Dal mare, dall’aria, dalla dolce notte

“Si sfanno le città, la terra: fumo, —

la poesia da sola questo vuoto sposa”

Adonis –  Il libro dell’assedio

 

dal mare, dall’aria, dalla dolce notte profumata di cedro

vengono a cancellare l’orizzonte

 

c’è chi ha preparato le forche, chi li ha appesi

la vita rovesciata in osso          

 

con lampi scintillanti e boati di tuono

vengono a cancellare i giorni

 

chi decide non va e chi va fa il deserto e nulla vede

vengono a cancellare la via di casa

 

dal mare, dall’aria, dalla dolce notte profumata di cedro

vengono e stringono le chiavi nella mano

 

tutte le cose tremano e niente scorre

foglie secche la gente in cammino

 

erano padri e madri, avevano un nome

i neri fagotti che vagano sull’orlo dell’abisso

 

fioriscono dalle macerie i bambini

esposti come pietà di pezza – le braccia a cercare la terra

 

dal mare, dall’aria, dalla dolce notte profumata di cedro

vengono a seminare presagi

 

è polvere amara l’aria e amara è l’onda da oriente a oriente

non ci saranno fiori alle finestre

 

il giorno è veglia, la notte è veglia,

accendi il lume, spegni il lume

 

è la follia che viene e porta la disperazione al grano, la tristezza all’ulivo

consegna alla pietra la memoria divisa

 

Non avrebbe voluto la terra vedere il cielo

 

Rosalba Casetti

Published in: on marzo 11, 2017 at 07:21  Comments (3)  

Il sale della terra – Wenders Salgado

Piazza Maggiore, lo spettacolo sanguina

da un capo all’altro del mondo.

Tu, Salgado ci racconti, con la luce, il nero del mondo

il non finire mai del dolore. Non finire. Mai.

Notte, notte sempre.

 

Distogliere gli occhi, alzarsi, correre via.

 

Anche tu, Salgado, l’hai fatto.

Hai messo le mani nella terra

cresciuto una foresta dal deserto.

Dato vita alla vita e bellezza alla bellezza.

Ci racconti, ora, la luce con la luce

un nuovo mattino, di fiato largo.

 

Rosalba Casetti

Published in: on ottobre 13, 2016 at 07:16  Comments (1)  

Lamento per Aleppo (Cronache 7)

La pace in quel pomeriggio di dicembre

mentre salivo la ripida scala dell’Hotel Baron

uscito dal tempo. Silenzio nelle stanze.

 

Dal suo ritratto si fa avanti Lawrence d’Arabia

ha riposato, ora è pronto a inseguire

i suoi grandiosi sogni, la fama e la gloria

a diventare mito

mentre nella stanza accanto serenamente

Agatha Christie scrive di delitti

in un mondo di buoni e cattivi

dove la giustizia trionfa

e Lindberg si chiude nella sua stanza

solo, in un aspro silenzio.

 

C’era un silenzio polveroso quel pomeriggio

di dicembre e nell’aria il colore seppiato

di un luogo in cui la storia si faceva ogni giorno.

 

Ora nessuno scenderà più all’Hotel Baron

la memoria che da sempre riposava

nelle sue stanze, affonderà nel tempo buio.

 

Il cielo brucia e nelle strade corrono i lupi

li segue la morte che entra e esce

da ogni casa, entra ed esce.

nero è il sole che si alza ogni mattina

rovine su rovine la città

 

Il ponte, Adonis, che hai costruito sta franando

e lo splendore dei giorni riposa

nelle stanze remote dei ricordi e della nostalgia.

 

Rosalba Casetti

Published in: on settembre 3, 2016 at 07:10  Comments (2)  

Cronache 5

Il cammino della storia procede inglorioso.

 

Cammina questo grigio mattino

dentro un tempo di fuochi accesi

dentro un tempo di scoppi, tempeste

 

tamburi rullano

obliqui compagni

corrono a spegnere i fuochi col fuoco

 

dall’alto scende la morte

la disperazione sta attaccata alla terra.

 

Niente resta

solo il dolore fiorisce,

ma

non è il nostro dolore,

è dolore dell’altro da noi

carico di insignificanza.

 

Il canto che sale, un coro di prefiche

che il vento ci porta.

 

Rosalba Casetti

Published in: on gennaio 30, 2016 at 07:39  Comments (2)  

Migranti (Cronache 3)

Li abbiamo visti e ci siamo commossi

Li abbiamo visti e ci siamo commossi

Li abbiamo visti e non ci siamo più commossi

Li abbiamo visti e non li vorremmo più vedere

Spine sui confini, spine in noi

Spine

 

Rosalba Casetti

Published in: on gennaio 21, 2016 at 07:35  Comments (2)  

Damasco 2007

Il sole si difaceva con dolcezza

nella Damasco delle rose e del gelsomino.

Un’ora di perfetta serenità, fino a quando

gli occhi seri del piccolo lustrascarpe

diventano lama di coltello che uccide il giorno.

 

Lui dice, un fragile dire, il viso chiuso

come la notte, che viene da Falluja,

la bombardata, la violentata.

Falluja sorgente della ferita, casa perduta.

Ora la cassettina al collo è la sua casa.

 

Chiedo: ora in quale vuoto sarà caduto ora

il piccolo rifugiato iracheno?

Su quale strada si sarà rimesso in cammino?

 

Chiedo: in quale luce troverà rifugio

o in quale ombra cercherà di nascondersi?

In quale nostalgia passerà le sue notti?

 

Le parole della gioia, per quel giorno perfetto

tornano tutte indietro.

 

Rosalba Casetti

Published in: on gennaio 12, 2016 at 07:15  Comments (2)  

Migranti (Cronache 1)

La spada della storia si è spezzata sul mio paese (Adonis)

Un popolo in cammino e il Mar Rosso non si apre per loro

 

Vanno nella lontananza, i figli ai fianchi

i padri Anchise nella fatica vanno.

nelle loro vene scorrono rovine,

il sangue guasto delle città bombardate

 

   essere giunti, avere di nuovo un nome

 

trasportano vite sgretolate come

una ferita in cerca di un approdo

la storia diluvia sui loro corpi

vanno apprendendo la lingua dell’esilio

 

   essere giunti, avere di nuovo un nome

 

nei lividi, impietosi mattini

li aspettano confini, negli occhi la partenza

i sentieri che hanno tracciato sono frecce

scagliate sull’Europa, regina delle ombre

 

essere giunti, avere di nuovo un nome

 

hanno affidato i giorni alla disperazione

i corvi hanno accompagnato il loro cammino

mare e deserto si prendono i respiri

hanno visto molte palpebre chiuse

 

   tu, quando ti immergerai nel blu fondo dell’Egeo,

lì dove sempre ti accolse un’onda materna

ascolta i loro nomi sussurrati dall’acqua

io ci sono diranno, ci sono, ci sono

e se un giorno tornerai nell’immensità del deserto

lì dove le stelle toccano le dune

ascolta la sabbia che a notte cammina

gemendo le loro storie.

 

Rosalba Casetti

Published in: on gennaio 3, 2016 at 07:05  Comments (4)  

Alice

Quel giorno altro non ero che cielo grigio e pioggia

mentre camminavo nella strada vuota

finchè lo slancio della bambina al vedermi

– freccia di sole scoccata da tenere labbra –

è diventato la fiamma che riscalda l’anima

che fa rinascere il tempo in un giorno di gloria.

 

Rosalba Casetti

Published in: on agosto 31, 2015 at 06:58  Comments (6)  

2 agosto a Bologna

Tocca mettersi in cammino ogni 2 agosto

tocca sentire la richiesta di verità e giustizia ogni 2 agosto

tocca guardarci invecchiare ogni 2 agosto

 

un passo dopo l’altro, la stessa strada

gente fitta all’ombra dei portici

bandiere e gonfaloni. Riconoscersi

resistere alla calura che sale dall’asfalto

con lo spavento ancora nella gola

cercando nei discorsi la fiammella per togliere

dall’ombra coloro che abitano nel ricordo

per sempre giovani nel loro tempo fermo: 1980.

 

Ma a sera Adonis la tua voce – memoria

delle tue e delle nostre mutilazioni –

è diventata canto, chiama alla vita.

 

Rosalba Casetti

Nota: il musicista siriano Zaid Jabri, con la composizione intitolata “Les temps de pierres” ha vinto il secondo premio del concorso internazionale di composizione per il 2 agosto in memoria della strage; il testo musicato è del poeta Adonis.

Published in: on agosto 22, 2015 at 06:50  Comments (2)  

Omaggio a Bei Dao

Vedono le forbici nascoste nella tempesta

Bei Dao

Un’estate precoce presta il fianco al ricordo

che marcia lungo una strada vuota.

distanza separazione silenzio

la mano immobile si appoggia su una pagina bianca

le forbici nascoste nei giorni hanno lasciato

solo numeri dispari

i colombi dichiarano la loro cittadinanza

nidificando sul davanzale della stanza

ma voli frenetici di rondini accendono scintille

ma non muovono la mano sulla carta.

Rosalba Casetti