
di giovinezza trascorsa, la mia.
Un brivido, una carezza, un sussulto,
un pianto nel disperato silenzio:
forse di questo rimarrà solo un’eco
quando non mi sarà più compagno
nemmeno il tuo sbiadito ricordo.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 12, 2016 at 07:49  Comments (1)  

Paura di volare

Prigioniero di un cieco timore
rinunciai alle strade del cielo,
scegliendo per comoda sorte
un destino senza ali né vento.
A quanti giovani sogni,
a quanti inebrianti decolli
ho negato la voglia e il desìo,
a quante mete lontane
spedii il mio vigliacco rifiuto!
E quanti racconti di viaggio
rubati con avide orecchie
nascosi nell’ombra invidiosa!
Nell’antro dei giorni miei illusi
raccolsi a migliaia le mappe,
le copie virtuali a colori
dei luoghi che non vedrò mai.
Né Africa, né India, né Australia,
son lembi di carta i vessilli
che sventolano su quei confini,
e l’agognata tua America
è come un rosso miraggio
che incendia il deserto del cuore.
Sempre così fu il mio vivere strano:
mancava il coraggio del volo,
un balzo a raggiunger la luna,
la spinta per andare lontano.
Sempre l’ombra di un tetto ho cercato,
un rifugio ai miei vili discorsi,
un pretesto alle corte mie idee,
e nel fondo del mio nascondiglio
alibi offrivo ai miei sogni perduti.
Anche oggi del mio volo ho paura,
e attendo non so quale aiuto:
vorrei fossi tu a donarmelo
quell’addio che non ti so dire.

Fabio Sangiorgio

Published in: on giugno 13, 2016 at 07:47  Comments (1)