Radice d’ortensia

Di me, salito sopra quell’albero, hai ricordi?
Sembravo un’altra mela matura mi dicevi
un merlo che s’aggiusta le piume per partire
sulla millimetrata di vita.
Non sapevi
che in me paura tutto coglieva, e saldo al ramo
con lui abbracciavo i giorni a venire.
Come un sasso, brunito e levigato
che non conosce balzi, il corpo rotolato dal vento.
Si, felice, è stato il carezzare dell’uomo
e poi la donna, con la sua vulva d’anima e pelo.
Come un arco
ho teso le mie gambe a pianure me vicine
lasciando il cielo agli avventurosi
altri pionieri, con ali grandi d’angelo, bianche.
Alla mia schiena, puoi leggere radice d’ortensia
i suoi rilievi
il segno delle dita del sole, strade, campi.

Massimo Botturi

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Published in: on ottobre 15, 2019 at 07:25  Lascia un commento  

Nudo

Per fare una poesia che non menta
ho steso il corpo
fuori dall’uscio, tra il vento principale.
Per liberarlo d’acque passate, tracce secche
orme di caribù lungo il fiume.
Non so quanto
ma ci vorrà del tempo impigrito, del coraggio
la stessa leggendaria pazienza delle donne.
Servirà forse un lungo carteggio di cultura
o solamente un lapis, la lista di tre cose
uscire per andare a bottega e poi succhiare
la liquerizia dura d’infanzia.
Sarà rosa, come la casa dei doganieri
sarà azzurro, un bel mestiere oceano mare;
sarà, infine
un piccolo diamante felice di brillare.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 24, 2019 at 07:18  Comments (1)  

Luce

Misura lo spessore dell’ombra
là, sull’erba.
Se puoi tocca la mente degli alberi, la forza
che spinge il fiore dentro la pietra.
E dopo dimmi:
qual è l’acqua migliore bevuta, quella allegra
dei sodalizi adolescenziali?
O la più calma
adesso che davanti a un buon libro ti commuovi?
Potessi fare leva sul modo, darei carne
e ossa come pegno ai tuoi mali.
Ma è la sabbia
a cui più somigliamo nell’universo intero.
Generazioni e vento ci toccano. Voliamo
non conoscendo quota e destino
dolcemente, color degli aquiloni qualcuno
o solo luce.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 4, 2019 at 07:28  Lascia un commento  

A mia madre

Quasi cadesse ancora quel filo d’erba nuova
dalla tua mano e hai appena due anni
ora che in fila, aggiusti il borsellino
per quando sarà il conto.
Le poche tue cibarie, un flit per i mosconi
galanterie portate da casa in questo uffizio
dove le giovinette sistemano scaffali
e taciturne vanno alla pesa.
Sempre attenta, io t’ho veduta in queste faccende
un soffio d’aria, versata d’innocenza sui vortici del mondo
tra le rotonde e i clacson sguaiati
luminarie, file di denti come promessa.
Ora sei china
non più al figliolo nudo dai gomiti incrostati
ma alla severità delle vene, delle ossa
di ciò che ti sorregge a fatica
senza un pianto.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 19, 2019 at 07:11  Lascia un commento  

Gli ossi

Mia madre l’ha mai avuto un costume per il mare
oppure si, e adesso è nel vento.
Papà, invece
è stato un olimpionico a tratti
una gran schiena, e piedi di animale capace.
Han fatto presto
con l’innamoramento e il figliare
erano terra, straziati ed obbedienti alle regole del tempo
del seme e del letame;
del correre, poi dopo, nelle officine a ore.
Adesso sono usi, nelle serate chiare
guardare più lontano per ricordare, ancora
le arance al matrimonio, il sole al porticato;
i sandali di lei fatti in corda, e il cravattino
più scuro di mio padre per i cerimoniali.
Si siedono con l’aria di fronte, stanno insieme
e gli ossi piccolini ritornano a frinire.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 9, 2019 at 07:48  Comments (2)  

Mettete i piedi in terra e feritevi

E’ la memoria dei baci che ci salva
delle carezze a bocca di latte, i fatti giusti.
Sono le lettere scritte con coraggio
il fiore del perdono che emana il suo profumo.
Un piccolo regalo lasciato nottetempo
per dirmi che le ore al lavoro sono niente
confronto a quel sorriso di quando torni a sera.
E’ la memoria dei gesti, delle danze
di un corpo che necessita un altro, delle Muse
chiamate Primavera o brinata sopra i campi.
E’ quella voce acuta dei ragazzini fuori
il loro rianimarsi quando è già alto il sole;
è questa lingua lunga del cane sulla mano
la coccinella muta e improvvisa
il verso e il fischio
per fare che gli uccelli rispondano.
E’ nei vecchi, nei legni che ne reggono il peso
il loro andare, là dove il miele ha origine e chiama.
Ricordate, mettete i piedi in terra e feritevi
è la vita.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 29, 2019 at 07:48  Comments (5)  

Prima dell’uomo

Io, come un sasso di porfido, un ruscello
svanito in un catino salmastro, un lago informe.
Avevo forse dodici anni, poco importa
ricordo che di acerbo sapevo se mordevi;
se solo avessi avuto accortezza di toccarmi
là dove il seme ancora non figlia. Una promessa
come lo sono gli acini verdi, i rondinini.
Ficcato come il sole che perde esuberanza
nell’acqua dei canneti che mostra la sua fine
il verde delle foglie imbevute, il suono sordo
del corpo che amoreggia il creato.
Schiena arresa, più delicato di un truciolo
o una brisa, finita lì per caso gettata da qualcuno.
Le braccia come Cristo alla croce, il riso largo
dell’innocenza e il canto d’amore.
Poi il richiamo
passato come un treno rimasto inascoltato.
Non esserci per niente e nessuno, anche per poco.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 16, 2019 at 07:24  Comments (1)  

Innamorarsi

E’ così che è cominciato
il fascio dei capelli mi ricordava il fieno
il collo nudo venti bottiglie
là in cantina, settembre di quel buono
pigiato di gran lena.
E una pagliuzza fragile all’occhio
i mandarini, e i fianchi prepotenti
in grembiuli taglia in meno.
Così ho voltato piedi e manubrio, la mia sciarpa
il gallo che cantava tre volte.
E ti ho veduta
ti ho scritta nella testa come un piacere antico
un lavatoio donne che cantano, un sapone.
E’ cominciato come una nave ancora in porto
il rombo del motore che annuncia caldo ai pesci
il verde alla ciliegia che timida m’implora
il sole pettinato di maggio.
Il succo in bocca, del tamarindo e poi dell’anguria
ed ero un altro.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 7, 2019 at 07:18  Lascia un commento  

Lizard

Quando è vicino il riarmo del ciliegio
nell’aria è il primo giorno di nozze
e risuoniamo
come le canne a un metro di lago, le novelle.
Poco ci importa dell’ombra sugli anelli
delle lucertole ceduta mezza coda;
poco ci importa dell’ostrica socchiusa
la perla rotolata sul fondo chissà dove.
La gemma scrive in noi le otto rime
e come a Cuba, sei nuda e liscia
come Neruda, come il giorno
che aperto il tuo grembiule davanti, fosti gambe
e cavalletta sulla ringhiera, senza foglie
soltanto un ramo vergine profumo di violetta.
Il giorno che farà il suo ventaglio, là saremo
a prenderci sul capo la pioggia del cotone
la metrica mai scritta migliore, il suo portento
per noi, piccole scorze di nulla
ma felici.

Massimo Botturi

Published in: on marzo 21, 2019 at 07:18  Lascia un commento  

Naviganti

Ho masticato gemme di lino i giorni in festa
le vesti del Signore prima del temporale.
Per farmi più pulito di un giglio nella sera
tornata la mia mamma dai sodalizi in carne
le ore inginocchiata su pavimenti e noci.
Volevo mi baciasse con la sua bocca antica
e mi tenesse qualche minuto là, sul petto
prima del sonno dell’onda, della piena.
Volevo fosse un gran giardiniere, e io il migliore
il preferito serto per intrecciarle il cuore.
Così, il giorno, nell’erba dei santissimi
io navigavo a vista;
col grano spettinavo le vene, e i piedi nudi
facevano dei giri di danza, come muse
colombe sopra il cerchio di quella ammaliatrice
veduta al circo dei poverelli.
Ero un bambino, con dentro le derrate ai Fenici
le feluche, sul Nilo e i suoi affluenti di sangue.
Avevo lune, mozzate da una fame ancestrale
e le pianure, soffitte d’universo che non vedevi fine.
Il sole aveva l’olio delle lanterne umane
l’amore, là a venire, prendeva lento forma
negli occhi d’Oceania delle balene in fiore
nel canto allo spezzare del pane, e le missive
nascoste nelle tasche per farne poi sorpresa.
– Mi piaci che capisco più niente, puoi domani?

Massimo Botturi

Published in: on marzo 10, 2019 at 07:29  Comments (1)