Giorni vissuti

Ho spampinato filari
aspettando tramonti.
Sai, quando l’aria si tinge
di bosco tra dita intirizzite.

Ho atteso che centinaia di albe
si levassero in volo.
Sai, quando passa l’angelo rosa
come una veste per scoprire il cielo.

Adesso che ho le mani
come radici di pino,
ma ancora sporche di ricordi,
ripasso con cura le scene
che segnano l’inizio e la fine
di giorni vissuti.

Lorenzo Poggi

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Published in: on febbraio 16, 2019 at 07:34  Comments (2)  

Canto d’amore

Un bacio lungo un cammino
come una strada bianca tra le colline
come un viandante assetato
vorrei porre sulle tue labbra.

Vorrei avere mani giganti
per una carezza che t’avvolga
come la veste d’un boccio di rosa
come un profumo di primavera.

Vorrei essere vento
per modellare le forme
come fa uno scultore
quando fa vivo il marmo.

Vorrei riascoltare
le frasi d’amore
che ti rubai quel giorno.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 8, 2019 at 07:29  Comments (4)  

Spirituals

Quando s’alzò il primo canto

in un campo di cotone

tra batuffoli ovattati

e negri con la sporta

il cielo si fermò.

Raccontava la voce

dei grandi spazi liberi

delle gazzelle volanti

del sole rosso del tramonto

della luna sfacciata

a illuminare i sentieri di caccia.

Cantava la voce

e il cielo si fermò ad ascoltare

le lacrime musicate,

le litanie dei soprusi,

l’anima strappata,

la dignità violentata.

Cantava la voce

una lingua sconosciuta

che volava verso il cielo

e che il cielo accolse

come voce dello spirito.

Il canto attecchì

la sera tra i falò

e altre voci s’unirono

e altre voci intonarono

e il mormorio si sparse

in altri campi, in altri falò

alla riconquista dell’anima.

 

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 23, 2019 at 07:43  Comments (2)  

In campagna

Stendo veli pietosi
su colline d’ulivi
e vigne allo stato brado.

Le città non ne hanno bisogno,
ci pensa l’aria grigia d’un cielo
senza sole affannato
appresso a un telefonino.

Mi son fermato a lungo in preghiera
davanti alle pale bianche
d’una croce che gira.

Megalomani costruiscono
Versailles con mattoni di tufo.

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 15, 2019 at 07:38  Comments (3)  

Che passa?

Invano
suscitammo risposte
all’asfalto affranto
dalla nebbia d’odio
che calava
come mantello di morte
su strade di divertimento
e risa giovani.

Che passa? Che passa?

Passa il vento di proiettili
e scoppi di sangue sulle pareti
e sguardi increduli prima di morire.

Passa la vita, il futuro negato
per dare un senso alla vita
per dare un non senso alla morte.

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 7, 2019 at 07:35  Comments (3)  

Ragioni di vita

Calpestando il prato del nostro andare
senza rimorsi né sbavature di sentimento,
sguardo fisso e bocca serrata,
portiamo avanti sul crinale del nostro fluire
il futuro che si fa passato,
la strada segnata col primo vagito.

Abbiamo riempito lo zaino di sapere,
irradiato di noi tutt’intorno,
dato una forma ai sassi del greto,
disegnato la tela del nostro potere,
impegnate le gioie per lasciare un segno
del nostro passaggio sui gradini del mondo.

Non siamo più andati a cercare fortuna,
a imprimere orme su spiagge deserte,
a disegnare per primi la vita,
ma inoltrarsi piuttosto nei sentieri del bosco
appena curati per perdersi invano
cercando qualcuno a cui legare la mano.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 30, 2018 at 07:14  Comments (1)  

Trema la rugiada

Un giorno pieno di nuvole
tossì rauco nel vento del nord
crepando il volto tra le rughe delle mani
e graspi d’uva abbandonati
sui sopraccigli dei fossi.

Plantari come orme d’orso
hanno preso la strada dei boschi
su sentieri di dune senza palme.

Trema la rugiada
su foglie di speranza.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 19, 2018 at 07:06  Comments (2)  

Segnali

La mia poesia nasce dalle pietre,
dalla loro disposizione nel letto del torrente,
dal legno intagliato nelle sere d’inverno,
dal tronco abbattuto riverso nel bosco.

Nasce dalle cose che parlano e che ci parlano,
dalla terra che cova i semi,
dal manico levigato della zappa
che ne ruba i sassi,
dal mistero d’un tronco d’ulivo,
dal gorgheggio d’un ruscello.

Ma la città è sempre alle mie spalle,
non mi lascia, non mi dimentica,
m’incombe rutilante e sporca
di secoli d’inciviltà.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 11, 2018 at 07:03  Comments (3)  

Nuovi mercati

Poi si costruiranno viole
dentro cesti di gesso
e palme saranno spalmate
su fontane di vernice camaleontica
e ologrammi vestiranno i giardini.

Palloncini colorati faranno grappoli di fiori,
frutta di plastica appariranno nei mercati
a favore della raccolta differenziata.

La soia si farà con carta riciclata dai suoi gelati
e il mais invano mostrerà i suoi denti anneriti
nella finta pannocchia abbrustolita.

Poi ci sarà pane senza farina
e fragole gigantesche ostruiranno
caverne dove il sole al tramonto cinguetta.

I cocomeri saranno tutti firmati come soprammobili
a ricordare di quando s’aprivano per vederne il colore
e melograni dal sorriso in plexiglass illumineranno vetrine.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 3, 2018 at 06:58  Comments (3)  

Se muore un paese

Se muore un paese
muoiono pure i morti
insieme alle leggende
che legavano i muri
appiccicosi di storie.

Se muore un paese
scompare l’anima dai volti
e i cognomi cercano un posto
nel vuoto della città.

Se muore un paese
la ricostruzione sa di fotocopia in 3D
e nessuno lo riconosce.

Anche le strade si negano ai passanti.

Anche le pietre disconoscono il passato.

Le case hanno perso la voce.

Lorenzo Poggi

Published in: on novembre 22, 2018 at 07:33  Comments (4)