Uomo

Prosegui fiero
la tua lotta contro il buio.
La sciabola di luce è il fulcro
dove poggia il coraggio,
dove s’infrange l’oscuro.

Labile fiammella,
ingiuriata da rose di venti
è il tuo cuore, bersagliato da dardi,
da aliti fatali,
ultimi sospiri di demoni gelosi,
che ne intaccano crudeli
le tenere fibre irrorate d’orgoglio.

La tua forza, l’amore.
L’amore, la tua debolezza.

Sì, non Dio né demonio,
ma Uomo, unico, inarrivabile.
Figlio di sputo e terra,
impasto azzimo, appena scernente,
ma vivo e molteplice,
come le facce di sfera.

Ecco il tuo potere:
l’impareggiabile uguaglianza,
che ti rende simile
ad un’infinità diversa.

Che non ti rende Dio.
Che non ti rende demonio.
Che ti rende Dio e demonio

Flavio Zago

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Published in: on dicembre 13, 2015 at 07:04  Comments (4)  

Giuda, mon amour

Vittima di una svista interiore,
in un ingenuo istante stolto,
hai aperto il petto
e mi hai mostrato il cuore.

Ho smesso allora il mercanteggiare e
cinico, perciò onnipotente,
t’ ho strappato l’aorta e
guardato boccheggiare.

Ancora non sapevo che, svanito
quel nettare rosso, la mia linfa,
i miei canini orfani, all’infinito,
t’ avrebbero cercato.

Eccomi mostro di sentimenti.
Eroe da purgatorio:
pronto al fatuo, meno che polvere,
attento al rovente, più che gelo.

Sono io, architetto di sabbia.
Più vero di un fiore di carta e
imperdibile, come il tempo passato.
Gioioso, come un bimbo mai nato

Sono io, bacio da marciapiede,
dissetante, come latte di fico.
Coltello di stoffa ed eroe di gesta di fumo,
sono io
asino e biada che vive e vivrà
in un eterno mangiarsi.

Sono io, ombra notturna, sole spento.
Panno steso in asciutta attesa,
sono io, dannato,
poeta e poesia che vive e vivrà
in un deserto e inutile
scriversi e cantarsi

Flavio Zago

Published in: on dicembre 1, 2015 at 07:26  Comments (3)  

Altre impronte

Il frutto della notte ormai scarnito,
senza più profumi d’ammaliare,
era come l’ombra della mia parola:
il sole la passava senza storia.

Dell’albero dei sogni e dell’incanto
decisi allora, di partire alla ricerca,
per cogliere dai rami in ogni istante
bocconi di pensieri inebrianti.

I passi s’inseguivano, come i grani di un rosario
e vergavano ogni giorno le parole del diario.
Ma in quell’azzurro alieno, dai mille drappi pieno,
la mia bandiera fiera, non copriva alcun baleno.

I paesi si lasciavano violare
da sguardi miei da brame appesantiti,
dai battiti e richiami del mio cuore,
che sfioravano dei sogni già appassiti;

e quando mi pensavo ormai perduto
convinto di restare a mani vuote,
lo vidi in quell’angolo di piazza,
promettere la sabbia ai pugni chiusi.

Gli occhi miei stupiti, non sapevan di sapere,
che tutte quelle gocce era un mare di chimere.
Gli occhi miei velati e di promesse ormai sopiti,
non conobbero in quei grani, dei sussurri già sentiti.

I gusci, dalle anime svuotati
ruzzolavano nel vento della sera,
con le loro bocche tonde, spalancate
che sembravano gridare di stupore:

“Dov’è, dov’è finito il nostro cuore?
Oh, mio Dio, aiuto, per favore!
L’abbiamo barattato per tre soldi
ed ora lo vorremmo riscattare”

E l’albero dei sogni e dell’incanto
se ne stava, come tempo, lì a passare;
Era lì, palpitava al loro fianco,
ma nessuno si sapeva avvicinare

E l’albero dei sogni e dell’incanto
se ne stava, come libro mio vitale;
era, crudo, tutto scritto, lì al mio fianco.
Ripartii, per riscriverne il finale.

Flavio Zago

Published in: on novembre 7, 2015 at 07:14  Comments (2)  

Sfogliando

Tu, che foglia ripudiata
t’aggrappi disperata al vento,
t’appoggi al suo gelido fiato,
per prolungare
il tuo ultimo volo,
ascolta,
la nuda terra ti chiama e tu,
vecchia pagina,
piccola coltre ideale,
ciberai il suo seme,
lo donerai al domani,
rubandoti all’oblio
di un infinito planare.

Flavio Zago

Published in: on ottobre 26, 2015 at 07:02  Comments (4)  

Senza peccato

Lanciasti convinto
il tuo sasso tagliente,
sospinto e incitato
da grida di bronzo.

Quel mero disegno,
di linee pure,
per te era pegno e
garanzia di ragione.

Ma i tuoi aloni deviati,
di fluidi ormai pregni,
imbracciavano vinti
concetti stranieri.

Mai avresti scoperto
la supplica fioca,
se non risvegliata
da quel tonfo incerto.

Una pietra ignara
s’investe golosa,
di venti inventati,
da suoni scordati.

Tu, scostati centro,
che la mira è più vera,
di lingue schioccanti
e libere, e stolte.

Flavio Zago

Published in: on ottobre 14, 2015 at 07:46  Lascia un commento  

Il vecchio che va

Oldman walking

I turbinii di pollini
ti lambiscono la pelle,
come quando, senza peso,
guizzavi sui tuoi prati,
posandoti sensibile,
s’un canto di grillo
e un palpito d’ali.

Antichi tocchi,
canuti tatti, ora sopiti,
d’altri contatti triti.

Riscopri così
che ciò che è inciso,
pur levigato, è parte,
è geografia,
e non esiste sisma
che ne cancelli
ogni minima traccia.

In questi istanti pregiati,
abbracciati, non temerti.
Fatti polvere, donati al vento:
lui sa scorrere e baciare ogni vetta.
Sarai clessidra e conterai con essa;
e tanto più ti sentirai granello,
tanto più ti renderà montagna.

Flavio Zago

Published in: on settembre 30, 2015 at 07:22  Comments (3)  

Colori in bianco e nero

Ti cullerò, dolce malinconia
che mi sorridi, in fotografia,
dove il bianco è appannato dal giallo degli anni.

Lo scrigno si schiude, dietro lo sguardo
rivivo i chiarori, nel tempo mi perdo
e d’incanto, la mente mia torna a frizzare.

Ricordati di me, giovane sogno,
dimmi il futuro e se ne sono degno,
e se le tue dita, chiare, mi sanno ancora sfiorare

Saprò riscoprire una poesia
mi renderò vero, con la fantasia
e sarò proprio io, come tu m’ immaginavi

Farò sì che il sorriso, ed il pensiero
possano, infine, unirsi e davvero,
come vento e aquilone, rendersi disegno solo

Ti proteggerò, velata nostalgia
che mi riporti, in fotografia
dove il nero di candidi occhi, è il verde degli anni.

Flavio Zago

Published in: on settembre 16, 2015 at 07:19  Comments (5)  

Strada o cammino

Goccia

Il dire, l’annuire e il dissentire;
il tam tam ti tormenta.
La goccia scava la roccia

Il carpire, il condividere, il sembrare;
il passaparola ti assilla.
La goccia scava la roccia

Il formarsi, il crescere, l’imparare;
i forse ti spiazzano.
La goccia scava la roccia

Il comprendere, il gioire e il compatire;
le grida ti saturano.
La goccia scava la roccia

Ed infine ti chiedi, tra tanto ostentare:
sei goccia che scava,
o roccia scavata?

Flavio Zago

Published in: on settembre 6, 2015 at 07:37  Comments (3)  

Stupidi viaggi?

Albatro

Dietro i confini tuoi, storie di marinai
di viaggi ignoti, strisce di navi
spumose, candide, splendenti
e subito inghiottite.

Come lama che fende l’aria,
la traccia del tuo tragitto,
fiato d’inverno, bocciolo avvizzito,
verbi in svanente, madido fumo.

Vorrei cantarti, sai, dire dei mille noi,
sprazzi per mano, momenti fratelli,
congiunti, danzanti, lieti,
sul vivo vivere e brusire d’api

Ora, non saprei s’è inumana natura,
o innaturale umana visione,
ma il pensarti nube piangente,
è riportarti, torrente, nell’accaduto mare

Come albatro errante, sorvolo
distese ondulate, alla ricerca di labili scie.
Solo onde increspate, venate di schiuma,
rapiscono e traviano le iridi mie.

Mai più itinerari, senza stelle polari,
mai più senza sestanti.
Mai più, false comete, suadenti sirene,
navi volanti, fatati calzari.

Mai più, mai più.
Così, stupido comandante,
io, ogni volta, al rientro
ormeggiando mi giuro.

Flavio Zago

Published in: on agosto 25, 2015 at 07:48  Comments (1)  

Filastrocca della vita

Per cibarmi, già al mattino,
verso versi nel frullino:
corsi scorsi e campanelli
cieli tersi e bai cavalli

Variopinti pappagalli.
Guai ai vinti e pii orizzonti,
immensi monti, ponti e santi;
canti antichi e antichi pianti.

Al pomeriggio tutti i venti
fasti e vanti, eventi lieti;
sguardi esteti, occhi stanchi
cocchi bianchi, il mio volare.

Tutt’ insieme a mescolare
e creare un bell’impasto;
premo il tasto poi, la sera
e da mia sfera, traggo stilla.

Ecco, balla, una favilla
che s’illumina e si trita;
breve vita, lieve assaggio,
e svanisce il mio miraggio.

Flavio Zago

Published in: on luglio 7, 2015 at 07:31  Comments (2)