L’urlo

Come sento tra i sassi il mormorare
d’un cristallino ruscello montano,
limite di mistero e di leggenda,
ululo la mia vita nei tramonti
sabbiosi e dolci d’armonie d’arcano.

Quando sento tra gli alberi alitare
la paura che nascondevo dentro
tutto era buono; ma i mali, dal cielo,
tra gli angeli, noi stessi ed il Tuo regno,
mi han ricordato il prezzo della morte.

Flebilmente, così, e sento ancora
lampi nel cuor: vorrei poter lenire
questa terra prestata, dura, e pregna
di mali e incontenibile violenza
ed urlo la mia vita del tramonto.

Paolo Santangelo

Published in: on luglio 29, 2017 at 07:18  Lascia un commento  

Siam fermi all’anno Mille

Costellazione degli universi,
universo vuoto, il sempre infinito
finito, giace nell’essenza.
Essere immenso! Vita fantastica
per noi Terrestri: gloria,
del verme senza futuro si profila,
il niente. Forse per Loro con noi,
L’Essere, qualcosa: il tanto.

Domani, secoli di milioni
di secoli d’intelligenza ininterrotta,
forse, paleseranno in macro
microscopico del micromacrocosmo
nodo senza spazio e tempo, somma
di glorie, plasma di quark e gluoni
in avventura. La sfèragrànulo
del nostro reale è fine a se stessa.

Altre la seguiranno da implosione
reagente dell’Essere: Colonia,
invitta senza tempo senza luogo
senza spazio, libera pascola schiava
del vivere in materia circa un minuto
cosmico: etereo un sussurro.

Con la fisica morte là torniamo,
donde arrivammo (senza volerlo)
attimo prima di venire al nostro
Mondo. E puranco a seconda le “alte
evoluzioni di Scienze” (se prima
non pervenga la reiterata consueta
autodistruzione che ci prespenga)
si subisce il destino del nostro
corpo alieno, che lasciamo a…Terra.

Come fonte miliardi di miliardi
germi terreni vivi per poco, molto
o per l’eternità: segno che non ci è dato
di sapere perché, e da Chi. Oltre
ai compagni di viaggio, piante (flora)
bestianimali (fauna), minerali
e tutto ciò fisicamente vivo, l’uomo
si getta in riflessioni sul solito
normale-occulto imposto: guerre,
sofferenza, agonismo, festa, tentar
la conoscenza senza riuscire mai
a alzar la testa dalla natura sua
mèta di quiete, indotto a riprodursi
fino a quando e dove altro esseri
come noi e non…? Incoscienza
futuro tranne il certo trapasso
di macchina carbonio-acqua
che cristallizza in puro. Silicio:
siam fermi all’anno Mille.

Non sappiamo/vogliamo -come gli struzzi-
la ricerca del vero, pauroso di fisico
domani termine di essere; reduci
da anchilosi-cervello privo del meglio
per carenza d’ uso. Perciò paesi…rischio:
sulla pallagrànulo che chiamiamo Terra
dove si ammazza, si ruba, si gode
e… si crepa (caduta di stile) ineluttabilmente.

Le menti, poche, nell’umanità: quasi tutte
trascurano se n’infischiano, ignorando. Isolate
da sentimenti, o dall’incomprensione degli
altri – legati a un completo egoismo solenne -,
terminando tranquille il viaggio breve del tempo
lor’umano concesso. Potere unire le menti
di Uomo, Flòra e Fàuna in un’unica Forza,
per sperare ad antichi splendori? O arrendersi
a ciò definito superiore allo scibile umano:
a larvombre ridotti, adattati, a niente e nessuno.

Noi possiamo esser buoni d’innàto
giudizio, d’odiopieni per scellerato
egoismo: ci scanniamo tra di noi, in
atàvica legge di società, non scritta,
che ci governa. Sono migliori le belve,
gli echinodèrmi, le cetònie, le formiche
animali organizzati gli insetti cioè.

Energie d’entità che noi non conosciamo
completamente, nella loro pienezza, bene:
come le asteroidee (non originarie di questo
pianeta) stelle di mare. Noi siamo un mezzo
per ottenere un fine. IL FINE sconosciuto,
della nostra incoscienza dapprima non voluto,
non cercato da noi; adesso Experimenta Summa
ricerca per il bene nostro, Dio e la Santa Alleanza.

Paolo Santangelo

Published in: on luglio 11, 2017 at 07:29  Lascia un commento  

Non fumate, non fumate…

Fumando
a letto, di notte
il sempre uguale
Silenzio… suona!
Ed è opprimente,
quand’uno
è solo.
Il rumor di silenzio,
in continua attesa,
ora scéma.
Ora
aumenta di tono
Forse aspetta
la sempiterna
che ci porti
In Giudizio per la nostra
Morale vissuta.
Intanto la sera si sparge
s’adombra la notte
si stende l’Autunno
Nel vento s’attenua
d’Eterno il Sorriso…

Paolo Santangelo

Published in: on giugno 18, 2017 at 07:26  Comments (3)  

Inequivocabilità

Quando
ogni giorno passa
e non ti capisce
il prossimo:
rivolto è tutto,
verso
il nulla.

Quando,
a ogni ora che passa,
più non comprende
il vicino:
tutto è distrutto,
e … la natura,
canta
per suo conto.

Quando
gli affetti
familiari,
defilati
in amori propri,
a ghetti,
sono
circoscritti
in famiglie
diverse,
l’ egoismo
uccide,
ciò che è umano!

Allora fine
è tutto,
causato da egoismo
ed ignoranza;
da innocenza e vergogna,
poi chi capisce
dà il suo sfogo
al pianto.

Altrui
capire e non capire
anime umane.
Chiuse come voi
stesse, con voi.

Lucide
egoiste,
siete perfette,
anime di chiesa,
e la coscienza vostra,
nello scopo
vi approva.

Anime mie, sorelle
solinghe
se imago de la Morte
incombe
su noi tutti:
non abbiate paura
siate tranquille,
ciò che desta
s’affaccia, manifesta
si evidenzia
e appare;
siate resolute:
ché insicuro
è il domani.

La morte?!
Non fisiologica,
ma eterna
se non c’è Dio.

Misericordia
umana non esiste
perchè fatta da noi
mondo mortale.

Quella di Dio
è perfetta!

La vendetta (e l’accidia)
fine a se stessa,
è nostra:
l’ inequivocabilità
del Male.

Paolo Santangelo

Published in: on maggio 16, 2017 at 06:51  Comments (3)  

L’incidente

Pazienza
se quest’ ossa
fossero nei morti
e al lume si vedessero
bianche, lucenti, storte;
ma sono ossa di vivi
che ancor non sono morti.

Bellezza
delle cose
perdute, di sogni
non vissuti, di voglie
smorzate; di fanciulle
dissuase da quei segni,
di morte: mai più amate…

Eppure
negli eventi
provati in sofferenza
ciò che rimane senza
dolore, non è morte:
rimane, sì, nei vivi,
il gusto amarodolce:

Speranza…
ma sempre
c’ è la stanza d’aspettativa… e,
a volte, nonostante la morte
tardi ancora a venire,
amare con passione,
vivere con soffrire,
aiuta quella gente
che in animo si sente
rimpianto, male in cuor.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 2, 2017 at 07:47  Comments (1)  

Il ribelle

Il Cervino ribelle s’aderge
fiero, ancor per ora,
bianco di ghiacci: sue catene avvinto,
cinto di nubi e stagliato d’azzurro.

Il suo candido manto d’ermellino
discende in cento rivoli
sempre di più cantando,
con un tinnante murmure e argentino;
ma è un canto triste
che perde le sue sengie in rocce nere:
freme ogni tanto in quella forza
fiera, sovrana
sull’uomo, che semina di croci e di preghiere,
la paura
d’ignoto
e degli agghiacci.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 20, 2016 at 07:08  Comments (1)  

Lo sbaglio

Non sono mai stato bravo, mai:
neppiù mi sento
di criticare, in alcun modo, tutto.

Tutto, e perché:
occhi umani non ci saranno,
nel prossimo futuro, più
e, al nostro logaritmo, per sempre.

Men mai potranno far potenze astrali
sopravvivere la biosfera
ai disastrI antropici:
suicidio di uno: genocidio di massa,
globale.

Globale e di presenza, vita fugace,
mai pace mi darò, vivida essenza.

Rimango sempre d’opinione
dell’esser di passaggio,
vivaio esperimenta:

summa ab aeternum.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 11, 2016 at 07:31  Comments (2)  

L’ultima cena

Effimero
convito: l’allegria
finta, il vino vero
a fiumi: colleghi
di lavoro: ottimale pretesto
dell’attimo fuggente.

Si stona:
“Oi vita, oi vita mia,
“Oi vita di questo core …
“Sei stato o primmo ammore
“E o prim’ e l’ultimo sarrai pe’mme”.

Dopo, il pantagruelico
epilogo, sermone
ipocrito benevolo
dei più alti in grado
(ma più imbecilli),
mentre succulenti
grosse parti di cibo
snodano in luculliano
scivolo
nei ventri decadenti.

Poi, movimenti lenti
scomposti:
il “ballo” (di persone “mature?”)
Oh se vi poteste specchiare!
Credete sempre di vedervi
nel ricordo miglior
di gioventù.
Romanticopietoso
romanticismo,
che non esiste più!

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 1, 2016 at 07:43  Comments (2)  

Matriarcato

Il metodo ha trovato,
nonna Teresa, proprio il giorno
che compie novantanni,
per tentar di guarire
l’ ipocondriaco giovane nipote.
Metodo empirico, popolare,
taumaturgico, speciale,
che gioie sempre dà
e toglie affanni.
Tra tutti, quel nipote,
tutt’ attorno, gratifica i parenti:
buone parole: l’ utile ritorno
del matriarcato saggio: la condensa
che sugge il mal dal collo,
con il bicchiere di bambagia pieno
d’ alcole pregna, sfruttando
del suo corpo, l’ energia.
Sèrva, allora, ad Enrico
la Nonna ancora: evviva sempre
più dei centanni, in placida allegria!

Paolo Santangelo

Published in: on novembre 4, 2016 at 07:23  Comments (2)  

Dragodroga

Piccola OIKRON
dove
sei Tu?
D’ altre specie
d’ altri tempi,
d’ altri mondi,
Ti vendi
per il DRAGO
CHE POSSIEDE
e pensa
per Te.

Piccola OIKRON
dallo sguardo
mite,
dell’ anima
di bimba
sana e assente
ma . . . il corpo
Tuo? :
incubo
di una malata
scivolata
umana
mente
dall’ orrore
ebefrènica,
tornare in ètica
morale, come prima,
ancora . . . Utòpica.

Piccola OIKRON,
chi
Ti compra,
(raro)
non se la sente
di sentire
lo stimolo
del sesso:
non
. . . violenza,
necessaria,
sempre
(almeno
quel tanto
di pensiero)
che spinge
al passo
dell’ Uomo
acché fu fatto
per esso.

Rimbambito
e impotente
guarda Te
che lo guardi
con dolcezza,
che chiedi
(trovi strano)
ché non faccia
l’ umano.

Piccola OIKRON
nel Mio-Tuo
mondo
di folli –
e le sue spire –
l’ indotto
di capire
è negare
se stessi.

Un altro mondo
mòndo,
un’ altra
dimensione,
un altro
tempo.
Un’ altra
volta.

Ritorna,
sogno
proibito,
nel passato
dal passato
senza
svegliarti
più !

Corpo che muore
e lascia
inanimato
l’ uomo, non
assecondato
dai sensi con
la forza-pensiero,
dell’ istinto bestia
inappagato.

Poi,
puro
essere.

Piccola OIKRON
torna
tra le stelle.
Torno
anch’ io,
con Loro
mi unisco a Te,
col Tempo,
relativo,
con la Luce
che corre
d’ andar
per l’ infinito
in materia
pesante,
come
prima,
nel vorace
buco.

Poi,
si torna
daccapo.

Paolo Santangelo

Published in: on ottobre 24, 2016 at 07:42  Lascia un commento