Ida

Passata l’ubriaca bellezza,
il bel sudore,
che viene sulla schiena a esibire gioventù;
conservi il pane della mitezza
il tuo migliore.
Spezzato con le mani di cedro
che, ora, hai fredde
ferite come l’osso che ha tribolato gli anni.
Come la spiga si brucia alla tempesta
si piega al vento sacro e improvviso;
anche io, madre
son fatto di natura più fragile, tua stessa.
Felicità vissuta in silenzio
men dolore, con dignità portato a conforto
con l’amore.

85 anni, auguri mamma

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 16, 2020 at 06:56  Lascia un commento  

Amatissime

Vorrei queste mie poche parole come acqua
lo schietto zampillare di fonte, un segno certo
che qui passai giocando alla vita
corse, affanni, ore d’amore dentro un portone
mia
stupore.
Vorrei che rimanessero pane sull’altare
sulla tovaglia a quadri d’ogni serata insieme;
ora sparse in un cassetto confuso
ora vicine, fin nelle tasche delle tue ascelle.
Dentro il sesso
che scavino il dolore materno come un seme
nella tua terra un poco dimentica del frutto
del vento buono e delle mie mani.
Vorrei, ora
perfezionarle ingenue alla tattica del volo
alla vita dentro il mare.
Abituarle al freddo digiuno
e poi all’essenza.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 30, 2019 at 07:31  Lascia un commento  

Dicembre

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Che poi siamo passati di qua
lo dirà il tempo
il miele nelle orecchie che arriverà, notturno
sentendo il mare farsi capriccio.
Poche cose, parole come fossero alberi
la storia, di due strappati via dalla scuola come foglie.
Desiderosi farsi dei viaggi fino al treno
al limite dell’acqua che bagna l’Asia e il cielo.
Di tutto questo scrivere lento e appassionato
vi rimarrà il ramarro alle vigne, il sole a picco
quel cencio unito su a quattro nodi e messo in testa
che la faceva Dea tra i mortali. Vostra madre
pulita come son cento rose e un calicanto
bambina nel sorreggervi il gioco, fine amante
durante il corpo elettrico e bruno.
Qui ora stiamo.
Per raccontare di cattedrali fatte a rami
di giochi che voialtri forse non conoscete
di strade e di città là a venire. E poi d’incanto
al pianto della vita che ha male al suo respiro:
il primo che v’ha messo del fuoco, e ali ai piedi.

Massimo Botturi

per Alice e Davide, nati entrambi a dicembre

Published in: on dicembre 13, 2019 at 07:19  Lascia un commento  

Billie Holiday

Non c’è granché da fare stamattina
il giallo della grande lucerna fiacca il cielo;
è come un osso bell’e lappato, piove ancora.
Soltanto Lady Day sta ignorando tutto questo.
Dal suo pontile in latta e cemento tocca il mare
l’asfalto strofinato dai Taxi. E le tue orecchie
abituate un tempo alla fabbrica, ora ai grilli.
Non c’è molto da fare nemmeno due ore dopo
in fondo è una giornata tranquilla: poco muove
si soffre tutt’al più nel silenzio dei cortili
o dentro proprie stanze di buio artificiale.
Più tardi cambieremo il lenzuolo, forse umore
via via che il notiziario si sgranerà giù intero.
Si metterà qualcosa sul fuoco, nel palato
la lingua prenderà la sua parte, io la tua
ristretta in un pudore che il tempo ha maturato.
Ma adesso non è ancora il momento, adesso è niente
niente fatica e niente discorsi, sta a sentire:
Strange fruits ricorda a tutti che cosa c’è la fuori.
Alziamo barricate d’amore, siamo in tempo.

Massimo Botturi

Published in: on novembre 25, 2019 at 07:19  Comments (1)  

Libera compagna

M’è naturale l’amarti, sei una mela
e come la delizia centellina la luce
così io ti avvicino alla bocca
con sorpresa, con gesti di saluto sul petto.
Dolce sera
che pigoli al cavagno di giunco delle braccia
mia libera compagna, bagliore della donna.
Vedo passare i cervi giù in valle quando preghi
quando ti mordi il labbro e non è piacere amico.
Quando ti alzi poi in volo e ti fai terra
cercando l’acqua delle stenelle
in questo azzurro, che immaginiamo mare lombardo.
Amica e sposa, io non governo bestie né eserciti
lavoro, col mio decoro d’uomo e le scarpe d’ordinanza;
ma so attirare il fulmine e il miele
farmi pesce, nelle tue mani d’isola spoglia, mani d’aria
di ossa che si spaccano mute al solo sguardo.
Da te ho imparato origine e vanto d’innocenza
quella sensualità ch’è coraggio e morsi netti
al frutto della vita che può cadere, ora.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 31, 2019 at 07:37  Comments (1)  

Radice d’ortensia

Di me, salito sopra quell’albero, hai ricordi?
Sembravo un’altra mela matura mi dicevi
un merlo che s’aggiusta le piume per partire
sulla millimetrata di vita.
Non sapevi
che in me paura tutto coglieva, e saldo al ramo
con lui abbracciavo i giorni a venire.
Come un sasso, brunito e levigato
che non conosce balzi, il corpo rotolato dal vento.
Si, felice, è stato il carezzare dell’uomo
e poi la donna, con la sua vulva d’anima e pelo.
Come un arco
ho teso le mie gambe a pianure me vicine
lasciando il cielo agli avventurosi
altri pionieri, con ali grandi d’angelo, bianche.
Alla mia schiena, puoi leggere radice d’ortensia
i suoi rilievi
il segno delle dita del sole, strade, campi.

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 15, 2019 at 07:25  Lascia un commento  

Nudo

Per fare una poesia che non menta
ho steso il corpo
fuori dall’uscio, tra il vento principale.
Per liberarlo d’acque passate, tracce secche
orme di caribù lungo il fiume.
Non so quanto
ma ci vorrà del tempo impigrito, del coraggio
la stessa leggendaria pazienza delle donne.
Servirà forse un lungo carteggio di cultura
o solamente un lapis, la lista di tre cose
uscire per andare a bottega e poi succhiare
la liquerizia dura d’infanzia.
Sarà rosa, come la casa dei doganieri
sarà azzurro, un bel mestiere oceano mare;
sarà, infine
un piccolo diamante felice di brillare.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 24, 2019 at 07:18  Comments (1)  

Luce

Misura lo spessore dell’ombra
là, sull’erba.
Se puoi tocca la mente degli alberi, la forza
che spinge il fiore dentro la pietra.
E dopo dimmi:
qual è l’acqua migliore bevuta, quella allegra
dei sodalizi adolescenziali?
O la più calma
adesso che davanti a un buon libro ti commuovi?
Potessi fare leva sul modo, darei carne
e ossa come pegno ai tuoi mali.
Ma è la sabbia
a cui più somigliamo nell’universo intero.
Generazioni e vento ci toccano. Voliamo
non conoscendo quota e destino
dolcemente, color degli aquiloni qualcuno
o solo luce.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 4, 2019 at 07:28  Lascia un commento  

A mia madre

Quasi cadesse ancora quel filo d’erba nuova
dalla tua mano e hai appena due anni
ora che in fila, aggiusti il borsellino
per quando sarà il conto.
Le poche tue cibarie, un flit per i mosconi
galanterie portate da casa in questo uffizio
dove le giovinette sistemano scaffali
e taciturne vanno alla pesa.
Sempre attenta, io t’ho veduta in queste faccende
un soffio d’aria, versata d’innocenza sui vortici del mondo
tra le rotonde e i clacson sguaiati
luminarie, file di denti come promessa.
Ora sei china
non più al figliolo nudo dai gomiti incrostati
ma alla severità delle vene, delle ossa
di ciò che ti sorregge a fatica
senza un pianto.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 19, 2019 at 07:11  Lascia un commento  

Gli ossi

Mia madre l’ha mai avuto un costume per il mare
oppure si, e adesso è nel vento.
Papà, invece
è stato un olimpionico a tratti
una gran schiena, e piedi di animale capace.
Han fatto presto
con l’innamoramento e il figliare
erano terra, straziati ed obbedienti alle regole del tempo
del seme e del letame;
del correre, poi dopo, nelle officine a ore.
Adesso sono usi, nelle serate chiare
guardare più lontano per ricordare, ancora
le arance al matrimonio, il sole al porticato;
i sandali di lei fatti in corda, e il cravattino
più scuro di mio padre per i cerimoniali.
Si siedono con l’aria di fronte, stanno insieme
e gli ossi piccolini ritornano a frinire.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 9, 2019 at 07:48  Comments (2)