Billie Holiday

Non c’è granché da fare stamattina
il giallo della grande lucerna fiacca il cielo;
è come un osso bell’e lappato, piove ancora.
Soltanto Lady Day sta ignorando tutto questo.
Dal suo pontile in latta e cemento tocca il mare
l’asfalto strofinato dai Taxi. E le tue orecchie
abituate un tempo alla fabbrica, ora ai grilli.
Non c’è molto da fare nemmeno due ore dopo
in fondo è una giornata tranquilla: poco muove
si soffre tutt’al più nel silenzio dei cortili
o dentro proprie stanze di buio artificiale.
Più tardi cambieremo il lenzuolo, forse umore
via via che il notiziario si sgranerà giù intero.
Si metterà qualcosa sul fuoco, nel palato
la lingua prenderà la sua parte, io la tua
ristretta in un pudore che il tempo ha maturato.
Ma adesso non è ancora il momento, adesso è niente
niente fatica e niente discorsi, sta a sentire:
Strange fruits ricorda a tutti che cosa c’è la fuori.
Alziamo barricate d’amore, siamo in tempo.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 25, 2019 at 07:19  Comments (1)  

Libera compagna

M’è naturale l’amarti, sei una mela
e come la delizia centellina la luce
così io ti avvicino alla bocca
con sorpresa, con gesti di saluto sul petto.
Dolce sera
che pigoli al cavagno di giunco delle braccia
mia libera compagna, bagliore della donna.
Vedo passare i cervi giù in valle quando preghi
quando ti mordi il labbro e non è piacere amico.
Quando ti alzi poi in volo e ti fai terra
cercando l’acqua delle stenelle
in questo azzurro, che immaginiamo mare lombardo.
Amica e sposa, io non governo bestie né eserciti
lavoro, col mio decoro d’uomo e le scarpe d’ordinanza;
ma so attirare il fulmine e il miele
farmi pesce, nelle tue mani d’isola spoglia, mani d’aria
di ossa che si spaccano mute al solo sguardo.
Da te ho imparato origine e vanto d’innocenza
quella sensualità ch’è coraggio e morsi netti
al frutto della vita che può cadere, ora.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 31, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Radice d’ortensia

Di me, salito sopra quell’albero, hai ricordi?
Sembravo un’altra mela matura mi dicevi
un merlo che s’aggiusta le piume per partire
sulla millimetrata di vita.
Non sapevi
che in me paura tutto coglieva, e saldo al ramo
con lui abbracciavo i giorni a venire.
Come un sasso, brunito e levigato
che non conosce balzi, il corpo rotolato dal vento.
Si, felice, è stato il carezzare dell’uomo
e poi la donna, con la sua vulva d’anima e pelo.
Come un arco
ho teso le mie gambe a pianure me vicine
lasciando il cielo agli avventurosi
altri pionieri, con ali grandi d’angelo, bianche.
Alla mia schiena, puoi leggere radice d’ortensia
i suoi rilievi
il segno delle dita del sole, strade, campi.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 15, 2019 at 07:25  Lascia un commento  

Nudo

Per fare una poesia che non menta
ho steso il corpo
fuori dall’uscio, tra il vento principale.
Per liberarlo d’acque passate, tracce secche
orme di caribù lungo il fiume.
Non so quanto
ma ci vorrà del tempo impigrito, del coraggio
la stessa leggendaria pazienza delle donne.
Servirà forse un lungo carteggio di cultura
o solamente un lapis, la lista di tre cose
uscire per andare a bottega e poi succhiare
la liquerizia dura d’infanzia.
Sarà rosa, come la casa dei doganieri
sarà azzurro, un bel mestiere oceano mare;
sarà, infine
un piccolo diamante felice di brillare.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 24, 2019 at 07:18  Comments (1)  

Luce

Misura lo spessore dell’ombra
là, sull’erba.
Se puoi tocca la mente degli alberi, la forza
che spinge il fiore dentro la pietra.
E dopo dimmi:
qual è l’acqua migliore bevuta, quella allegra
dei sodalizi adolescenziali?
O la più calma
adesso che davanti a un buon libro ti commuovi?
Potessi fare leva sul modo, darei carne
e ossa come pegno ai tuoi mali.
Ma è la sabbia
a cui più somigliamo nell’universo intero.
Generazioni e vento ci toccano. Voliamo
non conoscendo quota e destino
dolcemente, color degli aquiloni qualcuno
o solo luce.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 4, 2019 at 07:28  Lascia un commento  

A mia madre

Quasi cadesse ancora quel filo d’erba nuova
dalla tua mano e hai appena due anni
ora che in fila, aggiusti il borsellino
per quando sarà il conto.
Le poche tue cibarie, un flit per i mosconi
galanterie portate da casa in questo uffizio
dove le giovinette sistemano scaffali
e taciturne vanno alla pesa.
Sempre attenta, io t’ho veduta in queste faccende
un soffio d’aria, versata d’innocenza sui vortici del mondo
tra le rotonde e i clacson sguaiati
luminarie, file di denti come promessa.
Ora sei china
non più al figliolo nudo dai gomiti incrostati
ma alla severità delle vene, delle ossa
di ciò che ti sorregge a fatica
senza un pianto.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 19, 2019 at 07:11  Lascia un commento  

Gli ossi

Mia madre l’ha mai avuto un costume per il mare
oppure si, e adesso è nel vento.
Papà, invece
è stato un olimpionico a tratti
una gran schiena, e piedi di animale capace.
Han fatto presto
con l’innamoramento e il figliare
erano terra, straziati ed obbedienti alle regole del tempo
del seme e del letame;
del correre, poi dopo, nelle officine a ore.
Adesso sono usi, nelle serate chiare
guardare più lontano per ricordare, ancora
le arance al matrimonio, il sole al porticato;
i sandali di lei fatti in corda, e il cravattino
più scuro di mio padre per i cerimoniali.
Si siedono con l’aria di fronte, stanno insieme
e gli ossi piccolini ritornano a frinire.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 9, 2019 at 07:48  Comments (2)  

Mettete i piedi in terra e feritevi

E’ la memoria dei baci che ci salva
delle carezze a bocca di latte, i fatti giusti.
Sono le lettere scritte con coraggio
il fiore del perdono che emana il suo profumo.
Un piccolo regalo lasciato nottetempo
per dirmi che le ore al lavoro sono niente
confronto a quel sorriso di quando torni a sera.
E’ la memoria dei gesti, delle danze
di un corpo che necessita un altro, delle Muse
chiamate Primavera o brinata sopra i campi.
E’ quella voce acuta dei ragazzini fuori
il loro rianimarsi quando è già alto il sole;
è questa lingua lunga del cane sulla mano
la coccinella muta e improvvisa
il verso e il fischio
per fare che gli uccelli rispondano.
E’ nei vecchi, nei legni che ne reggono il peso
il loro andare, là dove il miele ha origine e chiama.
Ricordate, mettete i piedi in terra e feritevi
è la vita.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 29, 2019 at 07:48  Comments (5)  

Prima dell’uomo

Io, come un sasso di porfido, un ruscello
svanito in un catino salmastro, un lago informe.
Avevo forse dodici anni, poco importa
ricordo che di acerbo sapevo se mordevi;
se solo avessi avuto accortezza di toccarmi
là dove il seme ancora non figlia. Una promessa
come lo sono gli acini verdi, i rondinini.
Ficcato come il sole che perde esuberanza
nell’acqua dei canneti che mostra la sua fine
il verde delle foglie imbevute, il suono sordo
del corpo che amoreggia il creato.
Schiena arresa, più delicato di un truciolo
o una brisa, finita lì per caso gettata da qualcuno.
Le braccia come Cristo alla croce, il riso largo
dell’innocenza e il canto d’amore.
Poi il richiamo
passato come un treno rimasto inascoltato.
Non esserci per niente e nessuno, anche per poco.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 16, 2019 at 07:24  Comments (1)  

Innamorarsi

E’ così che è cominciato
il fascio dei capelli mi ricordava il fieno
il collo nudo venti bottiglie
là in cantina, settembre di quel buono
pigiato di gran lena.
E una pagliuzza fragile all’occhio
i mandarini, e i fianchi prepotenti
in grembiuli taglia in meno.
Così ho voltato piedi e manubrio, la mia sciarpa
il gallo che cantava tre volte.
E ti ho veduta
ti ho scritta nella testa come un piacere antico
un lavatoio donne che cantano, un sapone.
E’ cominciato come una nave ancora in porto
il rombo del motore che annuncia caldo ai pesci
il verde alla ciliegia che timida m’implora
il sole pettinato di maggio.
Il succo in bocca, del tamarindo e poi dell’anguria
ed ero un altro.

Massimo Botturi

Published in: on Mag 7, 2019 at 07:18  Lascia un commento