Ancora vivo

E ti rivedo ancora e ancora vivi

nell’alba chiara di un Settembre estivo,

in quel giardino dove tu fiorivi,

tra germoglianti fronde dell’olivo

E ti rivedo ancora e ancora vivo.

 

M’era più dolce osservarti china

godere dei colori di mimosa,

del falso gelsomino e della brina,

stupirti del profumo della rosa.

Diverrai per sempre la mia sposa.

 

Corre questa vita che m’avanza      

sarai al fianco mio, nei giorni grevi,

nel mio cuore appare la speranza,

tra fresca fonte tu mi sorridevi.

Dando il giglio bianco a cui tenevi.

 

Ora vorrei che io, vivo non fossi,

per risparmiare a te la triste sorte,

rammentare i tuoi capelli mossi,

ed il sorriso, piccola consorte.

Nel tempo buio simile alla morte.

 

L’oro delle Acacie è pia illusione

morire per amor, non lo capivo,

perché le rughe son la tua passione,

del soave cantar non sono privo.

Allo sfiorir dei giorni ancora vivo.

 

Raffaele Saba

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Published in: on giugno 30, 2018 at 06:53  Comments (4)  

Il sudore della terra

Va col sudor il contadino arando

irriga con fatica l’arsa terra,

dolenti mani tra le nere zolle,

e solchi come ventre attendon seme.

 

Curvo senza sosta nel meriggio

quando dell’orizzonte il sole infoca,

le mani non legan più l’aratro,

come perite querce senza noce.

 

Calmo distende il liso capo e il ventre

nelle zolle tra le ginestre d’oro,

mira dell’incantato sole, desto,

tremulo per sforzi immani, lesto.

 

Ritorna a casa ora che il sol s’acquieta

implorando al ciel che sia clemente,

nubi basse accolgono la preghiera,

sull’uscio attende lacrima piangente.

 

Con lampi il cielo scuote

tremor di tuoni il tetto,

s’appresta a riscaldar,

con secca legna al fuoco.

 

Del calor rafforza membra

non del meriggio sole,

né dalla terra ostile e arsa,

ma del seminato grano.

 

Raffaele Saba

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:49  Comments (6)  

Il miracolo della mia vita

Da bosco profumato sono nato
quando i faggeti cambiano i colori,
vidi madre mia e il suo incarnato,
tra gli occhi azzurri splendidi bagliori.
Sfiorò le labbra con tremante mano,
potente l’urlo che mi rese umano.

Son giovinetto e splendo nel creato
vago tra ginestre e vigne d’oro,
nella mia Ghilarza ove son nato,
il lento Tirso e il mare, mirto e alloro.
Terra isolana e novenari in festa,
con maestrali venti a Capo Testa.

Sorte d’emigrato, triste sorte
cantar le lodi alla città smarrita,
eppur trovai la pace e la consorte,
in continente e questa nuova vita.
M’è caro rimembrare quel giorno
quando fingesti amor senza ritorno

Miracolo d’amor amor perduto
nel cercare il sorriso ove non era,
e fingevi con malizia il rifiuto,
col coraggio d’una capinera.
Adolescente e ardente la tua faccia
colsi le braccia tue tra le mie braccia.

Oh! delizia son le tue movenze
sono come dell’arnia il dolce miele,
tarda è l’ora e colma le tue assenze,
il mare che dipinge bianche vele
e ninfee come gemme in luna piena
volteggia sullo stagno una falena.

Il cuore che vibrò, più non s’acqueta
perché degli anni sono ancor padrone
l’anima non volò per nuova meta,
ghermir mi piace questa mia passione.
Della vita non chiedo mai perdono
giacché vivo son io morto non sono.

Raffaele Saba

Published in: on giugno 14, 2018 at 07:45  Lascia un commento  

Il sogno

S’è addormentato il mare sulla spiaggia

gocce di luna vegliano i suoi sogni,

non più marea e canti di sirene,

solo cobalto e nero all’infinito.

 

Non è rosa il ciliegio a primavera

negli occhi solo nuvole di fumo,

lucciole spente in questa terra nera,

senza più luna e notti di chimera.

 

Non si sveglia il sole né l’aurora

solo la notte e il buio della sera,

tra le braccia, inerti le tue braccia,

e il lamentare antico di preghiera.

 

Non germogliò il tiglio che curavi

né quella spoglia rosa nel bicchiere,

non odo il nome mio che chiamavi,

e la vermiglia bocca dove bere.

 

Ogni giorno sedevo alla tua soglia

nel soleggiato e ripido sentiero,

quale allegria nel vederti spoglia,

nel ripensare al sogno mi dispero.

Raffaele Saba

Published in: on giugno 6, 2018 at 07:30  Comments (3)  

La prostituta

Porto nel cuore il vento e la rovina

tra rami di agrifogli e drupe rosse,

china la foglia al tocco della brina,

trema il canto di gocce sulle fosse.

 

Non fu l’amore a cedere al sorriso

ad unir la mia con la sua sorte,

senza ricordo più, senza il tuo viso,

smarrito nel tuo alito di morte.

 

Pazzo mi strinsi a lei nel folle gioco

credendo fossi tu e non un’altra,

ma il calore non brucia, non è fuoco,

e fatuo il suo amar di donna scaltra.

 

Ognuno guadagnò la sua chimera

non fu pago l’amor rubato e vano,

cercando il volto tuo ove non era,

tra calcinate mura, amore arcano

 

Raffaele Saba

Published in: on maggio 30, 2018 at 07:27  Comments (5)  

La vidi oltre il cancello

Vita che si perde vita che avanza

tra rughe e non goduta giovinezza,

il vecchio cuore nutre la speranza,

di riabbracciarla ancora con dolcezza.

Cupo è il cielo e il sole si nasconde

tra nuvole che sembrano illusioni,

come marinai alla mercé dell’onde,

derisi da uno stormo d’aironi.

Per caso ti distinsi oltre il cancello

intenta nel potare il melograno,

tra le dita splendeva quell’anello,

lo stesso che posai nella tua mano.

Triste è il cuore nel vederti ancora

ma più bella di come ricordavo,

oggi ti vedo come fosti allora,

tra nuvole di rose io t’amavo.

Ad ogni passo mi rivolsi indietro

guardando il viso tuo nella penombra,

ma dentro il cuore nacque un pianto tetro,

solo ritornai pestando l’ombra.

Ripensai al suo incedere elegante

la grazia e la dolcezza del suo volto,

come un reo derubai quell’istante,

in un dolore sordo fui travolto.

Romanzo d’amore amor perduto

m’è caro di te ciò che non seppi,

il fuoco brucia quel che non ho avuto,

sento l’oblio nel crepitar dei ceppi

 

Raffaele Saba

Published in: on maggio 23, 2018 at 07:24  Comments (5)  

La mia amante

Carezza il vento le dorate chiome

Si spande tra le canne un madrigale,

al canto di fringuelli e di cicale,

odo il richiamo e eco del mio nome.

Ora il cielo si sta sciogliendo in pianto

lacrime di pioggia sul tuo viso,

stille di stelle accendono il sorriso,

bagnati seni simili all’incanto.

Stringe la mano il prato delle viole

mentre ti sfioro in dolce tenerezza,

sciolgo la veste in tiepida carezza,

come si sfoglia un biondo girasole.

Perduti ormai nel tempo di un sospiro

in quel mattino oscuro e settembrino,

attimi d’amore adulterino,

scanditi dalla pioggia e dal respiro.

Spenge la luce il vento della sera

tanto t’amai tra pampini dorati,

istanti vivi in attimi rubati,

franati all’orizzonte di chimera.

Amore che ti manca all’imbrunire

quando la sposa interroga i pensieri,

pensando a ciò che è oggi e non è ieri,

ma lei non può saper, non può capire.

Cullato dall’odor di calda brace

tra i rami del mio cuore mesto canto,

vorrei che fossi tu e mi siedi accanto,

gemo d’amor perchè son senza pace.

 

Raffaele Saba

Published in: on maggio 15, 2018 at 07:17  Comments (9)  

Il cacciatore

Al baglior di sole insidia
il cacciatore spara ancora,
con i suoi tuoni e la perfidia,
di tordi il cantico divora.

Cade tra rami d’agrifogli
le ali si chiudono di getto,
cinto da piccoli germogli,
piombo sul devastato petto.

Delirio consumato e amaro  
diviene volo di chimera,
il sangue e polvere da sparo,
negli occhi un canto di preghiera.

L’uomo uccide per onore
a volte solo per giocare,
un nido attende nel grigiore,
la madre che non può tornare.

Raffaele Saba

Published in: on gennaio 19, 2018 at 07:17  Comments (8)  

Malinconiche presenze

Nel turbinar dei giorni ti addolora
ancella nel silenzio la dimora,
nido paziente il tempo la scolora,
tralcio di vite secca la divora.

Parole che si spengono nel cuore
come trame d’ombra tra gli scuri,
vedo nel geranio il tuo rossore,
foglie cadute danzano sui muri.

Sarai sola a contar passi di danza
sul tombolo annodare vecchio trine,
colmare di profumo la tua stanza,
in un silenzio antico senza fine.

Il ricordo è sole tramontato
è nube che si perde nella mente,
goccia di luna in mare sconfinato,
passione che distrugge lentamente.

Sarò solo ad odiare nuove viole
il tempo ruba e porta sogni altrove,
tra le ginestre guardavamo il sole,
oltre la siepe tristemente piove.

Raffaele Saba

Published in: on gennaio 10, 2018 at 07:11  Comments (6)  

Malinconica estate

Mesto colle di ginestre d’oro
abbracci il golfo prospicente il mare,
Falesie giocano con far sonoro,
e gioiosi flutti si fan baciare.
Sfiori le spighe dorate di sole
profumo e aroma di pane sognato,
son come topazi le esili viole,
carezzi con mano il piccolo prato.
Eppur serbavi in cuore un’aria schiva
ed i tuoi occhi un’aria misteriosa,
i pensieri seguivano la riva,
il corpo immerso in quella luce rosa.
Il tramonto t’incoronava dea
nuda di sole all’ombra della sera,
come la luna accoglie la marea.
nel dolce canto della capinera.
Rifioriranno i rami di mimosa
donerà l’ombra il tiglio profumato,
la farfalla volteggerà curiosa,
a ricordar le gioie del passato.

Raffaele Saba

Published in: on gennaio 1, 2018 at 07:07  Comments (8)