L’incidente

Pazienza
se quest’ ossa
fossero nei morti
e al lume si vedessero
bianche, lucenti, storte;
ma sono ossa di vivi
che ancor non sono morti.

Bellezza
delle cose
perdute, di sogni
non vissuti, di voglie
smorzate; di fanciulle
dissuase da quei segni,
di morte: mai più amate…

Eppure
negli eventi
provati in sofferenza
ciò che rimane senza
dolore, non è morte:
rimane, sì, nei vivi,
il gusto amarodolce:

Speranza…
ma sempre
c’ è la stanza d’aspettativa… e,
a volte, nonostante la morte
tardi ancora a venire,
amare con passione,
vivere con soffrire,
aiuta quella gente
che in animo si sente
rimpianto, male in cuor.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:47  Comments (1)  

Il ribelle

Il Cervino ribelle s’aderge
fiero, ancor per ora,
bianco di ghiacci: sue catene avvinto,
cinto di nubi e stagliato d’azzurro.

Il suo candido manto d’ermellino
discende in cento rivoli
sempre di più cantando,
con un tinnante murmure e argentino;
ma è un canto triste
che perde le sue sengie in rocce nere:
freme ogni tanto in quella forza
fiera, sovrana
sull’uomo, che semina di croci e di preghiere,
la paura
d’ignoto
e degli agghiacci.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 20, 2016 at 07:08  Comments (1)  

Lo sbaglio

Non sono mai stato bravo, mai:
neppiù mi sento
di criticare, in alcun modo, tutto.

Tutto, e perché:
occhi umani non ci saranno,
nel prossimo futuro, più
e, al nostro logaritmo, per sempre.

Men mai potranno far potenze astrali
sopravvivere la biosfera
ai disastrI antropici:
suicidio di uno: genocidio di massa,
globale.

Globale e di presenza, vita fugace,
mai pace mi darò, vivida essenza.

Rimango sempre d’opinione
dell’esser di passaggio,
vivaio esperimenta:

summa ab aeternum.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 11, 2016 at 07:31  Comments (2)  

L’ultima cena

Effimero
convito: l’allegria
finta, il vino vero
a fiumi: colleghi
di lavoro: ottimale pretesto
dell’attimo fuggente.

Si stona:
“Oi vita, oi vita mia,
“Oi vita di questo core …
“Sei stato o primmo ammore
“E o prim’ e l’ultimo sarrai pe’mme”.

Dopo, il pantagruelico
epilogo, sermone
ipocrito benevolo
dei più alti in grado
(ma più imbecilli),
mentre succulenti
grosse parti di cibo
snodano in luculliano
scivolo
nei ventri decadenti.

Poi, movimenti lenti
scomposti:
il “ballo” (di persone “mature?”)
Oh se vi poteste specchiare!
Credete sempre di vedervi
nel ricordo miglior
di gioventù.
Romanticopietoso
romanticismo,
che non esiste più!

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 1, 2016 at 07:43  Comments (2)  

Matriarcato

Il metodo ha trovato,
nonna Teresa, proprio il giorno
che compie novantanni,
per tentar di guarire
l’ ipocondriaco giovane nipote.
Metodo empirico, popolare,
taumaturgico, speciale,
che gioie sempre dà
e toglie affanni.
Tra tutti, quel nipote,
tutt’ attorno, gratifica i parenti:
buone parole: l’ utile ritorno
del matriarcato saggio: la condensa
che sugge il mal dal collo,
con il bicchiere di bambagia pieno
d’ alcole pregna, sfruttando
del suo corpo, l’ energia.
Sèrva, allora, ad Enrico
la Nonna ancora: evviva sempre
più dei centanni, in placida allegria!

Paolo Santangelo

Published in: on novembre 4, 2016 at 07:23  Comments (2)  

Dragodroga

Piccola OIKRON
dove
sei Tu?
D’ altre specie
d’ altri tempi,
d’ altri mondi,
Ti vendi
per il DRAGO
CHE POSSIEDE
e pensa
per Te.

Piccola OIKRON
dallo sguardo
mite,
dell’ anima
di bimba
sana e assente
ma . . . il corpo
Tuo? :
incubo
di una malata
scivolata
umana
mente
dall’ orrore
ebefrènica,
tornare in ètica
morale, come prima,
ancora . . . Utòpica.

Piccola OIKRON,
chi
Ti compra,
(raro)
non se la sente
di sentire
lo stimolo
del sesso:
non
. . . violenza,
necessaria,
sempre
(almeno
quel tanto
di pensiero)
che spinge
al passo
dell’ Uomo
acché fu fatto
per esso.

Rimbambito
e impotente
guarda Te
che lo guardi
con dolcezza,
che chiedi
(trovi strano)
ché non faccia
l’ umano.

Piccola OIKRON
nel Mio-Tuo
mondo
di folli –
e le sue spire –
l’ indotto
di capire
è negare
se stessi.

Un altro mondo
mòndo,
un’ altra
dimensione,
un altro
tempo.
Un’ altra
volta.

Ritorna,
sogno
proibito,
nel passato
dal passato
senza
svegliarti
più !

Corpo che muore
e lascia
inanimato
l’ uomo, non
assecondato
dai sensi con
la forza-pensiero,
dell’ istinto bestia
inappagato.

Poi,
puro
essere.

Piccola OIKRON
torna
tra le stelle.
Torno
anch’ io,
con Loro
mi unisco a Te,
col Tempo,
relativo,
con la Luce
che corre
d’ andar
per l’ infinito
in materia
pesante,
come
prima,
nel vorace
buco.

Poi,
si torna
daccapo.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 24, 2016 at 07:42  Lascia un commento  

Specchi

Brillanti notturni
al chiaro di luna
riflessi:

Specchi
d’inaudita beltà:

si frangono
in miriadi colori
di stelle dai diversi
splendori.

Come i nostri
cromosomi
vaganti.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 14, 2016 at 07:25  Comments (2)  

Il ciclone

Il cielo
non più terso
di nubi
è nero
come tempesta
incombe il vento
di sibilisussurri
e saetta – ciclone
a rombotuono
inaudita violenza
sulle case, persone,
alberi e quant’altro,
strappati all’àlvo
da attonitopugno
rotante d’incontrollato
stupido Tsunami
coniugando a sponsali
il niente e il tutto.

L’uomo,
meschino,
invoca Iddio
suo e dei suoi padri –
– urla, si dispera:
per causa propria,
– e per colpa d’altri…


Ma è troppo tardi
piangere e pregare.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 4, 2016 at 07:49  Comments (1)  

Le gabbie d’oro

Solo per noi,
 
la gabbia dorata:
 
al tramonto il cielo
la sa lunga, mentre incombe
la prova per cui
siamo.

          Impotente la nostra
intelligenza assiste, cinica
nel suo incanto, scorrere
lento il tempo del pianeta
azzurro:
incredibile insieme
meravigliose specie diversissime
non si sa quanto e quante,
obbligate compagne di viaggio,
tutte innocenti, tranne una:
 
l’uomo
peggior nemico
di tutte, compresa la propria, opprime
oltre le altre
(comunicanti tra loro)
con guerre ed egoismi,
proprii simili umani così diversi,
così uguali . . .
“Autodistruzione atomica”
se non ci accomuniamo incalza.
 
Già abbondano i disastri
dall’infocato màgma nucleo interno,
dal clima e dall’estremo cosmo
catastrofici impatti, epidemie . . .
 
Decadentismo d’uomo vecchio,
senza chimera più di sesso,
incentivo solenne che ti toglie la vita.
Senza pene non si vive,
non supportati dalla fede
dell’infinito.
 
Sarà forse il “peccato
originale”, la parentesi chiusa:
sulle nostre tombe
ormai scomparse.
Torniamo a proseguire il nostro
viaggio, contìnuo
. . .
nelle gabbie d’oro.

Paolo Santangelo

Published in: on settembre 24, 2016 at 07:29  Lascia un commento  

Alter-ego

E giorno
dopo giorno
mio
conflittuale
male
di vivere,
per essere
nell’ Essere
migliore,
io passo.
Vita vera così
non è:
turbata
essenza, molto
dippiù:
ipocrita
esistenza
d’un alter-ego strano,
vero,
reale,
vano senza tempo,
senza luogo,
senza spazio.
Nulla: caos
del punto,
nell’ onirico
sogno
di speranza
immortale,
mi ripeto
nel sempre.

Paolo Santangelo

Published in: on settembre 15, 2016 at 07:05  Comments (1)