Lungo il Tevere

Ho traversato la lunghezza d’un ponte
per ritrovare una sponda
che sappia arginare le idee
quando corrono sciolte.
Il gridio degli scalmi
fa da eco alle povere salme
lungo la pigra corrente
in attesa del mare.
S’incontrano zattere festose
e brindisi forzati lungofiume
come ultimi saluti
prima di tuffarsi.
Anche sottoponti pieni di cartoni
e vaghe idee di possesso
in collezione
come acquasantiere
s’incontrano.
L’argine nega
con i suoi gialli lampioni
i passi pudichi
di chi si crede innocente.
Poi arriva l’estate
e tutto diventa
un luna park
con topi alla griglia.

Lorenzo Poggi

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Published in: on maggio 23, 2019 at 07:44  Comments (5)  

Con le mani piene di pioggia

Con le mani piene di pioggia
ho piantato margherite
negli occhi cavi d’un tronco
che racconta tragiche storie.
Le foglie t’aspettano
dietro l’angolo del vento
lasciano tracce
piene di facce segnate dal tempo.
Ma le rughe
scrivono solo di sé.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 15, 2019 at 07:42  Comments (1)  

A tutti i poeti suicidi

Fantasmi si agitano su spiagge isolate.

Il mormorio del mare fa da controcanto
a versi lasciati a metà.

Versi che cantano il male di vivere
fatto di venti che corrodono dentro
e di spuma di mare agitata di scogli.

Versi dispersi in orme di terra,
sandali vuoti di nidi d’uccelli,
gli occhi non più adatti a sognare.

Versi che si piangono addosso
tutto il male del mondo
ma non sanno rammendare bandiere
né reti a strascico
con qualche residuo d’umanità.

Versi senza il rovescio della medaglia,
lasciati a metà
per non scavare ancora
negli interrogativi senza perché.

Lorenzo Poggi

 

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Published in: on maggio 7, 2019 at 07:37  Comments (3)  

Nero di seppia

Nero di seppia si espande
nei viali alberati di città perdute
sotto il giogo dell’omogeneità.

Nei fossi sepolti si sgretolano
fondamenta marcite anzitempo
su rottami di cemento
dalle verità nascoste 
tre le dita dei piedi.

La terra dei secoli
non copre più la storia,
ovunque pulviscoli grigi
annegano i pensieri.

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 20, 2019 at 07:01  Comments (3)  

Fonemi

Tornano voci malate di popolarità
miele avariato che s’ascolta da solo
inutili fonemi su piazze assolate.

I sassi s’accucciano su suole d’ipocriti
aspettano ordini per farsi leoni
mostrano facce tarlate di odio.

Il rumore di fondo
non conosce ragioni
ben gongolando di pietre sapute.

Esulta l’ovvio di chi s’è trovato
a gestire un successo neanche pensato,
a cavalcare la tigre sul filo del vento.

Si masticano parole gorgogliate
tanta è la fregola di battere un ferro
rosso di rabbia di giovani inutili.

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 12, 2019 at 06:57  Comments (1)  

E’ sempre carnevale

Il carnevale è passato
ma le maschere sono sempre quelle.

Esibiamo doppiopetti
di cittadini al di sopra d’ogni sospetto.

Mostriamo le carte a fattucchiere improvvisate
per garantirci il paradiso.

Dietro le quinte ammazziamo le mogli
ma la faccia resta spavalda.

I saltimbanchi recitano litanie
per i creduloni.

Come bestie ferite ci ritiriamo
nella grotta della stupidità.

Lorenzo Poggi

Published in: on marzo 4, 2019 at 06:53  Comments (1)  

Paesaggi

Chi ha prosciugato l’acqua dalle vetrine?
Chi ha imbracato i ponti?
Chi ha sparpagliato banchine
in mezzo ai tavoli della bettola?

C’è chi non si riconosce più
in questo mondo ribaltato
di scatole rosse con le ruote
cigolanti al vento.

In questo fumo di macerie
che non ci vuol lasciare,
in quest’aria muffosa
di ricordi sventrati.

A chi allargherà le ali
la primavera che nascerà?
A chi regalerà le foglie rinate
tra calcinacci e cemento impotente?

A chi chiederà scusa
d’essere tornata?

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 24, 2019 at 07:38  Comments (2)  

Giorni vissuti

Ho spampinato filari
aspettando tramonti.
Sai, quando l’aria si tinge
di bosco tra dita intirizzite.

Ho atteso che centinaia di albe
si levassero in volo.
Sai, quando passa l’angelo rosa
come una veste per scoprire il cielo.

Adesso che ho le mani
come radici di pino,
ma ancora sporche di ricordi,
ripasso con cura le scene
che segnano l’inizio e la fine
di giorni vissuti.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 16, 2019 at 07:34  Comments (2)  

Canto d’amore

Un bacio lungo un cammino
come una strada bianca tra le colline
come un viandante assetato
vorrei porre sulle tue labbra.

Vorrei avere mani giganti
per una carezza che t’avvolga
come la veste d’un boccio di rosa
come un profumo di primavera.

Vorrei essere vento
per modellare le forme
come fa uno scultore
quando fa vivo il marmo.

Vorrei riascoltare
le frasi d’amore
che ti rubai quel giorno.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 8, 2019 at 07:29  Comments (4)  

Spirituals

Quando s’alzò il primo canto

in un campo di cotone

tra batuffoli ovattati

e negri con la sporta

il cielo si fermò.

Raccontava la voce

dei grandi spazi liberi

delle gazzelle volanti

del sole rosso del tramonto

della luna sfacciata

a illuminare i sentieri di caccia.

Cantava la voce

e il cielo si fermò ad ascoltare

le lacrime musicate,

le litanie dei soprusi,

l’anima strappata,

la dignità violentata.

Cantava la voce

una lingua sconosciuta

che volava verso il cielo

e che il cielo accolse

come voce dello spirito.

Il canto attecchì

la sera tra i falò

e altre voci s’unirono

e altre voci intonarono

e il mormorio si sparse

in altri campi, in altri falò

alla riconquista dell’anima.

 

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 23, 2019 at 07:43  Comments (2)