Paesaggio fiorentino

Indugia l’alba al divenir del giorno
in questo pigro e insonnolito borgo,
niente sembra correre il suo tempo,
è lento il fiume che si snoda a valle.

Seduto sopra un sasso a contemplare
vigneti, ulivi e tondeggianti colli,
casali antichi al limitar dei poggi,
giovenche grasse a ruminar covoni.

Sollevo il volto tra le verdi fronde
la luce splende miriadi di gemme,
filtra tra i rami gocce di rugiada,
e l’aurora il caldo Sole accende.

La primavera sfoggia i suoi colori
accende le ginestre, muta i rovi,
si veste con il manto di farfalla,
primizia di stagione, rose doni.

Irti cipressi seguono il viale
per nulla stanchi di dover salire,
come guardiani volgono le fronde,
a spazi gialli di ginestre d’oro.

Come corona cingono le mura
merlati sassi e torri di fortuna,
troneggia sopra i tetti il campanile,
scruta l’Arno e fiorentini colli.

L’arco pietroso il viandante passa
florida è l’edera che scende,
finestre chiuse come gli occhi stanchi,
balconi colmi di gerani rosa.

Arranca sul selciato il fiero carro
và cigolando sulle strette vie,
sospinto dal sudor di forti braccia,
sino la mola a macinar le spighe.

Si desta il borgo col cantar del gallo
profumo antico di filone caldo,
la vita fugge l’ora e ogni frammento,
tra nude nostalgie perse nel tempo.

Raffaele Saba

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Published in: on dicembre 14, 2017 at 06:51  Comments (3)  

Il vecchio fiume

Tremula è l’aria s’agita il vento

tra i filari di pioppi il sole oscilla,

il fiume serpeggia scendendo lento,

in tranquille rapide il delta brilla.

 

La notte danza buia e solitaria

vibra il canneto al vento della sera,

il flauto intona le note d’aria,

in un concerto a lode di chimera.

 

Dalla roccia sgorga e diventa fiume

il rivo solitario abbraccia il mare,

secca il cormorano le sue piume,

prima del tuffo per poter pescare.

 

La luna ode e sparge il suo candore

liquido argento a tingere lo stagno,

il salto della rana nel bagliore,

e il gracidare all’ombra di un castagno.

 

Ora il sole è alto all’orizzonte

specchia la barca e l’ombra si riflette,

tra arcane braccia scivola oltre il ponte,

colmo di rose primule e violette.

 

L’acqua che ristagna è assai briosa

con fruscio d’aria e intima bellezza,

si specchia una libellula curiosa,

con fare vanitoso l’accarezza.

 

Raffaele Saba

Published in: on novembre 6, 2017 at 07:35  Comments (10)  

La luce dentro

La luce dell’aurora splende ancora

il cuore esulta a luccicanti gemme,

la primavera sfoggia i suoi colori,

come diamanti veste prati e fiori.

 

Vedendoti sull’uscio spettinata

indossare il profumo della notte,

vestita sol di pelle immacolata,

il cuore mio esplose dentro al petto.

 

Capelli color grano il vento insidia

scompiglia la tua chioma sulla fronte,

scalza ti doni al cielo irriverente,

vestita della luce nel mattino.

 

Carnose labbra tue che come rose

son destinate alle carezze d’ape,

luce splendente in cuore innamorato,

negli occhi miei il paradiso è dentro.

 

Luce che esalti il buio nella notte

solo dell’ombra ancor non sei il padrone,

indifferente all’uomo col bastone,

che vede con gli occhi del suo cane.

 

Madre che il figlio tuo allatti in grembo

l’accarezzi con delicata mano,

di vellutata rosa profumato,

luce di vita in corpo appena nato.

 

Luce sottile in povera dimora

accende il cuore in vecchi innamorati,

accanto al fuoco mille braci spente,

attendono la notte e nuova luna.

 

Tutto è luce e intorno si riflette

canto d’usignolo a fresca fonte,

il sole che si staglia all’infinito,

negli occhi di una madre sorridente.

 

In queste poche rime il dolce canto

per chi possiede il paradiso dentro,

è vita nella goccia il firmamento,

e luce rinnovata di speranza.

 

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 28, 2017 at 07:32  Comments (3)  

Il canto di una madre

Dammi il tuo sorriso:
ti porterò lontano.

Racconterò la notte,
le stelle, e il firmamento.

Sarò compagno,
padre, figlio.

Sarò estate
e inverno.
Vedrò con gli occhi tuoi,
le stagioni, il mare ed il sole.

Vivrò con te per sempre
in gioia ed in dolore.

Dammi la tua mano,
che non inciampi adesso,
ora che il tempo tuo,
finisce in un baleno.

Ti chiederò di nuovo
il bacio della notte,
il canto delle fate,
di accarezzarmi il viso,
perché io dorma sereno.

Vorrei rientrare in te,
guscio e protezione.

Dammi la tua luce,
quando la Luna spegne
l’ultimo bagliore.

Il tuo sorriso antico,
sarà per me memoria.

Tra le pareti vuote.
Il canto di una Madre.

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 19, 2017 at 07:29  Comments (8)  

Primizia

Beati occhi belli

guardano estasiati

vestita sol di pioggia

bagna acerbi seni.

 

Le tue ardenti labbra

bruciano dentro le mie.

Il tuo celato corpo,

esile stel di viola.

 

Contemplo in estasi

mentre ti doni nuda

con la veste ai piedi

corpo color di Luna.

 

Così come corolla

cerchi bacio d’Ape

sei la Regin dè fiori

nel bosco delle Fate.

 

Beato il candore

di bianca luce veste

nel ventre tuo tremore

nell’atto di passione.

 

Primizia hai donato

infinito amore

beato il corpo mio

nel coglier sì fiore.

 

Raffaele Saba

Published in: on ottobre 10, 2017 at 06:52  Comments (4)  

M’innamorai della Divina

Sinfonia di celestiali note

invisibile eterea sirena,

richiamo melodioso mi sconvolge,

risuona come vento nella bruma.

 

Esili mani sfioran la tastiera

come farfalle danzano leggere,

la voce tua accompagna sinfonia,

nell’oscurata stanza mi consola.

 

Eppure da bambina un giorno triste

ti ritrovasti in un inferno bianco,

travolta come rosa sull’asfalto,

sentisti note e musiche d’incanto.

 

T’immagino china accanto al piano

fascio di luce accende il volto tuo,

pizzi ed organza sono la tua veste,

comete e stelle danzano nel sole.

 

Oltre l’uscio il suono mi sospinge

canto d’arie, Aida, Norma e il Trovatore,

entro come il vento nel tuo regno,

e sento un caldo brivido nel cuore.

 

Luce viva nei tuoi profondi occhi

son armatore e guscio in alto mare,

afferri la mia tremante mano,

l’avvicini caldamente al seno.

 

Dio che pelle vellutata e rosa

sguardo fiero di chi non teme scena,

esile corpo che di luce piena,

nel cuore accende la passion sopita.

 

Amore che non teme usura e fango

orchestra è il cantico dei cuori,

vedo nel sorriso perle d’incanto,

a rincuorar la gioia dei tuoi anni.

 

Capelli color notte il vento insidia

scompiglia la tua chioma sulla fronte,

scalza ti doni al cielo irriverente,

vestita della luce nel mattino.

.

Carnose labbra tue che come rose

son destinate alle carezze d’ape,

vivesti come Dea tra ori e canti,

Divina dei soprani tu mi onori.

 

Un giorno l’ugola s’increspa

un’onda che non vuol tornare al mare,

negli occhi tuoi un grido di dolore,

né più canto e sogno d’un amore.

 

La Senna accompagna il tuo declino

il cuore non accetta di star solo,

lasciasti questo palco col sorriso,

in estate, al canto d’usignolo.

….

Raffaele Saba

Con questa poesia Raffaele si è aggiudicato la targa “Petrarca-Omaggio alla cultura” nell’ambito del Concorso “Un Grande amore e niente più” dedicato a Maria Callas, organizzato dall‘Accademia Internazionale Francesco Petrarca di Capranica (VT)

Published in: on ottobre 1, 2017 at 07:29  Comments (17)  

La musa ispiratrice

(Scultura dell’autore)

Scriverò versi tristi stanotte.

 

Dentro di me c’è il vento

fitta nebbia nei miei occhi,

l’urlo del tuono nel cuore,

ti vorrei parlar d’amore.

 

Quello che unisce il mare al cielo

che il corpo degli amanti infiamma,

il grido del bambino appena nato,

Un sole che riscalda l’infinito.

 

Amica hai donato tanto

senza voler nulla in cambio,

Compagna, musa, generosa,

di versi nati per incanto.

 

Or tu mi hai lasciato solo

Inchiostro secco nella penna,

foglio lacerato e bianco,

rime dedicate al vento.

 

scriverò versi tristi stanotte.

 

M’accingo a dissetar la Dea

il tempo sfugge alle dolenti ore,

reminiscenze di condivise note.

 

Struggente assenza linfa mia,

dolce amata persa, Poesia.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 19, 2017 at 07:15  Comments (14)  

Mai nato

(Scultura dell’autore)

Sognavo i tuoi occhi di giada,
boccoli d’oro intrecciati,
labbra arse dal sole,
nudo vestito di mare.

Sentivo piedini scalciare
vibrare il tuo corpo nel grembo,
sfiorare la mano nel tondo,
udivo il respiro nel vento.

Madre ho visto il bagliore
di nuovo il buio mi assale,
nel corpo non sento il calore,
non vedo la luce del Sole.

Capelli bagnati di sale
dolore nel ventre ti uccide,
pianto di Madre rimane,
un sogno lasciato morire.

Raffaele Saba

Published in: on settembre 10, 2017 at 07:13  Comments (10)  

Mi fondo con l’albero di quercia

(Dipinto dell’autore)

Strada del destino

marchi la mia sorte.

Aurora fresca del mattino

insidi triste notte.

 

Foglie d’inverno sul sentiero,

mutan d’oro il grigio asfalto.

Tracce di gomme segnano la strada

alba dorata urla di schianto,

Mi fondo con l’albero di Quercia.

 

L’abbraccio tuo mortale

la folle corsa arresta,

avvolto tra i rottami

il volto tuo m’allieta,

mirabile visione

di donna tanto amata.

 

Attendi il mio ritorno

ma l’ora si fa tarda.

Dal vetro il tuo respiro,

piange gocce di rugiada.

 

Colori il tuo bel viso

smalto sulle unghie,

danza la tua veste

con nervoso passo.

 

Candele sulla mensa

festeggi il compleanno.

Son spente, non arrivo,

carezzi il bimbo in grembo.

 

Con sibilo di Corvo

l’uscio si scuote.

Presagio al tocco dell’infausto uomo.

 

Treman le mani e il corpo sulla soglia.

Capelli sciolti al vento nella notte

la veste di broccato trasparente,

la mano sulle labbra

amaro pianto.

 

Luci e sirene squarciano l’Aurora

dentro il carro l’anima mia vola.

 

Opprimono con forza il petto mio

straniere mani a ritmo di danza.

Scintilla di respiro mi han donato

d’incanto rivedo il tuo bel viso.

 

Mi ritrovo ora in questo letto,

la mano nella tua

per sempre accanto.

Sfioro il nostro bimbo nel tuo grembo

Ringrazio Dio

d’avermi dato tanto.

 

Raffaele Saba

Published in: on settembre 1, 2017 at 07:09  Comments (4)  

Amore a prima vista

(Scultura dell’autore)

Cara compagna.
Sento sul corpo tuo il mio profumo
sapore acro in gola al mio risveglio,
inesorabile amica di notti inquiete
quando l’ansia di perderti mi assale.

Strappai il tuo primo bacio impertinente,
nascosto ai curiosi sguardi della gente,
fu come un uragano nella mente,
ed il corpo mio gemette in un istante.

Ti amai in una notte senza luna ,
freddo il corpo tuo incendiai di baci,
cenere restò del nostro amplesso,
per amarti ancora dopo un’ora,

Candida come neve la tua veste,
bionda e di fil dorato il tuo profilo,
fuoco d’autunno il fragile tuo corpo,
sento il calor tuo sulle mie labbra,
m’attrista doverti perdere per sempre.

Mi han detto Dotti e Luminari,
Che la vicinanza tua è deleteria,
e mi consiglian di non starti accanto.

Come potrei gettarti dentro un fosso,
se ti bramo ancora come ossesso.
Il corpo mio è ridotto a sterile sostanza,
per averti amato come e più non posso.

Ora che son solo in questo angusto letto,
sento la voglia di tenerti accanto,
compagna di notti insonni e prediletta,

mia cara ,dolce, amica
Sigaretta.

Raffaele Saba

Published in: on luglio 25, 2017 at 07:05  Comments (2)