Risorta

Come se pietra ti fosse questo lino

il bianco carapace dei sogni ora scostato.

Non sei figlia di Dio, ma femmina terrena

risorta come Lazzaro ai secoli, divina

nell’acqua e nelle messi degli inguini.

Loquace, come lo sono le foglie del ginepro.

Scomposta la mattina che un prato ora mi avviene

dove due scolaresche squittiscono per ore.

Se questa vita è calma lacustre, tu sei il tuono

la lama dell’estiva cicala nel canneto.

Ora risorta, attendi la tua prossima morte

me vicino, capace di umettarti le labbra

tale al putto, nel quadro della Vergine al muro.

Siamo grano, tu del colore acerbo

pur se non te ne avvedi. Io il fiore del papavero rosso

sì sottile, che puoi guardarmi dentro

quel che chiamiamo amore.

 

Massimo Botturi

Published in: on aprile 29, 2021 at 07:34  Lascia un commento  

Creatura

Come veloce l’aringa sfugge al palmo

così tutti i miei anni sono trascorsi in luce.

Un guizzo con un lascito furbo, una scia d’acqua

l’afrore che vien su alle narici del salmastro

quando al pontile le dichiarasti amore

lingua straniera tradotta naturale.

Ancora immerso in questo dipinto, sono tale

al lucido stupore del bimbo nell’attesa:

il piccolo candito comprato là alla festa

si farà dolce a lingua e palato questa sera.

Poiché l’incontro al bello d’averti sempre dura

anche se poi come pesce tu, creatura

dilegui il corpo snello nei prati del corallo.

Ed io rimando acceso come quei fari antichi

confuso tra le stelle, venute basse a incanto.

 

Massimo Botturi

Published in: on aprile 13, 2021 at 07:46  Lascia un commento  

Sulla porta

Prima del passo c’è un verbo di pianura

dove la pioggia minaccia sugli esausti

e il cielo è calibrato di aironi, unica guida

nel regno degli dei mai veduti. Prima ancora

della mia fronte ampia paterna c’è stupore

ragione d’esser stato il tuo amore per un giorno.

C’è l’onda senza mare che tutto colma il dire

e questo bel tacere che fa di miele il tempo

la gazza e il niente foglie a febbraio.

C’è il tuo corpo

il sasso levigato dal fiume delle ore

quell’armonia che fa di te, donna, il mio creatore.

Prima d’uscire c’è l’aria luminosa

la consapevolezza di sé, fiore dell’aia

la fretta dei gerani nell’umido di terra.

Ci sono queste braccia che amo sollevare

come prendessi del sole il suo frumento

o della gioventù il filo teso, ora che sciama.

 

Massimo Botturi

Published in: on marzo 28, 2021 at 07:17  Lascia un commento  

Parola dal futuro

Dimmelo facile, che possa risentire

il suono della tazza nell’otre famigliare.

Quel canto primo uscito in falsetto

da un uccello, o forse da una madre

accampata là, al balcone.

Scrivilo facile che conta solo amore

parola dal futuro gonfiata d’aria pura;

più facile che ho poco studiato

e so la zappa, le mani dure sopra il telaio

la bocca in fiore

della mia donna uscita di vasca. So la festa

domenica di un’ora in più a letto, il passo furbo

di quella gatta sopra la tavola, vai presto!

Che non si fa e lo deve imparare. Opera vana

così come negare il segreto che ti vuole

il magico pensiero di braccia nude ai fianchi

il sole che ti scotta la schiena. Dillo bene

è complicato il tempo che zitta le speranze

le acerbe asperità della mente, il sodalizio

tra il nascere e il morire per sempre.

Fallo adesso.

 

Massimo Botturi

Published in: on marzo 13, 2021 at 07:44  Comments (1)  

Blossom

Abbandonato da tempo il corpo osceno

finisco i miei bocconi in un elemento azzurro.

Ma non è proprio il culto dell’acqua che racconto:

avvolto intorno a un albero come un pensiero ottuso

io grido del malore dei vecchi, dell’incontro

col Dio che ha fatto briscola nel giorno del giudizio.

Torno all’essenza che alcuno chiama amore

perché l’odore fanciullo lì si eleva.

Paura di morire ce n’è, ma succhio il labbro

assolvo la mia lingua, ch’è essenza di una rosa.

 

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 26, 2021 at 06:55  Lascia un commento  

Omaggio a Tonino Guerra

Pioveva così tanto che rifioriva il muro

pareva avesse un albero dentro che premeva.

Prima col muschio negli angoli, più verde

di certi calabroni da fosso. Poi smeraldo

come gli scarabei nel museo di Naturale.

Pioveva così bene che, vacca veh d’un boia

veniva su anche l’acqua da terra

e si spandeva, fino a formare laghi di campo

color malva.

Ha smesso dopo quasi quaranta

o forse uno, ma con la forza di un reggimento;

fatto sta, che insieme per lumache

siamo saliti un giorno

lungo i sentieri in ombra di un bosco. Io e mio padre

che aveva l’occhio clinico e giusto dei dottori.

Io non vedevo niente, soltanto i goccioloni

che stavano in sospeso alle foglie, come palle

sugli alberi addobbati a Natale. Poi voltammo

per ritornare a casa con poche pive al sacco

e tutta la pianura sembrava senza terra

soltanto una distesa di rane e uccelli chiari.

L’abbiamo vista solo una volta così bella.

 

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 4, 2021 at 07:07  Comments (1)  

Tributo

Se è vero che ogni goccia è a se stessa

estranea e pura

e nella calma oceanica scompare;

così declinazioni e poesie lasciano il tempo

minuscole avvisaglie di sabbia in poca gloria.

Ma se pur vero ognuna dispersa fa la somma

così l’animo umano necessita del grano

d’ogni misura e bella parola.

Perché oscilla, come la canna al vento invisibile

e senz’ombra, anche la luce avrebbe del dubbio.

Perciò, cara, accogli queste nenie sia pure lacunose

sono il tributo al fatto creato, alle sue spine.

A quanta grazia ho colto, nel tempo innamorato.

 

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 19, 2021 at 07:39  Lascia un commento  

Sono tuo

Ho conservato il topazio dell’infanzia

ne ho pieni i palmi,

e di conchiglie aguzze.

Che possano toccarmi nel sangue

senza guerra, nel cuore di cerusico acerbo.

Sono tuo, sia padre, madre, o uomo imperfetto

un olmo in grazia, un timido veliero di carta

tra impetuose, ondate d’acqua verde pianura.

Sono tuo, lagnoso come il vento talvolta

febbre al labbro.

Sono l’ammasso d’alberi che a piedi nudi sali

il parto delle foglie macache. Vieni presto

ho lune nei miei occhi mai state più pulite.

 

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 1, 2021 at 07:45  Lascia un commento  

Stagioni

Invecchierò come te, padre antico

e delicato.

Con tutte queste vene a gridarmi il sangue dolce

le gambe appese a un filo di spago, i piedi aria.

Sarò con la mia testa sul grembo di qualcuna

per farmi consolare i sudori e i tempi andati.

Sarò sul carro in fieno a mangiare stelle e bisce

col pene molle come bambino

il naso asciutto, seccato dagli odori d’incenso

e malattia.

E sarò vecchio come un ragazzo di peluria

i denti in coccio contro la luna, qua e là il viola

dei troppi mancamenti al concerto della vita.

E sarò vecchio come nessuno, solo al mondo

con voi che come api mi girerete in testa

facendo primavera in inverno, tutti fiori.

 

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 13, 2020 at 07:21  Lascia un commento  

Toccami

Come al catino di zinco, metti mano

sono un’acquasantiera stamani, benedetta.

E ho rigettato forte il deserto arido e solo

come mio padre gli inverni delle nebbie

dei tram colore tacito assenso.

Prendi il corpo

è sempre ultima cena se arrivi in processione

se sali per le scale che pari una marea

fuliggine di sale e tristezza novembrina.

Metti mano

la gioia di vederti ora è un albero, un campetto

con quattro stracci in terra a delimitarne il senso.

La gioia di vederti mi fa latte di capra

più nudo di una mela e rotondo come un sole.

Ti succhia via il veleno dal seno ancora acerbo

e canta come un passero sui fili del bucato.

 

Massimo Botturi

Published in: on novembre 25, 2020 at 07:49  Lascia un commento