Farfalla

Da bruco strisciante son nata

nel freddo dei monti protetta,

con fili di seta adornata,

col sole e la luna sbocciata.

 

Volteggio tra mille colori

son neve di maggio nei prati,

bacio ed insemino i fiori,

nel vento tra faggi dorati.

 

Mi trovo tra rivoli e fiumi

nei versi di antichi poeti,

tra note di piano e violini,

in madre che ninna nei canti.

 

Son sola ed il tempo dispera

il volo elegante finisce,

palpito d’ali di sera,

la vita in un soffio svanisce.

 

le ali son di mille colori

mi sposo con stame e corolla,

volteggio più bella tra i fiori,

amatemi sono farfalla.

 

Raffaele Saba

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Published in: on ottobre 22, 2018 at 07:13  Comments (1)  

Il pastorello

Odo gli armenti

suonar campane a festa,

in transumanza mutar,

la grigia lana.

 

Sento la pioggia

sulla campagna triste,

e tuoni fragorosi,

suoni d’inverno.

 

Oltre le fronde

io conosco il vento,

il freddo delle fonti,

ed i miei fiori.

 

In questa valle

fra teneri germogli,

solo sarò viandante,

con i miei armenti.

 

Si diffonde in me

nello splendor di pace,

tra l’oro di betulle,

il vento tace.

 

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 14, 2018 at 07:11  Comments (4)  

Silenzio

E’ silenzio il tuo vociar conciso

soffio d’aria e nota di violino,

nei Campi Elisi un fiore di narciso,

corolla d’oro colta nel mattino.

 

Tacciono ora i tuoi giovani giorni

attimi di mesto mio richiamo,

dimmi o cara perché tu non ritorni?

tra le braccia livida io t’amo.

 

Ora è immensa la mia casa

tremano foglie al vento nella sera,

il ciliegio è come un’alba rosa,

nel silenzio è canto la preghiera.

 

Nel sogno sussurri i tuoi richiami

ti troverò nel tenero germoglio,

nei giardini degli aranci che tu ami,

tra rosse bacche di verde agrifoglio.

 

Implacabili procedono le ore

in me dirama brivido e tremore,

il silenzio è simile al dolore,

perché ho tanto freddo dentro il cuore.

 

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 6, 2018 at 07:09  Comments (2)  

Non cercarmi

Non cercarmi tra primule ridenti

in prati profumati di lavanda,

nel torrente odi l’eco di lamenti,

verso il delta dipinto di ghirlanda.

 

T’attenderò all’ombra delle viole

sarà come se tu non esistessi,

nei freddi marmi che oscurano il sole,

in viali ombrosi orlati di cipressi.

 

Non sono lì, ma dentro i desideri

nel fanciullo che carezzi e che tu ami,

in lacrime di madre, nei pensieri,

nella dimora, mentre tu ricami.

 

Nessuna sostanza solo energia

ricordo devastante ancor latente,

chimera, incubo, sogno, stran’alchimia,

giorno spezzato senza più presente.

 

Non cercarmi, vivi i tuoi sorrisi

asciugherò le lacrime di pianto,

come Flora e Ciano tra i fiordalisi,

e la ginestra che curavi tanto.

 

Mentre sogni sussurri i miei richiami

ti condurrò tra le remote stelle,

tra i profumi di limone che tu ami,

e sarà come aurora la tua pelle

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 28, 2018 at 07:05  Comments (1)  

Profumi d’autunno

Tornerà la stagione della pioggia

farà brillar di luce la campagna,

castagno d’oro il suo frutto sfoggia,

e il ramo antico dona la castagna.

 

Ricamerò di foglie i miei sentieri,

e profumi acri che ogni fronda espande,

tra le ali di magnifici pivieri,

e valli aride di brughiere e lande.

 

Autunno di raccolti profumati

d’oro e di giallo tutto si colora ,

ricca vigna dai pampini dorati,

con grappoli maturi il cuor ristora.

 

Colgo dai tralci gocce di rubino

nelle mani son perle di saggezza,

festoso Bacco brindi col buon vino,

insieme a note di fauni in ebbrezza.

 

Dolci brezze scompigliano la fronte

ronzio di api allegre nell’incanto,

il volo d’ali nella fresca fonte,

e un usignolo che regala il canto.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 20, 2018 at 07:03  Lascia un commento  

La mia sposa

T’attendevo oltre il muro diroccato

tra braci spente, senza più calore,

fremevo come fiore appena nato,

simile ad ape mi baciasti il cuore.

 

L’albero di fico sonnacchioso

stendeva la sua ombra sul tuo seno,

il sole penetrava capriccioso,

incendiando le gote di baleno.

 

Fresca fonte d’acqua di sorgente

lavasti il volto e rivolo di sangue,

si china pigro il salice piangente,

tra le mie braccia il tuo cuore langue.

 

Fu la passione e lo stellato tetto

che io rimasi quasi senza fiato,

o il calore del corpo giovinetto,

mentre coglievo il fiore immacolato.

 

Diverrà neve il candido sorriso

fruscio di vento il tuo danzare,

lacrime di pioggia sul tuo viso,

mentre t’accompagnerò all’altare.

 

Il riso sulle labbra e tra i capelli

la cascata di petali di rosa,

insieme fonderemo i nostri anelli,

diverrai per sempre la mia sposa.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 12, 2018 at 06:59  Comments (2)  

Il delirio del tiglio

Solevo un tempo ascoltar le ore pigre

vedere il seme divenire stelo,

I rami spogli senza più colore,

nero d’inchiostro divenire cielo.

 

I miei celesti frutti

li regalavo al limbo,

d’una estate grigia,

in me, così sepolto.

 

Chiarirà d’acque filtranti

il sonno della buia notte.

 

Al divenir del giorno

miraggi di colline,

turgide e velate ombre,

arditi voli senza fine.

 

Tra le assetate foglie ulula il vento

cade l’acquata come in un lamento,

a rade gocce simili all’argento.

 

Vedo la terra abbeverarsi a stento

tra la mia linfa urla di sgomento,

soffro la pena di follia e cemento,

l’acido scorrere di un morire lento.

 

Allora quasi a eco tra le chiome

mi rivolsi alla natura forte,

ma ella sola restò, sorda al suo nome,

non volle unir la mia , con la sua sorte.

 

Nel mio delirio vago nei rammenti

giunse il distacco dalla terra antica,

l’acciaio penetrò e scosse i venti.

 

Sogghigna e irride il volto della morte

felice del martirio come un dono,

m’accende il pensier di vana sorte,

quel che fingo d’essere e non sono.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 3, 2018 at 06:57  Lascia un commento  

Ancora vivo

E ti rivedo ancora e ancora vivi

nell’alba chiara di un Settembre estivo,

in quel giardino dove tu fiorivi,

tra germoglianti fronde dell’olivo

E ti rivedo ancora e ancora vivo.

 

M’era più dolce osservarti china

godere dei colori di mimosa,

del falso gelsomino e della brina,

stupirti del profumo della rosa.

Diverrai per sempre la mia sposa.

 

Corre questa vita che m’avanza      

sarai al fianco mio, nei giorni grevi,

nel mio cuore appare la speranza,

tra fresca fonte tu mi sorridevi.

Dando il giglio bianco a cui tenevi.

 

Ora vorrei che io, vivo non fossi,

per risparmiare a te la triste sorte,

rammentare i tuoi capelli mossi,

ed il sorriso, piccola consorte.

Nel tempo buio simile alla morte.

 

L’oro delle Acacie è pia illusione

morire per amor, non lo capivo,

perché le rughe son la tua passione,

del soave cantar non sono privo.

Allo sfiorir dei giorni ancora vivo.

 

Raffaele Saba

Published in: on giugno 30, 2018 at 06:53  Comments (4)  

Il sudore della terra

Va col sudor il contadino arando

irriga con fatica l’arsa terra,

dolenti mani tra le nere zolle,

e solchi come ventre attendon seme.

 

Curvo senza sosta nel meriggio

quando dell’orizzonte il sole infoca,

le mani non legan più l’aratro,

come perite querce senza noce.

 

Calmo distende il liso capo e il ventre

nelle zolle tra le ginestre d’oro,

mira dell’incantato sole, desto,

tremulo per sforzi immani, lesto.

 

Ritorna a casa ora che il sol s’acquieta

implorando al ciel che sia clemente,

nubi basse accolgono la preghiera,

sull’uscio attende lacrima piangente.

 

Con lampi il cielo scuote

tremor di tuoni il tetto,

s’appresta a riscaldar,

con secca legna al fuoco.

 

Del calor rafforza membra

non del meriggio sole,

né dalla terra ostile e arsa,

ma del seminato grano.

 

Raffaele Saba

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:49  Comments (6)  

Il miracolo della mia vita

Da bosco profumato sono nato
quando i faggeti cambiano i colori,
vidi madre mia e il suo incarnato,
tra gli occhi azzurri splendidi bagliori.
Sfiorò le labbra con tremante mano,
potente l’urlo che mi rese umano.

Son giovinetto e splendo nel creato
vago tra ginestre e vigne d’oro,
nella mia Ghilarza ove son nato,
il lento Tirso e il mare, mirto e alloro.
Terra isolana e novenari in festa,
con maestrali venti a Capo Testa.

Sorte d’emigrato, triste sorte
cantar le lodi alla città smarrita,
eppur trovai la pace e la consorte,
in continente e questa nuova vita.
M’è caro rimembrare quel giorno
quando fingesti amor senza ritorno

Miracolo d’amor amor perduto
nel cercare il sorriso ove non era,
e fingevi con malizia il rifiuto,
col coraggio d’una capinera.
Adolescente e ardente la tua faccia
colsi le braccia tue tra le mie braccia.

Oh! delizia son le tue movenze
sono come dell’arnia il dolce miele,
tarda è l’ora e colma le tue assenze,
il mare che dipinge bianche vele
e ninfee come gemme in luna piena
volteggia sullo stagno una falena.

Il cuore che vibrò, più non s’acqueta
perché degli anni sono ancor padrone
l’anima non volò per nuova meta,
ghermir mi piace questa mia passione.
Della vita non chiedo mai perdono
giacché vivo son io morto non sono.

Raffaele Saba

Published in: on giugno 14, 2018 at 07:45  Lascia un commento