Un giorno in più

Ogni nottata mi duole il corpo amico

sarà che sento l’ore svuotate, qui al paese;

il padre mio in grembiule che corre per lavoro

mia madre col cappello che porta fuori il secchio.

Ascolto l’orazione che dal ginocchio sale

i grani di rosario degli ossi, stessa strada

che il tempo scaverà in mia dimora.

Ogni nottata

io tocco i fianchi nudi della mia donna amica

li sento un poco gemere, così poi li consolo

con baci fabbricati da un uomo di cortile.

Ogni nottata un poco svanisco, e sul lenzuolo

si imprime il messaggero dell’arte più sublime:

lasciare in questa vita pastelli di dolcezza

la tenerezza per la progenie, il dito teso

che indica la luna e la sua immensa schiera.

 

Massimo Botturi

Published in: on giugno 25, 2021 at 07:21  Lascia un commento  

Check in

Io l’ho veduto, seduto su un aereo

il giorno che non fa mai la notte.

Luce opaca, tra gli emisferi tondi

di mondi quasi uguali.

L’America dei film col sapore del rimorso

le cattedrali oscene vetrocemento e acciaio.

Ci son cascato dentro in un sonno senza pace.

E ho visto le feluche sul Nilo, sabbie rosse

le pietre millenarie orientate con le stelle.

E ad ogni porto donne magnifiche

e poi palme, trofei d’avanspettacolo

esposti bene in alto.

Ma il viaggio a cui son più affezionato

è questa vita.

Tornare dal lavoro tra bocche di leone

sfiorare la tragedia ogni volta per un soffio.

Entrare poi nei tuoi fianchi magri come a un fiume

un corridoio al meglio museo

turrite e merli, vicino alla tua bocca

che pare un lungomare.

 

Massimo Botturi

Published in: on giugno 13, 2021 at 06:52  Lascia un commento  

Noi l’amore

Adesso le lucertole son roba da museo:

tra l’edera e le beole sui passi son sparite.

Non serve più gridare ai figlioli là nei prati

il sole detta orario come una lavandaia

e il vento spinge i fiori al capanno.

Troppo chiasso

ha provocato incendi nel bosco

inondazioni, là dove il fiume andava veloce.

Dammi retta

poggiati con l’orecchio alla terra è già ricchezza

il granoturco avrà le sue vette

noi l’amore.

 

Massimo Botturi

Published in: on giugno 9, 2021 at 06:55  Lascia un commento  

Forse il mare

Servono a questo le nuvole, ora so.

A tener basso maggio sugli orti

e a fare rose, mischiate con la crusca

e il sudore dei bambini.

Mi son mancati tanto quei tonfi d’altalena

le risonanze ai muri dei mille e più palloni.

Qui dietro c’è un parchetto di rondini felici

e margherite come piovesse.

Quasi noia, la perfezione senza una voce.

Quasi noia.

Sul chiodo c’è il cappello che ha preso la mia forma

per terra gli stivali della misura giusta;

adesso che capisco le nuvole, le tocco

mi basta alzare un dito ed è come far valige.

Partire per altrove col numero lasciato

non si sa mai ché può capitare

forse il mare.

 

Massimo Botturi

Published in: on maggio 27, 2021 at 06:54  Lascia un commento  

Fino alla fine del mondo

La libertà era una cosa mica chiara

se in mezzo ai campi poca istruzione e niente scarpe.

Il tuono del fucile cessava coi vitelli

quando del fieno seccato gli si dava.

Di certo mille morti sono bastati allora

ma non i fazzoletti per piangerli: i villani

hanno le lacrime povere in sale. Puoi anche berle

così che non si sprechi più l’acqua del padrone.

La libertà è una monella sempre sveglia

si arrampica sugli alberi, si getta dentro un fiume

devi seguirla con tutte le molliche

salvarla quando rovi di spine ha sul cammino

ed insegnarle il fuoco che mente, mille volte.

Mio padre ha sventolato bandiere solo un’ora

all’ombra del richiamo gridato dalla terra;

il proletario mica c’ha patria, solo braccia

e il prato non conosce confini, l’erba è verde

da qui fino alla fine del mondo, tutta uguale.

 

Massimo Botturi

Published in: on maggio 14, 2021 at 06:59  Lascia un commento  

Risorta

Come se pietra ti fosse questo lino

il bianco carapace dei sogni ora scostato.

Non sei figlia di Dio, ma femmina terrena

risorta come Lazzaro ai secoli, divina

nell’acqua e nelle messi degli inguini.

Loquace, come lo sono le foglie del ginepro.

Scomposta la mattina che un prato ora mi avviene

dove due scolaresche squittiscono per ore.

Se questa vita è calma lacustre, tu sei il tuono

la lama dell’estiva cicala nel canneto.

Ora risorta, attendi la tua prossima morte

me vicino, capace di umettarti le labbra

tale al putto, nel quadro della Vergine al muro.

Siamo grano, tu del colore acerbo

pur se non te ne avvedi. Io il fiore del papavero rosso

sì sottile, che puoi guardarmi dentro

quel che chiamiamo amore.

 

Massimo Botturi

Published in: on aprile 29, 2021 at 07:34  Lascia un commento  

Creatura

Come veloce l’aringa sfugge al palmo

così tutti i miei anni sono trascorsi in luce.

Un guizzo con un lascito furbo, una scia d’acqua

l’afrore che vien su alle narici del salmastro

quando al pontile le dichiarasti amore

lingua straniera tradotta naturale.

Ancora immerso in questo dipinto, sono tale

al lucido stupore del bimbo nell’attesa:

il piccolo candito comprato là alla festa

si farà dolce a lingua e palato questa sera.

Poiché l’incontro al bello d’averti sempre dura

anche se poi come pesce tu, creatura

dilegui il corpo snello nei prati del corallo.

Ed io rimando acceso come quei fari antichi

confuso tra le stelle, venute basse a incanto.

 

Massimo Botturi

Published in: on aprile 13, 2021 at 07:46  Lascia un commento  

Sulla porta

Prima del passo c’è un verbo di pianura

dove la pioggia minaccia sugli esausti

e il cielo è calibrato di aironi, unica guida

nel regno degli dei mai veduti. Prima ancora

della mia fronte ampia paterna c’è stupore

ragione d’esser stato il tuo amore per un giorno.

C’è l’onda senza mare che tutto colma il dire

e questo bel tacere che fa di miele il tempo

la gazza e il niente foglie a febbraio.

C’è il tuo corpo

il sasso levigato dal fiume delle ore

quell’armonia che fa di te, donna, il mio creatore.

Prima d’uscire c’è l’aria luminosa

la consapevolezza di sé, fiore dell’aia

la fretta dei gerani nell’umido di terra.

Ci sono queste braccia che amo sollevare

come prendessi del sole il suo frumento

o della gioventù il filo teso, ora che sciama.

 

Massimo Botturi

Published in: on marzo 28, 2021 at 07:17  Lascia un commento  

Parola dal futuro

Dimmelo facile, che possa risentire

il suono della tazza nell’otre famigliare.

Quel canto primo uscito in falsetto

da un uccello, o forse da una madre

accampata là, al balcone.

Scrivilo facile che conta solo amore

parola dal futuro gonfiata d’aria pura;

più facile che ho poco studiato

e so la zappa, le mani dure sopra il telaio

la bocca in fiore

della mia donna uscita di vasca. So la festa

domenica di un’ora in più a letto, il passo furbo

di quella gatta sopra la tavola, vai presto!

Che non si fa e lo deve imparare. Opera vana

così come negare il segreto che ti vuole

il magico pensiero di braccia nude ai fianchi

il sole che ti scotta la schiena. Dillo bene

è complicato il tempo che zitta le speranze

le acerbe asperità della mente, il sodalizio

tra il nascere e il morire per sempre.

Fallo adesso.

 

Massimo Botturi

Published in: on marzo 13, 2021 at 07:44  Comments (1)  

Blossom

Abbandonato da tempo il corpo osceno

finisco i miei bocconi in un elemento azzurro.

Ma non è proprio il culto dell’acqua che racconto:

avvolto intorno a un albero come un pensiero ottuso

io grido del malore dei vecchi, dell’incontro

col Dio che ha fatto briscola nel giorno del giudizio.

Torno all’essenza che alcuno chiama amore

perché l’odore fanciullo lì si eleva.

Paura di morire ce n’è, ma succhio il labbro

assolvo la mia lingua, ch’è essenza di una rosa.

 

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 26, 2021 at 06:55  Lascia un commento